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martedì, luglio 24, 2012

La nuova terrificante Matematica del Riscaldamento Globale


Tre numeri semplici che si aggiungono alla catastrofe globale e che chiariscono quale sia il vero nemico


Illustrazione di Edel Rodriguez



Da Rolling Stone del 19 Luglio 2012. Traduzione di Massimiliano Rupalti, revisione di Lou Del Bello

Se le immagini delle fiamme torreggianti in Colorado, o l'entità della bolletta per l'aria condizionata non vi hanno convinto, eccovi alcuni numeri eloquenti sul cambiamento climatico: il mese di giugno ha superato o eguagliato 3,215 volte le  temperature registrate in tutti gli Stati Uniti.

Ciò ha fatto seguito al maggio più caldo mai registrato nell'Emisfero Nord,  327mo mese consecutivo in cui le temperature dell'intero globo hanno superato la media del ventesimo secolo.

Le probabilità che un fenomeno simile accada per puro caso sono 3.7 x 10-99, un numero molto  più alto dei quello delle stelle nell'universo.

venerdì, aprile 17, 2009

La follia della combustione

Il fornello del gas: uno scorcio di quotidianità. Accenderlo, è uno dei primi gesti rituali del mattino mentre la mente, magari, è già attiva su quello che si farà sul lavoro un'ora dopo.

La mia famiglia, composta attualmente da 2 persone, brucia spannometricamente circa 90 m3 di gas naturale all'anno per i soli scopi culinari. Altri 300 m3 vanno in fumo per l'acqua calda sanitaria. Infine, ulteriori 1000 servono per il riscaldamento.

La cosa può sembrare banale, ma non lo è affatto. Il metano, negli spot di qualche tempo fa, "dava una mano". La frase non è sbagliata, solo incompleta: dà una mano finquando "ce n'è".

Le proiezioni sui prossimi mesi danno costo del metano in discesa di qualche punto percentuale; qualcuno si rallegrerà, peccato che l'aumento negli ultimi 2 anni sia stato molto più significativo.

Ma non voglio fossilizzarmi sul prezzo. Non che sia inutile, per carità. Anzi, il prezzo è sempre stato un indicatore di fatti più profondi. Non molto ricco di informazione, ma pur sempre meglio di niente. Tuttavia, seguire in modo esclusivo le fluttuazioni del prezzo di una risorsa fossile senza preoccuparsi minimamente della problematica della futura scarsità, è un po' come fare decine di radiografie a una gamba rotta per descrivere la frattura, senza aver fatto nulla per prevenire l'incidente.

Nulla vieterà tra 2 anni di vedere scendere il gas naturale da 0,85 a 0,60 €/m3; e se tra 5-7 anni, per contro, arrivasse a 4 €/m3 ? Quanti potrebbero continuare a scaldarsi in modo decente? E se il prezzo fosse artificiosamente mantenuto costante nei decenni, ci saranno per caso delle zone geografiche penalizzate dal punto di vista dei diritti umani? Mah, chissà.

Il punto non è il prezzo. Il punto è che siamo di fronte a una risorsa fossile, nè più ne meno del petrolio. Il gas naturale è un patrimonio insostituibile e attualmente non rinnovabile. In realtà può essere ottenuto come biogas sfruttando allevamenti bovini e suini, ma con un'efficienza e una capacità di copertura che è ordini di grandezza inferiore all'output dei reservoir russi, africani e canadesi; il concetto di "stoccaggio" chimico dell'energia rinnovabile è piuttosto lontano dalla maturità.

Bruciare a scopo di riscaldamento un gas che è vitale per l'industria degli intermedi chimici è una cosa estremamente pericolosa, che ci trascinerà in orbite di instabilità geopolitica. Non si può cambiare dall'oggi al domani, tutti e contemporaneamente, ma se già ce ne rendiamo conto abbiamo la possibilità di fermare progressivamente l'emorragia, razionalizzando i consumi con tecnologie più efficienti (come le caldaie a condensazione) e integrando, per quanto possibile, con contributi rinnovabili. In attesa del grande salto.



PS Il lunedì di "Pasquetta" (ma questo nome chi l'ha inventato?!) siamo riusciti a cucinare per 9 persone utilizzando quasi esclusivamente la cucina solare (bollitura dell'acqua e riscaldamento antipasti in teglia), con minima integrazione a stufa a legna (3 kg circa di legno secco) per riscaldamento contemporaneo di ulteriori recipienti, che sarebbe servita comunque per scaldare la stanza; con il surplus di acqua calda abbiamo lavato i piatti. Le 2 bombole di GPL che ho se ne sono restate lì intonse, e sono pronte a intervenire, ma solo in mancanza di alternative :-)

venerdì, ottobre 31, 2008

ENEL, ENI, Scaroni, Conti e il sequestro dell’anidride carbonica: un bidone annunciato.



created by Antonio Zecca
[Dipartimento di Fisica, Università di Trento]


Io non sono molto intelligente, ma quando mi trattano da super-idiota mi irrito.

