giovedì, aprile 02, 2009

La guerra contro il recupero delle risorse: una sconfitta per tutti




Una volta, recuperare il ferro era considerato un dovere patriottico. Anche oggi, il recupero delle "materie seconde" è una sorgente di materiali preziosi per l'economia. In Toscana, tuttavia, si fanno chiudere le cooperative che recuperano il ferro, togliendo il lavoro a molte famiglie e facendo un danno a tutti quanti.


Riciclare il ferro è un'attività che si fa da tempo immemorabile: era un lavoro non nobile ma che aveva una sua dignità. Al tempo del fascismo "dare ferro alla patria" era diventato addirittura un dovere patriottico. Oggi, ci sembra di essere più ricchi di allora, ma riciclare il ferro è pur sempre un attività che rigenera delle preziose materie prime che altrimenti dovremmo importare dall'estero. Ed è materiale che altrimenti finirebbe in discarica o disperso ai bordi delle strade. Chi potrebbe mai dir male del recupero del ferro?

E invece, in Italia, ci ritroviamo con delle leggi che possono essere interpretate in modo da rendere illegale il recupero del ferro o di qualsiasi altro materiale. Non solo, ma abbiamo anche qualcuno che si è messo di buona volontà a interpretarle in questo modo e anche ad applicarle distruggendo un'attività che stava dando lavoro a decine di famiglie e facendo un'opera utile a tutti.

La storia comincia qualche anno fa, in Toscana dove, con il supporto delle istituzioni e della magistratura, sono nate tre cooperative sociali gestite principalmente dai Rom locali per il recupero del ferro di scarto. Era un lavoro duro e pesante, che però rendeva anche discretamente e permetteva ai membri delle cooperative di vivere in modo dignitoso.

Negli ultimi mesi, tuttavia, queste cooperative sono state soggette a una serie di ispezioni da parte dalla polizia del corpo forestale. Gli agenti si sono presentati all'improvviso, mitra in mano, requisendo i documenti e controllando tutto. Ma, nonostante le irruzioni spettacolari, non è stato possibile trovare niente di illegale o estraneo alle attività delle cooperative. Niente droga, niente refurtiva, niente del genere. La documentazione di rito era tutta a posto, con tutti i fogli e i moduli del caso: i "Fir" formulari di identificazione rifiuti, regolarmente compilati in quattro copie per ogni carico riciclato.

Poteva finire così? Assolutamente no! E, infatti, una delle norme fondamentali della burocrazia è che qualsiasi cosa fai, anche se ti ha detto di farla un funzionario, puoi sempre trovare un funzionario uguale e contrario al quale non va bene. Se questa norma si aggiunge all'altra che dice che comunque vada, devi sempre pagare, allora la burocrazia si trasforma in una trappola mortale dove qualsiasi cosa fai sei fregato.

Qui, i funzionari che hanno esaminato la documentazione delle cooperative hanno deciso di interpretare in senso restrittivo e letterale la norma detta della "tracciabilità dei rifiuti" che vuole che se ne debba sapere la strada percorsa fin dall'origine. La norma è sensata in termini generali ma, ovviamente, se la si applicasse alla lettera, non sarebbe possibile riciclare niente. Ogni tappo e ogni bottiglia avviate al riciclo dovrebbero essere accompagnate da un modulo fir in quattro copie con il nome, cognome, indirizzo e codice fiscale della persona che le ha buttate nel cassonetto.

Questo vale anche per il ferro raccolto dalle cooperative, che era ferro trovato agli angoli delle strade o recuperato presso cantieri e cose del genere. Nei moduli fir, come "origine del rifiuto" c'era la cooperativa. Questa è un'interpretazione valida della legge e, comunque, l'unica possibile se uno vuole riciclare quello che altrimenti resterebbe abbandonato in giro.

