mercoledì, maggio 09, 2007

La volpe e l'uva nel deserto


Il ministro del petrolio audita, Ali Al Naimi, ha dichiarato che l'Arabia saudita raggiungerà una capacità di 12, 5 milioni di barili di petrolio nel 2009 e che i progetti per espandere ulteriormente la capacità produttiva sono stati sospesi per le preoccupazioni legate all'andamento della domanda di petrolio mondiale futura.
Niente di nuovo, direte voi.
Solo per la crescita dei consumi cinesi avremmo bisogno all'incirca di un nuovo Kuwait, da qui al 2009, in termini di produzione mondiale ( nei primi mesi del 2007 il fabbisogno energetico cinese è cresciuto leggermente meno della sua economia, ovvero di circa il 10% su base annua, 600.000 barili/giorno in piu').
Avete capito al rovescio: Il ministro del petrolio Saudita ha paura che la domanda mondiale di petrolio non cresca!
Infatti, dato il crescente trend mondiale verso una maggiore efficienza energetica e la crescita di importanza delle energie alternative, Al Naimi ha dichiarato che non vede la necessità di piu' di 12,5 milioni di barili di petrolio di capacità produttiva per il Regno saudita nel futuro.

Tutto questo mi ricorda una vecchia favola di Fedro.

La volpe e l'uva.
Visto che la volpe non riusciva a raggiungere, per quanti sforzi facesse, un succoso grappolo d'uva in una vigna, decise che non ne valeva la pena, non essendo ancora matura al punto giusto.
"Nondum matura est"

Giudicate voi.




La Volpe e l'uva - Fedro

Spinta dalla fame, la volpe cercava di prendere l'uva da un'alta vite, saltando con tutte le sue forze, ma non riuscì a toccarla; allora andandosene disse: "Non è ancora matura; non voglio coglierla acerba". Chi sminuisce a parole quello che non è in grado di fare, dovrà riferire a se stesso questo esempio.


Saudi Arabia's oil minister Ali al-Naimi has said that the Kingdom is set to achieve its targeted output capacity of 12.5mn barrels per day (b/d) by 2009, but that plans to expand capacity further have been shelved owing to concerns over projected oil demand. Citing the growing global trend towards energy efficiency and conservation initiatives, as well as the increasing prominence of alternative energy sources, al-Naimi has claimed that he does not see the need for more than 12.5mn b/d of sustainable capacity in the medium term.
http://www.oilandgasinsight.com/file/44984/saudi-arabia-may-not-expand-capacity-beyond-2009.html

4 commenti:

Ibn Battuta ha detto...

E' l'ombra minacciosa dell'IIF (Industria Italiana Fotovoltaico) che ha fatto comprendere agli sceicchi che la festa è finita e si torna alla falconeria e alla caccia al coniglio selvatico da dromedario

fabio ha detto...

I Sauditi tendono a contraddirsi nel tempo.
In un commento interessante di Ace su OilDrum sono riportate diverse frasi tratte da pubblicazioni dell'Aramco che avvertono di possibili problemi energetici futuri.
http://www.theoildrum.com/node/2518#comment-186346
Un paio di esempio di cosa dicono quelli di Aramco
"When we look at the global energy situation today, we find a convergence of a wide range of complex challenges. These include misperceptions about future adequacy of supply, underinvestment in oil infrastructure, a mismatch between refinery configurations and the types of crude in the market, increased demand for natural gas, the need for a well-trained and innovative workforce, and stewardship of the natural environment."

"Perhaps never before has the petroleum industry faced such immense challenges...

...While the issue of oil supply is important today, it will become even more critical in the coming years."
A quale versione bisogna credere?

Matteo Civiero ha detto...

A me pare che siano dichiarazioni perfettamente in linea con la strategia di un cartello oligopolistico. Stano a vedere come evolve il mercato dei prezzi, tenendolo sempre sottopressione, in modo da poterlo spremere e ricavare il massimo del profitto, come se fosse un limone. Credo che per un po' di anni queste oligarchie continueranno a fare soldoni con prezzi del barile in crescita rapida, e prima del crash si saranno messi al riparo. Sembrerà cinico, ma non lo è un regno nel quale la quasi totalità della sua popolazione vive nell'indigenza o comunque in situazione disagiata e peggiore del passato, mentre un gruppo ristretto di persone naviga letteralmente nell'oro?

Ad ogni modo, più approfondisco il tema del picco e più mi rendo conto della serietà e gravità della faccenda. Sto pensando a come preparare la mia attività professionale (sono un consulente economico per piccole e medie imprese e sistemi economici locali) alla prospettiva picco (consulenze per la creazione di comunità locali sostenibili; inoltre una figura professionale intermedia tra clienti e società che vendono sistemi di energie rinnovabili, che segua tutte le problematiche, dalla selezione all'installazione, alla gestione degli iter burocratici).

Quello che vorrei chiedervi è però un'altra cosa: vista la serietà delle questioni, oltre che all'impegno professionale, non dovremmo tutti pensare a diffondere il più possibile tra le persone la questione picco, a partire dai parenti? Ad esempio: a mio cugino che si è indebitato per 20 anni per comprare un piccolo appartamento in città senza un minimo di giardino, che fa 50 chilometri al giorno in auto per andare al lavoro in un'azienda che importa prodotti dalla Cina, dovrei dire che in prospettiva picco è messo piuttosto male. O no?

Frank Galvagno ha detto...

E' comportamento tipico di chi ha il potere presentare come CAUSE quelle che (alla luce della totalità dei fatti, ma sono informazioni poco accessibili alle masse) sono le CONSEGUENZE, e viceversa.

Con questo "swap" riducono la loro esposizione al grande pubblico (ma non a noi).