lunedì, aprile 26, 2010

Crisi, fragilità del "posto di lavoro" e autosufficienza


Leggendo questo post di Eugenio Saraceno, mi è saltata all'occhio in particolare una frase: "Come membro di ASPO Italia sono convinto che la crisi economica sia, in buona sostanza, figlia della crisi energetica e pertanto non vedo vie di uscita alla crisi economica se non si risolve il problema energetico. Tendo a pensare che se dovessi rimanere senza lavoro la soluzione potrebbe non essere semplicemente quella di trovare un altro lavoro."
Non si può che condividere questo pensiero così denso di autocritica. Chi legge questo blog spesso e volentieri ha un diploma e/o una laurea, per mezzo dei quali ha trovato e mantiene un "posto di lavoro"; ma il fatto di poter svolgere con continuità un'attività non è affatto ovvio, e soprattutto è garantito dal flusso energetico medio erogato per la società nella sua interezza. Diminuendo le forniture fossili, diminuisce quella che in energetica si chiama "velocità di produzione dell'entropia". Pozzi che pompano meno, meno intermedi chimici, meno semilavorati e manufatti, meno disponibilità di energia elettrica. Meno "lavoro".  Meno servizi. Anche, meno rifiuti ed emissioni.
 La cosa è tutt'altro che scontata; molti pensano che se dovessero perdere il lavoro, ne cercheranno un altro e prima o poi lo troveranno.
Secondo me non sarà esattamente così. La via sarà quella che ha tracciato Eugenio in questo post, seppur con i limiti del caso: uno su tutti, non sarà possibile matematicamente disporre di terre sufficienti per attuare l'optione agricola per ogni nucleo, ma con politiche attente e una corretta suddivisione del lavoro si potrà evitare il collasso  (FG)


created by Eugenio Saraceno

In ASPO Italia non ci facciamo mancare nulla, C'è chi installa pale eoliche e impianti fotovoltaici, chi progetta le innovative farm eoliche troposferiche KiteGen, chi si occupa di veicoli elettrici, chi svolge opera di divulgazione in merito ai cambiamenti climatici e le risorse, chi sui rifiuti; non poteva mancare una sperimentazione sulla coltivazione senza utilizzo di prodotti derivati da idrocarburi (ovvero solo zappa e concime organico, di zappa nemmeno troppa perchè non vogliamo rovinare il suolo).

Poco più di un anno fa, in piena tempesta finanziaria, temendo per i risparmi, ho acquistato un terreno agricolo con un rustico a qualche km da casa mia, 4000 mq, una sorgente naturale, olivi ed alcuni alberi da frutta. Il prezzo? Diciamo che in alternativa avrei potuto acquistare un'auto di media cilindrata.

Da allora dedico una mattina quasi tutti i fine settimana agli esperimenti. Scopo principale sperimentare se un professionista che passa tutta la settimana a lavorare con un computer, inesperto di agricoltura (va bene ho letto qualche libro..) possa essere in grado, in caso di bisogno, di produrre derrate alimentari e legna da ardere per la sussistenza di una famiglia. Considerando tutto ciò che accade ogni giorno intorno a noi ed il numero di persone che hanno iniziato a giocare quotidianamente a win for life non credo di essermi posto un problema tanto assurdo; moltissimi si stanno chiedendo cosa farebbero se perdessero il lavoro, molti stanno cercando di arrangiarsi perchè lo hanno già perso. Come membro di ASPO Italia sono convinto che la crisi economica sia, in buona sostanza, figlia della crisi energetica e pertanto non vedo vie di uscita alla crisi economica se non si risolve il problema energetico. Tendo a pensare che se dovessi rimanere senza lavoro la soluzione potrebbe non essere semplicemente quella di trovare un altro lavoro.

Ed allora via con la sperimentazione sull'agricoltura di sussistenza. Devo dire che il primo beneficio è psicologico, Qualche giorno fa, quando è caduta la neve a bassa quota nel centro Italia vi ho portato mia figlia che voleva fare un pupazzo di neve ma come tutti i papà con tanti pensieri per la testa ho dimenticato di portarle una merendina da casa, e quando si è messa a brontolare che aveva fame è stata decisamente una soddisfazione dirle "aspettami qui" e tornare dopo tre minuti con qualche arancia appena colta da mangiare con gusto.

