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domenica, novembre 27, 2011

La Terra Svuotata

Esce in questi giorni il mio nuovo libro "La Terra Svuotata". Un bel po' di sangue, sudore e lacrime che il libro mi è costato in questa torrida estate. Ora, per fortuna, è finito

Come vi potete immaginare dal titolo, è una storia delle miniere e dei minatori che parte dalle prime miniere di selce di oltre 10.000 anni fa e arriva alla situazione attuale dove la corsa all'estrazione sta svuotando la terra dei tesori minerali che si erano accumulati nel corso di miliardi di anni di attività geologica. Il libro riprende ed espande anche alcuni dei temi del mio primo libro, "La Fine del Petrolio" del 2003. Si parla anche di energia rinnovabile, delle prospettive della sostenibilità in un mondo svuotato delle sue risorse minerali, dell'immancabile "Limiti dello Sviluppo". Insomma, è un po' un compendio dell' "UgoBardiPensiero".

Per questo libro, devo ringraziare moltissime persone per il loro contributo. In particolare, il titolo mi era costato lunghe elucubrazioni che non mi avevano portato a niente, finché Toufic El Asmar non è venuto fuori con il suggerimento giusto. Ringrazio anche Luca Mercalli per la prefazione come pure tutti i membri di ASPO-Italia.

Di seguito qui, la descrizione sul sito di Editori Riuniti.

[...] Le preoccupazioni sull'esaurimento del petrolio sono all'ordine del giorno, ma sono solo una parte di un problema molto più grande. Quando si esauriranno i minerali? Partendo da questa domanda, Ugo Bardi costruisce un racconto di tutta la storia dell'attività mineraria umana, dall'età della pietra fino al petrolio ai nostri giorni. Abbiamo ancora tante cose da scavare e tanto petrolio da estrarre ma, in tempi non lunghissimi, ci troveremo di fronte al limite della capacità umana di sfruttare il nostro pianeta per le sue risorse minerali. Sarà la “fine del popolo dei minatori” che ci porterà a percorrere strade nuove e sconosciute per tenere in piedi la nostra civiltà. [...]

[...] I cambiamenti causati dall'attività estrattiva umana sono qualcosa che non si era mai verificata con la rapidità attuale in centinaia di milioni di anni di storia planetaria. Questi cambiamenti stanno trasformando la Terra in un pianeta completamente diverso. Non è detto che questo nuovo pianeta che noi stessi stiamo creando non si riveli ostile alla vita umana. Che ci piaccia o no, l'ambiente non è un giocattolo per gli ambientalisti. L'ambiente è quella cosa che ci fa vivere. E noi stiamo giocando con questa cosa che ci fa vivere come se non avesse nessuna importanza. In questo libro troverete una descrizione della situazione petrolifera e di tutte le risorse naturali, minerali e rinnovabili. Ci troverete le ragioni che ci spingono a dipendere così totalmente da risorse insostituibili e non rinnovabili. Ci troverete come la nostra fissazione con il petrolio ci stia conducendo a uno scontro con l'ecosistema causato dall'esaurimento e dall'inquinamento; uno scontro che non possiamo vincere, comunque vada. E, infine, ci troverete qualche nota sul futuro che forse vi potrà essere utile. Come si sa, il futuro non si può prevedere, ma riguardo al futuro si può essere preparati. [...]

(Dall’introduzione dell’autore)

Ugo Bardi, è docente dal 1990 presso il Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze. La sua carriera precedente include periodi di studio e insegnamento presso le università di New York, Marsiglia, Berkeley e Tokyo. Attualmente si occupa di nuove tecnologie energetiche e di politica dell’energia È membro dell’associazione ASPO, un gruppo di scienziati indipendenti che studiano le riserve di petrolio mondiali e il loro esaurimento. Ha pubblicato: La fine del petrolio, Editori Riuniti, 2003; Il libro della Chimera, Edizioni Polistampa Firenze, 2008; con Giovanni Pancani, Storia petrolifera del bel paese, Edizioni Le Balze, 2006; The Limits to Growth Revisited, Springer Briefs in Energy, 2011.

