
Il blog di ASPO-Italia, sezione italiana dell'associazione internazionale per lo studio del picco del petrolio e del gas (ASPO)
martedì, marzo 17, 2009
Abitudini, inerzie e altre patologie / 8 : asciugamani colposi e insoddisfacenti

martedì, marzo 03, 2009
Abitudini, inerzie e altre patologie / 7: la forza d'inerzia dei sistemi legislativi
venerdì, gennaio 30, 2009
Abitudini, inerzie e altre patologie / 5 : horror - pannolini
Riporto di seguito la storia, così come l'ho tratta da un sito scientifico/divulgativo.
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Anni ’50-’60: la struttura di base
Tutte le innovazioni che hanno portato al pannolino usa e getta moderno, immesso sul mercato nel 1961, furono effettuate a partire da una struttura di base messa a punto nel 1951 dalla stessa Donovan e composta da una parte esterna impermeabile, da un sistema assorbente a base di carta e da un metodo di chiusura in cui le spille da balia furono sostituite con fermagli di metallo e di plastica.
Anni ’70: si perfeziona la qualità
È dagli anni settanta in poi che il pannolino monouso subì le variazioni qualitative più significative in termini di maggiore potere assorbente e traspirante che, insieme alla perfetta vestibilità e all’elevato comfort, sono i requisiti essenziali dei prodotti attualmente disponibili. Furono introdotte le fibre di cellulosa al posto della carta assorbente e utilizzati sistemi di chiusura sempre con caratteristiche di maggiore praticità (strisce di velcro, linguette regolabili).
Anni ’80: un migliore potere assorbente e drenante
Agli inizi degli anni ottanta al corpo centrale assorbente, formato da due strati di fluff in pura cellulosa a fibra lunga, venne aggiunto un polimero superassorbente (super absorbent polymer o SAP) in grado di ritenere una quantità di urina pari a 20-30 volte il proprio peso. In pratica lo strato di cellulosa contenente SAP consente la tenuta e l’imprigionamento dei liquidi, mentre l’altro strato possiede un effetto drenante. Nello stesso periodo fu anche dimezzato lo spessore del pannolino modificando il rapporto tra la consistenza dello strato fluff (più ridotto) e quella del SAP (più spesso), con evidenti vantaggi in termini di vestibilità e di praticità d’uso, caratteristiche che vennero ulteriormente migliorate negli anni successivi.
Dal 2000 ad oggi: tecnologia all’avanguardia al servizio della delicatezza e ipoallergenicità cutanea
Gli anni 2000 sono stati contrassegnati dall’introduzione di uno strato sottofiltrante - formato da fibre atte a velocizzare l’assorbimento dei liquidi - interposto tra il nucleo centrale assorbente e la superficie a contatto della pelle formata da un tessuto-non tessuto (polipropilene) resistente e ipoallergenico.L’ultima innovazione in termini cronologici è stata la realizzazione di un rivestimento esterno microforato traspirante che, lasciando circolare liberamente l’aria, abbassa l’umidità interna e mantiene la cute più fresca e asciutta, caratteristiche essenziali a prevenire o ridurre i casi di dermatite da pannolino così frequenti tra i neonati e i bambini.
Prima degli anni '60, esistevano soltanto i "pannolini tradizionali riutilizzabili", che a loro volta costituivano il naturale perfezionamento di fasciature in cotone/lino utilizzate nei secoli precedenti.
E' fuori discussione il fatto che il livello qualitativo di oggi non ha paragoni, soprattuto in termini di resistenza nel tempo alla penetrazione dell'umidità; si tratta però di un'iper-prestazione, più che tutto di una "comodità" (essenzialmente, in termini di tempo speso per l'igiene del bimbo) che paghiamo tutti in termini energetici e ambientali. Non è un caso che l'esplosione dei pannolini "usa e getta" sia avvenuta negli anni di grande crescita nella disponibilità petrolifera ed economica pro capite (il boom degli anni '60).
