
Riceviamo e pubblichiamo questo scritto di Ivo Quartiroli, che amplia un po' le tematiche dei nostri post, il cui taglio è solitamente tecnico-scientifico e economico (a volte anche psicologico).
In esso ci propone la sua visione filosofica del consumismo di oggi, di cui il petrolio è il motore "fisico" principale.
created by Ivo Quartiroli
C’è una profonda convinzione nella nostra civiltà, per cui si creano e cadono governi, si dedicano intere vite, si titolano le prime pagine dei giornali. Pur distinguendosi nei modi di gestione dell’economia e nei criteri di ripartizione delle risorse tra le diverse parti sociali, tutte le componenti politiche dell’occidente concordano su un punto: che la crescita economica continua è cosa buona e giusta.
Il modello di sviluppo attuale basato sui consumi sta devastando il pianeta e i suoi abitanti, compresi gli artefici stessi dell’economia. Sono visibili a tutti le conseguenze dell’iperproduzione sulle risorse del pianeta e sulle popolazioni del terzo mondo, le quali si trovano invece ben al di sotto del tenore di vita dignitoso che porta a quel tanto che basta di felicità. E’ paradossale a questo proposito che l’intero meccanismo dell’automazione, ideato per sostituirsi al lavoro, lo chiamiamo disoccupazione e gli diamo dei connotati negativi.
Produrre è dunque un imperativo, a prescindere dai suoi effetti. Non ci si può fermare, ed è altrettanto paradossale che nei paesi più ricchi, Stati Uniti e Giappone in testa, i lavoratori godano progressivamente di meno ferie.
Il modello di sviluppo attuale basato sui consumi sta devastando il pianeta e i suoi abitanti, compresi gli artefici stessi dell’economia. Sono visibili a tutti le conseguenze dell’iperproduzione sulle risorse del pianeta e sulle popolazioni del terzo mondo, le quali si trovano invece ben al di sotto del tenore di vita dignitoso che porta a quel tanto che basta di felicità. E’ paradossale a questo proposito che l’intero meccanismo dell’automazione, ideato per sostituirsi al lavoro, lo chiamiamo disoccupazione e gli diamo dei connotati negativi.
Produrre è dunque un imperativo, a prescindere dai suoi effetti. Non ci si può fermare, ed è altrettanto paradossale che nei paesi più ricchi, Stati Uniti e Giappone in testa, i lavoratori godano progressivamente di meno ferie.
Nell’inconscio collettivo dell’occidente vi sono strati di convinzioni profonde che non ci consentono di abbandonare l’illusione che dallo sviluppo economico arriverà ogni bene. Lo strato delle idee più evidenti che muovono gli sforzi produttivi è:
1) L’attesa di un mondo migliore (benessere, pace, giustizia, democrazia, diritti) tramite la produzione, la distribuzione e il consumo di beni e di tecnologie.
2) La necessità di agire nel mondo per giungere a tali fini. A questo scopo lo sfruttamento delle risorse naturali e produttive del pianeta è fondamentale per alimentare le macchine produttive. Il libero accesso alle risorse mondiali e il consenso delle nazioni sono elementi non trascurabili dell’intrapresa. Da qui si passa al dover esportare i sistemi economico-politici e culturali dell’occidente, fenomeno conosciuto come globalizzazione.
3) Le azioni sono svolte in modo compulsivo e frettoloso, ingrediente decisivo che impedisce la consapevolezza del proprio stato interiore e delle conseguenze sociali ed ecologiche nel medio/lungo termine.
4) Il futuro immaginato al primo punto non arriva mai, a prescindere da ciò che si è ottenuto fino a quel momento, quindi bisogna intensificare gli sforzi. Non è mai “abbastanza”. Torna al punto 1).
1) L’attesa di un mondo migliore (benessere, pace, giustizia, democrazia, diritti) tramite la produzione, la distribuzione e il consumo di beni e di tecnologie.
