domenica, novembre 02, 2008

Io e il tassista



Questo dialogo è riferito a memoria, ma è la fedele trascrizione di una conversazione che si è veramente svolta fra me e un tassista romano. Il tassista parlava con un pesante accento romanesco, che ho cercato di rendere per quanto possibile in formato testo.


Io (mi aggiusto la cravatta che ho tirato fuori dalla valigetta, come faccio sempre quando vado a qualche convegno. E' inutile che stia incravattato per tutto il viaggio). Ecco.... ora sono a posto.
Tassista: va a un convegno, lei?
I: Si, un convegno.
T: E di cosa parla?
I: Di petrolio.
T: Petrolio? Non ne so niente; ma so che aumenta sempre la benzina
I: Eh, beh....
T: Ma a noi, la benzina ce serve, come facciamo a lavora'?
I: Non c'è molto da fare. Sa, sarà sempre più difficile.
T: Ma non è giusto: agli autobus gli fanno un prezzo speciale per il gasolio, e a noi no.
I: Vero, ma qualcuno alla fine deve sempre pagare.
T: Ebbé.... ma com'è che la benzina costa tanto?
I: Beh... non è che sia niente di strano. Di petrolio ce n'è sempre di meno...
T: Lei dice; ma com'è che sentivo dire che in Italia il petrolio ce l'abbiamo?
I: E' vero, ma ne abbiamo troppo poco.
T: Ma, lei che fa di mestiere?
I: Faccio il professore all'università
T: Ah si? Sa, ce parlavo di 'ste cose con i miei amici. Stavamo all'allenamento de calcio; sa, ce vanno i nostri figli. E c'era chi diceva che dovevamo farli studiare. Ma io dicevo che è 'na fesseria. Sa com'è questo mondo. E' inutile che uno studi: tanto poi se va avanti soltanto a mazzette e favori a questo e quello.
I: beh... le devo dare ragione.
T: non è meglio che un ragazzo se mette subito a fa' qualcosa che guadagna? Se se mette a studià, so soldi, e poi non serve a niente.
I. Eh, si.....
T. Eppoi, se è tutta 'na questione di mazzette se fai carriera nella vita, allora? Non le pare, professo'?
I. Ho l'impressione che sia proprio vero.
T. E allora, che se studia a fa'?
I. Me lo domando anch'io.

.... momento di silenzio............

T. Professò... me spiega 'na cosa?
I. Si?
T. Io sto a senti' tutte 'ste cose alla TV, ma ce ne una che non capisco proprio.
I. Mi dica
T. Che centrano le pecore cor petrolio?
I. Le pecore....?
T. Si, ne parlano sempre.
I. Di pecore?
T. Si, parlano sempre de 'sto gregge.
I. Gregge? Ah.... vuol dire il greggio.... è un altro nome del petrolio.
T. Ah.......

27 commenti:

Anonimo ha detto...

diciamo che un minimo di cultura fa sempre bene, per evitare sparate come questa.

Ugo Bardi ha detto...

Però vorrei dire che io ero daccordo veramente con il tassista, non era solo per cortesia!

Anonimo ha detto...

Poveri noi!
Prevedo un "Si salvi chi può" epico
da fine dell'Impero Romano.
Non è il mondo della materia bruta che mi inquieta.
Ma quello dello spirito abbruttito,
dall'ignoranza,dalla stupidità,
dall'illusione instillata ad arte dagli imbonitori di turno.
Prepariamoci alla catastrofe e alla catarsi,intese nel loro significato etimologico:
"rivolgimento" e "purificazione".
Un caro saluto
Yoyomae (splinder)

Anonimo ha detto...

Come dice Alessandro Bergonzoni: 'Dio t'assista è un'invocazione o un'imprecazione? '

Maurizio T.

Pierre ha detto...

bellissimo, ti ringrazio per avermi fatto ridere in questi momenti cosi' tristi.

Debora ha detto...

Beh, i tassisti romani ovviamente li conosco bene, e confesso che proprio uno di loro (un amico) è stato il mio PRIMO adepto.
Mentre amici, parenti e persino marito mi deridevano per le teorie picchiste, l'amico tassinaro ha afferrato tutto il concetto in tre minuti e l'ha fatto suo.

Sarà che lui è anche un pessimista di natura, ma mica tutti i tassinari sono così terra terra... ;-)

Anonimo ha detto...

Prof, lo ammetta, la storia del gregge se l'è inventata per farci ridere... :)

Anonimo ha detto...

Un prof che è d'accordo con uno che dice che studiare non serve è come un prete che si trova d'accordo con uno che dice che Dio non esiste. Quando qualcuno dei miei alunni mi dice castronerie del genere gli rispondo sempre che se ho un lavoro e sto in cattedra è perché ho passato un intera vita sui libri e ho vinto un concorso (senza raccomandazioni) e di certo io non potrei mai dire una cosa del genere.

Antonello

Ugo Bardi ha detto...

