domenica, maggio 20, 2007

Ridateci la 500! Il paradigma dello Slow Travel.

Tempo fa, in Francia, mi capitò sotto gli occhi un articolo di giornale intitolato "Redonnez-nous la R4", ridateci la R4!

La Renault R4, assai diffusa anche in Italia, era una discendente del concetto della Citroen "Due Cavalli", la macchina progettata per trasportare "quattro contadini col cappello". Concetti di automobile che risalivano al mitico maggiolino Volkswagen ("La vettura del popolo") e in Italia avevano come equivalente l'altrettanto mitica "500" Fiat. Macchine leggere, efficienti, addirittura eleganti. Dei piccoli trionfi dell'ingegneria che risolvevano intelligentemente il problema di un veicolo a costo compatibile con le tasche degli europei, ancora vuote dopo il disastro della guerra.

Poi, col tempo, il mito si è appannato. Le macchine, una volta "del popolo" si sono trasformate in caricature di se stesse. Il paradigma della macchina attuale è la SUV (dall'improbabile sigla "Sport Utility Vehicle"). Macchina pesante, tronfia, obesa. Scatole d'acciaio su ruote gigantesche, alimentate da motori degni di un TIR. L'equivalente meccanico di una persona che ha vissuto di una dieta di solo fast food per decenni ed ha acquisito la forma corporea di una pera, corredata di rotolini di grasso debordante dai pantaloni.

Sembra che, dai tempi dei dinosauri, l'evoluzione delle cose porti al gigantismo e all'obesità. Di queste macchine ipertrofiche e voraci non abbiamo veramente bisogno. Non è più possibile che il paradigma del trasporto privato sia in questi oggetti che consumano risorse sempre più scarse, rovinano le strade, appestano l'aria e sono pericolose sia per chi li guida sia per chi ci sta intorno. Eppure, quasi ovunque nel mondo, i governi danno sussidi a chi getta via veicoli ancora perfettamente funzionanti per passare a questi dinosauri su ruote.

Dall'ipertrofia delle macchine, dagli ingorghi pazzeschi, dal puzzo e l'inquinamento, c'è chi ha concluso che il nuovo paradigma dell'automobile è semplicemente nessuna automobile (come dicevano una volta nel Far West, "good Indian is dead Indian", l'unico indiano buono è l'indiano morto). Può darsi; ma può darsi anche che ci sia una via di mezzo che possiamo percorrere fra la follia delle SUV e la vita spartana di soli tram e biciclette: ridateci la 500!

Certo, oggi non potremmo rimettere su strada le 500 o le R4 o le Volkswagen con i vecchi motori. Anche se erano motori piccoli, lo stesso non potremmo accettare l'inquinamento che producono. Ma questo si può risolvere retrofittando con batterie e motore elettrico i vecchi veicoli e trasformandoli in veri veicoli a emissione zero (ZEV, zero emission vehicles). E' qualcosa che possiamo fare oggi grazie ai progressi nell'efficienza dei motori elettrici e all'apparizione sul mercato delle batterie al litio polimero che permettono di ottenere prestazioni e autonomie comparabili con quelle dei vecchi motori.

Così, un gruppetto di appassionati che fa capo a ASPO-Italia, si è messo a fare proprio questo. Pietro Cambi, con l'aiuto di Massimo de Carlo, Corrado Petri e Ugo Bardi, ha trasformato la sua vecchia 500 Fiat in mezzo elettrico. Ne è venuto fuori un oggetto che, dopo due giorni dalla sua presentazione alla manifestazione "ruotati" di Firenze, è già un mito! Il mitico cinquino elettrico. (che altri hanno proposto chiamare "L'Aspina", dall'associazione ASPO che ha un po' originato il parto).

