giovedì, ottobre 23, 2008

Prudentemente, attentamente, cautamente esaminando, beh, forse siamo al picco!

Produzione di "tutti i liquidi" escluso i biocombustibili; da Rembrandt Koppelaar su "The Oil Drum"


Nettissima la caduta di produzione petrolifera negli ultimi due mesi, con la curva di produzione che è tornata ai livelli del 2005. Sono ormai 4 anni che non aumenta. Nelle piccole oscillazioni sopra e sotto gli 85 milioni di barili al giorno, alcuni hanno visto il picco globale, altri hanno sostenuto che era l'inizio della ripresa. Nessuna delle due cose sembra vera.

In ogni caso, una stasi così lunga della produzione era inusitata nella storia recente del petrolio. Quindi, prudentemente, attentamente e ccautamente, possiamo anche pensare che la caduta che vediamo in questi ultimi mesi sia, in effetti, l'inizio della discesa del dopo picco. Da verificare, ma ci sta.

In sostanza, si avvera quello che è il meccanismo di base che produce la curva di Hubbert. All'aumentare dei costi di produzione, il mercato reagisce allocando risorse sempre maggiori per l'esplorazione e lo sviluppo dei pozzi. Questo meccanismo si esplicita attraverso l'aumento dei prezzi che attirano gli investimenti. A un certo punto, tuttavia, il sistema economico non ce la fa più a reggere il peso dell'aumento continuo degli investimenti. Le risorse dell'economia mondiale sono quelle che sono: per allocarle alla produzione del petrolio bisogna toglierle da qualche altro settore. Questo è stato fatto, ma il risultato è stato di deprimere e mandare in crisi certi settori, come il trasporto privato. A questo punto, la domanda è diminuita, con essa i prezzi. Questo influisce sugli investimenti e - bang! - la produzione scende.

Le cose sono più complicate di così; il mondo della produzione petrolifera è un groviglio di ditte, governi, investitori, borse, e entità varie. Nella pratica, però, penso che sia una buona approssimazione. Quindi, i prossimi mesi saranno cruciali per capire cosa succede; nel futuro vedremo se "il picco" è stato veramente questa lunga stasi produttiva degli ultimi anni.

Ulteriori note

1. Ho messo i dati per la produzione di "tutti i liquidi escluso i biocombustibili" perché mi sembra il dato più significativo; comunque aggiungendoli al grafico non cambia quasi niente. Da notare, tuttavia, che si producono quasi due milioni di barili al giorno di biofuels, principalmente etanolo. Questo vuol dire che si sprecano altrettanti (o quasi) barili di petrolio "buono" per trasformarli in fertilizzanti, macchinari e combustibili che servono per la coltivazione dei biocombustibili. In più, come danno collaterale, si affamano un bel po' di persone, ma forse è proprio quella la ragione.

2. E' interessante notare che il calo della produzione degli ultimi due mesi è dovuto quasi tutto al crollo dei paesi non-OPEC. L'OPEC, invece, è in netta ascesa. Se riescono a fare cartello e a abbassare la produzione, allora la discesa nei prossimi mesi potrebbe essere molto rapida. (Ma non ci sono quasi mai riusciti)

3. Itemizzando i dati per paese, si vede che alcuni vanno su, per esempio il Qatar, e il Canada, quest'ultimo pestando sulle tar sands. Benino l'Africa. L'Iraq mantiene un certo livello, ma non è più tornato ai livelli di prima della prima guerra del golfo. Il Mare del Nord è al crollo, ma questo si sapeva. La Russia mostra qualche segno di ripresa, ma molto debole. Insomma, una situazione molto difficile ovunque.

29 commenti:

Marco C ha detto...

Buongiorno Ugo,
grazie per l'aggiornamento. Proprio oggi mi è capitato (lavoro in una grande azienda dove molte persone viaggiano, sia in auto che in aereo, sia per lavoro che per svago) di sollevare la questione che probabilmente tra qualche anno i viaggi e gli spostamenti diventeranno più costosi specie quelli aerei...Ho visto facce decisamente incredule che rispondevano: solo 5 anni fa voli i low cost non esistevano e i viaggi in aereo erano ben più costosi (stiamo parlando di colleghi meno che trenteni): com'è possibile che i prezzi tornino a salire visto che sono sempre scesi?

Lei con questo post ricorda una parte importante di ciò che si dovrebbe argomentare, ovvero che la produzione petrolifera no è più aumentata dal 2005 e negli ultimi mesi sembrerebbe anzi scendere. Alla minor produzione, si associano costi di estrazione via via crescenti che fan sì che la risorsa energetica "petrolio" stia conoscendo un declino che inizia a farsi sentire. Anche se l'impressione che oggi ho avuto è che sia difficile argomentare il "quando ciò avverrà?" perché la produzione ha conosciuto sempre delle oscillazioni, che ora sono amplificate anche da un periodo di turbolenza finanziaria che, "si sa passerà... ne sono passate tante...stiamo meglio oggi che nel '29" . Per molti è difficile afferrare l'idea del declino del petrolio.

