venerdì, maggio 16, 2008

ASPO - 2 : il Cristiano di fronte alla crisi delle risorse


Il convegno ASPO-2 del 3 maggio ha ospitato nella sessione pomeridiana l'intervento di alcuni oratori, che hanno animato il dibattito sulla risposta umana e etica al picco del petrolio. Tra questi è intervenuto don Gabriele Scalmana, sacerdote, pensatore ecologista e docente di etica ambientale.

Diversamente da alcuni gruppi di ispirazione cattolica, che manifestano una sorta di rifiuto a certe argomentazioni oggettive e a base scientifica, don Gabriele introduce i concetti di limite e di uso razionale delle risorse. L'Uomo non è il padrone dell'ambiente, ma è nell'ambiente ed è in esso armonicamente integrato, senza alcun rapporto di dominanza nè di sudditanza. Dal punto di vista della scienza del 20° secolo, questo concetto di integrazione coincide con la complessità delle interazioni dinamiche che si manifestano tra le popolazioni biologiche, in seno agli ambienti terrestre, marino e atmosferico.
Molto dense le argomentazioni che fanno capo a san Francesco d'Assisi (tra l'altro citato l'anno scorso anche da Ali Morteza Bakhtiari) quale modello di sobrietà, e al secondo libro della Genesi, in risposta a una domanda sulla posizione della Chiesa circa l'asserto "crescete e moltiplicatevi". Come don Gabriele ha scritto in altri suoi pensieri (facilmente reperibili via google), la Bibbia non è un testo scientifico e nemmeno storico, ma appartiene alla mitologia. E' indiscutibilmente un libro vivo, ricco di insegnamenti, in cui gli episodi vanno letti in chiave opportuna e non presi alla lettera, vanno inquadrati nella cultura e nel contesto di migliaia di anni fa. Mi viene da pensare quanto fosse difficile per una famiglia del tempo coltivare la terra se non si avevano figli (la massa critica delle famiglie-comunità rurali arriva a numeri a due cifre). Ad oggi il fenomeno è esattamente l'inverso, e assistiamo a una pressione demografica molto elevata nelle megalopoli, estremamente dipendenti da flussi energetici ininterrotti e abbondanti.

Qui sotto trovate la traccia che il sacerdote ha seguito durante il suo intervento.

Grazie Gabriele per il tuo prezioso contributo (FG)


Introduzione
Parto da una premessa necessaria per comprendere il mio intervento: la cultura umana è di grande aiuto alla Chiesa (cfr. Gaudium et Spes, n. 44, 1965).
In particolare, l'ecologia è una scienza (recente!), ma è anche un “luogo” di riflessione teologica, a partire dai suoi due principi fondamentali:
- la relazionalità (sistemicità, complessità) → la Trinità, l'Incarnazione, l'amore
- il limite (donde la crisi delle risorse) → la creaturalità (in ambito teologico) e la povertà (in ambito morale)
L'anno cruciale: 1971 → Limiti dello sviluppo, prima proposta di Gaia (J. Lovelock), lettera apostolica di Paolo VI Octogesima adveniens (n. 21)

Quali virtualità teologiche ed etiche sono presenti nel concetto di limite?

Aspetto teologico: l'idea di creazione
La creazione non è tanto il “fare iniziale di Dio” (problema più scientifico che teologico). L'idea di creazione comprende due concetti che le scienze moderne ci hanno permesso di riscoprire.
1. Dio è il “fondamento” di ogni esistenza: solo Dio è “assoluto”, il mondo (e con esso l'uomo) non ha in sé la ragione del suo esistere, è “creatura” e non “creatore”, è limitato, è un “umile” (da humus, terra, adamah), è un “povero ontologico”. Una icona biblica (che riprende un antico mito, per i credenti fonte di rivelazione divina, per i non credenti custode della sapienza degli antichi) illustra bene creaturalità dell'uomo: la torre di Babele (Genesi 11); il racconto insegna che il mondo non è infinito, che vi è un limite fisico imprescindibile. Pensiamo anche al precetto del riposo: la terra deve riposare (sabato, anno sabbatico e giubilare; la nostra domenica)
2. Dio accompagna la storia del mondo (anche quella naturale) e ci dona speranza: se esiste un creatore, la creazione non può fallire! Anche gli scienziati, soprattutto gli scienziati dell'ambiente hanno bisogno di speranza! E così il circolo virtuoso si chiude: la scienza offre alla teologia materia di riflessione e la teologica ridona alla scienza il senso della sua ricerca.