INDICE

9 Prefazione di Luca Mercalli


11 Introduzione

Parte prima. Minerali

19 Il popolo dei minatori
59 Il regalo di Gaia: l'origine dei minerali
83 La macchina mineraria universale: energia ed estrazione

Parte seconda. Energia

113 L'ankus del re: la storia dei combustibili fossili
143 Il genio dell'energia: uranio e l'ultima speranza per la crescita
173 L'oca nella bottiglia: le energie rinnovabili

Parte terza. Sostenibilità

217 Balene e barili: come si esauriscono le risorse
242 L'isola degli angeli: modelli del mondo
267 Il cuculo che non voleva cantare; oltre il collasso

287 Conclusione

martedì, novembre 16, 2010

ASPO: un consuntivo al quarto convegno



E così, con il convegno di Trento, siamo arrivati al quarto convegno di ASPO-Italia. L'associazione esiste ormai da almeno sette anni, da quando Colin Campbell, fondatore di ASPO-internazionale, venne al polo scientifico di Sesto Fiorentino a farci una conferenza sull'esaurimento del petrolio. Nel pomeriggio, un gruppetto di persone impressionate dall'esposizione di Campbell si riunì nel mio ufficio per dare inizio a questa avventura.

Possiamo provare a fare un consuntivo della nostra attività? Che cosa abbiamo ottenuto, e che cosa speriamo di ottenere? Beh, questo dipende dagli obbiettivi che ci siamo posti. Fin dall'inizio, abbiamo pensato ad ASPO come qualcosa di orientato alla comunicazione verso l'esterno. Ovvero, non era il nostro obbiettivo prioritario quello di fare ricerca accademica. In effetti, anche a livello di ASPO-Internazionale, l'impostazione è la stessa.

Comunicare qualcosa, ovviamente, ha lo scopo di generare un cambiamento e il nostro scopo fin dall'inizio era di favorire la transizione verso una società sostenibile. Il nostro messaggio, riassunto in una sola frase, dice che il graduale esaurimento delle risorse minerarie ci sta portando verso una società che avrà un output industriale e agricolo molto più ridotto dell'attuale.

Ma comunicare a chi? Qual'è esattamente il nostro target? Su questo punto, abbiamo molto discusso, con diverse opinioni. Credo che possiamo riassumere le opzioni come:

1. Parlare al popolo. La gente, ascoltando il nostro messaggio si convincerà della bontà delle nostre argomentazioni ed eleggerà dei leader intelligenti e preparati che faranno delle leggi giuste e appropriate per gestire il cambiamento nel miglior modo possibile...... Oops......, come non detto....

2. Parlare ai leader, ovvero "all'orecchio del principe". Dopo di che il principe, convinto della bontà delle nostre argomentazioni, prenderà i provvedimenti necessari per sterzare la società verso la sostenibilità In altre parole, ASPO dovrebbe giocare il ruolo di Giuseppe, nella storia biblica, che va dal faraone e lo avverte dell'incipiente arrivo del periodo di vacche magre. Questa è un'idea che ci era parsa interessante inizialmente. Poi, nella pratica, ci siamo accorti che se vai a raccontare il problema dell'esaurimento delle risorse all'equivalente moderno del faraone, quello al massimo ti risponde "bunga-bunga."

3. Parlare agli illuminati, ovvero agli "opinion leader" o anche ai "lamed wufniks" che, secondo la tradizione ebraica sono i saggi che reggono le sorti del mondo - senza saperlo loro stessi. Questa è una possibilità interessantissima che vedo spesso funzionare quando qualcuno che non avevo mai visto prima mi dice che ha letto il nostro materiale e lo ha capito. Questo tipo di approccio è sostanzialmente "virale" e mira a una trasformazione dal basso della società.

Elaborando su queste considerazioni, una delle cose di cui ci siamo accorti è che i leader attuali sono interessati a tutt'altre cose che al buon governo del paese. Più che altro, sono impegnati nell'arraffare quello che possono, finché possono; questa è una necessaria conseguenza della "lobbyzzazione" della società. Nella pratica, ogni proposta di riforma si scontra con il fatto che cambiare qualcosa nella società va necessariamente a impattare sulla capacità di una o più lobby di arraffare la loro parte di bottino. Se la proposta di cambiamento guadagna un certo peso e un certo momento di quantità di moto, la reazione delle lobby danneggiate può essere - e di solito è - estremamente aggressiva. Lo si è visto già a partire dagli anni '70, quando il gruppo di intellettuali chiamato "Il Club di Roma" cercò di "parlare all'orecchio del principe" dicendo già allora le cose che stiamo dicendo noi, ovvero "I Limiti dello Sviluppo". Sapete tutti come è andata a finire, con messaggio e messaggeri ridicolizzati, marginalizzati e demonizzati. E' già tanto che la nostra società è un po' meno violenta di quella medievale, altrimenti li avrebbero messi al rogo fisicamente.

