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venerdì, settembre 02, 2011

In ricordo di due combattenti per la libertà

Oggi, 5 Settembre, è il primo anniversario della vile uccisione di Angelo Vassallo, il Sindaco di Pollica nel Cilento, distintosi per il suo impegno a favore dell'ambiente e della legalità. Gli inquirenti non sono ancora riusciti a scoprire mandanti ed esecutori del delitto, ma ci auguriamo che le indagini ancora in corso riescano finalmente a fare luce sull'oscura vicenda e a restituire almeno un pò di giustizia ai familiari di Angelo e ai cittadini del paesino campano.

Qualche giorno fa è ricorso anche il ventennale dell'uccisione di Libero Grassi, l'imprenditore siciliano ucciso perchè si era ribellato alla mafia, rifiutandosi di pagare il "pizzo" e sottostare alle richieste di estorsione. Per il suo assassinio alcuni boss di Cosa Nostra sono stati condannati nel 2004.

Sono solo due esempi più avanzati e nobili della reazione che una società meridionale tutt'altro che assuefatta tenta di opporre alla piaga storica della criminalità organizzata e che ha visto tra i suoi esponenti personaggi del calibro di Falcone e Borsellino.

Come ho scritto proprio un anno fa in questo articolo, la mafia è un complesso fenomeno antropologico e sociale che secondo alcuni studiosi affonda le sue radici addirittura nell'età del bronzo. Quindi il percorso di emancipazione e civilizzazione sarà lungo e graduale. Molte volte, come nel caso delle barbare uccisioni di Vassallo e Grassi, ci sembrerà venir meno la speranza, ma è proprio il loro sacrificio che ci deve spronare a continuare la loro battaglia di libertà per l'Italia.






mercoledì, marzo 16, 2011

Auguri, Italia

Il 17 Marzo si festeggiano i primi 150 anni di storia nazionale. La grande maggioranza degli italiani sta rispondendo con entusiasmo alla importante ricorrenza. Secondo un recente sondaggio, quasi il 90% degli italiani ritiene che l’Unità d’Italia sia stata un fatto positivo e, udite bene, persino il 70% dell’elettorato leghista la pensa allo stesso modo. Quindi, archiviate le farneticazioni secessioniste dei dirigenti leghisti, non ci resta che porci l’unica domanda seria che la Festa ci propone: quale sia l’eredità del grande moto risorgimentale ancora attuale nel 2011.

Se si ha voglia di studiare e approfondire quel lontano passato, si scopre un’inaspettata ricchezza e complessità di contenuti e motivazioni, una vera età dell’oro italiana. E’ come quando si apre un antico armadio in un angolo nascosto della casa, scoprendo gli abiti un po’ ammuffiti dei nostri antenati. Ma se apriamo la finestra e li osserviamo con attenzione alla luce, rilevano bellissimi colori e disegni e originalità incomparabili con gli indumenti massificati che siamo soliti indossare.
Fra quei contenuti e motivazioni io ne enucleo tre che mi paiono i più attuali.

1) L’epoca risorgimentale ha rappresentato uno dei pochi momenti della nostra storia in cui il merito e la valorizzazione del talento abbiano prevalso sui criteri clientelari e “familiari” di selezione della classe dirigente. Gli uomini e le donne che hanno fatto l’Italia erano non solo i migliori, ma in alcuni di essi l’enorme statura etica, intellettuale, militare e politica travalicava persino i confini nazionali. Tra tutti, si staglia a mio parere, la figura immensa di Giuseppe Garibaldi e l’episodio decisivo della spedizione dei Mille. Ispirato dalle teorie proto - socialiste di Saint-Simon, Garibaldi lottò disinteressatamente l’intera vita per la libertà, l’indipendenza e l’eguaglianza dei popoli. Fu un generale originale, abile e coraggioso che risolse a proprio favore con geniali strategie le sorti di molte battaglie per l’indipendenza, combattendo e rischiando la vita sempre in prima fila insieme ai suoi soldati. Il suo capolavoro fu la spedizione dei Mille, che non può minimamente essere offuscata dai revisionismi d’accatto di storici improvvisati. Si è detto che un esercito poco numeroso e male armato non avrebbe potuto sconfiggere un’armata organizzata come quella borbonica e che ci sia riuscito solo grazie all’aiuto di potenze straniere e con la corruzione dei generali nemici. Questo sospetto denigratorio non ha alcun fondamento storico e non corrisponde allo svolgersi dei fatti. L’unificazione del sud d’Italia al resto del paese fu determinata grazie alle straordinarie capacità militari di Garibaldi (geniale la strategia adottata per espugnare Palermo), all’esperienza acquisita sul campo in precedenti battaglie per l’indipendenza, all’impeto “garibaldino” e alle superiori motivazioni ideali (“Qui si fa l’Italia o si muore”) dei Mille volontari, all’appoggio delle antiborboniche popolazioni locali, alla progressiva formazione di un esercito più numeroso e a un pizzico di fortuna che, come noto, aiuta gli audaci. Per comprendere meglio i fatti e il valore delle “Camicie Rosse”, giustamente definite da Luciano Bianciardi “uno degli eserciti più colti che la storia ricordi”, consiglio la lettura del gioiello letterario “Da Quarto al Volturno” dello scrittore – soldato Cesare Abba.

