sabato, novembre 15, 2008

Viaggio in un'Italia diversa

La storia si occupa dei fatti, così come li vediamo e li analizziamo a distanza di un certo tempo. Ma esiste anche una storia della percezione dei fatti; ovvero di come gli eventi venivano percepiti e vissuti al tempo in cui accadevano.

La storia della percezione può non essere meno interessante della storia dei fatti. Se leggiamo i giornali del tempo della Grande Guerra, ci accorgiamo che la disfatta di Caporetto non c'era. Da quello che si poteva leggere a quel tempo, si poteva capire che qualcosa non andava bene sul fronte solo sulla base dell'improvviso incremento di accuse e insulti contro i nemici Austro-Ungarici. La seconda guerra mondiale non dava una percezione più accurata della realtà a chi leggeva i giornali dell'epoca: la sconfitta era visibile più che altro dall'andamento degli improperi lanciati contro i "disfattisti". Nel futuro, probabilmente ci sarà chi si domanderà come fosse possibile che eventi importantissimi dei primi anni del ventunesimo secolo, per esempio il picco del petrolio, siano stati completamente ignorati. Quello che sta succedendo veramente, lo si può capire dalla stampa solo indirettamente dagli improperi lanciati contro i catastrofisti e gli speculatori.

Nell'ultimo libro di Bruno Vespa, "Viaggio in un'Italia diversa" vediamo bene come la percezione del mondo nella cronaca si sia staccata dalla realtà della situazione. In quasi 500 pagine di testo, vediamo susseguirsi una serie di notizie e di storie che ci dicono tantissime cose e che non ne approfondiscono nessuna. E' una telenovela di decreti e dichiarazioni dove gli eroi positivi sono i membri del governo Berlusconi, negativi quelli dell'opposizione. Dove non si riescono a tirar fuori eroi positivi, ovvero nella vicenda Alitalia, il risultato è particolarmente deprimente. La Caporetto della compagnia di bandiera italiana, così come descritta nel libro di Vespa, non risulta più comprensibile al lettore di oggi di quanto la vera Caporetto non risultasse chiara al lettore del 1917.

Eppure, il libro di Vespa ha del buono. Merita di essere letto per i primi quattro capitoli; quelli che hanno a che fare con un'Italia veramente diversa; quella degli immigrati, dei Rom, dei disoccupati, dei pensionati che non ce la fanno ad arrivare a fine mese e sono costretti a rovistare nei cassonetti per rimediare qualcosa da mangiare. Vespa, qui ha fatto il suo mestiere di giornalista andando di persona a visitare i campi Rom, i campi di accoglienza degli immigrati e i quartieri poveri di Napoli. Il risultato è un quadro molto frammentato ma che si fa leggere e che ti da delle notizie che altrimenti sarebbe difficile recuperare. Pur nella sua impostazione non certo di grande simpatia verso immigrati e Rom, Vespa si mantiene abbastanza neutrale e non cade nell'insulto gratuito. Per esempio non riporta mai l'accusa, comunissima nei quotidiani e in tv, dei Rom che "rapiscono i bambini".

Ma Vespa si chiede mai qual'è la ragione di tutta la miseria e sofferenza che lui ha descritto in quattro capitoli (totale 140 pagine)? Io ho trovato solo una frase a questo proposito, a pagina 117: "effetti dell'euro e delle speculazioni che ne sono derivate". Tutto qui.


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Ma com'è che mi è venuto in mente di comprare il libro di Vespa? Beh, il carrello del supermercato accoglie tante cose.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Bardi, con tante cose interessanti da leggere che ci sono, proprio Vespa... E poi i libri si comprano in libreria, non al supermercato, la grande distribuzione va boicottata il più possibile.

Anonimo ha detto...

Ah, scommetto che Vespa non c'è andato dai Rom, al massimo avrà mandato un galoppino.

Pippolillo ha detto...

Mi astengo dal parlare del libro perché non l'ho letto.
Due cose invece sulla strategia del governo Berlusconi basata sulla paura.

