giovedì, maggio 15, 2008

Non si può fare la cena con le briciole del pranzo


L'inceneritore di Spittelau, Vienna

Nota: questo post era stato originariamente pubblicato il 26 Marzo 2008. Lo ripropongo in una versione aggiornata che tiene conto di nuovi dati che mi hanno portato a ridimensionare ulteriormente la già bassa frazione di energia elettrica che avevo calcolato come il comtributo degli inceneritori alla rete elettrica nazionale. Ringrazio Lisa Iotti, giornalista di La7, per avermi fatto notare che alcuni dei dati sull'energia generata dagli inceneritori che si trovano su internet erano sbagliati.


In una recente trasmissione televisiva, il leader di uno dei raggruppamenti politici italiani ha detto che per risolvere il problema energetico bisogna, fra le altre cose, "fare i termovalorizzatori".

Un altro caso, di molti che ce ne sono, dove non bastano le formule magiche per risolvere i problemi. La parola "termovalorizzatore" è un termine impreciso per un entità che va sotto il nome corretto di "inceneritore con recupero energetico". Non c'è dubbio che gli inceneritori producono una certa quantità di energia. Non c'è nemmeno dubbio che questa produzione sia lucrativa se sostenuta con i contributi del cosiddetto "CIP6" che escono dalle nostre tasche. Ma quanto esattamente gli inceneritori contribuiscono, e potrebbero contribuire, al bilancio energetico italiano? Molto poco, come andiamo ora a vedere in dettaglio.

Consideriamo per prima cosa l'energia elettrica, quella "di pregio" e quella che da il nome di "termovalorizzatori" a questi impianti. Alla domanda di quanta energia elettrica generano gli inceneritori si può cercare di rispondere partendo dai che troviamo sul sito di Terna. Purtroppo, il sito non brilla per buona organizzazione e, fra le altre cose, qualcuno dovrebbe spiegargli che un impianto - come l'inceneritore - che brucia una quantità importante di plastica non può essere classificato fra le "rinnovabili".

Comunque, dopo un laborioso esame, troviamo questi dati


Produzione elettrica annuale in Italia (dati 2006)

Totale: 314.090 GWh


Di cui

Idroelettrico : 42565 GWh
Geotermico: 5527
Eolico : 2970


Quant'è il contributo degli inceneritori? Su questo punto, Terna riporta dei dati che sono definiti come "lordi" senza specificare che cosa si intenda esattamente come contributo lordo e quale potrebbe essere quello netto. Dati su questo punto si trovano sul rapporto congiunto ENEA-Federambiente dal quale si evince che l'energia lorda non considera gli autoconsumi e l'energia che l'inceneritore assorbe dalla rete. Gli autori del rapporto ENEA-Federambiente dicono che hanno avuto delle difficoltà a ottenere i dati dai gestori degli inceneritori nazionali e che, quindi, non sono in grado di fornire un valore affidabile per l'energia netta prodotta dagli stessi. Esaminando i dati, comunque, sembrerebbe possibile concludere che l'energia prodotta dagli inceneritori da rifiuti solidi urbani in Italia è di circa 1000 GWh. La produzione netta potrebbe essere intorno al 15% in meno, ovvero circa 850 GWh.

A fronte di una produzione totale di energia elettrica in Italia di 314.090 GWh, ne consegue che la frazione prodotta dagli inceneritori è 850/314090, ovvero lo 0.27% del totale. Contando anche l'incenerimento dei rifiuti industriali e agricoli, secondo i dati di Terna, si raddoppia circa. Ovvero si va allo 0.5% e questo potrebbe essere un dato ottimistico. Ora come possiamo valutare questo 0.27% di energia elettrica prodotta (o lo 0.5% considerando anche i rifiuti industriali e agricoli)? Per l'ottimista può essere un utile contributo, per il pessimista una frazione trascurabile. Certo, non è entusiasmante, comunque la si voglia vedere.

