lunedì, novembre 26, 2007

Come sabotare le rinnovabili



Questo è un guest post di Paolo Stefanini, membro di ASPO-Italia, che è uno stralcio della sua relazione al convegno "Energie Rinnovabili e Impatto sul Territorio", promosso dal "Comitato Nazionale del Paesaggio" che si è tenuto a Castiglion Fibocchi, in Toscana, il 23 Novembre 2007. Nella sua relazione, Paolo Stefanini ha presentato il punto di vista di ASPO-Italia sulla situazione petrolifera e energetica in generale. Dopo di che ha presentato dei dati veramente impressionanti (direi agghiaccianti) sulla resistenza passiva che le amministrazioni locali stanno facendo contro l'introduzione dell'energia rinnovabile in Italia. Leggete e meditate! (UB)


L'unica fonte di energia sicura , illimitata e disponibile almeno per i prossimi cinque miliardi di anni sulla quale possiamo e dobbiamo contare è il Sole. Sull'Italia il Sole irraggia l'equivalente di 3.000 miliardi di barili di petrolio l'anno, a noi ne occorrono l'uno x mille; l'obbiettivo è quello di utilizzare al meglio questa risorsa.” Sembra che oggi la strada migliore da percorrere sia il metodo CSP (concentrated solar power), definito anche termodinamico. A Siviglia (600.000 abitanti) sono già operative le prime due centrali CSP delle 11 previste, che nel giro di quattro anni sostituiranno integralmente le attuali centrali a combustibili fossili, effettivamente la Spagna è all'avanguardia in Europa con progetti per 4.100 MW. L'Algeria ed il Marocco hanno obbiettivi ancora più grandiosi. In Calabria sono partiti finalmente i lavori della prima centrale da 50 Mw ; in effetti il dimensionamento di 50 Mw sembra essere il “taglio” ideale per motivi tecnici, e questo comporta l'ipotesi di dover realizzare numerosi e diffusi impianti; va in questa direzione la recentissima convenzione tra il Ministero dell'Ambiente e l'Areonautica militare per l'utilizzo degli aeroporti militari dismessi.

L'altra modalità integrativa di utilizzo dell'energia solare è il fotovoltaico, che ha come target “naturale” i privati e le piccole e medie imprese, con impianti da 2 Kwp sino a 250 Kwp, (con l'eccezione giustificata di impianti da 1 Mwp realizzati da aziende agricole per la valorizzazione di terreni improduttivi). L' installazione di tali impianti coniuga l'interesse privato e l'interesse pubblico ,infatti permette di affrancare gli utilizzatori dal costo della energia elettrica per i prossimi 30/40 anni, contribuisce a ridurre il rischio di black out estivi e l'immissione di CO2 nell' atmosfera e consente di diffondere la cultura delle energie rinnovabili; ciò è possibile e sostenibile economicamente grazie alla legge incentivante “conto energia". Il maggior difetto della prima stesura della legge ( denominata Matteoli) era l' ESIGUITA' del plafond : 100 Mwp iniziali, poi aumentati a 300 Mwp in corso d'opera. La “ratio” del provvedimento consisteva nel privilegiare i piccoli impianti ed infatti veniva fissato il LIMITE di 1 Mwp quale tetto massimo per avere il diritto agli incentivi e soprattutto la norma che ai grandi impianti era riservato SOLTANTO IL 15% DEL PLAFOND .

Oggi, con la stesura del febbraio 2007 (detta Pecoraro Scanio) abbiamo le seguenti modifiche. Tra quelle positive c'è la RIDUZIONE delle procedure burocratiche iniziali ; infatti non è necessario chiedere l'ammissione preventiva agli incentivi riconosciuti dal GSE, è un diritto acquisito per tutti coloro che avranno realizzato e messo in funzione un impianto. E' previsto un plafond per 3.000 Mwp in 10 anni, quindi in media 300 Mwp l'anno: di questi, nella prima fase, sono state prenotate risorse per 1.200 Mwp e poi , una volta raggiunta tale soglia, dopo ampia e diffusa informazione, saranno riconosciuti gli incentivi anche agli impianti in corso di realizzazione e messi in funzione nei 14 mesi successivi. Un altro punto QUALIFICANTE è l'aver puntualizzato che, per impianti sino a 1 Mega collocati in siti sui quali non insistano vincoli di altri Enti (ente Parco, Sovra Intendenza etc etc) il Comune è l'unico che deve dare l'autorizzazione all'impianto, anche in questo c'è la volontà di alleggerire l'iter burocratico, in pratica significa dimezzare i tempi rispetto a prima.

