giovedì, ottobre 09, 2008

Il Veneto fa la differenza

In un mio articolo pubblicato sul sito di Aspoitalia “Rifiuti solidi urbani. Oltre la sindrome Nimby”, mettevo in evidenza gli elementi economico – gestionali che rendono i sistemi di raccolta differenziata domiciliare nettamente competitivi con i sistemi convenzionali di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Consiglio ora vivamente la lettura del documento “Produzione e gestione dei rifiuti nella regione Veneto – anni 2005-2006” dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Veneto, che dimostra l’elevata efficienza in termini economici, energetici ed ambientali del sistema di raccolta differenziata (49% nel 2006) domiciliare e riciclaggio in una regione che è certamente all’avanguardia in Europa per la gestione dei rifiuti. All’interno della Regione Veneto ci sono poi delle province che raggiungono livelli di assoluta eccellenza, come ad esempio Treviso che, come si vede in questo filmato, applicano da anni il sistema tariffario commisurato all’effettiva produzione dei rifiuti.
Queste esperienze positive si stanno gradualmente estendendo in tutto il Nord Italia, ad esempio il Piemonte sta raggiungendo risultati confrontabili con quelli del Veneto.
E’ uno dei soliti paradossi italiani. In alcune parti del paese abbiamo modelli di gestione dei rifiuti oggetto di studio all’estero e in altre una cronica emergenza.
Come esportare queste esperienze virtuose in tutto il paese? Basterebbe istituire un “gruppo di assistenza” nazionale composto da amministratori delle aziende più all’avanguardia del settore con il compito di pianificare e supportare la gestione dei servizi di raccolta differenziata domiciliare nelle realtà più arretrate, in modo da unificare e ottimizzare questi metodi su tutto il territorio nazionale. Invece, il governo, da una parte fa una sterile propaganda con fantomatici programmi di sensibilizzazione scolastica delle pratiche di raccolta differenziata, dall’altra accentua l’aspetto impiantistico del problema rifiuti, trascurando l’approccio integrato che è la chiave del successo dell’esperienza veneta.

14 commenti:

Frank Galvagno ha detto...

Terenzio, sono d'accordo sul fatto che la raccolta differenziata così gestita permetta di ottenere buoni risultati.

Tuttavia, anche sulla base di quanto ho sentito sugli Ecopunto a Moncalieri (cfr. posts di Ugo di circa un mesetto fa), sono convinto che l'attuale sistema generale italiano sia inefficiente in quanto su base volontaria.
Chi "se la sente" fa la differenziata, cosa succede dopo Dio solo lo sa. Normalmente, la "tassa rifiuti" (cosa a mio avviso giurassica) rimane inattaccata, i Comuni alla fine dicono "bravo" ai cittadini e fanno un po' di gara sui punti percentuali di differenziato.

La realtà è che gli imballaggi sono un valore (innanzitutto energetico, e di conseguenza economico), di proprietà di chi ha acquistato un certo prodotto veicolato da tale imballaggio. Dunque, dovrebbe essere sua cura farlo durare a lungo, e nel caso debba "disfarsene" dovrebbe poterlo VENDERE A PESO (a qualche azienda, pubblica o privata) come materia prima secondaria.
A monte, ci dovrebbe essere una spinta coadiuvante dello Stato nel verso di spingere sugli sfusi e di penalizzare la proliferazione di imballaggi a vita breve.

Terenzio Longobardi ha detto...

Beh, Franco, la raccolta differenziata domiciliare non è su base volontaria. I grandi cassonetti vengono levati dalle strade e gli utenti sono "costretti" tutti, non chi se la sente, a conferire in maniera differenziata. Come ho fatto vedere nell'articolo, la tariffa commisurata alla produzione dei rifiuti, che ricordiamo, è un obbligo stabilito dalle leggi nazionali, si può applicare con successo. E i cittadini fanno attenzione a produrre meno rifiuti. Le realtà che fanno raccolta differenziata domiciliare spinta hanno tutte una produzione procapite dei rifiuti bassa. Ciò è anche dovuto alla scomparsa dei cassonetti stradali che sono un ricettacolo per rifiuti di qualsiasi genere anche speciali da altre utenze.