Anonimo ha detto...

Il calo degli ultimi mesi è dovuto all'impatto dell'uragano Ike sulla produzione del Golfo del Messico.

Anonimo ha detto...

Volevo dire che è dovuto ANCHE all'impatto di Ike.

Marc ha detto...

Ma è anche dovuto al calo della domanda!!
Prendete un grafico di produzione di lungo periodo e vedrete che durante le depressioni (per esempio l'ultima del 2001) la produzione cala e aumenta la spare capacity.

Più del grafico della produzione, bisogna porre l'attenzione su quello della CAPACITà PRODUTTIVA!

Carlo Stagnaro ha detto...

Ugo - Non sono d'accordo. Mettiamo da parte la mia posizione antipicchista. Se il calo produttivo fosse dovuto a ragioni fisiche, avremmo visto i prezzi non dico crescere, ma almeno restare su livelli molto sostenuti. Il fatto che siamo sotto i 70 dollari (e che - prudentemente, attentamemnte, coscienziosamente esaminando - ci siano spazi per ulteriori cali) mi lascia pensare che abbia ragione anonimo: il calo produttivo è dovuto all'indebolimento della domanda (e alla decisione dell'Opec di ridurre la produzione, presa qualche settimana fa, che rispecchia lo stesso fenomeno). Non ti pare che questa sia la spiegazione più semplice e più probabile della stagnazione produttiva?

Carlo ha detto...

Tre/Quattro anni sono pochi: ne servono almeno quattordici per pareggiare con la storia

come ho calcolato qui

http://perassi.org/2008/07/02/local-maximus-of-oil-extraction/

Ugo Bardi ha detto...

Carlo e anonimo, scusate, ma non avete letto che cosa ho scritto? Ho scritto che "A questo punto, la domanda è diminuita, con essa i prezzi. Questo influisce sugli investimenti e - bang! - la produzione scende." In questa fase, è chiarissimo che è il calo della domanda che causa il picco !!!

Ma, attenzione, domanda e offerta sono legate fra di loro da un feedback molto forte, per cui è difficile separarli. L'offerta cala quando cala la domanda e viceversa. L'abbassamento dei prezzi potrebbe far ripartire la domanda e questo farebbe ripartire anche la produzione: E' tipico dei sistemi a feedback di generare oscillazioni. Le vedremo nel futuro, ma questo non cambierà il fatto che ci sarà un picco.

C'è in giro la curiosa idea che il picco debba essere dovuto a fattori soltanto geologici. Perché mai? L'economia e la geologia sono anche quelle legate fra loro da dei feedback molto forti. Il picco è dovuto all'interazione di questi feedback e non lo si spiega prendendo in considerazione la sola geologia (come qualcuno ha tentato di fare a ASPO-VII) e nemmeno la sola economia (infatti, molti economisti non ci credono :-) ). IL picco è dovuto all'interazione fra geologia e economia.

Anonimo ha detto...

A meno che non si voglia per forza dimostrare che il petrolio seguirà quella curva di Hubbert, a me sfugge qualcosa.
Se cala la domanda, calano i prezzi e la produzione. LA base dell'economia da che mondo è mondo. Sfugge il motivo per il quale se riparte la domanda non dovrebbe ripartire la produzione.....perchè lo dice la curva di Hubbert?
A meno che gli arabi non si vedano evaporare le riserve, il livello di produzione precedente a questi tagli dovrà ritornare.
Credo che invece i cosiddetti picchisti non lo ritengano possibile.
Sempre se non ho capito male, i picchisti dicono che la produzione era già in calo ai prezzi massimi e che il crollo della domanda e dei prezzi ha senz'altro favorito il crollo della produzione, che non si riprenderà mai al punto precedente. Altrimenti che curva a campana sarebbe?
MAH, mi sembra un voler seguire per forza una curva

Anonimo ha detto...

Su un cambiamento epocale, non discuterei di periodi di giorni o di mesi. E non importa nemmeno identificare l'ora esatta del picco. L'importante è prepararsi per tempo.

Anonimo ha detto...

Da quel poco che ho potuto capire del picco di produzione, è possibile che nel futuro un aumento della domanda non porti (per ragioni geologiche) ad un aumento di produzione, nonostante gli sforzi.
Già questa estate, con il prezzo del petrolio alle stelle, e con la domanda che superava l'offerta, la produzione è rimasta costante. Segno che non era possibile produrre di più? E' possibile. Adesso la produzione scenderà, perchè la crisi economica distruggerà una buona quota della domanda. Se e quando la crisi sarà passata, potremo avere la conferma del fatto che il picco ci sia stato o sia di la da venire.