Ma non è tutto così semplice, il terreno è in pendenza, umido per via della sorgente e quindi infestato di ortiche, equiseti e canne palustri (e zanzare in estate). I rovi avevano avuto la meglio perchè i precedenti proprietari, che l'avevano ereditato, l'avevano trascurato.

Il faticoso (ma non ho più bisogno della palestra) programma di bonifica ha previsto:

- canalizzazione dell'acqua e realizzazione di un invaso in cui sono presenti dei pesci rossi mangia-zanzare e qualche carpa per eliminare le alghe (magari ci scappa una grigliata)

- eliminazione dei rovi (qui ho dovuto impiegare qualche litro di benzina per il decespugliatore, con la falce a mano è troppo faticoso)

- realizzazione di un orto terrazzato con una tecnica derivata dall'agricoltura sinergica, in pratica si forma uno strato con i rovi e le infestanti essiccate e sminuzzate e vi si rivolta sopra la terra dal terrazzo superiore riducendo la pendenza e creando uno strato organico ammendante

- in una piccola serra sul balcone di casa semino periodicamente in vasetti un assortimento di ortaggi da tutte le famiglie (cucurbitacee, ombrellifere, solanacee, crucifere, leguminose, composite) cercando poi di trapiantarle nell'orto rispettando le consociazioni (indicate sulle bustine di sementi)

- sempre sul balcone e con disappunto di mia moglie c'è un secchietto dell'organico in cui mettiamo gli avanzi di cucina in bustine di carta o mater-b. Questa è una fonte di concime che settimanalmente verso in una compostiera e poi, a maturazione avvenuta, distribuisco nell'orto. Così facendo riduciamo anche i nostri rifiuti del 30% e non devo comprare concimi.

- realizzazione di un sistema di irrigazione automatica a gravità: l'acqua della sorgente a monte dell'orto confluisce nell'invaso e da questo un canaletto di troppo-pieno la convoglia in tubi muniti di gocciolatoi (a pochi metri funziona, da verificare se su distanze maggiori la pressione sarà sufficiente)

- da sperimentare: la coltura di cereali nel frutteto, per ora ho messo qualche mq di grano ed orzo, vediamo a Giugno cosa esce, su questo sono pessimista, credo che anche seminando i 2000 mq di frutteto a frumento non sarebbe possibile produrre abbastanza sfarinati per panificare regolarmente, credo che per gli amidi mi affiderò alle ben più produttive patate, sperando di non fare poi la fine degli irlandesi (vedi articoli di Ugo Bardi)

Qualche risultato parziale: da Giugno ad Ottobre abbiamo prodotto alcuni kg di verdure a settimana su una superficie di 50-100 mq. la foto qui sotto mostra il raccolto tipico settimanale a metà estate, una cassetta di zucchine, bieda, pomodori fagiolini e lattuga.


Quest'anno la superficie bonificata è più che raddoppiata e contiamo di aumentare la produzione e, spero distribuirla un pò meglio durante l'anno. Ci sono ortaggi che crescono bena anche d'inverno come ravanelli, insalate e finocchi, ma è fondamentale migliorarne l'esposizione al sole e le tempistiche di trapianto.

Le raccolte di frutta dal frutteto preesistente sono state abbondanti, fichi, cigliege, arance, nespole, uva, qualche pera, pesca e melegrane. Come sopra la mia preoccupazione è distribuire meglio le raccolte nel corso dell'anno altrimenti si rischia di avere abbondanza in alcuni periodi e doversi accontentare della frutta del supermercato nel resto dell'anno. Quindi ho piantato alberelli che fruttificano in periodi autunnali o invernali (kaki, kiwi, melo). Le olive sono andate malissimo con pochi kg benchè ci siano oltre 30 alberi. Gli ortolani vicini mi dicono che l'annata non era buona, boh vedremo l'anno prossimo, intanto mi sono risparmiato qualche giornata che avrei passato al gelo se le piante avessero prodotto di più.

In definitiva, una risposta alla domanda che mi sono posto in partenza, ovvero se è possibile sostentare a livello di sussistenza una famiglia con un acro di terra non è ancora possibile darla ma è certo che se questo risultato fosse raggiungibile necessita comunque di una grande fatica e lunga preparazione.

Tuttavia sono ottimista sul fatto che sia possibile produrre frutta e ortaggi per tutto l'anno distribuendo meglio ed aumentando la produzione (del resto ho sfruttato solo un 10% della superficie che reputo di poter irrigare). Inoltre c'è la possibilità di conservare patate, pomodori, frutta e legumi con varie tecniche.