Anonimo ha detto...

Io abito in un paesino di 10000 abitanti dove si effettua la raccolta differenziata porta-a-porta con discreti risultati. Ma, abitando in un condominio di un centinaio di famiglie, i sacchetti col differenziato e con l'indifferenziato vengono stoccati, in attesa delle date previste per il prelievo, in due box adibiti allo scopo.
Ebbene lì dentro la gente ci porta di tutto (anche quello che dovrebbe portare alla piattafoma ecologica che dista un mezzo chilometro). Che fare per scoraggiare questi comportamenti?
Tra l'altro, poi, periodicamente dobbiamo pagare qualcuno che rimuova questa roba e la porti col camion in ricicleria.
Mimmo.

Anonimo ha detto...

Il fatto che in Italia si tende ai grandi impianti, è ovviamente perchè comandano i soliti noti, che devono guadagnarci con l'economia "di emergenza", vedi Impregilo, A2A e similari. questo con la sciocca complicità dei politici e del popolo bue.
Vedi la Prestigiacomo che ha ripristinato immediatamente il CIP6per i termovalorizzatori campani.
Che come tutti hanno ben capito, hanno magicamente risolto la crisi ancora prima di essere terminati (!).
La raccolta differenziata è un business per piccoli, come il fotovoltaico. Ci guadagnano piccoli e cittadini. Non sono cose moderne, da grandi business.
La raccolta diff. non è su base volontaria. Entro il 2008 ogni comune deve raggiungere il 45%, pena sanzioni. Entro il 2012 bisogna raggiungere il 65%. Pena sanzioni. La Tarsu è basata sui metri quadri e numero di persone, quindi su parametri medi.
La TIA è stata ovviamente bloccata, perchè avrebbe fatto esplodere la differenziata a danno dei termovalorizzatori. La TIA porta a far pagare ANCHE in base alla quantità di rifiuti procapite.
La vendita a peso di cui parla Frank, nei fatti è già attuata.
Nel bilancio economico della gestione dei rifiuti il costo di smaltimento di carta, vetro e plastica è prossimo allo zero, metre l'indifferenziato viaggia tra 150 e 300 euro.
Inoltre ci sono i contributi CONAI, COREPLA ecc.
La gente non lo capisce, perchè nel frattempo la tariffa aumenta lo stesso, a causa di altri fattori, e spesso comunque non incentiva la pratica della differenziazione, perchè non c'è un immediato ritorno economico.
Dove c'è la TIA che comprende la quantità di rifiuti, però la gente è incentivata!
Ma la tariffa commisurata alla produzione non è un "obbligo di legge"... anzi è stata bloccata per legge... andava contro i soliti interessi.
Questo implica che 3/4 dei comuni hanno ancora l'iniqua Tarsu e non possono passare alla TIA nemmeno volendo, quindi non possono nemmeno applicare tariffe variabili in base alla quantità.


JAS

eug1971 ha detto...

Caro Terenzio, avendo vissuto due anni a Trento, città che sta adottando una politica di raccolta differenziata domiciliare "spinta" sul modello di Treviso posso confermare che la produzione di rifiuti da conferire in discarica può diminuire ad occhio da 3 a 5 volte, secondo se il modello precedente prevedeva o meno il riciclo di carta plastica metalli e vetro. E il grande salto in avanti è l'organico che può essere raccolto praticamente solo porta a porta. Tornando a Roma dove la raccolta esiste ma è volontaria i nostri rifiuti da discarica sono raddoppiati più o meno ma solo perchè ho iniziato a riciclare parte degli scarti di verdura e frutta per mio conto, altrimenti triplicavano.
L'unico problema della differenziata porta a porta è che la pattumiera dell'indifferenziato si riempie così lentamente che va buttato quando ancora non è pieno, altrimenti puzza. Al contrario l'organico, se utilizzato l'apposito sacchetto e il contenitore aerato, non puzza affatto nemmeno dopo 3-4 giorni e si può tenere tranquillamente in cucina perchè vi avviene prevalentemente fermentazione aerobica.