Ci sono invece aspetti NEGATIVI , fra questi la cancellazione del LIMITE di 1 Mwp perché un impianto sia ammesso ai contributi ma soprattutto l'abolizione del LIMITE del 15% di plafond per i grandi impianti. A seguito di queste variazioni, il target dei destinatari di tale provvedimento si è spostato dai privati e dai piccoli imprenditori ai grandi investitori istituzionali. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: in sette mesi sono stati attivati impianti (fonte Bersani) per 271 mega (su 300 potenziali previsti in 12 mesi) con una tendenza di crescita esponenziale e non proporzionale per l'intervento di Banche, Assicurazioni e Fondi pensioni per i quali sono appetibili investimenti che per venti anni garantiscono una resa finanziaria superiore ai titoli di stato. Ma tradotto in pratica che significa ? Significa che un impianto da 10 mega realizzato da un fondo pensione drena incentivi che potrebbero essere goduti da quattromila famiglie e poiché questi contributi vengono generati dalla sovra tassa A3 pagata da tutti, giudico immorale che una Banca sia legittimata ad appropriarsi di risorse che potrebbero andare a decine di migliaia di famiglie. INVITO quindi tutti a sollecitare, nelle forme più idonee, il ministro a ripristinare la soglia del 15% del plafond, che non è cosa da poco, visto che il 15% del plafond potrebbe soddisfare le richieste di oltre 100.000 famiglie.

Questo è il quadro nazionale con luci ed ombre, ma ora arriviamo alla messa in pratica. Questa legge è passata al vaglio della conferenza stato regione e quindi secondo logica dovrebbe essere attuata quasi in automatico, ma in seguito alla revisione dell'art. 5 della Costituzione, che delega alle Regioni l'attuazione delle politiche energetiche, abbiamo una situazione schizofrenica . La Regione Puglia in tre settimane si è adeguata alla normativa nazionale, idem la Sicilia e lì tutto procede speditamente, l'Abruzzo, con l' art 74 della L.R. 34 del 01/10/07 , ha PROIBITO a Province e Comuni di installare impianti fotovoltaici sui propri edifici a meno che non siano distanti oltre 500 mt da altre abitazioni, bloccando qualsiasi progetto già in itinere; evidentemente devono avere scambiato un impianto fotovoltaico con una pala eolica, tutto ciò è desolante e gravemente diseducativo.

E la Toscana ? Noi ...dormiamo ....e nei fatti boicottiamo il fotovoltaico oltre i 20 kwp,
infatti è vigente la L.R. 39 del 2005, precedente alla prima emissione della legge “conto energia”, e senza linee guida. Gli impianti fotovoltaici sono di fatto equiparati a centrali elettriche, a gas, a carbone e così via. Un' assessore provinciale all'ambiente, molto irritata, a maggio mi confermò che era prevista la stessa procedura di verifica, propedeutica alla valutazione di impatto ambientale per un impianto fotovoltaico da 50 kwp,( ovvero 400 mq di pannelli sul tetto di piccolo capannone di 1.000 mq ) ed una centrale a biomasse da 50 Megaw e concluse “abbiamo almeno il coraggio di dire che non vogliamo il fotovoltaico in Toscana”. Il nuovo Pier, che nella bozza presentata a maggio dall'ex assessore Artusa alla Giunta si uniformava alla legge nazionale, non è ancora stato approvato; di conseguenza le Province , in assenza del nuovo PER, hanno atteggiamenti a macchia di leopardo: Livorno e Firenze non vogliono essere coinvolte e demandano ai Comuni, Pisa pretende la conferenza dei servizi (10 enti : arpat, usl,vigili del fuoco, anas etc etc e quattro mesi buttati via) anche per un impianto da 21 kwp ( 160 mq di pannelli sul tetto). La Provincia di Arezzo raggiunge il Top, nel convegno del 4 maggio u.s. organizzato dall'ordine degli Ingegneri e degli Architetti di Arezzo con il patrocinio del Comune e della Provincia (ne sono testimone in quanto relatore sul “conto energia”), il dirigente della Provincia intervenne e chiarì a tutti i presenti che in assenza delle linee guida della L. 39,con un'ottica restrittiva e per timore di essere accusati di omissione di atti di ufficio, la Provincia esigeva la conferenza dei servizi anche per impianti da 1 kw . I professionisti presenti rimasero annichiliti.