Guarda, anonimo, me lo ha detto anche mia moglie, "ma la storia del gregge te la sei inventata", quando le ho raccontato di questo dialogo. E invece è proprio vero! Ve lo giuro, mi caschi un occhio nel lavandino!!!

Ugo Bardi ha detto...

Caro Antonello, non tutti possono stare in cattedra e il mondo è pieno di raccomandati. Onestamente, l'opinione del tassista mi è parsa perfettamente ragionevole visti i tempi e vista la sua situazione.

Anonimo ha detto...

secondo me semplicemente , se uno vuole studiare lo fa perche vuole farlo , non per i soldi .insomma, aspettare che ti coprano d'oro perche' hai un pezzo di carta ( una laurea ) mi sembra quantomeno irrealistico .. .forse potrai far carriera a 40/50 anni , se hai studiato o vincere un concorso , ma secondo me il gioco non vale la candela ....

Anonimo ha detto...

Caro Ugo concordo con te che il mondo è pieno di raccomandati e senza papà non tutti avrebbero i titoli per stare in cattedra. Se "studiare non serve" lo dice un tassista con la quinta elementare (che scambia il greggio per il gregge) fa sorridere ma se lo dice un prof NO. Per il resto se un prof afferma che studiare non serve perchè ci sono troppi raccomandati è come un prete che dice che poichè il mondo è pieno di ingiustizie allora Dio non esiste.

Antonello

Ugo Bardi ha detto...

Eh, beh, se fossi un prete avrei molti dubbi teologici. Come professore universitario, ho dei dubbi molto, molto seri sull'università........

Frank Galvagno ha detto...

Antonello, credo che sia un po' una questione di interpretazione, cioè cosa si vuole snocciolare.

Sono d'accordo con te che studiare serve, sia da autodidatti che per raggiungere traguardi "dimostrabili" (diploma, laurea etc).

Ma è anche vero che i tempi che si stanno facendo avanti vanno sempre più nel verso delle abilità manuali, artigianali etc. Se le multinazionali chiudono, vedrai che sapranno fare a meno di molti quadri / funzionari. Anche l'iperspecializzazione (PhD, post doc) si sta rivelando sempre più un investimento a rischio. Se si arriva freschi freschi a 32 anni sul mercato del lavoro e si pretende di "dirigere" ... si prende un granchio! :-)

Anonimo ha detto...

Bah, la cultura (entità mastodontica spaziante dal greco classico alla giusta scelta dell'olio per il diesel) è un arnese utile per difendersi da tanti problemi.

La cosa che mi colpisce di più è il rispetto che i miei nonni tributano ad essa, ancor oggi. Ad apprezzare ogni cosa del mondo è chi non l'ha avuta.

Buffo anche il fatto che noi giovani veniamo facilmente bollati come bamboccioni incapaci: ci si nega il lavoro, ci si nega la possibilità di metter su casa e famiglia...

Nessuno si è degnato di lasciarci spazio e di permetterci di provare a fare qualcosa.

Le generazioni che ci hanno preceduto, tronfie di tanti successi e ricchezze, si rifiutano di dividere con i propri figli una dote di beni naturali divenuta ormai scarsa.

Ora si cerca di risparmiare sull'istruzione (già cenerentola italica) per dirottare le ultime risorse rimaste dentro a serbatoi comunque condannati alla polvere ed all'oblio.

Un padre che calpesta il proprio figlio, e che si rifiuta di dividere con esso il pane, scrive la rovina di entrambi.

fausto

Anonimo ha detto...

R "studiare serve o non serve"..

Tagliamo la testa al toro e diciamo che è probabile che non serva ; l'importante è che lo stato indirizzi le risorse ai settori startegici, giacchè sarei alquanto stufo di dover pagare gli studi a chi si vuole prendere un "pezzo di carta" con su scritto "laurea in medicina".
Studiate pure quello che vi pare, ma con i vostri soldi, non quelli della comunità.

Gianni Comoretto ha detto...

So che a me studiare serve. Non "e' servito", CONTINUARE a studiare mi serve, e ho 50 anni.
Non possiamo permetterci un medico ogni 10 abitanti, e di conseguenza di pagare gli studi a pletore di aspiranti medici che non troveranno lavoro. O insegnanti, dirigenti aziendali, ecc.
Ma non possiamo permetterci neppure un 1-2% di analfabeti, un 10% di analfabeti funzionali, o una percentuale sotto l'1% in grado di discriminare tra le assurdità delle "scie chimiche" e chi tenta di spiegare una scia di condensazione, e che quindi decide "a simpatia".

Anonimo ha detto...

Intervengo per esprimere qualche idea in proposito. Spesso si confonde l'istruzione con l'educazione. Si può essere superspecializzati e ineducati, cioè espertissimi di tecnologie o norme giuridiche, ma incapaci di distinguere il bene dal male.
Ciò detto, gli obiettivi della scuola pubblica dovrebbero essere quelli di fornire un minimo comune denominatore di istruzione a tutti i cittadini E un minimo di educazione per evitare di sprofondare nella degenerazione sociale, inevitabile quando masse di persone ineducate e ignoranti si fanno abbindolare da demagoghi criminali.
L'istruzione specialistica invece non deve necessariamente essere finanziata in permanenza dalla collettività, perchè in caso di finanziamento pubblico col tempo diventa ipertrofica, cioè si trasforma in un pozzo mangiasoldi, anzichè in una fonte di nuove idee e soluzioni.
Saluti.