Ma chi ha inventato questa guerra contro il recupero del ferro ha trovato il modo di usare la norma per distruggere le cooperative. Stabilito che l'origine dichiarata dei carichi di ferro non era quella giusta, ne consegnue che ogni modulo era irregolare. Siccome la norma prevede una multa da 1000 euro in su per ogni irregolarità, il risultato finale è stato un totale di 19 milioni di euro di multa fatte alle tre cooperative (questo è un totale provvisorio, le multe continuano ad arrivare). Ovviamente, le cooperative non possono che chiudere in queste condizioni; fra le altre cose si sono visti anche sequestrati i furgoncini che usavano per lavorare.

Così, il risultato è che decine di famiglie hanno perso il lavoro, le cooperative hanno chiuso e riciclare il ferro è diventato un'attività illegale in Toscana. Adesso, i Rom che gestivano le cooperative non potranno fare altro che tornare a lavori saltuari e al nero - se non illegali - e ad essere un peso per la comunità. Un altro risultato è stato di fermare un'attività che poteva essere un esempio su come gestire quelle cose che chiamiamo "rifiuti" ma che non lo sono, ma sono invece materie seconde di cui abbiamo disperatamente bisogno per mandare avanti il "sistema Italia".

Non so cosa pensate voi di questo disastro. A me ricorda cose come il "cupio dissolvi" di cui parlava Paolo di Tarso, oppure l' "istinto di morte" di cui parlava Sigmund Freud. O forse la leggenda dei lemming che corrono come pazzi per buttarsi giù tutti insieme dal precipizio. Oppure, quelle belve in gabbia che finiscono per impazzire e per automutilarsi.

Per ogni volta in questo paese che qualcuno riesce a mettere su qualcosa di buono, viene sempre fuori qualcun altro che lo distrugge facendo del male anche a se stesso e a tutti quanti. Questa è l'essenza di questa guerra contro il recupero delle risorse: comunque vada, siamo tutti sconfitti.

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Qui di seguito, riporto l'articolo di Repubblica sulla faccenda. Ho contattato l'avvocato Luca Mirco che mi conferma che tutto questo è vero. Io stesso ve lo posso confermare in quanto conosco i gestori di una di queste cooperative.

La repubblica, 15/3/09 (Firenze III) 
Il Caso

Coop dei rom, maxi multa da 19 milioni euro

FRANCA SELVATICI

LE COOPERATIVE sociali specializzate nella raccolta di rottami metallici sono in ginocchio. Nel giro di sei mesi il Corpo Forestale dello Stato ha elevato verbali di contravvenzione per quasi 19 milioni di euro nei confrontidelle cooperative La Bussola di Pistoia, I Ferraioli di Prato e L’Olmatello di Firenze e dei soci raccoglitori di ferraglie, per lo più rom e slavi. La loro colpa: aver trasportato «rifiuti speciali non pericolosi con formulari di identificazione rifiuto (Fir) recanti dati inesatti». Per molti dei soci, avviati al lavoro dalla magistratura e da enti che si occupano del recupero sociale di ex detenuti, è a rischio il percorso di riabilitazione.
Spiega l’avvocato Luca Mirco, che li assiste nei ricorsi alla Amministrazione Provinciale: «Questo sistema di cooperative è nato con il favore della politica. È un lavoro utile all’ambiente e contribuisce alla sicurezza sociale, perché allontana dalla illegalità soggetti svantaggiati. Ai soci vengono dati in comodato gratuito furgoncini sui quali caricano ferraglie raccolte nei cassonetti dei rifiuti o fra gli scarti dei cantieri edili, per portarle ai centri di raccolta autorizzati, come Toscana Rifiuti. Qui i rottami vengono pesati e i raccoglitori incassano subito il corrispettivo, che per l’80% va a loro e per il 20% alla cooperativa. In questo modo riescono a mantenere le famiglie».
Dopo i controlli del Corpo Forestale, però, molti di loro hanno ricevuto verbali di contravvenzioni per cifre spaventose. E i furgoncini sono stati sequestrati. «Si era creato un circolo virtuoso — sottolinea l’avvocato Mirco — era un modo per riabilitare molti soggetti. Ora però sono spaventati a morte».
La Forestale ha applicato le norme in materia ambientale, che prescrivono la tracciabilità dei rifiuti. I Fir (formulari di identificazione rifiuti) devono riportare nome e indirizzo del produttore e del detentore. Nei formulari controllati dalla Forestale, alla voce produttore o detentore risulta indicata la cooperativa di appartenenza dei raccoglitori. Ma nessuna delle tre coop produce o ha in deposito rifiuti. Di qui le contestazioni. Per ogni Fir inesatto la legge prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 1600 a 9300 euro. Poiché, secondo le accuse, tutti i Fir sono inesatti, le sanzioni hanno raggiunto cifre stratosferiche.
«Ma come si fa a indicare la provenienza di un cassonetto o una discarica?», obietta l’avvocato. Una via di uscita per non distruggere il lavoro dei ferraioli potrebbe esserci. La legge sui rifiuti esenta gli ambulanti dalla compilazione dei formulari. Ma chi rilascia la licenza di ambulante? La Camera di Commercio dice che deve farlo il Comune. Il Comune dice che con la legge Bersani la licenza non c’è più. E allora? È stato chiesto un parere all’Albo nazionale gestori ambientali. Ma nessuno ha risposto.

