mercoledì, maggio 21, 2008

130 dollari al barile: troppo in fretta



Quello che sta succedendo, ASPO l'aveva previsto già da un pezzo. Ma devo confessare che gli aumenti dei prezzi degli ultimi tempi stanno prendendo di sorpresa anche me. I 130 dollari al barile sono arrivati con una rapidità impressionante. Non mi aspettavo che le cose cambiassero così in fretta.

Ho provato a interpretare la situazione sulla base di certi dati storici sulla produzione dell'olio di balena in un post che ho pubblicato la settimana scorsa su "the oil drum". Sembrerebbe che siamo di fronte a un'oscillazione violenta che potrebbe andare ancora molto in alto per poi precipitare insieme alla recessione dell'economia. Non si sa dove potrebbe arrivare: 150, 200 dollari al barile o anche di più. Oppure potrebbe crollare dando - per un breve periodo - l'illusione che il peggio è passato. Chi può dirlo?

Comunque la si voglia vedere, i prezzi stanno facendo il mestiere che ci si aspetta che facciano in un libero mercato. La produzione petrolifera è piatta ma le esportazioni sono in diminuzione a causa degli aumenti dei consumi interni dei paesi produttori. Se diminuisce l'offerta, i prezzi devono aumentare. Qualcuno deve stringere la cinghia e consumare meno.

La stretta alla cinghia, con i prezzi che vediamo, sembrerebbe piuttosto brutale: una cura dimagrante di quelle tipo "sette chili in sette giorni". Ma, ricordiamoci anche che, per fortuna, i 130 dollari al barile si riferiscono a un petrolio "convenzionale", un petrolio di carta che si scambia nelle varie borse petrolifere mondiali. Il petrolio quello vero, per ora nessuna raffineria lo ha pagato 130 dollari al barile. La benzina che compriamo, la plastica, i fertilizzanti e tutto quello che viene dal petrolio e che è oggi in vendita non hanno ancora risentito del balzo in avanti dei prezzi. Il colpo viene anche attutito da contratti a lungo termine che, per esempio, fanno le compagnie aree per assicurarsi carburante.

Però, se le cose rimangono così, alla fine le raffinerie dovranno comprare il petrolio a questi prezzi e passare gli aumenti ai loro clienti. A questo punto, molte cose non potranno sopravvivere. I viaggi aerei a buon mercato, per esempio. L'Alitalia potrebbe essere la prima vittima. Ma l'Alitalia potrebbe essere soltanto il "canarino della miniera" di tutta l'economia industriale italiana che è nata con il petrolio a basso prezzo e potrebbe non sopravvivere nelle nuove condizioni. Non sono solo i viaggi a Sharm el Sheik che sono in pericolo. E' tutto un modo di vivere al quale siamo abituati e che, fino ad ora, c'era sembrato il naturale ordine delle cose.

Può darsi che le cose si calmino e che il mercato ci dia un po' di respiro per prepararsi meglio. Ricordiamoci che, nonostante tutto, siamo oggi pur sempre al massimo storico mondiale della produzione petrolifera. La fine del petrolio è ancora lontana decenni e ancora per diversi anni potremo mantenere la produzione a livelli non diversi dagli attuali. Se non ci facciamo prendere dal panico, possiamo reagire. Ci sono soluzioni; purché abbiamo il coraggio di dominare il cambiamento e non - come abbiamo fatto fino ad ora - esserne dominati.





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7 commenti:

MaRaNtZ ha detto...

Post egregio ed illuminante, come al solito!

Se è vero che ancora gli aumenti del petrolio non hanno ancora impattato il grosso della produzione, per i contratti a lungo termine e quant'altro, per quale motivo il mercato dei carburanti con i suoi prezzi alla pompa reagisce così velocemente all'aumento del crude oil ? Ci toccherà anche a noi automobilisti fare un contratto future con il benzinaio per sopravvivere all'aumento dei prezzi ? Oppure i petrolieri, sapendo il tracollo che li aspetta, ci stanno marciando su ?

Paolo - MIZ Cesena

paolomot ha detto...

A mio parere bisogna prendere decisioni coraggiose e subito, se è vero che come dice aspo che il picco è già satto raggiunto non c'è tempo da perdere perchè il prezzo salirà molto molto velocemente e quindi siamo solo all'inizio di una lunga maratona.

Gianni Comoretto ha detto...

I prezzi della benzina sono ancora basati sul petrolio a 80-90$ di qualche mese fa, più o meno. Han cominciato ad aumentare ora perché le compagnie petrolifere, evidentemente, devono cominciare a pensare che i prezzi non scenderanno, e non si può semplicemente comperare meno, usare contratti futures vecchi, ecc. In altre parole, non si può stringere i denti ed aspettare che passi.

Oggi il petrolio costava 0.84 €/litro, quando pagheremo la benzina a questi costi, con raffinazione, accise, ecc saremo temo intorno ai 1.80 €/litro.

Come automobilista, quel che faccio e' semplice. Faccio il pieno appena posso, e poi tengo la benzina nel serbatoio. L'ultimo pieno l'ho pagato 1.37 €/l, mi sa che devo sbrigarmi a farne un altro.

Gianni Comoretto ha detto...

P.S. Il post su PeakOil sull'olio di balena mi e' sembrato illuminante per la conclusione: dobbiamo imparare dalla Storia, ma se la Storia ci insegna una cosa, e' che l'uomo non ha mai imparato dalla Storia.

Anonimo ha detto...

Mi sa che il concetto di Picco del petrolio comincia a fare breccia nelle discussioni degli economisti e degli investitori.
E' possibile quindi che la speculazione faccia salire con rapidità le quotazioni dei futures, del resto è inevitabile che gli speculatori si gettino a capofitto su un prodotto solo a sentir parlare di scaristà di offerta. Ricordiamoci che la teoria del picco spiega bene il fenomeno dal punto di vista fisico, ma non può prevedere le dinamiche dei prezzi, se non entro un certo limite
Andrea De Cesco

jamesprescottjoule ha detto...

confermo l'affermazione di anonimo, anche su siti 'mainstream' come virgilio ultimamente ho trovato un paio di articoli sul picco. probabilmente non significa nulla, però...

Anonimo ha detto...

Vorrei evidenziare che il livello dei prezzi preso da solo non significa nulla. Se i prezzi salissero di 10 volte e i redditi nominali pure, l'equilibrio tra domanda e offerta rimarrebbe inalterato e le transazioni commerciali continuerebbero esattamente come prima (a parte le speculazioni sui rialzi). Per esserci un cambiamento nella domanda di una merce, occorre che la variazione del suo prezzo di vendita si discosti in modo significativo dalla variazione dei redditi nominali per un tempo sufficientemente lungo. Solo allora possono entrare in gioco le variazioni del consumo e i sostituti concorrenti della suddetta merce.
Carlo.