Fin qui, abbiamo parlato solo di energia elettrica; energia "di qualità", la più importante in un sistema energetico. Ma dobbiamo anche tener conto della frazione di inceneritori che lavora in cogenerazione, ovvero che recupera anche energia termica per il riscaldamento di abitazioni o impianti industriali. Cambia qualcosa se consideriamo anche questa frazione? Non molto.

Ci possiamo documentare sulla cogenerazione da in cenerimento sul sito di APAT (www.apat.it) dove leggiamo che nel 2006 circa il 65% degli inceneritori italiani lavorava in cogenerazione. Non si trovano dati sulla frazione di energia termica generata rispetto al totale, ma ce ne possiamo fare un'idea considerando che, secondo i dati del CEWEP (www.cewep.com), la frazione di energia esportata da un impianto di incenerimento in cogenerazione è di circa il 30% di quella totale generata dalla combustione. Considerando la frazione degli impianti che generano questa energia (65%) ci rimane circa il 20% dell'energia totale generata dai rifiuti. Ma dobbiamo anche considerare che questa energia è generata costantemente per tutto l'anno, mentre noi abbiamo bisogno di riscaldamento solo per alcuni mesi. Come minimo, dobbiamo ridurre di un fattore due questa frazione. In più, dobbiamo tener conto dell'efficienza, sicuramente non il 100%, con la quale questa energia viene trasferita alle abitazioni. Si arriva quindi a concludere che sicuramente meno del 10% dell'energia ricavata dalla combustione dei rifiuti viene utilizzata per scopi utili.

Da questo dato, vediamo che l'efficienza dell'inceneritore nel generare energia termica è circa la stessa di quella della generazione di energia elettrica (il 10% secondo i dati CEWEP). Allora, dato che sappiamo che nel totale dell'energia primaria utilizzata in Italia, energia termica e energia elettrica sono frazioni molto simili, possiamo concludere che anche in termini di energia termica, il contributo dell'incenerimento dei rifiuti in impianti di cogenerazione è dell'ordine di meno dell'1%. Come nel caso dell'energia elettrica, anche incenerendo tutto quello che si può incenerire non potremmo produrre più di qualche per cento dell'energia termica che utilizziamo oggi.

Questi sono calcoli, ovviamente, piuttosto approssimati ma ci danno un'idea di cosa possiamo fare e non fare utilizzando gli inceneritori come sorgenti di energia. In sostanza, siamo a valori ben sotto all'1% del totale per una frazione incenerita dei rifiuti in Italia che è oggi del 12% circa. Se volessimo fare di più, non solo non arriveremmo a valori significativi, ma ci troveremmo a distruggere alle radici l'industria del recupero delle materie prime dai rifiuti che si sta sviluppando molto bene e che è altrettanto importante per la nostra economia di quello che è il recupero di energia. Nel futuro, potremo ottimizzare il processo della produzione industriale con tecnologie dedicate di recupero sia di energia come di materie prime dai rifiuti. Ma dovremo arrivare a un concetto di rifiuto che lo veda come una risorsa e non più come qualcosa di seccante da far scomparire dagli occhi.

In sostanza, tutto questo ragionamento ci quantifica semplicemente un'osservazione ovvia. Ovvero, che non si fa la cena con le briciole del pranzo. Gli inceneritori intervengono sulle "briciole" del processo di produzione industriale e agricolo e lo fanno anche in modo poco efficiente. Ne riescono a tirar fuori un po' di energia che possiamo certamente considerare come utile, ma che non sarà mai sufficiente a risolvere, o nemmeno ad alleviare in modo consistente, il problema dell'energia in Italia. La vera risorsa energetica italiana è l'energia rinnovabile, abbondante e inesauribile se solo ci decideremo a sfruttarla seriamente.



[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno@gmail.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

21 commenti:

Anonimo ha detto...