Per la produzione di proteine devo sperimentare l'allevamento di pesci erbivori, che sono gli organismi più efficienti nel trasformare la biomassa vegetale in proteine (1,5 kg di vegetali per 1 kg di pesce, biomassa ricavata dall'eliminazione delle infestanti, le carpe erbivore sono ghiotte di alghe e germogli di canna palustre)

Non mi è possibile allevare dei polli perchè dovrei andare lì tutti i giorni, però se dovessi perdere il lavoro si potrebbe utilizzare la liquidazione per rendere abitabile il rustico, trasferirsi lì e tenere galline ed una capra per latte carne ed uova completando la dieta. Per scaldarsi con una cucina a legna ci sono le potature del frutteto, gli alberi che si seccano, quelli che possono essere periodicamente abbattuti perchè ricrescono. Non sono confidente sul fatto che le quantità di potature siano sufficienti per scaldarsi tutto l'inverno, penso che sia necessario installare un impianto fotovoltaico per chiudere il quadro della sussistenza. Tra qualche mese spero di dare qualche aggiornamento sulla prosecuzione dell'esperimento.

13 commenti:

Pilotadelladomenica ha detto...

mi sa che leggo troppo questo sito...

...anch'io ho investito i miei (pochi) risparmi, in un po' di terra con casetta! Niente sorgente ma c'è, se serve, un pozzo! E con il camino un minimo di autosufficenza energetica ce l'ho. Spero a breve nei pannelli FV e magari installerò pure una cucina economica ...

Stesse motivazioni tue ma non lo dico troppo se no mi pigliano per paranoico!

Se siamo già in due mi sa che iniziamo una moda!

PS alle patate non avevo pensato...quanti m2 servono per sfamare 2 adulti e due bambini?

Mimmo ha detto...

Che invidia. Io sono fermo all'orto da balcone. Per le patate ho letto da qualche parte che possono essere piantate nei copertoni impilati uno sull'altro. Quando sono mature è sufficiente 'smontare' la pila di copertoni senza dover usare lo scava-patate. Io non posso verificarlo.

Terenzio Longobardi ha detto...

Eugenio sta iniziando ad attuare in piccolo quello che dovrebbero fare i governi nazionali in grande. Cioè una parziale riconversione del sistema produttivo verso l'agricoltura. Con il picco del petrolio e dei combustibili fossili la struttura produttiva fondata sull'industria è destinata inevitabilmente a declinare e la forza lavoro liberata non potrà che essere riconvertita nel settore primario. Invece di continuare a spendere soldi in cassa integrazione nell'attesa di una ripresa economica che non ci sarà, uno Stato lungimirante dovrebbe finanziare programmi di formazione e aiuto alle nuove imprese agricole. Ma un secolo di cultura industrialista fondata sull'illusione progressista della crescita economica illimitata, mi fa dubitare che ciò avverrà.

Paolo ha detto...

Lasciare l'iniziativa ai singoli non risolve granchè perchè un'infinità di persone rimarrebbe ancorata alla problematica vita di città(come potrebbe essere tra qualche anno); non è che tutti possano improvvisarsi agericoltori.
Piuttosto, l'idea che ha Terenzio sulla riconversione nazionale all'agricoltura, sarebbe una delle diverse strategie da adottare per il passaggio poco traumatico al periodo post paradigma petrolifero.
In particolare io punterei sugli orti urbani per quanto riguarda le città; abito in un quartiere periferico di Bari e come tale c'è grande disponibilità di terreni incolti che, con una pianificazione comunale coerente, potrebbero essere assegnati ad interi condomini per la coltivazioni di disparati generi agricoli. Quindi produzione agricola per la città e sussistenza per gli stessi cittadini addetti alla coltivazione.
A mio avviso sarebbe l'unica alternativa alla morte dei medi e grandi centri urbani. Purtroppo le giunte comunali hanno la stessa grave malattia dei governi nazionali, ovvero una grave miopia in ottica futuristica post picco...

Stefano Marocco ha detto...

Interessante... io però dieci litri di benza all'anno li verso nel serbatoio del motocoltivatore per fresare.
Ho letto di pratiche no-till, che però prevedono l'uso di diserbanti. A questo punto, per eliminare le erbe infestanti, preferisco la vanga e la pacciamatura.
Poi, per una generazione di tecnostressati come la mia, l'orto e il giardino sono veramente rigeneranti.

remo ha detto...