2) La necessità di agire nel mondo per giungere a tali fini. A questo scopo lo sfruttamento delle risorse naturali e produttive del pianeta è fondamentale per alimentare le macchine produttive. Il libero accesso alle risorse mondiali e il consenso delle nazioni sono elementi non trascurabili dell’intrapresa. Da qui si passa al dover esportare i sistemi economico-politici e culturali dell’occidente, fenomeno conosciuto come globalizzazione.
3) Le azioni sono svolte in modo compulsivo e frettoloso, ingrediente decisivo che impedisce la consapevolezza del proprio stato interiore e delle conseguenze sociali ed ecologiche nel medio/lungo termine.
4) Il futuro immaginato al primo punto non arriva mai, a prescindere da ciò che si è ottenuto fino a quel momento, quindi bisogna intensificare gli sforzi. Non è mai “abbastanza”. Torna al punto 1).
Il meccanismo si colloca in un circolo vizioso che ricorda la tossicodipendenza. Da dove viene l’idea trainante di partenza, la visione di un mondo migliore tramite la produzione di beni? Le radici profonde di questa idea germinale risalgono alla tradizione giudaico-cristiana.
Secondo la Bibbia, Dio ha creato l’essere umano solo al termine del processo di creazione. Di conseguenza il mondo e tutto ciò che ne fa parte esisteva prima degli esseri umani ed è qualcosa di profondamente diverso dalla specie umana, che è invece stata creata a immagine e somiglianza di Dio. Il resto dell’universo è qualcosa di oggettivo, “là fuori”, delle “cose” create dal divino. Tuttavia, a differenza degli esseri umani, ciò che non è umano non è altrettanto connesso al divino, di fatto privo dell’elemento divino, meramente materia oggettiva.
Secondo la dottrina, solo l’essere umano può avere un posto nel cosmo come immagine e somiglianza del divino (ma come vedremo, sempre secondo la stessa tradizione, senza poterlo veramente raggiungere su questa terra). La Bibbia afferma inoltre che la natura è stata creata affinché l’essere umano la usi a suo beneficio.
L’uomo quindi ha il diritto, conferito da una superiore autorità, di utilizzare il creato per i propri scopi. A questo ingrediente dell’avere un ruolo speciale nella creazione, il cristianesimo aggiunge i concetti del peccato e del libero arbitrio. L’essere umano è nato nel peccato originale però, tramite il dono del libero arbitrio, può decidere di agire il bene invece che il male e così redimersi. Questi messaggi sono stati decisivi nello sviluppo tecnologico e sociale delle grandi religioni monoteiste.
Oltre a questi vi sono altri messaggi ricevuti dai cristiani ed entrati profondamente nell’inconscio collettivo. Il riscatto dal peccato originale può avvenire tramite le buone azioni, che sono confluite nella meccanica, nella scienza e nella tecnologia.
Ma vi è un problema. Queste azioni non porteranno i loro frutti su questa terra ai loro artefici. Difatti, secondo la dottrina, la vita e la felicità eterna è del regno dei cieli e non di questa vita terrena. Tutto ciò che possiamo fare in questa vita, è meritarci quella futura, migliore, tramite le nostre azioni virtuose.
Eppure, si potrebbe obiettare, c’è stato un uomo che si è ricongiunto con il divino in forma umana, e si chiama Gesù. La dottrina si affretta, però, a dirci che Gesù è l’unico figlio di Dio e che nessun altro uomo potrà aspirare alla sua condizione. Al più possiamo imitarne l’esempio. Non ci si illuda, la vita eterna risiede in qualche luogo “altro” da noi, non è “qui e ora”, ma “là”, in un non ben specificato futuro.
C’è un’altra via d’uscita, in verità: la redenzione, la salvezza generale alla fine dei tempi, preceduta da una fase di calamità e distruzione chiamata apocalisse. Una specie di “tana libera tutti” che annulla gioco e giocatori.
Quindi l’essere umano è qualcosa di speciale all’interno del creato, però è nato nel peccato. Poiché ha il libero arbitrio, potrà redimersi tramite le sue azioni, usando a questo fine il creato, ma non potrà pretendere di incontrare il divino in questa vita perché è un’esclusiva di Gesù. Potrà entrare nel regno dei cieli in un futuro, presumibilmente dopo la morte (se si è comportato bene.