Il post conferma che i politici italiani o sono dei perfetti ignoranti in materia(quelli che perorano la causa degli inceneritori), o sono abbondantemente foraggiati di bustarelle dalle lobby del settore.
Nel frattempo la Campania soffoca di rifiuti in superficie(quelli nascosti sottoterra dalla camorra sono l'altro volto di questo dramma ambientale).
Mi sembra chiaro che tutto questo scempio abbia solo lo scopo di favorire la costruzione degli inceneritori e l'incremento del profitto degli imprenditori del settore, come Moratti ad esempio.
Nonostante le linee guida UE siano nettamente a favore della raccolta differenziata dei rifiuti.
Forse non siamo il paese peggiore in ambito europeo, ma sicuramente abbiamo una delle peggiori classi politiche dell'Occidente.

Paolo B.

Stefano Marocco ha detto...

Concordo pienamente. Mi sembra inoltre la pubblicità che si fa inceneritori (soprattutto quello di Brescia, citato sempre come modello di perfezione) abbia portato la popolazione e gli amministratori pubblici a considerarli come l'unico modo per gestire i rifiuti, ignorando il concetto della riduzione degli imballaggi (che molte volte costano più del prodotto che contengono) e del potenziamento della raccolta differenziata.
Quindi, dopo aver riempito le discariche e indottrinato il popolo, si opta per la soluzione più stupida, comportamento classico degli italiani. Ovviamente qualche decina di persone ci farà un sacco di soldi, pagati da noi.

Anonimo ha detto...

http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=576

Anonimo ha detto...

http://www.stefanomontanari.net/
index.php?option=com_content&
task=view&id=576

Anonimo ha detto...

Per capire bene quanto gli inceneritori siano una fregatura bastava pensare a quanto si sono sforzati per cambiar loro il nome: termovalorizzatori. Se davvero fossero stati qualcosa di intrinsecamente positivo, non sarebbe stato necessario procedere a un simile maquillage linguistico. Alcuni etologi evoluzionisti sostengono che il linguaggio nacque come mezzo per meglio gestire l'inganno...

Marco ha detto...

Ugo, il dibattito sugli inceneritori, e la lettura di Limits to Growth, mi ha fatto sorgere una riflessione:

In un'ottica di sostenibilità di lungo periodo, l'industria estrattiva sta semplicemente spostando le materie prime estrattive da una parte all'altra del mondo.
Se prima del '700 la maggior parte del rame si trovava sotto terra sparso per il mondo, ora questo si trova, nelle città USA, EU, e della costa asiatica e nelle DISCARICHE DI QUESTE ZONE.

Se questo processo continua, mi sembra chiarissimo che, nel giro di qualche decennio, diventerà più conveniente tirare fuori le mateie prime dai nostri rifiuti, pittosto che andare in Africa.

Inosomma, le risorse non rinnovabili che abbiamo estratto a partire dal '700 si sono modificate e sono entrate in circolo nell'economia e ci resteranno per sempre!

Pensiamo ora al petrolio. Questo, quando si trasforma in plastica entra in circolo nell'economia e virtualmente, riciclo dopo riciclo non ne uscirà MAI.
E questa è una ricchezza per tutti, la plastica è un materiale fantastico; facendone vestiti si può usare la terra coltivabile per il grano, invece che per il cotone.

Ma se invece bruciamo il petrolio per avere energia, avremo meno plastica che gira nell'economia nel lungo periodo. Ciò significa prezzi della plsstica più alti tra 100 anni!
Quando bruciamo il petrolio o la plastica in un inceneritore, ne facciamo un utilizzo "USA e GETTA" che è semplicemente assurdo nel lungo periodo!

Il sole sta già bruciando per noi la sua materia, che diviene energia per noi sulla terra, anche sotto forma di vento. Che senso ha bruciare altro??

Che ne pensate?

Anonimo ha detto...