Questo è il trionfo della burocrazia e l'esaltazione del costo improduttivo della politica. A loro volta i Comuni dicono la loro sui piccoli impianti privati, ci sono esempi diversificati. A Montopoli (Pi) chi realizza una tettoia per due posti auto in giardino e ci installa sopra un impianto fotovoltaico ha diritto ad una riduzione dell' Ici, il Comune di Montepulciano mette a disposizione un ufficio di consultazione per i cittadini al fine di armonizzare l'impianto all'estetica e riconosce una riduzione dell'Ici del 40% per due anni. Pontedera “regala” un incremento di volumetria ai costruttori se dotano i nuovi edifici di impianti fotovoltaici; ma su quelli esistenti pone un limite di 20 mq di pannelli oltre il quale scattano richieste di norme di sicurezza per l'installazione che comportano costi aggiuntivi per 3.000 euro. Infine Montecatini V.di Cecina emette un regolamento edilizio pignolo e prolisso per il fotovoltaico e poi “sbraca” su sei pale eoliche equivalenti a sei grattacieli di 40 piani, ma questa è un'altra storia ... Dopo gli Enti locali, altro interlocutore obbligato è Enel sia prima della messa in opera dell'impianto che successivamente al collaudo e poi se l'impianto è superiore a 20 kwp c'è da attivare il rapporto con l'Agenzia delle Dogane e provvedere alla ratifica del contratto con il GSE. Nonostante queste procedure un po' intricate, gli impianti vengono realizzati. Se uno ha tempo e competenze può anche seguire l'iter da sé, altrimenti è bene che si affidi a qualcuno che possa dimostrare un'esperienza pratica su impianti già realizzati,diffidando di facili semplificazioni,che poi generano ritardi molto costosi.

Dal lato economico un impianto fotovoltaico è conveniente a condizione che sia di prima scelta, in questo caso gli incentivi ripagano l'investimento sia in conto capitale che interesse e compresa la manutenzione; anzi alla ns latitudine sono sufficienti 15 anni e poi c'è addirittura un utile. A tutto questo si aggiunge il valore del risparmio dell'energia autoprodotta per i successivi 40/50 anni. Il problema è che in circolazione c'è solo un 50% di prodotti di prima qualità, quelli da scegliere per essere sicuri di ricevere integralmente il contributo nei successivi 20 anni; occorre attenzione quindi per non commettere errori irreparabili dei quali uno si accorge dopo dieci anni, quando è troppo tardi. E' un po' come l'oro: c'è a 24 K, a 18 K, a 14 K e poi c'è il piombo rivestito da una lamina d'oro.

PAOLO STEFANINI
stefanini.p@gmail.com



[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono elaborare dei post e inviarli a franco.galvagno.3@alice.it. Essi saranno presi in conto per un'eventuale pubblicazione con il nome dell'autore]

18 commenti:

Mario ha detto...

Leggete e meditate! (UB)

A Siviglia (600.000 abitanti) sono già operative le prime due centrali CSP

Al Andalus

Anonimo ha detto...

Non è solo un problema di qualità dell'impianto fotovoltaico: c'è lo stato delle reti elettriche in Italia. Non sono rari i posti dove la tensione è ballerina, con veri e propri cali a ondate e frequenti, e ovviamente sono in posti fuori città, sulle colline, in montagna, nelle campagne. Nelle case succede che spesso si bruciano le lampadine o si rompono gli elettrodomestici; un impianto fotovoltaico stacca e attacca in continuazione ed è più il periodo che sta fermo di quello che produce. Facile immaginare che l'inverter si esaurisce in 3 anni, non in 10-12, per i continui scatti.
Pertanto il fotovoltaico, nessuno lo dice, dovrà scontrarsi anche col rifacimento di una rete stabile (molto difficile).
Beghelli lancia poi il suo fotovoltaico con pannelli "giranti": un'idea già sfruttata da altri, che necessita di motorizzazioni e manutenzione, ma soprattutto...quanto costa al kW???

Anonimo ha detto...

Il fotovoltaico ed il solare termodinamico li faremo seriamente pure noi: aspetteremo solo di sentirci dire che i combustibili fossili (petrolio, carbone, gas e naturalmente uranio) non bastano più. Sceglieremo semplicemente la tempistica peggiore, come al solito.

Quando arriveremo al dunque, nessuno farà storie; nemmeno contro il vituperato eolico.