La stessa violenta reazione da parte delle lobby minacciate l'abbiamo vista recentemente per il caso del messaggio lanciato dai climatologi. Qui, la demonizzazione è stata anche più violenta che nel caso dei "Limiti dello Sviluppo" con minacce di morte sparate un po' a tutti quelli che hanno sostenuto certe cose; minacce che, per fortuna, per ora non si sono concretizzate. Il messaggio di ASPO, finora non ha ricevuto questo tipo di demonizzazione/ridicolizzazione. Credo che sia più che altro perché, per ora, non abbiamo dato così tanto fastidio come i climatologi e - al loro tempo - il Club di Roma. Alcune avvisaglie però le abbiamo avute; con attacchi abbastanza violenti (verbalmente) da parte di qualche esagitato. Al momento in cui dovessimo trovarci ad avere una visibilità e un impatto ben superiore all'attuale, dobbiamo aspettarci un trattamento simile e non sarebbe una cosa piacevole.

Personalmente credo la nostra potenzialità strategica in termini mediatici è notevole se la sapremo sfruttare. Il nostro messaggio, basato sul "pensiero dinamico" è articolato ed evoluto - ben superiore al "pensiero barbaro" che altri portano avanti anche con buone intenzioni. Il pensiero barbaro vuole che ci siano soluzioni semplici a problemi complessi: è il pensiero degli assessori che mettono doppi vetri alle finestre del palazzo del comune, quello dei nuclearisti che credono che per risolvere tutti i problemi basti costruire centrali, quello dei sequestratori di CO2 che sostengono che il problema si risolva nascondendolo sottoterra, quello dei sostenitori dei biocombustibili che credono che un agricoltura che si basa tutta sui combustibili fossili possa produrre equivalenti dei combustibili fossili, e tanti altri esempi.

Purtroppo, ti accorgi che il pensiero barbaro è imperante a tutti i livelli, con le decisioni prese sulla base di pezzi e bocconi mal digeriti delle notizie che si leggono sui giornali - a loro volta pezzi e bocconi mal digeriti di quello che era la notizia originale. Questo non ci sta portando da nessuna parte. Il clima è al collasso, l'esaurimento graduale delle risorse sta avanzando, la crisi economica ci sta sommergendo. Nessuno, tuttavia, sembra in grado di pensare o fare qualcosa di utile.

Se dobbiamo sopravvivere alla crisi in corso (e il bello deve ancora venire), dobbiamo sviluppare strumenti intellettuali che ci permettano di gestire una società estremamente complessa che non riesce a trovare un equilibro accettabile con se stessa e con l'ecosistema. Per gestire una società complessa, occorre un pensiero complesso: il pensiero dinamico. E' un tipo di pensiero che si basa sull'esame delle interazioni fra tutti gli elementi di un sistema e che tiene conto del fatto che ogni azione fatta su un sistema complesso genera una cascata di reazioni che possono annullare gli effetti voluti e - anche - fare di peggio. E il tipo di pensiero alla base dello studio "I Limiti dello Sviluppo" ma un pensiero complesso non è necessariamente complicato. E' un modo naturale di pensare, non richiede particolare istruzione o competenze; è soltanto l'esposizione continua ai media che lo distrugge. Avvicinarsi al pensiero dinamico vuol dire acquisire capacità analitiche e predittive impensabili in altri modi di pensiero.

La conseguenza principale - e anche la più ovvia - della visione dinamica è semplice: il cambiamento è inevitabile; non dobbiamo resistere al cambiamento, dobbiamo guidarlo. Più ci affanniamo a mantenere le cose come stanno, più esauriamo le preziose risorse che dovremmo risparmiare per gestire il cambiamento in modo non traumatico. Dobbiamo uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili il più presto possibile e questo richiede dei sacrifici. Richiede dei sacrifici investire nell'energia rinnovabile, nell'agricoltura sostenibile, nella decarbonizzazione dell'economia. Ma se non accettiamo di fare dei sacrifici ora, ne dovremo fare di molto più duri e pesanti nel futuro. La sostenibilità non è una scelta in un mondo finito, è un obbligo, che piaccia o non piaccia.

Quindi, più che altro c'è bisogno di insistere e andare avanti con le nostre idee e i nostri studi. E' un tentativo di riforma "dal basso" che si basa sulla diffusione dei concetti di sostenibilità fra persone di buona volontà. Probabilmente non riusciremo a fermare il collasso imminente, ma possiamo ridurne un po' le conseguenze. Proviamoci.

martedì, aprile 28, 2009

Dal Marocco

Marrakesh è una città con un suo stile molto particolare. Mezza francese e mezza araba, il traffico è caotico con i motorini che si infilano a tutta velocità per le strade strette della Medina. Evidentemente, il buon Dio protegge i guidatori - Inshallah!


Sono di ritorno da alcuni giorni in Marocco, dove ho partecipato a una riunione dedicata al progetto RAMSES, il veicolo elettrico agricolo. I colleghi del CDER (centro per lo sviluppo delle energie rinnovabili) mi hanno anche portato a spasso a vedere diverse realizzazioni che hanno fatto per la sostenibilità. Vi passo qualche foto con brevi commenti.