Anonimo ha detto...

"coscenziosamente"

ehm...senza voler fare il saccente, ma...

"coscienziosamente" !

Saluti!

Anonimo ha detto...

.....aspetterei le elezioni americane e quello che succede in seguito. Penso che ci sia una connessione anche con questo....

Maria

Anonimo ha detto...

Esistono curve sullo sviluppo dei prezzi e la produzione del petrolio? Da leggere in contemporanea - giusto come indicazione grafica.

Maria

Ugo Bardi ha detto...

Coscenziosamente.... ahia... ho fatto la parte della Gelmini con l'Egida. Meno male che non mi faranno mai ministro della pubblica istruzione!!

(grazie per la correzione. Modifico il titolo)

Ugo Bardi ha detto...

Anzi, ho proprio levato "coscenziosamente" per sostituirlo con "cautamente" che mi sembrava più vicino a quello che volevo dire

Ugo Bardi ha detto...

Caro anonimo, in effetti ti sfugge qualcosa. Ovvero, ti sfugge il fatto che i costi di produzione delle risorse non rinnovabili aumentano in funzione del graduale esaurimento.

Se il petrolio fosse una risorsa rinnovabile, arriveremmo in effetti a quell'equilibrio fra domanda e offerta di cui si legge nei libri di economia del primo anno. Però, in quei libri si parla di carciofi, scarpe o pomodori, ma non di petrolio.

Nel caso del petrolio, una buona funzione che descrive (approssimativamente) l'andamento dei costi di produzione è 1/R, dove "R" è l'ammontare della risorsa rimanente. Siccome R tende a zero, i costi tendono all'infinito. Molto prima, arrivano a un valore che l'economia non si può permettere di pagare. Questo genera il picco.

Ugo Bardi ha detto...

"Sempre se non ho capito male, i picchisti dicono che la produzione era già in calo ai prezzi massimi"

Qui, è bene fare qualche precisazione. "I picchisti" (termine un po' vago, ma prendiamolo per buono) non hanno mai detto che "la produzione era già in calo ai prezzi massimi". Il diagramma all'inzio del post è chiaro: la produzione ai prezzi massimi era in crescita, non in calo.

Tuttavia, è vero che alcuni esponenti del movimento del peak oil (come Deffeyes) hanno proposto che alcuni dei picchi della curva fossero "il" picco. Ovvero, hanno proposto che la produzione sarebbe dovuta calare già qualche tempo fa. Come ho detto nel post, questo non si è verificato. Questi picchi erano delle oscillazioni temporanee, non "il picco". D'altra parte, i picchisti più in vista, come Campbell, hanno detto che il picco si verificherà fra il 2008 e il 2010. Questa è una delle ragioni per la quale mi sembra ragionevole considerare che - prudentemente, attentamente, cautamente - la discesa che vediamo oggi potrebbe essere "il picco". Poi, vedremo; ma che il picco sia nel 2006 o nel 2010, non è che cambi molto.

Anonimo ha detto...

Pertanto se questo potrebbe essere il picco, significa dire che al prossimo recupero economico (se ci sarà, come ha detto qualcuno) al ritorno di una domanda pari a quella precedente, i prezzi DOVRANNO ESSERE SUPERIORI.
Altrimenti il discorso non regge.
No?

Ugo Bardi ha detto...

Anonimo, non è che "devono" per forza essere superiori. Lo saranno per ovvie ragioni pratiche. Quando si comincia a sfruttare una risorsa, si parte dalla frazione meno costosa; via via che questa si esaurisce, bisogna passare alle frazioni progressivamente più costose.

Non è teoria; è pratica. Una volta, estrarre petrolio dai pozzi sauditi costava 3-5 dollari al barile. Oggi, I dati dell'IEA dicono che già due anni fa costava oltre 25 dollari al barile, che è molto di più anche tenendo conto dell'inflazione. E' continua ad aumentare per via delle manovre sempre più elaborate che bisogna fare per mantenere il flusso di estrazione

Anonimo ha detto...

Se i prezzi non dovranno necessariamente essere superiori, al rialzo della domanda; se i produttori si accontenteranno nel nuovo scenario di margini inferiori, quindi, considerando il rialzo dei costi di produzione....a noi cambia poco, va bene lo stesso

Anonimo ha detto...

Vorrei sapere se esiste un libro (possibilmente in italiano) che spieghi in modo abbastanza dettagliato (anche se ci sono formule non mi spavento!) le più recenti teorie sul picco del petrolio. Mi piacerebbe molto approfondire questo argomento che seguo da diversi anni più che altro attraverso il suo blog. Grazie!

Lorenzo Montini

P.S. Se metto come identità "Nome/URL" e non scrivo niente su URL non mi pubblica il commento dicendo che nell'URL ci sono caratteri non consentiti.