18 commenti:

Anonimo ha detto...

E' follia. Credo che abbia giocato un ruolo importante il fatto che siano rom.
Man mano che la crisi avanza, temo assisteremo a episodi sempre più assurdi.

Gianni Comoretto ha detto...

E' possibile fare qualcosa? Petizioni, solidarieta' concreta....

Anonimo ha detto...

Sento puzza di razzismo "elettorale". Fossero state delle cooperative di Italiani avrebbero ricevuto un trattamento molto diverso ed oggi non ci sarebbe stato motivo per pubblicare questo post.
Comunque il recupero delle risorse è destinato a diventare un caposaldo del prossimo paradigma economico, semplicemente sarà una necessità vitale. Come hanno già scritto, le discariche saranno le miniere del futuro prossimo, no?

Paolo B.

Anonimo ha detto...

Mi associo a Paolo, questa mossa sa di discriminazione razziale.

Carlo.

Paolo Stefanini ha detto...

La discriminazione razziale mi sembra debole come motivazione. E non si può liquidare in modo riduttivo la cosa come follia. Provate a immaginare questo scenario : Ho dei cantieri edili in attività (o altro),da tempo subisco dei furti di materiale ferroso; ho fatto denuncia ai carabinieri ma senza risultato, i furti continuano. Non so di preciso chi siano i ladri, ma ovviamente i ricettatori anche se in buona fede sono le cooperative di raccolta, sono loro i collettori finali, che con la loro attività legale possono riciclare anche materiale rubato. Se ho un amico nella forestale e gli chiedo aiuto in via informale quelli trovano il cavillo burocratico per sterilizzarli Non è giusto? forse no. Forse si butta via il bambino con l'acqua sporca; ma a naso l'acqua sporca c'è; sarebbe giusto e opportuno trovare il modo per fugare i sospetti di riciclaggio da queste cooperative. Questo è il punto. Paolo S.

Ugo Bardi ha detto...

Caro Paolo, di tutte le attività che si possono fare, non ce n'è una che non si presti - in teoria - all'imbroglio. I proprietari di agenzie di pompe funebri potrebbero ammazzare la gente per avere più funerali, ma nessuno fa i blitz in proposito. Si sa che ci sono poliziotti che rubano e non parliamo dei politici. Ma nessuno vuole abolire i poiziotti (semmai, forse, i politici)

Fra tutte le attività umane, riciclare il ferro è quella che si presta meno di tutti all'imbroglio. Il ferro è pesante, voluminoso, e vale poco. Uno potrebbe anche andare a rubarlo, ma sarebbe più la fatica che la resa. Ce n'è anche troppo in giro in forma di vecchie lavatrici e frigoriferi sparpagliati per strada. Tanto e vero che non ci sono lamentele o denunce di furti di ferro - semmai di rame, che vale molto di più, ma questa è un altra storia.

