mercoledì, ottobre 29, 2008

La piramide delle responsabilità

Crollo delle borse, crisi finanziaria, recessione economica. Un terremoto sta scuotendo il sistema economico mondiale. Quando le violente scosse telluriche si saranno assestate, e saranno sgombrate le macerie capiremo le conseguenze della crisi in atto.
Nel frattempo, i cittadini, la politica, le istituzioni economiche e finanziarie si interrogano sulle cause e i possibili rimedi di questo sconvolgimento. Qualcuno se la prende con i manager e gli operatori finanziari corrotti o spregiudicati, altri con l’assenza di regole dei mercati finanziari, o con la preponderanza dell’economia virtuale a scapito di quella reale.
Non c’è dubbio che tutte queste analisi siano corrette, ma colgono solo una parte della verità. In cima alla piramide delle responsabilità c’è qualcosa di più difficile da individuare e combattere perché attiene alla natura stessa delle moderne società industriali e consumistiche: la fede nella crescita economica illimitata. Negli ultimi duecento anni, l’uomo ha cercato con feroce determinazione di eliminare tutti i limiti fisici ed economici che si frapponevano contro questo sogno prometeico. La scoperta e l’uso dei combustibili fossili gli ha dato l’illusione di alimentare perennemente il motore della crescita, ma in alcuni momenti l’espansione economica è stata frenata dai limiti intrinseci del modello produttivo. Questi limiti sono stati cinicamente superati con alcune immani tragedie belliche come le due guerre mondiali, dalle cui tremende distruzioni il sistema ha trovato la linfa per nuove fasi di crescita.
Ma il diffondersi planetario del benessere economico ha gradualmente sottratto il consenso di massa alla violenza rigeneratrice della guerra. Il fascino luciferino del consumismo (Lucifero prima di essere scacciato da Dio era tra gli angeli più belli del Paradiso) ha ammorbidito gli istinti aggressivi dell’umanità.
La guerra fredda si è per fortuna conclusa con la sconfitta quasi incruenta e il dissolvimento dell’Unione Sovietica, consegnandoci un apparentemente incontrastato dominatore economico e culturale, gli Stati Uniti d’America. Tutto sembrava procedere a favore delle magnifiche sorti e progressive dell’umanità.
I colossi orientali cominciavano a crescere a ritmi impressionanti e le economie occidentali, anche se più lentamente, continuavano a produrre ricchezza. La crescita costante del PIL (Prodotto Interno Lordo), questa sorta di feticcio contemporaneo venerato da schiere di sacerdoti e fedeli, richiedeva però un aumento altrettanto costante del potere d’acquisto dei consumatori. Per superare questo limite interno al sistema, gli Stati nazionali utilizzavano la leva degli investimenti pubblici, indebitandosi, e le famiglie sostenevano i propri consumi attraverso i prestiti bancari. Questa corsa parossistica e irresponsabile al debito per sostenere la crescita economica era guidata dagli Stati Uniti d’America, i cui cittadini continuavano a dissipare e bruciare risorse, sostenuti da quell’ingenuo e ottimistico sogno progressista che fa parte della loro cultura pionieristica.
Ma quanto più si superano e si trascurano i limiti, tanto più le conseguenze sono devastanti. In questa tabella della Banca d’Italia si vede l’enorme differenza tra il debito delle famiglie americane rispetto a quelle europee (con esclusione della Gran Bretagna). L’insolvenza di milioni di americani verso i mutui concessi generosamente dalle banche per l’acquisto delle case, faceva scoppiare una colossale bolla immobiliare che a sua volta innescava una spaventosa reazione a catena nel sistema bancario e finanziario globale i cui effetti distruttivi sono ancora in corso, mentre si avvicina paurosamente lo scoppio di altre bolle finanziarie come quella del credito al consumo.