@ marco

Io penso che la nostra civiltà, nel caso resti confinata sul pianeta Terra(quindi senza emigrare verso altri pianeti o senza sfruttare le risorse di altri corpi celesti), in un non lontano futuro potrà sopravvivere solo riciclando tutte le risorse possibili non rinnovabili, a ciclo continuo(uso-riciclo-uso).
Oggi invece stiamo forsennatamente consumando tutte le risorse non rinnovabili senza, di fatto, riciclarle ove possibile, mentre per quelle rinnovabili facciamo ben poco per metterle in pareggio con quelle consumate(estensione dei terreni agricoli in calo, quantità di acqua potabile procapite decrescente, aree verdi del pianeta in contrazione, ecc).
La specie umana purtroppo è affetta dalla "sindrome dell'Isola di Pasqua", ovvero, proseguirà sulla strada del consumo e dello spreco delle risorse fino al limite estremo, dopo il quale si schianterà alla massima velocità sul muro dei "limiti della crescita".
Il tracollo definitivo della civiltà consumistica, senza alcun paracadute.
Con le premesse di oggi, sia chiaro, è la fine sicura che ci attende...

Paolo B.

Giovanni Galanti ha detto...

seguendo Marco: già William McDonough, architetto, e Michael Braungart, chimico, hanno parlato della necessità di separare i cicli della biosfera (coltivazione, raccolto, lavorazione, produzione, uso, compostaggio o riuso) dai cicli della tecnosfera (estrazione, lavorazione, produzione, uso, riciclaggio) come mezzo per creare una maggiore compatibilità ambientale del sistema industriale e una drastica riduzione dei rifiuti ("Dalla culla alla culla", Blu Edizioni, Torino, 2003). E già le multinazionali dell'estrazione di minerali preziosi operano nel settore del recupero dei rifiuti tecnologici (non in Italia, come al solito), con quantità ragguardevoli di "estrazione" dai rifiuti della società dei consumi (cellulari, computer, televisori, ecc.). Certo, non tutto è recuperabile a causa dell'usura degli oggetti e dell'imperfezione della raccolta differenziata. Nel disegno industriale, oggi, lavoriamo proprio su questo tema del recupero dei materiali e della facilità di smontaggio degli oggetti a fine ciclo di vita, oppure sulla creazione di oggetti realizzati con sole materie prime vegetali rinnovabili. L'incenerimento, in realtà, è anche la fine del recupero di materie prime preziose... e la logica prosecuzione della società degli sprechi...

Ugo Bardi ha detto...

Quello che state dicendo rientra nel concetto di "ecologia industriale". Ovvero, a lungo andare, bisogna trovare il modo di chiudere i cicli di produzione industriale così come la natura ha "chiuso" i cicli biologici. Purtroppo, ritirar fuori i materiali dalle discariche non sarà per niente facile dopo che ci siamo impegnati con grande sforzo a mischiarli il meglio possibile!

Ugo Bardi ha detto...

Ah... un'altro commento per Marco. Infatti, da fastidio anche a me che si bruci la plastica per ricavarne briciole di energia quando sarebbe molto meglio recuperarla. Riciclare la plastica è difficile per vari problemi tecnici. La cosa migliore e riusarla.

Anonimo ha detto...

Petrolio fumo e specchi
Reportage sul picco del petrolio

http://it.youtube.com/watch?v=qgqGdxkWNwg


Eugenio Benetazzo sul picco del petrolio

http://it.youtube.com/watch?v=vve9eCUk5w4

Anonimo ha detto...

Giovanni: "Nel disegno industriale, oggi, lavoriamo proprio su questo tema del recupero dei materiali e della facilità di smontaggio degli oggetti a fine ciclo di vita [...]"

Si lavorasse anche per incrementare la durabilità (tanto perseguendo una maggiore robustezza quanto evitando di proporre in continuazione "nuovi modelli") e la riparabilità con parti standardizzate (e dunque il più possibile intercambiabili) non sarebbe male. Invece, per inseguire l'ideologia del Mercato si fa esattamente l'opposto.

