lunedì, ottobre 27, 2008

Cucinare con il sole


"In tutto il mondo, per i soli bisogni di cucina, un milione di tonnellate di legna vanno in fumo ogni giorno, e due miliardi di persone hanno difficoltà nell'approvvigionamento di combustibile necessario per la preparazione dei loro pasti. Inoltre, la deforestazione provoca catastrofi ecologiche, come la desertificazione del Sahel e le inondazioni del Bangladesh [...]

Roger Bernard, "Cuisson solaire pour débutant", ed. Jouvence

Nell'immagine potete vedere il mio recente investimento culinario. Stimolato da un amico che ha viaggiato in Cina, nonchè da un post dell'ottimo Marco Pagani ho ravanato per qualche sera nel web per trovare quelli che sono, almeno secondo l'idea che mi sono fatto, i prodotti a miglior rapporto qualità-prezzo. Si tratta di un forno solare e di una cucina parabolica.

Devo ammettere che non è stato facile perchè ho trovato venditori papabili in Francia, Svizzera, Germania e Grecia; inoltre, ognuno aveva solo una parte del materiale di mio interesse, non tutti accettavano carte di credito, certi avevano alte spese di spedizione .... arghhh :-) alla fine ne ho setacciati un paio.

Considerando che si tratta di materiale di qualità medio-alta, e che ho speso intorno ai 250 € per articolo, mi ritengo soddisfatto. Realisticamente, la cucina solare oggi è ancora un tantino cara rispetto a quella tradizionale a gas (che mi pesa per meno di 100 € all'anno, per i soli usi culinari), tuttavia viste le possibili evoluzioni dei prezzi del metano e la passione per l'impatto "zero" non ci ho pensato più di tanto. Per la cronaca, sarebbe buona cosa riuscire ad acquistare i materiali direttamente presso i rivenditori, soprattutto se capita di un viaggiare da quelle parti, risparmiando ulteriori decine di euro.

Per una valutazione globale e senza pregiudizi occorre citare i fattori "contro": aleatorietà della performance (impossibile cucinare con cielo coperto e poco prima del tramonto) e scomodità (ci vuole un po' di spazio: un cortile o un balcone con un minimo di esposizione). Quindi, la diffusione di massa nelle metropoli occidentali, con palazzi e grattacieli è oggettivamente difficoltosa. Ma tra le tante cose che i combustibili fossili potrebbero cessare di garantirci, sarà proprio la comodità a buon mercato, quindi ci dovremo ingegnare.

L'efficienza di questi dispositivi solari li rende LA scelta d'elezione per contenere gli usi di altre energie nobili (biomasse, gas), dando loro delle chanches in più per l'autorinnovabilità.

Backup: per cucinare con luce scarsa e con clima freddo, la stufa a legna è perfetta: ci si scalda e si fa cena; per le giornate calde ma nuvolose, si può usare il classico fornello a gas.
Con un po' di organizzazione, la cucina solare potrebbe contribuire per un buon 50%.

Più avanti vi farò sapere se riesco a combinare qualcosa di commestibile ... :-) , e fornirò qualche dettaglio tecnico sulle apparecchiature. Chi fosse interessato ai modelli mi può scrivere (non li vendo io, quindi non ci guadagno!); inoltre, la rete è ricca di schemi per il fai-da-te, che sono essenzialmente forni in legno e riscaldatori (a bassissimo costo) costruiti con cartone & carta alluminata; conto di realizzarne un paio come "fornelli di supporto" ai due acquistati.


PS Grazie a Elisa per l'aiuto nel montaggio! La cucina parabolica per essere assemblata richiede un po' di pazienza, riservarsi una mattinata piena e la fidanzata :-)

15 commenti:

Anonimo ha detto...

La cucina solare credo sia sfruttabile con profitto solo in Africa ;

freespirit ha detto...