E poi non mi spiego il perchè di tante crociate contro un mulino a vento: le nostre città non sono forse infami baraccopoli di cemento e catrame?

fausto

Anonimo ha detto...

Non credo sia il modo giusto aspettare che la situazione imponga di fare qualcosa. Se si vuole che le cose cambino bisogna cominciare a cambiare noi stessi, le nostre abitudini e il nostro modo di pensare. Comunque la situazione è già drammatica così, cosa si vuole aspettare ancora???
Nicola

Frank Galvagno ha detto...

Caro Fausto, sono d'accordo. Il "compito" che abbiamo come associazione (e come singoli) è anche quello di sensibilizzare quanto basta per evitare di andare "fuori tempo".

Per me dobbiamo distinguere tra le sensibilizzazioni soft, come le domeniche a piedi (mi farò dei nemici, ma per me fanno tanto folklore :-) ) da quelle realistiche, basate su analisi di dati e sviluppo di modelli.

Viste le dinamiche non lineari in gioco, se aspettiamo dei segnali "duri", beh... potrebbe essere troppo tardi :-(

Frank Galvagno ha detto...

Ciao Nicola,

credo che ci vogliano entrambe le azioni: la buona volontà dei singoli e la recettività delle istituzioni. Le due cose sono simbiotiche :-)

La prima è più una caratteristica intrinseca della persona; la seconda, più un fatto culturale, che in caso di inadeguatezza puà essere stimolato

Frank Galvagno ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Fausto: "E poi non mi spiego il perchè di tante crociate contro un mulino a vento: le nostre città non sono forse infami baraccopoli di cemento e catrame?"

Infatti non avrei nulla in contrario se si facessero le torri eoliche in città o nelle altre aree già degradate. Invece, misteriosamente, si preme per costruirle nei pochi scampoli di territorio ancora relativamente sani.

Per il fotovoltaico ho come l'impressione che chi volesse installare un piccolo impianto avrebbe tutta convenienza a ricorrere all'abusivismo, rinunciando agli "incentivi".

Anonimo ha detto...

Concordo anch'io con Fausto. Chi propone una centrale eolica in città probabilmente non ne ha mai vista una. E anche se a qualcuno danno fastidio alla vista, preferisco il visibile giramento di pale alla polvere o composto aromatico o quant'altro ci avvelena invisibilmente. Per quanto riguarda la diffusione di minicentrali di produzione elettrica credo che abbiano anche l'effetto stabilizzare la rete.

Matteo Civiero ha detto...

Volevo chiedere un vostro parere su questo annuncio circa la produzione di idrogeno con EROEI positivo, attraverso batteri e biomasse.

http://www.renewableenergyaccess.com/rea/news/story?id=50630

Che ne pensate?

Archimede ha detto...

occorre attenzione quindi per non commettere errori irreparabili dei quali uno si accorge dopo dieci anni, quando è troppo tardi. E' un po' come l'oro: c'è a 24 K, a 18 K, a 14 K e poi c'è il piombo rivestito da una lamina d'oro.

Affermazione inquietante...

Come si fa a capire la qualità dei pannelli che ci propongono?
Dove si trova una "guida all'acquisto dei pannelli fotovoltaici" affidabile?

paolo ha detto...

L'anonimo che ha posto l'accento sulle stato delle reti elettriche ha
colto un altro punto dolens,con una precisazione. Se vogliamo elencare
chi è discriminato e non potrà a priori usufruire della legge dobbiamo
pensare a chi non ha una buona esposizione solare, fondovalle ed altre
cause di ombreggiamento rilevante, a chi risieda in centri storici e/o
vincolati ed in edifici inidonei e infine a chi è marginalizzato da una
rete elettrica non idonea. Però in questo ultimo caso l'Enel non
autorizza l'impianto; quindi il danno ipotizzato post installazione è
ipotetico. Due esempi concreti: un'azienda con sede in Garfagnana
riceve dal GRTN nel 2006 l'ammissione ai contributi per un impianto da
49 kwp; chiede la connessione in rete a Enel avendo già un contatore con
potenza da 80 kw. Enel non l'autorizza proprio a causa della
discontinuità della linea e propone o di aspettare i tempi tecnici di
Enel, o pagare € 25.000 per far "stendere" un cavo dedicato dalla
sottostazione all'azienda, che ha rinunciato a tutto. Tutto questo non
avviene in zone industriali periferiche : tre aziende a Livorno,
Pontedera e Vicopisano hanno installato un impianto ciascuna da 48,6
kw,non hanno avuto problemi di "linea" ed a fronte di una produzione
attesa annua di 61.250 kwh, hanno riscontrato dopo il 1° anno
un'effettiva generazione di ca 66.000 kw con differenze tra loro del
3%. Per adeguare la rete,un atto doveroso verso i clienti, al di là del
fotovoltaico, occorrono tempo e risorse. Per abolire lacci e lacciuoli
burocratici è sufficiente un giorno, a zero costi,però necessita la
volontà politica. P.S.

paolo ha detto...