Giovanni Galanti ha detto...

rispondendo all'ultimo anonimo: sono d'accordo con lei, salvo il fatto che dovrebbe aiutarmi a definire gli oggetti "durevoli". Durevole è la zappa, il cavatappi, la bicicletta, la casa (almeno si spera), la caffettiera Bialetti, forse la chaise longue di Le Corbusier (per chi la conosce), il sen. Adreotti (è sopravvissuto a tutto). Durevole è forse l'amore, forse... l'affetto.... forse la figliolanza che generiamo (se non finisce sotto gli effetti degli acidi sballanti)... durevole, per quel che ne so è solo l'affetto del mio cane nei miei confronti (ricambiato); non è certo il computer da cui scrivo, la lavatrice, l'auto... la gente è sollecitata a cambiare ... per non pensare a quel che fa e per motivi non certo legati alla riduzione della nostra impronta ecologica. Comunque, noi (3 gatti) facciamo quel che possiamo, pensando che ci si possa interessare di più a un oggetto personale riparabile, con parti sostituibili e che a fine ciclo di vita possa contribuire a diventare un'altro oggetto. Ma non vorrei fare filosofia, vorrei fare appello solo al buon senso...

MaRaNtZ ha detto...

Complimenti per l'articolo.

Gli stessi dati del cewep sono stati ripresi anche da questo mio post

http://mizcesena.blogspot.com/2008/02/energia-da-incenerimento.html

Anonimo ha detto...

Sono convinta che la raccolta differenziata sia fondamentale, vada sostenuta e incrementata, essendo utile anche a sensibilizzare le persone sul tema degli sprechi e della enorme produzione di rifiuti. Detto questo, mi pare che quando si parla di termovalorizzatori non si sottolinei che questi sono necessari per lo smaltimento dei rifiuti, a meno che non si voglia tornare alle discariche. Infatti dopo la differenziazione dei rifiuti, il recupero diretto di vetro, ferro e metalli vari, il riciclaggio, la separazione della frazione organica umida (con cui si può produrre terriccio fertile: il compost), rimane ancora un residuo non riciclabile, formato da carta, plastiche, legno e altri materiali entrati in contatto con i rifiuti putrescibili. Quest'ultimo residuo viene dunque bruciato nel termovalorizzatore, e cosi si riduce il suo volume al 10% di quello iniziale.
La raccolta differenziata stà a monte del processo di termovalorizzazione ma non lo elimina. Ogni regione è poi tenuta a smaltire i propri rifiuti non pericolosi nel suo territorio. Incrementiamo la raccolta differenziata, ma non scordiamoci che alla fine qualche inceneritore serve, facciamo in modo che siano il minor numero possibile.

Anonimo ha detto...

A proposito di rifiuti, su questo blog leggo sempre di raccolta differenziata come miglior soluzione possibile.
Perché non si parla mai della soluzione israeliana per la differenziazione a VALLE, come anche di recente pubblicato sulla stampa?
Mi risulta che gli israeliani si siano addirittura offerti di contribuire a risolvere il problema campano con il loro metodo ma lei, prof. Bardi, non ne ha mai parlato.
Vedere ai seguenti link:
per il trattamento dei rifiuti normali
http://vivaisraele.blogspot.com/search/label/riciclaggio%20materie%20prime

per il trattamento dei rifiuti radioattivi
http://vivaisraele.blogspot.com/2008/02/soluzioni-per-lo-smaltimento-dei.html

Osvaldo

Pippolillo ha detto...

"La vera risorsa energetica italiana è l'energia rinnovabile, abbondante e inesauribile se solo ci decideremo a sfruttarla seriamente."

Io farei un passo in più dicendo che "la vera risorsa energetica italiana e di qualsiasi altra nazione è il Risparmio Energetico".
E' inutile produrre più energia anche se in modo sostenibile. Se ho un secchio pieno d'acqua e con numerosi pareti bucate, prima devo tappare i buchi, poi posso aggiungere altra acqua (la metafora l'ho sentita da Maurizio Pallante).