Carissimo Galvano,
io la cucina solare me la sto costruendo da solo, da studente universitario con le tasche vuote ho dovuto rimediare in altro modo. Ecco qua qualche dettaglio. Apertura di circa 2 mq con un raggio dell'apertura di circa 80cm. La parabola è stata suddivisa in spicchi e il suo profilo linearizzato con 8 segmenti (lo so che si perde efficienza approssimando il profilo) ricoperti da specchi bianchi recuperati da ante di armadi buttati nell'isola ecologica del comune. Lo svantaggio che tra gli specchi e la struttura diventa qualcosa di abbastanza pesantuccio ma tanto mica devo portarlo a fare delle passeggiate! Già ho in mente alcune modifiche. Mettere la casseruola sul fuoco della parabola è rischioso per gli occhi vista la forte intensità della luce. Sto pesando di mettere altri specchi nel fuoco in modo che convoglino la luce al centro della parabola, qui lascerò un foro e grazie a 3 specchi (già ho il disegno pronto)convoglierò il fascio in modo tale ce vada a colpire o un bel blocco di alluminio (ricavato da un dissipatore di un amplificatore di potenza per autoradio) o li manderò all'interno di una bella scatola nera all'interno ben isolata cercando di realizzare un forno.
Che ve ne pare dell'idea?
L'unica cosa che mi manca è il tempo. Posso lavorarci solo nelle pause dell'università

Frank Galvagno ha detto...

Caro anonimo, sono d'accordo che per massimizzare il rendimento l'Africa sia il top :-)

Comunque anche il Meridione, il sud della Spagna, la Grecia non sono da meno. Con una buona parabola si fa bene anche nell'Europa continentale e oltre, a patto di non avere nuvole. Un cielo anche velato aumenta i tempi e a volte la fattibilità.

Freespirit, complimenti per la tua iniziativa. Con tecniche di recupero tipo le tue si può senz'altro realizzare un buon paraboloide.
La cosa che secondo me non è banale è rendere il paraboloide fruibile, cioè riuscire a orientarlo in modo da assicurare il suo fuoco sulla pentola. Cioè, fare tutto ab initio la vedo dura, forse sarebbe più fattibilr "scopiazzare" una struttura funzionante. La cosa sembra banale ma non lo è, alla fine di tempo per fare questi smanettamenti ce ne vuole e il risultato non è garantito. Se però questo succede, cosa che ti auguro, la tua soddisfazione sarà massima :-)

Gianni Comoretto ha detto...

@freespirit:

Mi sembra che tu stia proponendo una struttura "cassegrain". Il problema e' che se trasporti il fuoco, diminuisci la densita' di energia, che va con il quadrato del rapporto diametro/fuoco (gli specchi di rimando aumentano la focale equivalente). La pentola va messa li', dove e' circondata da specchi.

Puoi trasportare il calore, se hai un fluido che possa circolare a temperature maggiori di 150 gradi. Ma non è facile, mentre il bello del sistema e' la sua semplicità.

Semmai, qualcuno ha provato ad usare strutture con mylar alluminato, o banalmente il domopak?

Anonimo ha detto...

Io questa estate ho lessato delle patate e fatto una buona peperonata utilizzando semplicemente un pentolino di allumonio nero avvolto in una busta hdpe (quelle della frutta dei supermercati), il tutto appoggiato su un poggiapentole di fil di ferro (tipo quelle dei forni microonde).
Il riflettore era un comodissimo e pieghevole pannello riflettente di quelli che si usano dentro i parabrezza delle auto, avvolto a cono e tenuto fermo con striscie di velcro.
L'unco problemino è tenere "in forma" il pannello, ma si risolve molto facilmente usando un piccolo supporto di fil di ferro, o una semplice asticella di legno.

Spesa totale : 5 euro il pannello, 10 la pentola, il resto recuperati.

Funziona! ;)

Saluti
Phitio

Anonimo ha detto...

Io ho potabilizzato l'acqua d'un torrente sospetto con un condensatore fatto con una lattina di birra vuota infilata in una bottiglia di plastica. Incredibile ma vero: ha funzionato!

Anonimo ha detto...

@anonimo1: quanto ci impieghi a cucinare con quello???

@anonimo2: ossia come hai fatto???

Anonimo ha detto...

Domanda: "ossia come hai fatto???"

Spiegarlo a parole non è molto efficace, ma ci provo cercando d'essere sintetico.