Se l’umanità sapesse trarre lezione dai propri errori e prendesse atto che al vertice della piramide delle responsabilità dell’attuale crisi economica e delle future crisi ambientali c’è l’idea della crescita economica illimitata, potrebbe cercare di porre rimedio a un modello di sviluppo insensato. L’amara medicina contro questa epidemia planetaria causata dal superamento dei limiti, consisterebbe nell’arrestare la crescita, nel fermare i sostegni artificiali all’economia, nell’impedire l’ulteriore indebitamento degli Stati e delle famiglie, nello scoraggiare il consumismo. Favorendo invece gli investimenti nei settori dei servizi che garantiscano la qualità della vita e il risparmio di risorse.
In altre parole, bisognerebbe operare per giungere a un stato stazionario dell’economia, in cui la felicità individuale non si misura in funzione della produzione e del consumo di merci, ma del soddisfacimento di tutti quei bisogni immateriali che attengono al sistema di relazioni sociali e personali e a un equilibrato rapporto con l’ambiente naturale e culturale in cui viviamo.

Ma il pessimismo della ragione e le prime reazioni allo sconquasso economico che stiamo vivendo mi fanno pensare che ciò non avverrà. Agli “uomini di buona volontà” non resta che operare per attutire il più possibile gli effetti delle crisi che si susseguiranno per il progressivo superamento dei limiti.

13 commenti:

Frank Galvagno ha detto...

Post superlativo, Terenzio.

Una lucida analisi dei tempi che stiamo vivendo

Bon courage a tutti gli "uomini di buona volontà"

Anonimo ha detto...

Fenomenale.
Mercalli finisce il suo capolavoro "le mucche non mangiano cemento" con "l'urlo di Munch" e lo stesso pessimismo.
Come si può pretendere una soluzione con lo stesso stato mentale di chi ha creato il problema?
JAS

Pippolillo ha detto...

La scorsa settimana mi telefona la Citibank. La voce femminile, mi propone un prestito immediato con ottimo tasso di restituzione ecc.
La mia risposta è stata semplice.
1) Mi hanno insegnato a non fare mai debiti ma ad acquistare qualcosa solo quando avevo il denaro disponibile.
2) Proprio vivere al di sopra delle proprie possibilità, a promettere un futuro pagamento, ha portato al collasso il sistema economico globale.

La signorina non ha replicato e ringraziandomi ha chiuso la chiamata.

La colpa non è mai da una parte sola. Se le banche, i negozi, le finanziarie in questi anni ci hanno invitato a comprare subito e pagare "in 36 comode rate", siamo anche noi consumatori che ci siamo fatti attirare da queste sirene piuttosto bruttine e soprattutto, pericolose.

Frank Galvagno ha detto...

Bravo Pippolillo

Paragone: il fenomeno della prostituzione è creato da due concause

1) presenza delle prostitute (10% della "colpa" : offerta)
2) presenza dei clienti (90% della "colpa" : domanda)

Il circuito è perverso e con un minimo di riflessione analoghi meccanismi di dipendenza si intravedono anche nella sete di petrolio. Ecco perchè mi sento azionista (mio malgrado) delle guerre per il petrolio e per il gas

Anonimo ha detto...

A me questa pare una forma di neocolonialismo 'incruento'.
Nella prima fase ti schiavizzo, nella seconda ti impongo il regime, nella terza ti obbligo a comprare la mia merce in cambio delle tue materie prime, in quella attuale ti compro qualcosa senza pagarlo(schiere di cinesi pagati con i treasury!?!).
Da qui cosa succederà? Sono ìn attesa dello scatto di fantasia, ma confesso che mi piacerebbe vendere il sistema e ritirarmi a vita dorata...
Luca

Terenzio Longobardi ha detto...

Ringrazio per i giudizi positivi. Ho scritto l'articolo dopo aver letto il commento di un noto giornalista che proponeva come rimedio all'attuale situazione la causa del male. Rileggendo il post, io che sono un agnostico, cioè non credo nè nell'esistenza di Dio nè nella non esistenza di Dio, mi sono sorpreso delle frequenti citazioni religiose. E' proprio vero che noi occidentali non possiamo non definirci cristiani.

Anonimo ha detto...