La CCS (Carbon Capture and Sequestration) è una sola delle decine di "contromisure" proposte negli ultimi 10 anni (dalle multinazionali dell' energia - tramite loro "esperti") per convincerci a consumare ancora petrolio e soprattutto carbone come idioti e in modo inefficiente. Anche chi propone la CCS riconosce ormai che bisogna fare qualcosa per rallentare il riscaldamento globale.

Si può fare "mitigazione" oppure attuare "contromisure". Mitigazione è ciò che è stato proposto dal mondo scientifico: ridurre le emissioni di CO2 rendendo più efficienti gli inefficientissimi processi in cui bruciamo i fossili.

Contromisure è un termine che in italiano si traduce "nascondere l' immondizia sotto il tappeto". Si tratta cioè di trovare un modo per continuare a bruciare i fossili come scemi scaldando di meno il pianeta, è sottinteso: così accontentiamo sia quelli preoccupati per i danni del clima che quelli che vendono combustibili fossili. In verità ai primi si darebbe solo un contentino miserevole e lo dimostreremo più avanti. La CCS è una contromisura.

Occhio!! le contromisure non contentano neanche un poco i "picchisti"; anzi, chi parla di contromisure se ne frega allegramente se tuo nipote non avrà di che scaldarsi. Il picco non esiste per Scaroni e co. E' bene dare una idea sulle contromisure citandone un' altra a caso (non la più fantasiosa!).

E' stato proposto di coprire un decimo delle superfici oceaniche con lastre di polistirolo che, essendo bianche, rifletterebbero i raggi del sole. Se vi state chiedendo che cosa succederebbe a onde, correnti marine, supercorrente oceanica, siete dei retrogradi che non vedono il luminoso sole della crescita economica infinita. Se vi domandate cosa succederebbe dopo dieci anni quando il polistirolo si sbriciola, siete retrogradi. Se poi vi domandate quali pesci mangeremmo........

La CCS è sicuramente la più seria delle contromisure proposte. Due conti da scuole elementari (Scaroni e Conti sono convinti che noi non abbiamo fatto le elementari e, come ho detto, questo mi irrita).

1° non è possibile sequestrare la CO2 emessa dalle auto

2°
non è possibile sequestrare la CO2 dalla piccola -media industria

3°
non è possibile sequestrare CO2 dagli impianti di riscaldamento
RIMANE la CO2 emessa dai grandi impianti tipo centrali elettriche (diciamo meno del 15% del totale)

4° è stato proposto di immagazzinare la CO2 sequestrata

4a) nei fondali oceanici: se andate sotto i 3000 metri la pressione è così alta e la temperatura così bassa da trattenere la CO2 come liquido sul fondo. Non si conosce a sufficienza la termodinamica del processo, per cui non si sa dire se a tempi lunghissimi (vogliamo immagazzinare per almeno 2000 anni, altrimenti sarebbe un regalo mortale per i posteri) la CO2 non ritornerebbe lentamente in atmosfera.

4b) non ci sono fondali così profondi nel Mediterraneo, salvo tre (relativamente piccole) zone nel Tirreno, tra Sicilia e Grecia e sotto Creta.
4c) oppure in pozzi di petrolio/gas ormai svuotati. Anche qui bisognerebbe essere sicuri che poi la CO2 rimane imprigionata per almeno 2000 anni e questo non è garantito da nessuno.

Chi era nella prospezione petrolifera sa già di pozzi petroliferi che si sono aperti a causa dei movimenti tettonici e che stanno perdendo il petrolio (uno mi sembra che sia dalle parti delle Tremiti).

5° si può immagazzinare solo se avete a portata di mano pozzi esauriti o oceani.

6° quindi la CCS è adatta solo in poche regioni del mondo a meno di prevedere lunghi trasporti dal sito di produzione a quello di immagazzinamento.

7° conclusione quantitativa: se mettiamo in conto perdite termodinamiche e altre forse si potrebbe sequestrare il 2 o 3 % della CO2 emessa. Se si tiene conto dell’ aumento delle emissioni necessario per le operazioni di cattura, trasporto e immagazzinamento, si scende a 1 o 2%. onfronto: in Italia un serio programma di efficienza energetica ci porterebbe entro pochi anni a ridurre le emissioni di un 20%; ridurre le importazioni di petrolio del 20%; ridurre la nostra dipendenza dall' estero di quasi il 20%.

8° Il trasporto si può fare con gasdotti ad alta pressione; ma esiste anche la soluzione demenziale: liquefare la CO2, caricarla su autobotti e poi comprimerla nel pozzo. ENI e ENEL hanno scelto la soluzione demenziale.