Ugo Bardi ha detto...

Beh, non c'è un libro specifico sull'argomento "teoria del picco del petrolio". Ti suggerisco però di leggere l'ultimo libro del gruppo dei "Limiti dello Sviluppo", uscito nel 2006. e edito da Mondadori Oscar 2006, il titolo mi sembra che sia "I nuovi limiti dello sviluppo". La teoria è la stessa

Anonimo ha detto...

Grazie!
Ma a dire il vero l'ho già letto qualche mese fa e devo dire che l'ho trovato molto interessante, è sorprendente quanto un concetto che si potrebbe definire "ovvio" (quello dei limiti della crescita), non venga neanche preso in considerazione dalla stragrande maggioranza delle persone, comprese quelle dotate di grande cultura (quando si parla di sostenibilità sembra quasi ci si riferisca alla soddisfazione dei capricci di qualche fanatico ecologista).
Per quanto riguarda il picco spulcerò il materiale da internet dove se ne trova in abbondanza.
Volevo inoltre segnalare che non riesco ad aprire il portale del sito di ASPO Italiano ci sono problemi?
Grazie

Lorenzo Montini

Ugo Bardi ha detto...

Per il sito, si , ci sono problemi. Il nuovo sito di aspoitalia dovrebbe nascere a giorni.

Anonimo ha detto...

Io consiglerei come libro anche: " la fine del petrolio" di Ugo Bardi, chissa chi è questo autore? eehehehehehe

Paolomot

Carlo Stagnaro ha detto...

Ugo - Se posso correggerti, i costi marginali di estrazione crescono con l'esaurirsi (ti passo, per semplicità, il termine) del greggio, e nel breve termine crescono al crescere della domanda. Nel lungo termine, però, gli stessi costi possono scendere col migliorare della tecnologia. E la tecnologia migliora col crescere della domanda. La questione è, insomma, molto complessa e ingarbugliata, e tutto fuorché lineare. Quanto al tema del tuo post, si può aggiungere che la produzione registrerà in questi mesi un ulteriore calo, come conseguenza della riduzione delle quote Opec. Ma non calerà la capacità produttiva - anzi, aumenterà la spare capacity, e questa è IMHO, assieme all'aspettativa di una recessione lunga e dura, la ragione per cui i prezzi non hanno reagito al giro di vite Opec.

Ugo Bardi ha detto...

Carlo, è giusto precisare che stiamo parlando di "costi marginali", ma è più che altro un dettaglio per far piacere agli economisti. Il "barile marginale" è pur sempre un barile. Non è che uno va dal benzinaio a fare il pieno di benzina marginale... :-)

A parte le battute, comunque, il punto centrale della faccenda è proprio quello che menzioni. Secondo un certo tipo di pensiero economico si ha che i costi ("marginali") di estrazione crescono con l'esaurimento della risorsa, ma la tecnologia compensa questo effetto, anzi li riduce proprio. Questo è il pensiero, per esempio, di Nordhaus e di Adelmann.

QUesto tipo di pensiero era supportato fino a non molto tempo fa da dati sperimentali che indicavano che è vero che i costi di estrazione si riducevano progressivamente - nonostante che si continuasse a estraerre. Tuttavia, questo è risultato vero, circa, fino agli anni '80-'90, dopo di che la tendenza si è invertita. Come ha fatto notare, fra gli altri, Ayres, adesso tutti i dati indicano che i costi di estrazione sono in aumento per tutte le commodities minerali. Per il petrolio, lo vedi bene dai dati IEA.

Allora, la mia interpretazione è che la tecnologia ha un effetto sui costi di estrazione, ma non così forte come vorrebbero Adelmann e Nordhaus. E' un effetto, diciamo "marginale" (nel senso comune del termine). Ovvero, a lungo andare la fisica vince sulla tecnologia e i costi dovuti all'esaurimento sovrastano i risparmi che la tecnologia può fornire

Carlo Stagnaro ha detto...

Ugo: il problema, a mio avviso, è distinguere tra breve e lungo termine. "Breve termine", in campo petrolifero, possono essere anche 10 anni o più: è ovvio che i costi marginali sono cresciuti da inizio anni duemila, almeno. La domanda è cresciuta vertiginosamente, e poiché c'è un certo attrito nel sistema gli investimenti non hanno tenuto il passo. Ma man mano che gli investimenti vengono effettuati, cresce la spinta a sviluppare tecnologie in grado di ridurre i costi marginali e rendere profittevoli giacimenti che prima non lo erano. Il mio timore, piuttosto, è oggi che la crisi - causando un crollo della domanda e quindi dei prezzi - possa bloccare gli investimenti, e riportarci, quando sarà finita, al punto di partenza. Cioè a 90-100 dollari.

Anonimo ha detto...

Probabile che succeda quello che dici tu Carlo.