martedì, novembre 27, 2007

I nuovi limiti dello sviluppo


Questo post, scritto da Ugo Bardi, ripercorre la storia dell'idea di "limite dell'accesso alle risorse", dalla sua nascita (anni '50) alla maturazione (anni '70). A distanza di decenni, non possiamo dire di essere sprovvisti della conoscenza necessaria per una corretta gestione delle risorse. Forse, quello che ci manca è il "salto psicologico", in senso collettivo, verso un paradigma completamente nuovo.


Gli anni 1960 del ventesimo secolo sono stati un periodo di grande espansione e di ottimismo in tutto il mondo, anche in Italia ce li ricordiamo come il tempo del "miracolo economico". Eppure, sono stati anche il tempo in cui il concetto di "limiti" ha cominciato a farsi strada nel pensiero umano. Se fino ad allora l'incremento della popolazione, della produzione e dei consumi sembrava una cosa buona senza nessun dubbio, un certo numero di pensatori cominciava a domandarsi fino a quendo questo incremento sarebbe stato possibile.

In quegli anni, due ricercatori procedevano in parallelo, quasi certamente senza conoscersi. Uno era Marion King Hubbert, geologo petrolifero, l'altro era Jay Wright Forrester, professore al Masschussets Institute of Technology e pioniere dell'uso dei computer. Entrambi studiavano l'evoluzione dei consumi e della produzione; Hubbert si concentrava sul petrolio mentre Forrester era più ambizioso e cercava di prevedere l'evoluzione dell'intero "sistema mondo".

Il modello di Hubbert era empirico, quello di Forrester basato su una complessa teoria a cui si dava il nome di "dinamica dei sistemi". In entrambi i casi, comunque, i modelli prevedevano che la produzione delle principali materie prime avrebbero seguito delle "curve a campana", passando per un massimo per poi declinare. Già nel 1956, Hubbert aveva previsto correttamente l'inizio del declino della produzione petrolifera degli Stati Uniti per il 1970. Più tardi, negli anni '70, Hubbert predisse che il picco globale del petrolio si sarebbe verificato approssimativamente intorno al giro del millennio.

Forrester e i suoi allievi, il gruppo che scrisse e pubblicò "I limiti dello sviluppo" nel 1972, vedevano l'inizio del declino dell'intero sistema produttivo mondiale entro i primi decenni del ventunesimo secolo. Come sappiamo, sia il lavoro di Hubbert, come quello di Forrester e del team dei "Limiti" furono soggetti a una campagna di denigrazione che li portò a essere completamente screditati agli occhi del pubblico. La campagna, tuttavia, era basata soltanto su falsità e distorsioni intenzionali del pensiero di quegli autori.
A distanza di più di trent'anni già possiamo dire che Hubbert aveva fatto una buona predizione se il picco globale del petrolio convenzionale si è verificato, come sembra, nel 2006. Per quanto riguarda gli scenari di Forrester e dei "Limiti", il sistema produttivo mondiale sembra ancora vitale e in crescita, cosa che del resto è compatibile con gli scenari stessi. Tuttavia, ci sono sintomi che potrebbero indicare una tendenza al rallentamento e in futuro al declino causato dal raggiungimento dei limiti produttivi di un gran numero di risorse minerali (per esempio il petrolio) e non minerali (per esempio il suolo fertile).

Gli scenari che indicano la vicinanza nel tempo dei limiti potrebbero rivelarsi accurati, oppure no; ma ricordiamoci comunque che, se è vero che il futuro non isi può mai prevedere con esattezza, il futuro non si può ignorare.

[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono elaborare dei post e inviarli a franco.galvagno.3@alice.it. Essi saranno presi in conto per un'eventuale pubblicazione con il nome dell'autore]

5 commenti:

Mario ha detto...

Qualche idea affine a quelle sui limiti dello sviluppo era già stata formulata da Malthus alla fine del XVIII° secolo.

Frank Galvagno ha detto...

Ciao Mario, grazie per il completamento, effettivamente i concetti embrionali risalgono a Malthus; i modelli erano più semplici, ma senza questo passaggio la scienza non sarebbe mai arrivata a trattare problemi più complessi a sottosistemi interagenti (equazioni integro-differenzial; meccanismi preda-predatore ...)

Anonimo ha detto...

Sorprendentemente, lo stesso C. R. Darwin (quello dell'evoluzionismo) si era posto il problema del possibile esaurimento del carbone; su di esso poggiava l'impero britannico.

Ma mi preme segnalare una storia più illuminante: ai tempi della rivoluzione d'ottobre, un tale di nome Lenin (ma potrebbe in effetti essere stato l'allievo Stalin: non ne sono più sicuro, occorrerebbe verificare...) in un suo discorso disse “...il socialismo sarà cosa fatta quando la Russia arriverà ad estrarre un milione di barili di petrolio al giorno...”. La storiella è passata anche in una retrospettiva televisiva sul comunismo di molti anni fa. E' notevole osservare un simile grado di autocoscienza e lucidità in certi uomini politici; pur essendo gli impliciti firmatari della propria ed altrui condanna, bisogna riconoscere che avevano le idee chiare.

fausto

Anonimo ha detto...

Finora avete osservato e divulgato l’evolversi degli scenari energetici mondiali ,
avete agito con interventi volti a limitare il vostro impatto ambientale (risparmio delle risorse, pannelli solari sul tetto, scooter elettrico, 500 elettrica ,...),
avete denunciato le falle di una burocrazia paludosa, incompetente e malamente interessata,
la fase successiva credo debba essere quella propositiva. Essere propositivi credo significhi portare delle proposte in parlamento: non è possibile che il singolo si accolli certi oneri. Non è tollerabile che una città vieti lo sfruttamento di una fonte rinnovabile e una lo promuova, non è tollerabile che l’ufficio in cui lavoro a dicembre abbia climi tropicali e in estate ci iberni tutti, non è tollerabile che il prezzo di un’assicurazione di uno scooter sia confrontabile col prezzo dello scooter stesso (ho desistito dall’acquisto di un cinquantino 4t per questo motivo), non è tollerabile che se decido di usare la bici devo incrociare le dita e affrontare un’arena automobili impazzite…
Apprezzo tantissimo il vostro lavoro che trovo davvero illuminante e non vorrei essere frainteso se vi chiedo in che modo interagite con la politica? Credete che la politica sia sensibile alle divulgazioni scientifiche? Avete rappresentanti in parlamento? In che modo le idee scambiate fra scienziati possono diventare proposte di legge?
Grazie, Mimmo.

Anonimo ha detto...

"...arena di automobili impazzite..."
E' un bellissimo endecasillabo, complimenti!