9°
è demenziale perchè il trasporto con gasdotti è costoso e aumenta il prezzo del kWh, ma quello con autobotti è costosissimo. Le autobotti dovrebbero essere ad alto isolamento termico come quelle utilizzate per l'azoto liquido - non è la stessa cosa che trasportare vino. Una stima conservativa dice che il costo (non so il prezzo all'utente) del kWh prodotto a Brindisi e immagazzinato a Cortemaggiore-Piacenza sarebbe tra due e quattro volte maggiore del costo attuale .

10°
se state pensando all' inquinamento prodotto dai camion siete degli sporchi ambientalisti.

11° anche con la soluzione del gasdotto bisogna calcolare il costo della cattura di CO2, della compressione, del trasporto (cresce con la distanza) della ulteriore compressione per iniettare nel pozzo di deposito. Facile arrivare a un costo doppio di quello attuale. In qualsiasi futuro la CCS è una tecnica che aumenta i costi e aumenta i consumi di fossili e riduce solo in maniera marginale le emissioni. Le incognite sul comportamento della CO2 immagazzinata per 2000 anni sono enormi.

Conclusione: non si capisce perchè vogliono rifilare quest' altra bidonata agli Italiani.

Commento: ritengo che i tecnici ENI + ENEL sappiano fare questi conti e che li abbiano fatti.

Allora esistono due sole spiegazioni: La prima é che Scaroni e Conti vogliano rifilare il bidone all'Europa, cuccare un consistente finanziamento per fare sperimentazione pur avendo la consapevolezza che il risultato sarà negativo al 90%. La seconda è che l'annuncio dell'operazione CCS sia stato principalmente funzionale al tentativo irresponsabile e trogloditico di boicottaggio del piano Europeo 20/20/20 di riduzione delle emissioni fatto dal sig. Berlusconi.

Se qualcuno sa o immagina le vere ragioni per cui il signor Berlusconi ha detto di voler sabotare il piano 20/20/20, per favore me lo faccia sapere.


domenica, ottobre 26, 2008

Cambiamenti


created by Antonio Zecca

I fenomeni come quello della bolla finanziaria e del riscaldamento globale vanno analizzati con le tecniche di trattamento dei dati: bisogna riuscire a distinguere il "rumore ad alta frequenza" (cioè i cambiamenti da un giorno all'altro) dai cambiamenti lenti - i trends. Il rumore ad alta frequenza ci mostra giorni in cui la borsa crolla e giorni in cui risale.

Non è facile, ma facciamo l' esercizio di cercare di "sfuocare" i grafici come quelli proposti da Ugo Bardi a proposito dell'andamento delle borse. Ancor meno facile è sfuocare sull'immediato futuro: un giorno di calo può far venire l'idea che continuerà a calare; un giorno di ripresa può far venire l' idea che il capitalismo mondiale abbia rinsaldato le fila e che quindi stia riprendendo le posizioni. Queste impressioni sono false. Che il capitalismo "rinsaldi le fila" è ovvio e non potrebbe essere altrimenti: chi ha interessi a 9 zeri farà ancora i suoi interessi. Se invece si riesce a sfuocare il rumore ad alta frequenza è ormai inequivocabile il trend per i prossimi decenni e non ci saranno molte fila da rinsaldare. Il sistema economico capitalistico è crollato (è già crollato - voglio dire) nel 2008 con quindici o venti anni di ritardo rispetto al crollo del *sistema economico* a pianificazione socialista. Il documento ufficiale di morte sarà stilato e controfirmato tra dieci anni.

Il crollo del sistema economico capitalistico era previsto e gli indizi risalgono a prima del 1990. Le ragioni principali che facevano prevedere il crollo sono poche. Per prima cosa la teoria economica corrente non riesce a fornire indicazioni sul punto di equilibrio ottimale tra stato e mercato. Già da più di un secolo erano state annunciate teorie economiche opposte che vedevano come ottimale che l' economia fosse controllata solo dallo stato o solo dal mercato. Qualcuno ha provato a far funzionare il primo modo e ha fallito: l' economia pianificata è crollata da quasi due decenni. Da allora molti ingenui hanno pensato che "il capitalismo avesse vinto" e che quindi la soluzione ottimale fosse l'economia controllata dal mercato. Sappiamo da sempre (ma troppi non lo sanno ancora) che quando una variabile può assumere valori in un certo intervallo, la grandezza controllata da quella variabile è ottimale per un valore intermedio all' intervallo. Esiste cioè una miscela tra stato e mercato che ottimizza il sistema economico. Nel 2008 abbiamo la prova che l'estremo "tutto mercato" è anch'esso fortemente sbagliato; ma la teoria economica attuale non sa dire quale è la miscela ottimale (pochi "eretici" hanno qualche idea in più sull'argomento).