Quindi l’essere umano è qualcosa di speciale all’interno del creato, però è nato nel peccato. Poiché ha il libero arbitrio, potrà redimersi tramite le sue azioni, usando a questo fine il creato, ma non potrà pretendere di incontrare il divino in questa vita perché è un’esclusiva di Gesù. Potrà entrare nel regno dei cieli in un futuro, presumibilmente dopo la morte (se si è comportato bene.
Inoltre, a differenza di altre religioni che prevedono la reincarnazione, la dottrina cristiana afferma che c’è una sola vita terrena, quindi non si avrà una seconda possibilità. La redenzione dai peccati, e tutti si nasce nel peccato, va attuata in questa stessa vita. E’ stato così aggiunto l’ingrediente della fretta. Se c’è fretta per il nostro riscatto dai peccati, si comprende l’incoscienza che ha la nostra civiltà nel prevenire le conseguenze future delle nostre scelte.
Dio potrà darci dei segnali per le nostre scelte verso la redenzione, ma poiché ci è stato conferito il libero arbitrio, l’opera di redenzione dipende unicamente da noi. Se ci comporteremo male, finiremo nella dannazione eterna, ma, pur comportandoci bene, non potremo goderne i frutti in questa vita.
Quindi si potrà vivere solo per un futuro migliore perché la felicità su questa terra è preclusa. Si perde dunque la capacità di vivere nel presente, si vive per un futuro che non arriva mai, ma nello stesso momento si deve agire con fretta; ma non c’è alternativa all’agire in prima persona poiché questa è l’unica vita terrena. Non ci si può fermare.
Dopo aver ricevuto tale serie di messaggi, questo essere umano si trova di fronte a una serie di doppi vincoli, definiti da Gregory Bateson come messaggi contraddittori ad alto contenuto emotivo senza una chiara via d’uscita o interpretazione dei contenuti. Bateson teorizzava che tali messaggi avrebbero potuto portare alla schizofrenia.
Alcuni dei doppi vincoli in cui si trova il nostro essere umano:
a) Dover imitare le azioni virtuose di Gesù ma non poter mai diventare come lui.
b) Doversi redimere tramite le buone azioni ma non avere mai la certezza della salvezza
c) Essere speciale e separato dal mondo e dover sfruttare la natura per i propri scopi, ma poiché nei fatti l’essere umano, ecologicamente e spiritualmente, non è separato dal mondo, il tentativo di considerarsi come separato dalla natura sarà necessariamente frustrato e lo porta a scavarsi la fossa con le proprie mani.
d) Dover lavorare per la salvezza eterna e per un futuro radioso che però non arriva mai.
Confuso e ansioso, il povero uomo fa quello che può. Per liberarsi dai doppi vincoli cerca il paradiso su questa terra e la salvezza tramite le proprie azioni. Ha la coscienza a posto perché vuole fare il bene imitando il comportamento di Gesù attuando “azioni virtuose”, in separazione dal mondo, per “lo sviluppo” e un “futuro migliore”. Nonostante le sue azioni virtuose, queste non lo porteranno mai a poter essere come Gesù e non gli daranno la certezza della salvezza dunque la tecnologia lo conduce alla ricerca di pseudo-salvezze all’interno di questa vita terrena.
Esempi di tali tecnologie sono quelle che agiscono sul piano divino della creazione e dell’immortalità, quali le biotecnologie. La cultura che ha fatto del miracolo una prova del divino si sviluppa nelle tecnologie che ricordano il miracoloso.
Abbandonare la spinta verso la produzione estrema e la ricerca delle tecnologie “miracolose” significherebbe abbandonare la speranza di redenzione e salvezza su questa terra, abbandonare l’idea che l’uomo abbia un ruolo speciale nel creato, abbandonare le identità individuali costruite su ciò che uno ha “fatto” nella vita. Sono le proprie azioni che possono portare alla redenzione in terra; senza poter agire l’uomo si trova sperduto e schiacciato dai sensi di colpa.
La versione estesa di questo articolo è stata pubblicata su www.innernet.it con il titolo Senza potersi fermare: le radici della dipendenza a produrre