Aspetto etico: la povertà come beatitudine
La discussione sulla beatitudine della povertà (Matteo 5,3) è antica: cosa significa? Oggi viene riscoperta come sobrietà più giustizia.
La sobrietà è dettata dai limiti del mondo: non solo nelle risorse (energetiche o minerali), ma anche negli equilibri globali (esempio: i cambiamenti climatici), nella biodiversità (scomparsa di specie viventi). Sobrietà personale, famigliare, professionale, sociale...
La giustizia è imposta dalla globalizzazione economica e informatica: i popoli della fame, della sete, dello sfruttamento umano e naturale (esito nefasto del liberalismo mercantile) ci accusano; sia la giustizia che l'ecologia richiedono un nuovo modello economico (la decrescita?).
La povertà è “beata” perché traccia l'unico percorso possibile, onde assicurare un presente e un futuro felice alla terra (sostenibilità).

L'impegno della Chiesa cattolica
La Chiesa sta percorrendo un cammino di maturazione non ancora compiuto (e non privo di contraddizioni, come la posizione [comunque provvisoria] sul nucleare o sulle biotecnologie).
Alcuni risultati emergono: vari interventi del magistero (Papa, vescovi), il Compendio di dottrina sociale della Chiesa (in particolare, il cap. X e il n. 462), la giornata annuale del creato in settembre (tema 2008: Una nuova sobrietà per abitare la terra).
La pastorale diocesana del creato (a Brescia e in altre diocesi): contatti con i gruppi di base, sensibilizzazione di preti e laici, adeguamento ecologico delle strutture, preghiera e contemplazione...


[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@gmail.com. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Secondo me l'approccio del prete è ontologicamente inconsistente. Non si tratta di capire come Dio illumina la creazione, ma cosa concretamente un miliardo di cattolici intendono fare per evitare il collasso dell'umanità ORA
Di teologia parliamo DOPO

Frank Galvagno ha detto...

Comprendo l'approccio di anonimo, che giustamente vorrebbe stringere coi tempi, che non sono generosi

Purtroppo, per loro natura i sistemi sociali sono a elevatissima inerzia, e ti assicuro che trovare un sacerdote come Gabriele non è stato semplice, essendo l'approccio medio molto "relaxed" o addirittura negazionista nel riconoscere l'esistenza di grossi problemi legati a possibili collassi e cose del genere

Carlo ha detto...

Frank: è certo stato difficile trovare un sacerdote così... isolato (e quindi inutile). Il suo vescovo dirà qualcosa sull'autocontrollo delle nascite? Lo potrà dire lui stesso, apertamente? Domande tristemente retoriche.

nicola ha detto...

Mi pare un contributo autoreferenziale, una ricerca forzosa di relazioni immaginifiche e insostanziali, che si risolve in una sequela di corto-circuiti logici e voli pindarici priva di sostanza e senza un vero filo conduttore. Una disamina fumosa di questioni teologiche che, come giustamente commenta anonimo, non coglie il problema e non risponde alle questioni vere che la crisi delle risorse ci propone.

Frank Galvagno ha detto: trovare un sacerdote come Gabriele non è stato semplice

Viene da domandarsi se gli sforzi degli organizzatori non potevano andare in una direzione diversa: era proprio necessario trovare un sacerdote da invitare, anche a costo di avere un contributo di qualità così bassa?

Frank Galvagno ha detto...

Nicola, abbiamo tutti dei limiti.

Non è in 20' di intervento che si risolvono i problemi della dinamica dei sistemi del mondo.

Lo scopo, a mio avviso raggiunto, era di comunicare e di coinvolgere.

Frank Galvagno ha detto...

Per Carlo: anche 100 soci Aspo nella compagine italiana sono isolati. Ma non per questo inutili.

Le implicazioni non sono così evidenti (insegna Godel)