martedì, dicembre 01, 2009

Davanti a noi, la foresta; dietro di noi, il deserto



Gilgamesh e Enkidu uccidono Humbaba, il guardiano della foresta dei cedri, in Libano. Gilgamesh poi taglierà i cedri in un processo che si è completamente esaurito solo ai nostri giorni, con la quasi completa distruzione delle foreste libanesi. Per fare qualcosa in proposito, potete aggregarvi alla "causa" di Facebook "All for the reforestation of Lebanon"


La distruzione delle foreste planetarie da parte degli esseri umani è un processo che è iniziato migliaia di anni fa e che sta arrivando al completamento ai nostri tempi. Non ci sono dati quantitativi sull'andamento della deforestazione mondiale, ma è rapido abbastanza da giustificare il titolo de "Il Grande Massacro" all'ultimo capitolo del libro "Deforesting the Earth" di Michael Williams.

Gli alberi sono un'altra risorsa che stiamo sovrasfruttando e che farà la stessa fine del petrolio, delle balene, degli storioni, degli elefanti e di tutto quanto abbiamo distrutto e sterminato con grande efficienza. Per distruggere una foresta, bastano pochi anni - per ricrearla ce ne vogliono migliaia. Dove abbiamo sterminato gli alberi, di solito non rimane che il deserto generato dall'erosione. Tutta la storia umana si può vedere come una corsa verso la foresta, mentre scappiamo dal deserto.

Di questa nostra attivitità come sterminatori di alberi, mi è capitato fra le mani un documento che vorrei passarvi. E' l'antichissima storia di Gilgamesh, eroe sumero di almeno 5000 anni fa. Una delle storie della saga è quando Gilgamesh e Enkidu, il suo amico, uccidono Humbaba, il divino guardiano delle foreste di cedri del Libano e danno inizio al taglio degli alberi. Oggi, il lavoro di Gilgamesh è ampiamente concluso e delle antiche foreste del Libano non rimane che qualche centinaio di alberi. Vista in questi termini, la storia che ci ritorna dalle antiche tavolette di argilla ci suona come l'inizio di una tragedia. Forse, appariva così anche all'antico scriba che ci ha lasciato queste tavolette, dato che mostra una certa simpatia umana per Hubaba, mostro orribile, ma che chiede pietà e al quale la pietà viene rifiutata. Usa anche il termine "uccidere gli alberi", a indicare la brutalità della distruzione della foresta. Da notare anche il dettaglio dell' "abitazione degli Dei" (gli Annunaki) desecrata da Gilgamesh e Enkidu. Che la foresta avesse un suo valore sacro è una cosa che ritroviamo in moltissime culture umane, ma che non è bastata a salvare gli alberi.

Vi passo questo testo senza ulteriori commenti. E preso da "La saga di Gilgames" di Giovanni Pettinato (Mondadori 2004). La tavoletta è frammentaria e la traduzione è incerta. Quindi ho un po' ritoccato e interpolato il testo per renderlo più leggibile - spero che i sumeristi non me ne vogliano, ma credo che l'essenza della cosa sia rimasta.


La Tavoletta di Iscali (EpCl Tav. V)

Enkidu parlò a lui, a Gilgamesh:
"Uccidi Hubaba per i tuoi dei,
spargi le sue membra nella steppa"

Gilgamesh diede ascolto alle parole del suo compagno

la spada che pesava otto talenti, l'ascia di dieci talenti egli prese
Con esse avanzò nel bosco.

Dell'abitazione degli Dei egli apri' la tenda
Gilgamesh tagliò i cedri, Enkidu dissotterrò i tronchi.


Enkidu parlo poi a lui, a Gilgamesh:

"Gilgamesh uccidi i cedri!"


prese l'ascia nella sua mano

estrasse la spada dalla sua guaina


Gilgamesh lo colpì alla nuca

Enkidu, il suo amico, lo trafisse al cuore


Al terzo colpo, egli cadde.

Ne nacque un gran trambusto e poi silenzio di morte


Egli aveva ucciso Hubaba, il grande guardiano

A due leghe di distanza, i cedri udirono il tonfo


Aveva ucciso il brigante, il guardiano della foresta,

al cui frastuono tremano Saria e Libano

9 commenti:

roberto ha detto...

anche l'isola di pasqua insegna qualcosa su cosa voglia dire stare senza alberi.
purtroppo si pensa troppo poco alla loro importanza
io lancerei lo slogan no albero no uomo.

Stefano Marocco ha detto...

Lavoro in un'azienda che produce documenti con dati sensibili. Siccome ne stampa tanti, sarebbe logico che le bozze venissero fatte in PDF, fino ad ottenere il risultato desiderato.
Invece no, sono state acquistate ulteriori stampanti, dato che il numero di clienti è aumentato, e è stato vietato di riutilizzare i fogli già usati (la frase: disboscate pure l'Amazzonia, ma da adesso in poi è vietato riutilizzare i fogli). Anche le email vengono quasi tutte stampate.
Credo che questa sia la prassi negli uffici.

banzai ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
banzai ha detto...

noi siamo più fortunati.. i conti di progetto e le bozze le facciamo sulla "carta da pane" cioè il rovescio degli A4 stampati per errore o ormai obsoleti. in laboratorio dopo qualche resistenza iniziale sono riuscito a far accettare l'idea dello scatolone della carta, e ora i colleghi mi seguono nell'esempio..
e ora è sempre più usato.

tutto sommato è poco ma è un inizio.. quindi coraggio!

Stefano Marocco ha detto...

Sulla carta ci sono poche speranze. L'azienda è stata assorbita da un gruppo che impone le sue decisioni. Prima si usava in parte carta riciclata, ora non più.
Sto spingendo per l'adozione, almeno nella mia sezione, di strumenti online come Google Docs o i wiki che rendano inutile e/o controproducente la stampa.

Lopo ha detto...

Mi dispiace rovinare la bella citazione da un classico della cultura antica (a cui sono affezionato, mi feci regalare la traduzione di Pettinato quand'ero ancora alle scuole medie) con una manifestazione di incultura moderna, ma del resto con quest'ultima siamo costretti a fare i conti: mi sovviene di aver letto l'altro giorno una dichiarazione del ministro dell'agricoltura Zaia, leghista, ergo anti-minareti e -kebab, che ha fatto introdurre degli yak a Chies d’Alpago, nel Bellunese, ai piedi della foresta del Cansiglio, zona Dolomiti, con lo scopo, oltre che turistico, di "combattere l’avanzata dei boschi, vista la capacità degli yak di mangiare tutte quelle erbacce che pecore e mucche non gradiscono".

Lorenzo Montini ha detto...

"Combattere l'avanzata dei boschi..." Questi sono i veri problemi dell'umanità, l'invasione dei boschi non del cemento... Non ho parole.

fausto ha detto...

Il legno è la maledizione dell'albero: una ghiotta riserva di materiale e calore. Abbattere rende bene, mentre ripiantare da zero rappresenta un onere iniziale difficile da sostenere. Credo che sia questa la chiave della nostra incapacità di preservare gli ecosistemi forestali. Siamo tanto attratti dal guadagno immediato quanto incapaci di rimediare a nostre spese ai danni che abbiamo inferto.

biaginienator ha detto...

Siamo una forza della natura e non sempre la usiamo per preservarci un buon futuro