Eugenio

Anonimo ha detto...

E' anche vero che se si potessero avviare totalmente in discarica(meglio se inceneritore) camorra, mafia, 'ndrangheta e classe politica collusa con esse, probabilmente il meridione italiano potrebbe gareggiare col Veneto(e non solo in raccolta dei rifiuti)

Paolo B.

Anonimo ha detto...

Il crollo del petrolio era nell'aria, però non mi sarei immaginato che in poche settimane si fosse alla svolta degli 80, verso i 70! Dai 150.
Dice: altrimenti che crollo sarebbe?
Vabbè, però è davvero profondo, come lo sono tutte le borse.
Ci sono gli Hedge Funds che lavorano, che spingono al ribasso, speculando, per recuperare le perdite dei tanti miliardi persi nelgi ultimi mesi del rialzo petrolifero. Sembra infatti che molti hedge fossero al ribasso, ma le materie prime e il petrolio continuavano a salire infliggendo duri colpi; adesso vogliono recuperare.....
Oggi viviamo un periodo di mercati profondamente malati e l'unica regolamentazione possibile è quella di limitare l'uso di derivati: ma non l'hanno fatto!

Pippolillo ha detto...

E' da un po' che si sente parlare del THOR studiato dal CNR.
Vedendo un breve servizio su LA7, l'inventore afferma:"THOR è una tecnologia innovativa che serve per raffinare i rifiuti, quindi arrivare a separare tutte le materie prime contenute all'interno di un rifiuto e alla fine produrre un combustibile pulito, cioè una sostanza che può essere bruciata da qualsiasi sistema termico senza avere problemi di emissione di diossina o ceneri con metalli."
A Torrenova in provincia di Messina vi è il prototipo in sperimentazione.

A questa pagina il video di due minuti.

Insomma, ancora una volta anche da parte del CNR, l'unica soluzione è BRUCIARE i rifiuti!

Anonimo ha detto...

Il Thor è un centrifugone che riesce ad eliminare vetro, plastica, metallo dalla massa di immondizia.
Teoricamente dovrebbero rimanere l'organico e la carta (in una immondizia ideale, direi divina)
Poi toglie l'acqua e ottiene una specie di biomassa con un buon potere calorifico.
In pratica ricicla circa il 10% (metallo e vetro), manda all'inceneritore la plastica perchè irrecuperabile vista la sporcizia (immondizia mischiata), e brucia il restante 50% dopo averne levata l'acqua. Come si faccia a dire che si ottiene una biomassa pulita che non produca diossina non lo so proprio immaginare. Il CNR ha trovato il modo di invertire l'entropia.
L'acqua recuperata è cosi pura che viene imbottigliata e venduta come altissima e freschissima.
Insomma, ci voleva un Dio per andare contro alle maledette leggi della termodinamica.
Peccato che nelle 20 righe di presentazione, l'"inventore" sbagli clamorosamente qualsiasi dato, fornendo cifre clamorosamente demenziali.
Tutto, pur di non fare quella fatica immane della raccolta differenziata e far guadagnare gli amici.

JAS

Anonimo ha detto...

Esperienza personale, da abitante del Veneto.
Non siamo marziani. Facciamo cose normalissime e l'impegno per fare la raccolta differenziata è davvero minimo, basta usare il cervello invece i piedi quando si apre la pattumiera.
Adesso siamo al 64%, ma c'è ancora molto da fare...

Anonimo ha detto...

cittadino del consorzio priula, quello del filmato linkato.
risultati ottimi, fatica poca dopo che ci si è abituati.
risultati forse un poco ancora migliorabili...
ottimo per le zone non troppo densamente abitate (non a caso treviso città non adotta il porta a porta)

Terenzio Longobardi ha detto...