Il souk della Medina di Marrakesh. Da una visita di qualche anno fa, mi ricordavo i commercianti del luogo come persone cortesi e raffinate con le quali era un piacere trattare. Quest'anno, li ho trovati molto più aggressivi - decisamente troppo. La crisi colpisce tutti, ma in primo luogo quelli che dipendono dal turismo.


Nonostante la forte turisticizzazione della Medina, gli abitanti mantengono notevoli capacità artigianali. Questo signore lavora il legno con un tornio a piede che probabilmente è una tecnologia che esiste da secoli.



Nonostante la confusione e il rumore, sui tetti della Medina nidificano le cicogne. L'ambiente non deve essere troppo inquinato, evidentemente.



Su un giornale di Marrakesh, l'autore se la prende con il governo Italiano accusato di razzismo e di sfruttare il lavoro degli immigrati Magrebini. Dice che gli Italiani non si ricordano più di quando erano loro gli emigranti poveri negli Stati Uniti. Non gli si possono dare proprio tutti i torti.



Nonostante gli articoli sui giornali, non proprio favorevoli agli italiani, l'ospitalità Marocchina rimane una cosa straordinaria. Per esempio, ho domandato a un collega, uno dei tecnici del CDER, dove potevo andare a mangiare un buon couscous. Lui mi ha risposto "ti ci porto io" e mi ha portato a casa sua dove mi ha offerto un couscous fatto in casa che era una cosa favolosa. Lo vedete nella foto qui sopra.



L'hammam "ecologico" di Attauia, circa 100 km a nord di Marrakesh. E' una realizzazione del CDER che ha apportato delle migliorie a un hammam esistente per diminuire il consumo di legna. Questo è l'ingresso; molto tipico di questi bagni pubblici. Ci sono circa 5000 hammam pubblici in tutto il Marocco e consumano una quantità di legna non trascurabile per un paese che ha gravi problemi di erosione.



Mi dispiace di non potervi far vedere l'interno dell'hammam di Attaouia ma, ovviamente, non sarebbe stato il caso di fare delle foto mentre c'era gente che si lavava. Però ho trovato su internet un'immagine che ci somiglia molto (link). Come vedete è un ambiente molto rilassato e tranquillo.



In compenso, vi posso far vedere il proprietario dell'Hammam di Attaouia (col caffetano blu), il suo segretario (col caffetano marrone) e il sottoscritto (senza caffetano). Molto gentilmente, mi hanno invitato a pranzo e quello che vedete dietro, è l'ingresso del ristorante.


Questa che vedete è la caldaia a legna che alimenta il boiler dell'acqua dell'hammam. Un semplice intervento di isolamento termico delle pareti della caldaia ha permesso di risparmiare molta legna


Qui vedete l'impianto a pannelli solari sul tetto dell'Hammam, realizzato dal CDER. In estate, i pannelli sono sufficienti da soli per scaldare l'acqua e la caldaia può essere spenta. In primo piano, Jerzy Karlowski, ricercatore dell'IBMER (istituto per la meccanizzazione e l'elettrificazione dell'agricoltura) di Poznan, in Polonia. IBMER è uno dei partners del progetto RAMSES.



Il parco eolico di Amoghduil, vicino a Essaouria, sulla costa. Il Signore ha benedetto il Marocco con tanto vento e tanto sole. Qui, c'è un bellissimo parco eolico di 71 turbine Gamesa per un totale di 60 MW di potenza massima. Mi hanno detto che il parco viaggia alla massima potenza per il 48% del tempo. Allahu akbar!



Il Signore ha anche benedetto il Marocco con molta acqua che cade come pioggia sulle montagne dell'Atlante. Però, gli uomini non ne hanno saputo fare buon uso. Qui vedete montagne completamente erose, senza più un solo albero - probabilmente sono finiti nella caldaia di qualche hammam molti anni fa. Senza alberi come protezione, la pioggia ha dilavato il suolo fertile, lasciando questo paesaggio lunare. La lotta contro la deforestazione è un punto cruciale del futuro del Marocco e il lavoro che fa il CDER è essenziale.



Il deserto alle porte del Sahara, vicino a Ouarzazate. A differenza dell'erosione delle montagne dell'Atlante, questo deserto è sostanzialmente "naturale" e risale al cambiamento climatico dell'inizio dell'Olocene, circa 10,000 anni fa.



L'antica kasbah di Ouarzazate. Architettura adattata al clima locale, con i muri spessi e le finestre piccole, dentro (si può visitare) ci si sta che è una meraviglia anche senza aria condizionata.



Per finire, un bel tramonto sull'Atlantico, davanti a Essaouira.