Altri formidabili indizi dell' inadeguatezza della teoria economica che governa i sistemi economici capitalistici e misti erano chiari da almeno due decenni. Il sistema capitalistico non è in grado di (cioè non ha gli strumenti per) funzionare in situazione di "crescita zero". Ancor meno in epoca di risorse decrescenti. Negli ultimi 20 anni è invece cresciuta (anche grazie ad ASPO) la consapevolezza che si stava entrando in una epoca di risorse energetiche decrescenti. Per gli ASPISTI è chiaro il ruolo privilegiato e prioritario che l'energia (nelle sue varie forme) ha in qualsiasi sistema economico. Purtroppo questo concetto è ancora sconosciuto o non accettato tra gli economisti. Il mondo sta andando verso un' epoca di risorse energetiche decrescenti, di risorse minerarie decrescenti, di risorse di territorio, di acqua e probabilmente di cibo anch'esse decrescenti. Il sistema economico capitalistico non ha gli strumenti concettuali né quelli operativi per funzionare in tale situazione.

Tra pochi decenni si presenterà un altro "picco": il picco della popolazione. Popolazione decrescente significa ampiezza decrescente del mercato e questo è impronunciabile in qualsiasi ambiente economico "ortodosso". Sapevamo già da almeno venti anni che il sistema economico capitalistico non è in grado di gestire la crescita dell' inquinamento, sia locale che globale. ASPO ne parla tutte le volte che si fa riferimento al riscaldamento globale - causato dalle emissioni antropogeniche di gas serra. Il collegamento con l'economia è ovvio: per rallentare il riscaldamento globale e contenerlo entro limiti che consentano la sopravvivenza dell' umanità oltre il 2100 - o almeno la sopravvivenza del sistema economico oltre il 2050 - è necessario (è inevitabile) ridurre le nostre emissioni di anidride carbonica e ridurre quindi i nostri consumi di combustibili fossili. Questa ricetta semplice e monolitica scuote dalle fondamenta tutti i pilastri su cui si è basato nell' ultimo secolo lo sviluppo economico (perfino delle economie socialiste). Non c'è via d'uscita: sarà inevitabile ridurre i nostri consumi: lo faremo con certezza, ma gli strumenti concettuali ed operativi del capitalismo non ci indicano nemmeno da dove cominciare.

Infine, negli ultimi due decenni è cresciuto un fattore autodistruttivo interno al sistema capitalistico. Il sistema finanziario è degenerato dalla struttura con cui era stato costruito. Alla economia del "fare", cioè produrre beni e servizi, si è affiancata con dimensioni crescenti l' economia dell' avvoltoio. Non solo nel campo finanziario si è venuta affermando l' economia "creativa", del produrre profitto truffando altri, l'economia del "fare il debito con il futuro - tanto poi qualcuno pagherà". Anche qui branche ben solide delle scienze ci dicevano che quel poi si sarebbe avverato in tempi non geologicamente lontani e che allora l' evoluzione avrebbe seguito un andamento accelerato nel tempo. E' quello a cui stiamo assistendo. Nel 2008 la deriva finanziaria ha rotto gli argini della economia reale. Questo è stato il fattore scatenante che ha portato in evidenza i limiti del sistema economico capitalistico. Le previsioni? Sapete bene che fare previsioni è talvolta impossibile. Ma come nel 1990 erano già chiare alcune linee di tendenza oggi altre sono evidenti. Per primo possiamo essere sicuri che non siamo arrivati al fondo: se anche domani il Dow Jones dovesse guadagnare il 20% sappiamo che è solo rumore ad alta frequenza. Il trend sarà a scendere e quello che non sappiamo è se il fondo sarà tra mesi o tra anni. Per secondo possiamo sperare (questa volta è solo una speranza) che lo shock prodotto in tutta l' umanità da questo evento sia salutare: permetta cioè di raddrizzare la rotta.

Ci sono elementi che permettono l' ottimismo e altri che indicano il pessimismo. E' positivo il fatto che l' Europa abbia trovato una comunione di intenti per affrontare questa crisi. E' positivo che ci sia stata una intesa tra Europa e Stati Uniti. Potrebbe rivelarsi positiva l' osservazione che il crack finanziario generato dagli Stati Uniti verrà pagato per due terzi dal resto del mondo: potrebbe insegnarci a non essere così polli in futuro. Tuttavia sentendo alti prelati della politica e dell' economia dichiarare: "ma ora metteremo delle regole ai mercati finanziari" è inevitablie il pensiero negativo: e finora a cosa stavate pensando? A tempi più lunghi - tolto il rumore ad alta frequenza - il sistema economico capitalistico non potrà esistere nella forma che oggi connota questo nome. Gli storici potranno continuare a chiamare "capitalismo" il nuovo sistema che nascerà in questo decennio, ma sarà qualcosa di molto diverso.
[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@gmail.com. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]