Esempi portati negli scorsi mesi dai mezzi d'informazione, a Torino zona San Salvario, a Genova la via Di Prè.
Ci siete mai stati? Fatelo.
Scoprirete che potete camminare normalmente senza che alcuno vi derubi, oppure che vi assalga perché gli compriate delle dosi di cocaina.
Non sto dicendo che sono due splendide zone residenziali e completamente sicure ma non sono assolutamente quanto la TV e i giornali vogliono farci credere.
Come la storia dei campi nomadi e le impronte digitali ai bambini ROM.
Bisogna creare la paura in modo che gli italiani rivolgano altrove la loro attenzione, scarichino la loro frustrazione per la perdita del posto di lavoro contro "il nero" o comunque il diverso.
La solita strategia usata da tutti i dittatori in millenni di storia umana.
Adesso però non esageriamo, torniamo pure ad essere ottimisti come vuole il capo Silvio. :-((

Paolo Stefanini ha detto...

Il mio maestro elementare, decenni fa volle insegnarci il concetto di libertà e sopratutto di schiavitù. Ci raccontò un aneddoto parafarasando l'Odissea : un gruppo di guerrieri lasciò la città per vivere nuove avventure, ci rimasero solo le donne i vecchi i bambini e gli schiavi. I guerrieri dopo vent'anni tornarono a casa, stanchi decimati certi di essere accolti con tutti gli onori. Invece gli schiavi che in quegli anni avevano fatto le veci dei guerrieri e ne avevano preso il posto li accolsero combattendo. I guerrieri stavano soccombendo, quando uno ebbe un lampo ! Gridò:" ma questi sono i ns schiavi!,non dobbiamo combatterli con le armi ma prenderli a frustate", così fecero e gli schiavi gettarono le armi arrendendosi. Se uno è schiavo nella testa e nel cuore, è inutile tenerlo in catene, starà sempre al guinzaglio e volentieri. Vi ricordate poi Sciascia? Gli Uomini sono pochi;i mezzi-uomini un pò di più; i ruffiani tantissimi e poi tutti gli altri quaquaraqua. Vespa dove si colloca in entrambi gli scenari? Una volta data la risposta i giudizi su quanto scrive sono di una banale semplicità. Paolo Stefanini

Anonimo ha detto...

i libri di Vespa vanno benissimo per accendere la stufa e risparmiare mezzo bicchiere di petrolio.

:-)

Walter

mauriziodaniello ha detto...

Bè sappiamo tutti come Vespa divenne un "Gran giornalista" (su gran metterei una lingua) infatti non insulta i ROM per avere una porta aperta se ritorna la sinistra al potere !

:-))

Anonimo ha detto...

Me l'immagino quel figlio di papà di Bruno Vespa mentre scrive un libro sulle miserie umane seduto in una comodissima poltrona in pelle (umana?) all'interno della sua lussuosa villa con vista sul mare
mentre sorseggia un martini con oliva preparato e servito dal suo maggiordomo (il tutto naturalmente condito da doverosa visita alle fotografie dei campi Rom). A chi si rivolge? Non certo all'operaio con una paga da fame (e che con la crisi rischia di non avere neanche quella) e con una famiglia da sfamare, che le miserie le conosce meglio di lui...

Antonello

Ugo Bardi ha detto...

Da notare che si evince dal testo che Vespa è andato a visitare i campi Rom sempre accompagnato dai vigili urbani. Viceversa, si inorgoglisce di essere andato a passeggiare a piedi a Napoli da solo.

Ugo Bardi ha detto...

" Bardi, con tante cose interessanti da leggere che ci sono, proprio Vespa... "

Beh... c'è un fascino anche nell'orribile.

Marco Travaglio ha detto...

Il bello è che "la gente" crede che Vespa sia un grande giornalista...

Anonimo ha detto...

…bzzzZZz… BzZZzzzzzz… BzzzzzZZZZZZ… POW! …… BBzzzzzzzZ … CRASH!! …zzzZ… GRRR… …z …zz …ZzZZZZ… BANG!!! …BZZZZZZZZ… SQUISH!
Ops…

den ha detto...

Prof. Bardi, in castigo: un picchista (picchio? piccato? peccatore? picchiatore?) non può ripararsi dietro lo scudo del male da supermarket!

Dietro la lavagna, subito, e la prossima volta in biblioteca!

Come? Ah sì, dimenticavo che i "libri" di Vespa vanno in autocombustione se avvicinati a libri tout-cort... come non detto, mi scusi...

;)