In ogni caso, sarebbe la totale sciocchezza impedire un'attività utile con il discorso (o la scusa) che si presta a essere abusata. Non si aboliscono le agenzie di pompe funebri perché i proprietari avrebbero interesse ad ammazzare la gente. Lo stesso vale per il recupero del ferro.

Ugo Bardi ha detto...

Per quanto riguarda fare qualcosa, se potete diffondere questo post sui vostri blog e mailing list, fareste cosa buona. Grazie

MaRaNtZ ha detto...

Non è un pesce di aprile, vero ?

Paolo Stefanini ha detto...

Io non credo che dietro a qualunque azione non ci sia un "cui prodest",tranne casi di follia conclamata .Se non è un problema di riciclaggio di materiale ferroso risolto in modo sbrigativo "fai da te", si può ipotizzare una ritorsione della concorrenza. Ti posso assicurare che chi opera nella raccolta di materiale ferroso, in ogni città ci sono più di un'azienda in piedi da decenni,non se la passa affatto male economicamente, anzi ! Ecco per verificare se è un problema di discriminazione basterebbe sapere come le ditte che operano da tempo nel settore si comportano nell'adempiere a queste certificazioni e se vengono fatti i controlli anche su di loro,con la stessa severità.

Ugo Bardi ha detto...

Purtroppo non è un pesce d'aprile.

Anonimo ha detto...

Fino quando tollereremo?
Mimmo.

pierino ha detto...

non sono solo i ROm ma anche persone italiane, una societa' ha chiuso l'attivita' perche' un giorno di ottobre dei controllori-burocrati e "miopi" hanno sequestrato l'impianto che recuperava teloni agricoli e pneumatici, per delle desserie che si potevano risolvere con una prescrizione da risolvere in 20 giorni. Bene, male, l'impianto e' ancora chiuso 13 persone sono state licenziate e altre 12 sono in cassa integrazione. Il territorio in questo momento si sta' riempendo di discariche abusive dei materiali su specificati. Questa e' una conferma della follia che sta' prendendo tutti. Forse ben venga un crollo generale forse capiremo meglio chi tira la carretta e chi si appoggia.

aste al ribasso ha detto...

Pesce d'aprile? :)

Anonimo ha detto...

Che tristezza!
Non credo tanto nell'effetto benefico dei crolli - per qualcuno pensa che possa spingere in tale direzione.
Più che altro la voglia di comprendere, indagare, spostarsi un po' al di là dal proprio c... , ma sembra tanto difficile. I propri interessi che alla finfine tagliano corto il raggio di visione prevalgono.
Ma continuo a sperare.

Maria

Marc ha detto...

Ho trovato in giro per la rete questo splendido servizio: http://wrongtomorrow.com/

Verifica le previsioni fatte dalle figure pubbliche. Se qualcuno fa una previsione su una variabile, tu la puoi postare sul sito riportando il link.
Quelli del sito, nel giorno che hai indicato tu, controllano i dati e dicono se la previsione era vera o falsa.

Ci vuole quella che gli anglosassoni chiamano accountability!

Marbert

porcaccia la politica ha detto...

Più che "razzismo elettorale", penso ci sia puzza di "compenso appaltoriale".

Sta a vedere che tra un po' si troverà il modo di ovviare al problema e che al posto della coop ROM, ci sarà una coop di soliti noti, che riassumerà i Rom ed intascherà il 90% dei proventi e stipendierà i Rom con il restante 10%.

Alla Scoperta ha detto...

Abbiamo una proposta interessante per te

Linda Pittersen ha detto...

sicuramente c'è la discriminazione razziale.
www.fgsrottami.it