Per quanto riguarda lo spreco, faccio un esempio con il cartone del latte. Ora in molti comuni dicono che nonostante sia un materiale poliaccoppiato, di gettarlo nel cassonetto della raccolta della carta perché nuovi macchinari riescono a separare la plastica, l'alluminio e la carta che lo compongono.
Peccato che ora sono giunti in commercio contenitori del latte con un tappo di plastica e chiusura a vite! Altroché ridurre gli imballaggi!
Però questo fa sempre parte della logica del P.I.L. e di quei maghi che studiano il packaging per rendere più appetibile un prodotto, che sia un profumo, un DVD o appunto un litro di latte.
Spetta a noi consumatori scegliere in modo intelligente.

raimondo ha detto...

Nei calcoli sul tema rifiuti c'è qualcosa che non va.
I numeri complessivi non aiutano.
Per capire il probelma si devono analizzare per bene le componenti.
L'analisi della composizione dei rifiuti (urbani e industriali) si deve fare sull'andamento.
Quello che va chiarito, riportando le cifre APAT è se la componente di rifiuti riciclati aumenta ad un ritmo superiore della componente dei rifiuti tecnicamente riciclabili.
Inoltre se le tecnologie adottate per riciclaggio e smaltimento sono le migliori esisenti.
In questo senso ho già espresso il mio convincimento di quale sarà la migliore tencologia di smaltimento degli RSU "et similia";
quella che si ottrrebbe dall'accoppiamento tecnologico
PIROLIZZAZIONE +
SOLARE A CONCENTRAZIONE.
Su questo tema ASPO ed Energoclub potrebbero collaborare in un gruppo di lavoro via web.
Il settore del riciclaggio e del suo indotto (costruzione di macchiari) potrebbe impiegare una percentuale rilevante di lavoratori.
Certo bisognerebbe strappare il business alle organizzazioni malavitose.
Ma il riciclaggio legale produrrebbe più ricchezza dello smaltimento illegale.
Lo smaltimento illegale fa pagare di meno alcuni e crea un danno a tutti (alla fine lo Stato deve pagare le bonifiche).
Il riciclaggio legale costa alle aziende ma produce anche ricchezza a chi lo gestisce.
Se le aziende clienti potessero essere anche azionisti si avrebbe un sostanzile pareggio economico.
Grazie per la pazienza di aver letto tutto.

raimondo ha detto...

Riguardo al tema energia:
Quando l'energia a buon mercato finirà allora i comportamenti dei singoli cambieranno e ci sarà una trasformazione del mercato.
Si userano treni e biciclette più delle auto, in attea di auto elettriche a basso costo.
L'acqua calda l'avremo solo usando il solare o il geotemico e non più il gas che sarà solo per i ricchi.
Non andremo in palestra su i SUV e non useremo elettricità per la lavatrice MA useremo lavatrici e lavastoviglie collegate a cyclette.
E così via.
Non credo però ci sia tempo sufficente per una transizione al rinnovabile per tutti ... a meno che Massimo Ippolito arrivi con una centrale kitegen entro 5 anni.
Purtroppo dall'estete scorsa non ci sono più notizie.

Anonimo ha detto...

Salve, vorrei rispondere a chi cita l'impianto israeliano di separazione dei rifiuti che secondo me è più conveniente energeticamente parlando differenziare in casa, invece che mescolare tutto e poi riseparare. Sicuramente è più scomodo, ma se siamo arrivati a certe emergenze è perchè abbiamo cercato troppe comodità.
Mimmo.

zeusi83 ha detto...

Una domanda per chiarirmi le idee: per una valutazione corretta della convenienza energetica dell'incenerimento non si dovrebbe confrontare l'energia utilizzata per creare materiali dalle materie prime con quella utilizzata per ri-creare materiali dai rifiuti riciclati ?
Saluti, Antonio T.