Caro cittadino del filmato,
ha ragione, non ci vuole molto a fare la raccolta differenziata domiciliare. Dopo un pò imparano tutti. Per questo non credo che sia più difficile organizzativamente fare il porta a porta nei capoluoghi. Il motivo principale, mi scusi la deformazione politica, ho l'impressione che sia un altro. Nei centri più popolosi ci sono alcune categorie economiche, come commercianti ed artigiani, che hanno tutto l'interesse all'assimilazione dei propri rifiuti agli urbani, perchè spalmando su tutte le utenze la loro produzione dei rifiuti, risparmiano rispetto allo smaltimento in proprio. Per questo hanno bisogno dei grandi cassonetti stradali, dove è più facile conferire rifiuti di quel tipo. Naturalmente il Comune e l'Azienda potrebbero superare in parte il problema attuando un'assimilazione attiva, cioè fornendo un servizio di raccolta differenziata specifico per le utenze non domestiche. Ma, come ho detto prima il problema è la convenienza economica.

Anonimo ha detto...

50%, 75%, 60%... ottimo. Ma a quanto si potrebbe arrivare abbinando la raccolta porta a porta ad interventi impositivi sulle aziende che smerciano i propri prodotti in imballaggi demenziali per la loro spreconaggine? Davvero è impossibile imporre degli standard seri alle aziende che mettono in circolazione quegli imballi? Magari (eresia!) imporre perfino il riutilizzo? (da tenere presente anche che molti degli imballi non arrivano neppure nelle mani degli acquirenti finali, essendo finalizzati a livelli intermedi della catena produzione/distribuzione) Magari (sconcezza massima!) imporre la realizzazione di prodotti durevoli assemblati a partire da parti standardizzate e dunque agevolmente intercambiabili?

In altre parole, agire sull'anello finale della catena in fase di recupero va senz'altro bene ed è opportuno farlo ma, come insegna la saggezza popolare, prevenire è meglio che curare. Anche quando si parla di rifiuti.

Alessandro ha detto...

La diffusione del packaging esagerato e delle confezioni usa e getta è stato favorito da un basso prezzo delle materia prime con i quali è prodotto.
L'aumento dei prezzi delle materie plastiche e dei metalli come alluminio ed acciaio nei prossimi anni renderà meno conveniente tutta qs sovrabbondanza di packaging.
Già ora ho notato che alcune marche di tonno in scatala hanno sostituito il classico coperchio a strappo in latta con una sottilissima striscia di alluminio.
La Coca Cola ha switchiato dall'alluminio all'acciaio per le sue lattine di soft drink...
Sul discorso delle "varie" Italie nella gestione dei rifiuti, anche in qs campo si conferma l'eterogeneità del nostro Paese.
I veneti sono un popolo che ha nella sua cultura il concetto di efficienza che va di pari passo con l'alto senso civico. Per cui i loro rappresentanti politici sono espressione di qs valori sociali e culturali, per cui implementano con successo la RD porta a porta ed applicano la TIA con grande soddisfazione dei cittadini contribuenti. In Lombardia invece la gente (intendo la maggioranza) è abituata alla gestione industriale di grande scala dei problemi per cui i suoi rappresentanti politici si affidano agli inceneritori con recupero energetico.
Nel Sud i rifiuti vengono gestiti in maniera ancora primitiva per cui ci sono persone che trovano normale disfarsi di lavatrici o frigoriferi buttandoli nei terreni incolti o sui margini delle strade isolate...
NEL Sud per evitare conferimenti illeciti e trasmigrazione dei rifiuti tra i comuni, il concetto di TIA andrebbe esattamente ribaltato nel senso che ci vorrebbe una tariffa base altissima ed andrebbe pesato ogni volta non il secco residuo ma proprio le altre frazioni merceologiche (plastica - vetro - alluminio - carta ed organico) così da scalare mano a mano dalla tariffa base il valore economico del riclabile conferito.
Sul concetto di assimilazione concordo con Terenzio che ristoratori ed artigiani hanno un trattamento davvero agevolato rispetto a quello che producono in termini di rifiuti.