Come tante buone idee tecnologiche, l'idea del cinquino elettrico sfrutta l'esistente per progredire. Si tratta di conservare quello che ancora oggi è valido nel progetto della vecchia Fiat 500: la carrozzeria, la leggerezza, lo sfruttamento intelligente dello spazio. Viceversa, si elimina quello che oggi non si può più accettare: il vecchio motore a benzina. Sostituito il motore con uno elettrico di pari potenza; inserito al posto del serbatoio un pacco di batterie al litio; il risultato è una macchina che ha zero emissioni, prestazioni pari a quelle della vecchia 500, autonomia intorno ai 150 km e - soprattutto - ne mantiene lo "spirito".

E' lo spirito di un mondo più semplice e più "magro". E' la macchina non aggressiva, la macchina che non usi per imporre la tua personalità su nessuno, la macchina che erediti da tuo padre come se fosse una casetta in campagna; la macchina che tieni in casa per decenni, che tratti con gentilezza come se fosse una zia, che non ti verrebbe mai in mente di cambiare con una zia nuova e più alla moda solo perché ha più di 10 anni. Una macchina che non inquina, che conserva risorse, che non le disperde con l'idea folle dell' "obsolescenza pianificata".

Possiamo applicare alla 500 elettrica il paradigma dello Slow Travel già noto per certi tipi di turismo. E' lo stesso concetto
di "Slow Food" in contrasto con l'imperante e malefico "Fast Food". E' un paradigma che possiamo applicare al trasporto di tutti i giorni e non per forza solo alla 500, ma anche a una qualsiasi delle macchine ancora buonissime dell'era di prima dei dinosauri-SUV. Nemmeno soltanto a veicoli a quattro ruote, ma altrettanto bene ai motocicli e alle biciclette. E' il paradigma del viaggiare leggeri, senza fretta, consumando poco e inquinando niente.

Unico problema: il sistema legislativo italiano che scoraggia attivamente l'innovazione e intralcia altrettanto attivamente il retrofit elettrico dei veicoli esistenti. La macchina elettrica retrofittata è una soluzione economica e alla portata di tutti per il problema dell'inquinamento. Purtroppo, per legge può circolare solo con targa prova e persino questo dopo incredibili sforzi per superare le infinite barriere che una burocrazia ottusa e altrettanto grassa e ipertrofica delle SUV
. Con un po' di buona volontà, però, chissà che per miracolo, per una volta, non si riesca a fare una legge che riduce la burocrazia (invece di aumentarla, come di solito succede).

Slow Travel: non importa quanto veloce vai; l'importante è non avere fretta.




Trovate ulteriori dati e riflessioni sul cinquino elettrico in questo articolo di Pietro Cambi

Crediti: Il principale merito per la realizzazione del cinquino va a Pietro Cambi. Hanno contribuito all'opera altri soci di ASPO-Italia, fra i quali: Ugo Bardi, Massimo De Carlo, Francesco Meneguzzo e Corrado Petri. La trasformazione è stata eseguita dall'officina Egraf di Riccardo Falci.


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6 commenti:

Fabio ha detto...

D'accordo in tutto e per tutto.

stefano ha detto...

Bravissimi, ma c'è una possibilità di fare qualcosa per diffondere il vostro progetto e magari poterlo vedere in giro ed acquistare. A volte sono una persona ingenua, ma credo sempre che un modo ed una soluzione si possono trovare insieme è solo questione di tempo oramai.....

Saluti

Stefano Silvestri

Roma

rumansa ha detto...

Un'idea fantastica ma perchè non andare oltre ed equipaggiare la mitica con un motore ad aria compressa che migliora ulteriormente le prestazioni e riduce di molto il costo?
qui vi metto un link poi chissa
http://www.motordeaire.com/
da cosa nasce cosa
complimenti ancora
da rumansa Sardegna

Mauro ha detto...

Aria compressa
Forse le bombole hanno un costo inferiore a quello delle batterie ma il rendimento energetico del motore ad aria compressa è molto scarso.

Anonimo ha detto...

at Stefano
se cerchi sul sito http://www.jacopofo.com/gruppo-acquisto-auto-elettrica
trovi una iniziativa di Jacopo Fo per realizzare insieme questa attività.
Aspetta le mail di adesione a info@alcatraz.it

Francesco Muscio

Mannes Chiarini ha detto...

Lei è un genio