Se al tempo "buttare via" dei pannolini aveva un effetto praticamente trascurabile, oggi non è più così. Lascio a un'altra occasione (o a qualche lettore curioso) lo sfizio di calcolare la massa o il volume di pannolini gettati ogni giorno nel mondo, e mi limito ad osservare che si tratta di rifiuti "da discarica" (o da inceneritore), in quanto non elevabili a materie secondarie. Una vera sequenza horror per chi ha a cuore lo stato di salute dei cicli energetici.
PS Non vorrei fare dell'assolutismo, soprattutto perchè non mi sono mai occupato del problema in prima persona, non avendo figli :-) Tuttavia, se oggi siamo a un 99,99999% di usa e getta, una società al 90% di lavabili, e 10% di usa e getta (per quando si ha proprio fretta) sarebbe davvero così fuori dal mondo?
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Gli altri post della saga:
- Abitudini, inerzie e altre patologie / 4 : paranoie da lavapiatti
- Abitudini, inerzie e altre patologie / 3 : il paradosso del frigorifero
- Abitudini, inerzie e altre patologie / 2 : l'etica del rasoio
- Abitudini, inerzie e altre patologie / 1 : la pausa caffè
lunedì, dicembre 29, 2008
Abitudini, inerzie e altre patologie / 4 : paranoie da lavapiatti
domenica, maggio 11, 2008
I sistemi sono pigri

A 1° piano ci sono le leggi inviolabili, ad esempio quelle della termodinamica, la conservazione di carica, massa, quantità di moto ed Energia, i teoremi dei sistemi meccanici rigidi, la meccanica celeste, le leggi della dinamica dei fluidi... Sempre a questo piano possiamo ritrovare le macchine e le infrastrutture, tutto ciò insomma che "funziona" su base scientifica;
Al 2° piano ritroviamo leggi dell'economia classica, come ad es. quella della domanda e dell'offerta, e le "leggi" propriamente dette, cioè le norme che fanno parte del sistema legale nazionale o sovranazionale.
Al 3° piano troviamo le leggi della sociologia, della psicologia, della percezione di massa, della lingua e cultura, delle scelte e delle abitudini di consumo, e il sistema politico sovrastante.
Naturalmente, non è la miglior classificazione possibile! Se ci sono lettori che ne hanno in mente altre sarò ben contento di conoscerle.
La cosa interessante della strutturazione che vi propongo è che evidenzia in modo piuttosto netto quella che è la pigrizia dei sistemi. In un mondo ideale il dialogo funzionerebbe nel modo seguente: in base alle leggi della natura si individuano le migliori tecnologie da adottare, per le quali si allocano risorse economiche e si redigono apposite leggi, allo scopo di garantire una società e un mondo politico sano.
Non vorrei apparire un "lagnone", ma le cose nella realtà non funzionano proprio così.
Alcuni esempi?
Mobilità: il motore elettrico è quello a miglior rendimento, tuttavia la sua diffusione è limitatissima
Trasporti: la "filiera corta" è vivamente consigliata, tuttavia assistiamo alla schizofrenia delle merci
Abitazioni: l'ipercementificazione è la maggiore imputata di dissesti idro-climato-geologici, eppure continuiamo a alimentare politiche di urbanizzazione, invece di ristrutturare le abitazioni esistenti con criteri di risparmio energetico
Imballaggi: per ridurre sprechi energetici e la messa in discarica si potrebbero limitare fortemente, ma non ce la stiamo ancora facendo
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Assistiamo a una forte carenza di dialogo tra i mondi. Il mondo socio-politico è quello a più elevata inerzia, si tratta infatti di cambiare mentalità, abitudini, percezioni, privilegi, macrosistemi lavorativi. Il mondo economico e giuridico è a media inerzia: ad esempio agire sulla giurisprudenza è una cosa che richiede tempi lunghi. L'aumento dei prezzi di un bene, se non è pura speculazione o "bluffing", è un sintomo tardivo di carenza del bene stesso(o di "post-picco").
Il mondo scientifico e tecnologico è quello a maggiore reattività: le informazioni fluiscono con la massima rapidità (se non ci sono inquinamenti e distorsioni). La risalita al 2° e 3° piano, però, è lenta, troppo lenta. Aspettare poi il feedback dal 3°piano al 1° equivarrebbe, con una certa probabilità, a una condizione di guerriglia e di conflitti.
[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@gmail.com. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]