2) Il movimento risorgimentale ebbe come suo scopo principale la liberazione dell’Italia dalla secolare dominazione straniera e l’unificazione del paese ma fu anche, in termini sociali ed antropologici, il tentativo tuttora attuale e a tratti ciclopico, di promuovere la rigenerazione etica e morale degli italiani, precipitati dopo il Rinascimento in secoli bui di arretratezza e degrado civile.

3) L’ultimo e per me più importante “messaggio nella bottiglia” lasciato dai patrioti risorgimentali, ha molta attinenza con le motivazioni di questo blog: ciò che rende una vita umana degna di essere vissuta non è il semplice soddisfacimento di esigenze materiali e di pulsioni e istinti primordiali, ma soprattutto combattere e impegnarsi per alti obiettivi e nobili ideali.

Concludo con un ricordo commosso a tutti gli italiani che hanno dato la vita per il Paese, durante il Risorgimento ma anche nella “Grande Guerra”, nella Resistenza, nella lotta al terrorismo e nella guerra tuttora in corso contro le mafie. Viva l’Italia.

sabato, maggio 29, 2010

L'Italia in debito di ossigeno - anzi, di petrolio.

Arriva da "The Oilwatch Monthly" questo dato abbastanza impressionante sui consumi petroliferi italiani. Siamo in calo molto netto dal 2004 - da allora abbiamo perso oltre il 15%.

Non vi faccio lunghi commenti su questa cosa, ma credo comunque che sia indicativa del pessimo stato di salute dell'economia italiana che sembra essere in "debito di ossigeno" se prendiamo il petrolio come il fluido che un'economia deve respirare per poter continuare a lavorare e produrre.

Se non ci decidiamo a sostituire il petrolio e i fossili con le abbondanti risorse che abbiamo qui, continueremo a scendere una china che ci porterà non si sa dove, ma sicuramente non dove vorremmo andare.

sabato, novembre 15, 2008

Viaggio in un'Italia diversa

La storia si occupa dei fatti, così come li vediamo e li analizziamo a distanza di un certo tempo. Ma esiste anche una storia della percezione dei fatti; ovvero di come gli eventi venivano percepiti e vissuti al tempo in cui accadevano.

La storia della percezione può non essere meno interessante della storia dei fatti. Se leggiamo i giornali del tempo della Grande Guerra, ci accorgiamo che la disfatta di Caporetto non c'era. Da quello che si poteva leggere a quel tempo, si poteva capire che qualcosa non andava bene sul fronte solo sulla base dell'improvviso incremento di accuse e insulti contro i nemici Austro-Ungarici. La seconda guerra mondiale non dava una percezione più accurata della realtà a chi leggeva i giornali dell'epoca: la sconfitta era visibile più che altro dall'andamento degli improperi lanciati contro i "disfattisti". Nel futuro, probabilmente ci sarà chi si domanderà come fosse possibile che eventi importantissimi dei primi anni del ventunesimo secolo, per esempio il picco del petrolio, siano stati completamente ignorati. Quello che sta succedendo veramente, lo si può capire dalla stampa solo indirettamente dagli improperi lanciati contro i catastrofisti e gli speculatori.

Nell'ultimo libro di Bruno Vespa, "Viaggio in un'Italia diversa" vediamo bene come la percezione del mondo nella cronaca si sia staccata dalla realtà della situazione. In quasi 500 pagine di testo, vediamo susseguirsi una serie di notizie e di storie che ci dicono tantissime cose e che non ne approfondiscono nessuna. E' una telenovela di decreti e dichiarazioni dove gli eroi positivi sono i membri del governo Berlusconi, negativi quelli dell'opposizione. Dove non si riescono a tirar fuori eroi positivi, ovvero nella vicenda Alitalia, il risultato è particolarmente deprimente. La Caporetto della compagnia di bandiera italiana, così come descritta nel libro di Vespa, non risulta più comprensibile al lettore di oggi di quanto la vera Caporetto non risultasse chiara al lettore del 1917.

Eppure, il libro di Vespa ha del buono. Merita di essere letto per i primi quattro capitoli; quelli che hanno a che fare con un'Italia veramente diversa; quella degli immigrati, dei Rom, dei disoccupati, dei pensionati che non ce la fanno ad arrivare a fine mese e sono costretti a rovistare nei cassonetti per rimediare qualcosa da mangiare. Vespa, qui ha fatto il suo mestiere di giornalista andando di persona a visitare i campi Rom, i campi di accoglienza degli immigrati e i quartieri poveri di Napoli. Il risultato è un quadro molto frammentato ma che si fa leggere e che ti da delle notizie che altrimenti sarebbe difficile recuperare. Pur nella sua impostazione non certo di grande simpatia verso immigrati e Rom, Vespa si mantiene abbastanza neutrale e non cade nell'insulto gratuito. Per esempio non riporta mai l'accusa, comunissima nei quotidiani e in tv, dei Rom che "rapiscono i bambini".