Sono d'accordo con Fausto siamo sfasati con i tempi; anche con l'eolico,
infatti in Germania ed in altri paesi ormai siamo all'offshore, che è un
pochino più costoso; quindi è conveniente venire da noi a "saccheggiare"
le nostre colline. Sono d'accordo che le ns città sono criticabili da un
punto di vista estetico, però non credo che mettere una pala eolica sul
Colosseo, o sul Duomo di Milano o sulla Torre di Pisa, abbellirebbe
questi monumenti ed incentiverebbe l'affluenza di turisti. I paesaggi,
per la Toscana,rappresentano il 1° dei monumenti e c'è chi non è
disposto a sacrificarli con leggerezza. Non è una crociata, è la
ricerca di uno sviluppo sostenibile ecocompatibile . P.S.

Anonimo ha detto...

X Archimede : occorre prudenza, acquisizione di nozioni e tener presente alcune precauzioni. Se il vino è un liquido rosso alcoolico perché c'è quello da 1 euro e quello da 10 ? xché sono di qualità diverse ma il problema è se uno non se ne intende e quello da 1 euro viene versato in una bottiglia da 10 e magari venduto a 9 per illudere di far realizzare un affare.Allora ci sono pannelli di silicio mono e poli cristallino testati da oltre 40 anni e devono essere di silicio elettronico, il film sottile è applicato e quindi testato solo da 7 anni, mentre l'impianto deve produrre al meglio per almeno 25 anni. Nel settore si stima che solo un 50% sia prodotto di prima qualità. In Italia non ci sono produttori ma solo intermediari ed assemblatori di semi lavorati. E' prudente esigere la filiera di produzione. Essere ragionevolmenti certi che chi rilascia la garanzia di 25 anni sulla efficienza abbia una storia alle spalle per cui esisterà anche tra 20 anni ed altro. La legge dà incentivi sulla produzione non sull'impianto, da non dimenticare.E poi e poi.... Paolo

Pietro Cambi ha detto...

A me risulta che la legge 39 della regione toscana preveda, articolo 17 L' INSTALLAZIONE LIBERA per impianti fotovoltaici SOTTO i 3 kWp!!!!!!!!!!
INDI, la prossima vlta far prensete ai funzionari Provinciali che rischiano, chiedendo autorizzazioni PER TUTTI GLI IMPIANTI, non già una denuncia per omissione di atti di ufufcio ma per il ben piu'gra ABUSO di atti di ufficio.
Senza contare una eveventuale richiesta di risarcimento in sede civile.
E' VERGOGNOSO CHE, ANCORA UNA VOLTA, coloro che dovrebbero, per lo meno, applicare le leggi NON NE SIANO A CONOSCENZA !!!
ecco l'articolo 17 della legge, giudicate voi stessi

"ARTICOLO 17
Attività libera

1. Salvo quanto disposto all’articolo 13 e comunque ferme restando le autorizzazioni paesaggistiche eventualmente richieste ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) non necessitano di titolo abilitativo ai sensi della presente legge e della l.r. 1/2005, laddove realizzati secondo le condizioni fissate dal PIER e dai provvedimenti attuativi dello stesso, i seguenti interventi:
a) installazione di pannelli solari termici di sviluppo uguale o inferiore a 20 metri quadrati, nel rispetto dei criteri e delle modalità stabiliti dagli accordi di cui all’articolo 22, comma 1;
b) installazione di pannelli solari termici per applicazioni nel settore florovivaistico, nel rispetto dei criteri e delle modalità stabiliti dagli accordi di cui all’articolo 22, comma 1;
c) installazione di pannelli solari fotovoltaici di potenza nominale uguale o inferiore a 3 chilowatt, nel rispetto dei criteri e delle modalità stabiliti dagli accordi di cui all’articolo 22, comma 1;
d) installazione di impianti eolici di potenza uguale o inferiore a 5 chilowatt, nel rispetto dei criteri e delle modalità stabiliti dagli accordi di cui all’articolo 22, comma 1;
e) installazione di impianti di microcogenerazione a gas naturale fino a 3 megawatt termici, nel rispetto dei criteri e delle modalità stabiliti dagli accordi di cui all’articolo 22, comma 1;
f) installazione di impianti di produzione energetica alimentati a biomassa fino a 0,5 megawatt termici.
" Pietro

Anonimo ha detto...