Prendi una bottiglia di plastica. Tagliala a tre quarti dell'altezza. Metti un po' d'acqua sul fondo. Colloca nel mezzo la lattina, aperta sopra. Chiudi la bottiglia con la parte tagliata sottosopra (col tappo inserito). Riempi la parte tagliata d'acqua fredda (all'esterno). Colloca in pieno sole.

L'acqua evapora dal fondo, condensa contro la metà bottiglia al contrario (va tenuta fredda cambiando l'acqua di quando in quando), cola dentro alla lattina. E' una specie di distillatore solare a costo e tecnologia zero, ma funziona. La lattina, in circa mezza giornata, si riempie a metà d'un'acqua che credo si possa considerare sicura (io non sono morto). Più bottiglie, più mezze lattine.

Ridicolo, vero?

Pippolillo ha detto...

Prendi una bottiglia di plastica. Tagliala a tre quarti dell'altezza. Metti un po' d'acqua sul fondo. ecc.

Tempo fa avevano fatto vedere anche in TV, che per potabilizzare l'acqua in Africa, mettevano le bottiglie in PET piene d'acqua sopra il tetto delle capanne in lamiera.
In una giornata, l'intenso calore era sufficiente a rendere l'acqua sicura.
Penso che la cosa sia valida per inquinamenti biologici, non certo per quelli chimici, non mi risulta che così si distrugga l'arsenico o il mercurio.

den ha detto...

Ehm... va bene il risparmio energetico, ma c'è una differenza notevole tra produrre qualcosa per il sostentamento e cucinare. :p

Francamente rinuncio piuttosto ad un grado di temperatura in casa, ma invece di tanti macchinamenti mi metto un buon piano ad induzione: efficiente nell'uso elettrico, sicuro, comodo e con controllo perfetto della temperatura.

A questo poi affiancare cose come le pentole elettriche, che magari nel futuro saranno più isolate, così da minimizzare le fughe energetiche a pari qualità di cottura.

Se la vita deve diventare un mero sopravvivere, tanto vale schiattare tutti - echeccavolo! :P

Scherzi a parte, il vulnus energetico nell'alimentazione è nelle materie prime, in particolare nella scelta di cosa si mangia. Una sana dieta, con tanti vegetali crudi e la carne solo saltuaria, farebbe molto di più per l'intero pianeta.

Anonimo ha detto...

Pippolillo, il processo che ho descritto è un processo di distillazione, non di sterilizzazione per bollitura. Nel caso della distillazione viene eliminato anche l'inquinamento chimico, ma solo se non riguarda composti volatili.

Frank Galvagno ha detto...

Den, sono d'accordo con la tua analisi, alle nostre latitudini non è la cucina ad essere dominante ma altri sprechi ben più tosti (trasporto, edifici, industria, agricoltura ...)

Quello che mi ha impressionato sono le quantità in gioco di legna su scala mondiale riportate da Roger Bernard.

Anonimo ha detto...

Un forno solare funziona senza corrente elettrica, e questo è un vantaggio non da poco.

QUaqlcuno aveva chiesto quanto tempo ci mette il fornetto solare a cuocere?
In circa 1 ora l'acqua nel pentolino inizia a bollire, da temperatura ambiente. Quindi, per lessare le patate (supponendo che fossero nella pentola fin dall'inizio, bastano altri 20 minuti.
Per la peperonata bastano altri 20 minuti.

Ovviamente stiamo parlando di sole a picco di mezzogiorno, in estate.

Ma considerate che questo mio fornetto non è propio il massimo quanto a efficienza ;-) Eppure funziona!

Adesso sto' provando a costruire un forno con scatole di cartone.

Saluti
Phitio

fiorerosso ha detto...


Buonasera, complimenti a tutti per gli esperimenti. Segnalo che una cucina solare a parabola è prodotta anche in Italia dal progetto cucinare con il sole e la vendita sostiene progetti di solidarietà contro la desertificazione in Africa
http://www.cucinareconilsole.com

fiorerosso ha detto...

scusate ecco l'indirizzo del concentratore solare a parabola del progetto cucinare con il sole