Io la scelta di andare a zappare l'ho fatta 17 anni fa, e ora vivo con ca.200 euro al mese e non mi manca niente.Però credo che 4000mq per una famiglia siano un pò pochini.Per gli amidi non credo che le patate siano la soluzione, anche se in teoria con 2-300 mq si potrebbe raccoglierne abbastanza.Ma non sempre vengono come in teoria.Penso che anche qui diversificare sia fondamentale.Il mais rende con più costanza, i cereali si possono seminare con le palline di argilla(Vedere seed balls su youtube), ma soprattutto consiglio il forrest gardening, ovvero ricavare almeno una parte del cibo dagli alberi.Noci, nocciole,mandorle e simili non hanno bisogno di molta manutenzione e danno un cibo molto nutriente. Se poi non si piantano troppo fitti sotto ci possiamo sempre coltivare gli ortaggi(Vedere Farming for the future su youtube).
Purtroppo il guaio è che forse siamo un pò troppi, almeno in Italia.Anche se col forrest gardening il raccolto per superficie è un pò migliore della monocoltura a cereali, in quanto sullo stesso terreni raccogli a più livelli(in basso ortaggi in mezzo per esempio mais o espugli di fruttiferi minori e in alto frutta fresca e secca) non so se la terra a nostra disposizione può bastare.
Mi sa che dovremmo sbatterci parecchio per ricuperare terreni ora occupati da fabbriche, centri commerciali ed altre costruzioni inutili se vogliamo farcela.E senza il petrolio con cui sta roba è stata costruita sarà dura. Auguri a tutti

Simone Martini ha detto...
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roberto ha detto...

gentili signori vorrei ricordarvi che solo la specializzazione nel lavoro ha permesso al genere umano di raggiungere i livelli attuali. pensare di essere autonomi e indipendenti e' una involuzione piu' che un rimedio. e' vero che non sappiamo cosa accadra' ma buttare al mare la cooperazione umana per chiudersi in un campo a sopravvivere puo' essere peggiore del male stesso.
devo pero' dire che questo articolo e' tra i piu' belli finora scritti sul sito.

Frank Galvagno ha detto...

Roberto sono d'accordo che annullare le interdipendenze sia impossibile; ma è anche vero che l'iperspecializzazione ha fatto molti danni e ha creato l'ipertrofia dei dipendenti, che sono "dipendenti" nel vero senso della parola, ossia alla mercè di sistemi energivori che possono incepparsi nel momento in cui i flussi fossili singhiozzeranno.
Non potremo mai essere autosufficienti, ma "riempire" il "tempo libero" che si creerà con la perdita del posto di lavoro con attività di autoproduzione-faidate-microartigianato-miniagro ... questo sì :-)

Mimmo ha detto...

Certo che collaborare con il vicino che ti tratta da pezzente perchè non hai il suv, perchè preferisci spostarti col la bici elettrica o col treno, o perchè ti sei comprato un pezzetto di terra agricola invece della villa al mare sarà una bella esperienza.

roberto ha detto...

frank coltivare l'orto come diceva ghandi fa bene allo spirito e al corpo. su questo non c'e' ombra di dubbio. pensare pero' di sfamare il popolo facendo orti per tutti puo' concretizzarsi in una delusione tremenda.

Simone Martini ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Lopo ha detto...

Anche in questo ambito, noto che la mia è la generazione (quella dei 20-30enni) messa peggio.
Eugenio Saraceno, giustamente, sfrutta la (relativa, temporanea) sicurezza della sua attuale condizione per provare ad assicurarsi il suo futuro.

Molti miei coetanei si ritrovano, invece, ad aver studiato anni per un lavoro che ancora non hanno, o che non durerà a lungo. Per essi, ancora spesso dipendenti dalle famiglie, è ancora più difficile provare ad aprirsi una nuova via:
- precarietà
- soldi da investire pochi o nessuno (e i genitori che vogliono aiutare puntano a comprare la casa, iterando la servitù del debito)
- timori di ripetere lo sbaglio che li ha portati in un vicolo cieco (anche se non è colpa loro, quanto della propaganda sviluppista)
- pressione sociale per intensificare gli sforzi per entrare nell'economia nonostante l'economia non li voglia se non come schiavi sottopagati.


Un giovane in questa situazione si trova troppo isolato per riuscire a prendere decisioni e perseguirle col necessario impegno, quand'anche abbia chiaro il da farsi.