Purtroppo caro Pietro è peggio di quello che tu giustamente osservi, infatti non è ignoranza ma la volontà di braccio di ferro tra due burocrazie,provincia e regione. Quel funzionario ha discettato in punta di fioretto di interpretazione legislativa per affermare la legittimità di tale posizione. Se poi in questo scontro, chi ci rimette è il cittadino,poco importa. Paolo

Archimede ha detto...

Nel settore si stima che solo un 50% sia prodotto di prima qualità. In Italia non ci sono produttori ma solo intermediari ed assemblatori di semi lavorati. E' prudente esigere la filiera di produzione. Essere ragionevolmenti certi che chi rilascia la garanzia di 25 anni sulla efficienza abbia una storia alle spalle per cui esisterà anche tra 20 anni ed altro.

Consiglio saggio ma... in pratica, come seguirlo?
Al di là dei produttori storici e "blasonati" (e, ciononostante, tavolta loro stessi non mantengono quanto promettono), tra la miriade di "produttori" o sedicenti tali che compaiono oggigiorno, e che spesso (come giustamente affermi) non fanno altro che rivendere pannelli cinesi, come distinguere il grano dal loglio?
Perchè, tutto sommato, un pannello non credo sia da scartare a priori perchè "cinese"... anche alcuni dei produttori "storici" rivendono prodotti cinesi...
Ad esempio, ho visto offerte interessanti per pannelli cinesi Tianda Solar. Il distributore italiano non fa mistero della loro origine, quindi almeno da questo punto di vista è corretto. Le certificazioni ci sono, ma non certificano certo quanto il pannello durerà... nè certificano che il distributore italiano esisterà ancora tra 15 anni.
Ed allora?
Esiste una qualche fonte, un qualche riferimento per poter valutare questi pannelli?

Paolo ha detto...

X ARCHIMEDE Ti dico come la penso, la mia "verità" : La garanzia affidabile, sui livelli di produttività nel tempo, non può certificarla un Ente terzo,(che poi bisognerebbe capire il senso del termine "certificato",a cosa si riferisce)ma può essere fornita solo dal produttore.Sia sui suoi prodotti diretti sia eventualmente su componenti acquistati e poi assemblati,ma da lui testati e sui quali "estende" la sua garanzia. In ogni settore le aziende leader utilizzano marchi diversi sulla stessa linea di produzione o produttori diversi ma sempre da queste distribuiti per motivi di prezzo e marketing.Ci sono n°2 importanti aziende cinesi che realizzano prodotti di buona qualità con costi di poco più bassi rispetto a giapponesi e tedeschi, ma ci sono decine di aziende che producono a livello molto più basso,a costi molto inferiori per una "domanda" meno qualificata,che esiste sopratutto nel Terzo Mondo. Come sempre la colpa non risiede nello strumento ma nell'uso che ne viene fatto. Se un'azienda ti propone l'hardware di un impianto di sua produzione diretta a 100 e poi ti propone un'alternativa per un impianto non prodotto direttamente, ma da Lei garantito a 85 /90, ti mette correttamente in grado di fare una scelta consapevole.Oggi il mercato del fotovoltaico è un business e quindi è normale che ci sia un pullulare di offerenti, anche improvvisati e poco informati. Ti fornisco un piccolo test, nel caso ti imbattessi in uno di loro,per dedurre a cascata anche la qualità di chi li sta mandando in giro. Domanda : qual è un'avvertenza essenziale nella costruzione di un pannello al fine di evitare gravissime conseguenze negative negli anni successivi ? ti do la risposta che non deve mancare,fra altre possibili :"la temperatura del laboratorio in un momento cruciale dell'assemblaggio del pannello". Non te la dico qui sul blog, nè ti indico esattamente a quale fase di lavorazione mi riferisco, ma il tuo interlocutore dovrebbe saper rispondere. Al che la domanda di controllo,qual è la tolleranza in gradi centigradi per non creare i presupposti di questo danno, ovvero avere un pannello inutilizzabile dopo 8/9 anni?:"Solo 0'2 gradi centigradi. E'chiaro ora quanto sia importante il soggetto garante ? Paolo