domenica, maggio 11, 2008

I sistemi sono pigri


Quando, circa un paio di anni fa, mi sono avvicinato al "Picco del Petrolio", ho meditato una "classificazione dei mondi culturali", non da intendersi per far emergere qual è il "migliore", ma per tentare di fare a me stesso un po' di chiarezza sul perchè di alcune dinamiche.
I mondi culturali sono tutti ugualmente importanti. Forse, però, non risulta sufficientemente chiaro chi viene prima e chi viene dopo, in termini di rapporti causa-effetto, quali leggi possono essere violate e quali no, e via discorrendo. Va altresì detto che le ripartizioni sono strumenti di una certa pericolosità, perchè difficilmente si trovano nella realtà argomenti "impacchettabili" in topic puri. Finora, per quanto riguarda la mia organizzazione e l'interpretazione dei lavori altrui, ho trovato molto utile una tripartizione dei mondi culturali, che vi propongo:
1. mondo Scientifico - Tecnologico
2. mondo Economico - Giuridico
3. mondo Socio-Politico

A 1° piano ci sono le leggi inviolabili, ad esempio quelle della termodinamica, la conservazione di carica, massa, quantità di moto ed Energia, i teoremi dei sistemi meccanici rigidi, la meccanica celeste, le leggi della dinamica dei fluidi... Sempre a questo piano possiamo ritrovare le macchine e le infrastrutture, tutto ciò insomma che "funziona" su base scientifica;

Al 2° piano ritroviamo leggi dell'economia classica, come ad es. quella della domanda e dell'offerta, e le "leggi" propriamente dette, cioè le norme che fanno parte del sistema legale nazionale o sovranazionale.

Al 3° piano troviamo le leggi della sociologia, della psicologia, della percezione di massa, della lingua e cultura, delle scelte e delle abitudini di consumo, e il sistema politico sovrastante.

Naturalmente, non è la miglior classificazione possibile! Se ci sono lettori che ne hanno in mente altre sarò ben contento di conoscerle.

La cosa interessante della strutturazione che vi propongo è che evidenzia in modo piuttosto netto quella che è la pigrizia dei sistemi. In un mondo ideale il dialogo funzionerebbe nel modo seguente: in base alle leggi della natura si individuano le migliori tecnologie da adottare, per le quali si allocano risorse economiche e si redigono apposite leggi, allo scopo di garantire una società e un mondo politico sano.

Non vorrei apparire un "lagnone", ma le cose nella realtà non funzionano proprio così.

Alcuni esempi?

Mobilità: il motore elettrico è quello a miglior rendimento, tuttavia la sua diffusione è limitatissima

Trasporti: la "filiera corta" è vivamente consigliata, tuttavia assistiamo alla schizofrenia delle merci

Abitazioni: l'ipercementificazione è la maggiore imputata di dissesti idro-climato-geologici, eppure continuiamo a alimentare politiche di urbanizzazione, invece di ristrutturare le abitazioni esistenti con criteri di risparmio energetico

Imballaggi: per ridurre sprechi energetici e la messa in discarica si potrebbero limitare fortemente, ma non ce la stiamo ancora facendo

[...]

Assistiamo a una forte carenza di dialogo tra i mondi. Il mondo socio-politico è quello a più elevata inerzia, si tratta infatti di cambiare mentalità, abitudini, percezioni, privilegi, macrosistemi lavorativi. Il mondo economico e giuridico è a media inerzia: ad esempio agire sulla giurisprudenza è una cosa che richiede tempi lunghi. L'aumento dei prezzi di un bene, se non è pura speculazione o "bluffing", è un sintomo tardivo di carenza del bene stesso(o di "post-picco").

Il mondo scientifico e tecnologico è quello a maggiore reattività: le informazioni fluiscono con la massima rapidità (se non ci sono inquinamenti e distorsioni). La risalita al 2° e 3° piano, però, è lenta, troppo lenta. Aspettare poi il feedback dal 3°piano al 1° equivarrebbe, con una certa probabilità, a una condizione di guerriglia e di conflitti.

[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@gmail.com. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

4 commenti:

Pippolillo ha detto...

Attenendomi a questa classificazione, noto che il problema è negli ambiti 2 e 3.
Mentre il mondo scientifico è diciamo così inviolabile (passatemi il termine) e va avanti a suon di scoperte, gli altri due mondi sono stati creati dagli uomini, letteralmente inventati, non scoperti.
L'economia funziona secondo certe leggi che non esistono in natura. Magari ve ne sarebbero altre di più giuste ma l'uomo si è fermato ad un'economia commerciale.
La democrazia che da tutti è riconosciuta come l'unica forma di governo possibile, è comunque imperfetta perché se la maggioranza governa, ci sarà sempre una minoranza scontenta.
Concludo dicendo che i tre mondi descritti devono convivere pur essendo di natura diversa. Quale sia il miglior modo non lo so, forse ci vorrebbe più logica? Se il motore elettrico è quello a miglior rendimento anche per i trasporti si dovrebbe utilizzare quello e invece no.
Permettetemi una battuta: ora capisco perché gli extraterrestri che si suppongono di civiltà avanzatissima non si palesano in modo evidente, per loro siamo poco più che delle scimmie col bastone. :-)

Frank Galvagno ha detto...

Ciao Pippolillo,
direi che hai centrato in pieno la questione.

"i tre mondi descritti devono convivere pur essendo di natura diversa"

pienamente d'accordo. Il dialogo tra i mondi è ad oggi ad uno stadio preistorico, molto possiamo fare.

La scienza e la tech sono la parte più fondamentale e "pura", tuttavia sono fatte da Uomini, pertanto non dobbiamo pensarle esenti da limiti; economia, politica e società sono intrise di limiti ed egoismi. Ecco perchè al convegno Aspo 2 si è puntato molto sulla risposta umana ed etica :-)

Giovanni G. ha detto...

Ho letto un articolo che mi sembra in qualche modo in tema, tanto per dare un'idea di quanto possa incidere la pigrizia sullo sviluppo di una civiltà. Certo, oggi le cose vanno più veloci dal punto di vista tecnologico; temo che il pensiero politico (se oggi potessimo definirlo tale!), ma anche quello economico, scontino ancora i "ritmi" di un tempo... Già in altri casi, per ragioni legate a molti fattori diversi, le innovazioni tecnologiche non sono state sufficienti al "decollo" della società in cui sono state prodotte.

L'articolo in questione, di Dino Messina, analizza il probelma dell'eurocentrismo nella storia:
"La carta fu inventata dai cinesi, che la usavano già dieci secoli prima di noi europei, così la carriola, la trivellazione profonda, la ghisa, il ponte sospeso a catene di ferro. Tredici i secoli di differenza per quanto riguarda la balestra come arma individuale, otto per i finimenti degli animali da tiro, undici per la bussola magnetica, quattro per la stampa a caratteri mobili, uno per la stampa a caratteri mobili metallici, una dozzina per la porcellana..."
http://lanostrastoria.corriere.it/
2008/04/il-furto-della-storia.html

Verrebbe da dire che la nostra civiltà euro-americana, si è affermata velocemente grazie a tutta una serie di tecnologie distruttive (oltre che per l'applicazione su vasta scala della produzione industriale), strettamente legate a una forma mentis che è difficile trasformare in poco tempo...

Frank Galvagno ha detto...

Interessante questa cosa Giovanni, in effetti l'accelerazione tecnologica è stata il più delle volte sovrabbondante e guidata dal consumismo.

La scienza e la tecnologia di base erano già "pronte" a inizio '900 ...