Ma Vespa si chiede mai qual'è la ragione di tutta la miseria e sofferenza che lui ha descritto in quattro capitoli (totale 140 pagine)? Io ho trovato solo una frase a questo proposito, a pagina 117: "effetti dell'euro e delle speculazioni che ne sono derivate". Tutto qui.


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Ma com'è che mi è venuto in mente di comprare il libro di Vespa? Beh, il carrello del supermercato accoglie tante cose.

sabato, agosto 16, 2008

Un picco al giorno: Il picco del consumo energetico in Italia

Questa figura è presa dal "Rapporto Energia e Ambiente 2007" apparso recentemente sul sito di ENEA.

Il picco non si vede molto bene, ma c'è e deriva dalla somma dei contributi di tutte le fonti. Lo vedete meglio in questi dati, cortesia di J.S. Callahan che li ha estratti dal sito di BP.com. (non includono le rinnovabili, che sono comunque un contributo marginale).

Year   2001   2002   2003   2004   2005   2006   2007
Coal 13.7 14.2 15.3 17.1 17.0 17.2 17.5
Oil 92.8 92.9 92.1 89.6 86.7 86.7 83.3
Gas 58.5 58.1 64.1 66.5 71.2 69.7 70.0
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Total 165.0 165.2 171.5 173.2 174.9 173.6 170.8


Come vedete, il picco dei consumi energetici in Italia è stato nel 2005. E' un inversione di tendenza epocale.

In sostanza, siamo ufficialmente al di là del nostro picco e stiamo cominciando a rotolare per la china. Speriamo che nessuno si faccia male.

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Incidentalmente, a pagina 13, il rapporto ENEA contiene anche la seguente frase:

Visto che le riserve dichiarate sono rimaste pressoché immutate da parecchi anni e che si è a conoscenza di ben pochi nuovi giacimenti coperti in medio Oriente, ci si domanda se quei dati non siano in realtà più eterminati da decisioni sulle quote di produzione che il riflesso accurato di realtà geologiche. Molte zone di produzione, alcune molto più "giovani", al di fuori dell'OPEC, si trovano in una fase di declino produttivo, e anche per questo i dubbi sulla prossimità di un “picco della produzione petrolifera” sorgono e si concretizzano in aspettative di scarsità future e di prezzi elevati.

Miracolo! Hanno detto che c'è il picco del petrolio! Prima o poi, se ne dovevano accorgere anche loro.

lunedì, ottobre 29, 2007

Il picco è stato nel 1999 in Italia

Dati da http://www.swivel.com/data_sets/show/1003357, per il 2006 da http://www.eia.doe.gov/emeu/cabs/Italy/Oil.html


Tutti si preoccupano del picco globale del petrolio ma, se guardiamo la situazione Italiana, il picco è stato nel 1999. Dopo la grande abbuffata di petrolio degli anni 1960 e 1970, il consumo era calato per poi ripartire verso la fine degli anni 1980, in corrispondenza con le riduzioni dei prezzi del petrolio di quegli anni.

Dal 1999, i consumi hanno ricominciato a calare, iniziando una discesa in picchiata negli ultimi tre-quattro anni, in corrispondenza degli aumenti di prezzo recenti. Questo dovrebbe bastare a contentare quelli che si domandano "ma come mai i prezzi sono così alti e non succede niente?" Ne succedono di cose, eccome!


Aggiungo qualche nota che tiene conto dei vari commenti ricevuti. In primo luogo, ovviamente c'è stato più di un picco nel consumo Italiano. Nel dire che "il picco è stato nel 1999" intendevo riferirmi all'ultimo, quello che ha preceduto l'attuale fase di discesa.

Più che altro, tuttavia, la curva mostrata li' sopra fa vedere come il consumo di Petrolio in Italia sia fortemente sensibile ai prezzi. La discesa che vedete dal 1980 al 1985 corr
isponde alla fase in cui i prezzi erano saliti a oltre 100 dollari al barile in moneta attuale, al tempo della seconda crisi del petrolio. Verso il 1985, i prezzi però si erano abbassati intorno ai 20-30 dollari al barile (sempre moneta attuale) e il consumo in Italia ha ricominciato a tirare, salvo poi ripiombare verso il basso con la fase di aumenti degli ultimi anni. E' non è ancora finita!

Ecco qui i dati del consumo italiano, plottati insieme con l'andamento dei prezzi. Quando i prezzi salgono; il consumo diminuisce. Per la prima crisi del petrolio c'è stato uno sfasamento nel tempo; il consumo ha continuato ad aumentare per un po' anche con i prezzi molto alti. Ora, sembrerebbe che lo shock sia stato iù graduale e che i consumi stiano già risentendo dei prezzi. Comunque, qualcuno aveva detto che il petrolio era un esempio perfetto di prezzi anelastici......??

(Prezzi da www.bp.com)
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