Questo stato di pessimismo di Terenzio(che è anche mio e di tanti altri del blog) affonda negli standard comportamentali dell'homo sapiens e che la storia passata ci illustra molto bene.
Specificando che quest'ultima è sempre stata fatta da pochi uomini, soprattutto potenti e mai dai popoli; e quando apparentemente l'hanno scritta quei popoli in realtà c'era sempre qualcuno che muoveva le fila.
Il comunismo sovietico mica è crollato grazie alle manifestazioni di piazza dei popoli occidentali(aizzati dai pochi potenti) o grazie a Papa Giovanni paolo II, bensì a causa del tracollo economico dell'URSS dovuto alle enormi spese per gli armamenti.
E andando ancora più indietro nel tempo, mai i popoli hanno sovvertito i sistemi. Mancanza di risorse economiche, cataclismi o guerre sono state le cause principali.
Conclusioni? I sistemi non collassano mai per l'autodeterminazione dei popoli(che è solo una bella parola e niente più).
Quindi anche il neoliberismo della crescita infinita collasserà per mancanza di risorse, prima economiche e poi fisiche ed in ultima analisi, per la miopia del popolo bue occidentale.
L'importante è che ci siano i pochi "coraggiosi" singoli che cercano di adottare un tenore di vita risparmioso.
Gocce in un oceano di indifferenza di massa verso gli eventi che ci stanno trascinando verso il baratro.

Paolo B.

Anonimo ha detto...

La crescita illimitata non vedo il centro del problema - è stato uno slogan in questi anni per muovere una massa in una direzione che ha procurato un aumento di .... cosa?
Da fare sarebbe un discorso sul crescere o accrescere COSA e con quale vero 'profitto'.
Non credo che il risparmio sia la risposta. Concordo con pippolillo di non vivere al di sopra delle proprie possibilità. E qui c' è un aspetto fondamentale - scoprire e rispettare gli equilibri primo, ma indagare su gli effetivi valori delle cose secondo.
Tante delle nostre conquiste non hanno portato a una qualità di vità ma a un consumismo vuoto - a un mal di pancia su ogni livello.
Un mondo sostenibile e abbondante per tutti ha da indagare sui valori - ha da indagare su le convenienze aldilà della crescità in borsa.Sono convinta che ricchezza ci possa essere per tutti - ma con una visuale molto cambiato del cosa significa qualità del vivere oggi incollato a dei standard che felicità non sembra di aver creato.
Ha ragione Paolo nel veder' focalizzato il potere in mano di pochi e quei pochi fanno delle scelte utili(?) a loro.( Faccio sempre più fatica a concepire 'l'utile' per questi signori minacciando la distruzione totale)
Vedo e spero però in un momento di crisi come questo una chance attraverso la presa di coscienza di molte più persone rispetto al passato e che loro possano introdurre un sistema di pensiero nuovo che parte da una convenienza che mira al benessere di TUTTO un sistema.
Una visione olistica - rinnovabile - sostenibile. Voi come tanti altri lavorate in questo senso e voglio sperare che questi tempi di grande difficoltà diano una svolta in questa direzione.

Saluti Maria

Anonimo ha detto...

Mercalli ha recentemente tenuto un incontro per le scuole della città ove lavoro. Non desiderando dar vita ad episodi spiacevoli con le mie critiche, non ho presenziato.

Anonimo ha detto...

Warning: fuori tema.

Terenzio: "il fenomeno della prostituzione è creato da due concause: 1) presenza delle prostitute (10% della "colpa" - offerta) e 2) presenza dei clienti (90% della "colpa" - domanda)"

Analogamente sosterrei che il fenomeno della droga è creato da due concause: 1) presenza dei trafficanti (10% della "colpa" - offerta) e 2) presenza dei drogati (90% della "colpa" - domanda)".

Frank Galvagno ha detto...

Per l'ultimo anonimo: il paragone era mio, non di Terenzio :-)

Il tuo OT sulla droga è a mio avviso perfettamente in linea con questa serie di esempi di natura psicologica. Forse potrei sostituire la parola "colpa" con "contributo". Le dipendenze danno feedback positivi e portano in "stati" lontani dall'equilibrio (instabili), che conducono alla distruzione del sistema considerato.

MaRaNtZ ha detto...

Benvenuto anche tu nell'era della decrescita felice
http://www.decrescitafelice.it

Anonimo ha detto...

ei ma si puo' sapere perche' ce l'avete con le prostitute ed i drogati , mica vanno a petrolio .

scommettiamo che dopo le elezioni americane il prezzo del petrolio ricomincera' a crescere?


roberto de falco