Carlo Z.

Anonimo ha detto...

...seguendo i tuoi articoli da un po' di tempo penso che tu non metta in discussione il senso di studiare?!
Ma stando all' interno dell' università vedi evidentemente poca connessione tra quello che succede la dentro e la realtà fuori. Sarebbe interessante un discorso più approfondito da parte tua.
Le discussioni intorno alle questioni energetiche incontrano forse aspetti poi non così lontani dal mondo della scuola.
Cambiare paradigma - rinnovable thinking.
Che i studi siano in primo luogo un arricchimento in sé mi sembra una cosa ovvia - che però in una società che fissa un valore basandosi più su uno "quotato" e non reale non riflette.

Un caro saluto Maria

Anonimo ha detto...

Strana discussione. Non capisco.
Studiare serve o non serve a che cosa?
A fare soldi forse non serve, o perlomeno non sempre. Come non serve obbligatoriamente l'onestà.
Il prete dirà al massimo che credere non basta per andare in paradiso.
E sicuramente in Italia studiare, conoscere e sapere ormai è un difetto. Meglio tutti ignoranti sottopagati, che credono che Ennio Doris venga a casa tua a risolverti il problema perchè ci tiene. Se il laueato lavora sottopagato in un call center, allora "non serve".
Se invece per "SERVE" si intende a essere migliori, e sapere scegliere le cose migliori e rendere il mondo migliore, allora di cosa stiamo parlando?
Chi vuole fare il medico deve studiare solo con i soldi suoi?
Quando il commentatore va dal medico, sceglie uno ricco di famiglia o uno bravo?
Questa è l'Italia!
Ma non lamentiamoci poi se le case le fanno i muratori e non gli ingegneri, le decisioni le prendono gli ignoranti, se i rifiuti si bruciano invece di riciclarli, se credi ai geni italioti che dicono che le scorie nucleari non esistono.
JAS

Debora ha detto...

Studiare serve sempre, se non altro a non lasciarsi infinocchiare dal primo conduttore TV che passa.

E' il pezzo di carta che non serve più, se non a finire al call center.

Anonimo ha detto...

faccio una domanda provocatoria al professore, ma con l picco del petrolio non ci sara' automaticamente un picco dei laureati che il sistema non potra' piu' permettersi di mantenere giovani fino a 30 anni con notevoli costi energetici? inoltre se ci troviamo in queste situazioni non e' percaso perche' abbiamo studiato troppo? e che lo studio non ha portato a una maggior saggezza? ma solamente a una accelerazione di consumo di risorse? il caso del crollo finanziario mondiale ne e' un esempio dove a capo e tutti i gestori erano laureati con il massimo dei voti. io ai miei figli sto' consigliando anche se sono piccoli di vedere e pensare a un mondo piu' manuale che automaticamente fa consumare meno.
sono queste le domande che mi pongo da un po di tempo. sono diplomato ma la mia consapevolezza l'ho maturata con le mie tante letture.

Ugo Bardi ha detto...

Perché provocatorio, anonimo? E' ovvio per me che il picco delle risorse porta anche a un picco dei laureati. Non ce li possiamo più permettere. D'altra parte, è tutto un modello che è andato in crisi. "Studia e poi troverai un buon lavoro" Ma dove? Nel Call Center? Mi dispiace dirlo, ma quel tassista di Roma ha capito benissimo come stanno le cose.

Anonimo ha detto...

@Frank Galvagno

Sull'iperspecializzazione concordo con te, ed è anche vero che dovrebbe andare all'università solo chi ama veramente studiare e non chi lo fa solo perché oggi è di moda.

Il titolo di studio (diploma/laurea) è solo una condizione necessaria ma non sufficiente per trovare un buon lavoro, ma senza qual'è la probabilità? Forse qualcuno pensa che con la fine dell'era del petrolio finiremo nel medioevo e quindi studiare non serve assolutamente? Ma proprio nel medioevo nel periodo che va dalla fine del XII secolo alla fine del XIII veniva riscoperta la cultura classica e nelle università si leggevano e commentavano le opere degli scrittori greci e latini, Nel 1300 vi erano già in Europa 15 università (di cui cinque in Italia: Bologna, Padova, Napoli, Vercelli e lo Studium della curia romana). Chissà cosa avrebbe risposto un professore o studente dell'epoca se qualcuno gli avesse domandato se studiare serve a qualcosa...

Anonimo ha detto...

Quoto (ugo bardi):
-Però vorrei dire che io ero daccordo veramente con il tassista, non era solo per cortesia!-

Si capisce che eri DACCORDO col tassista.
Io non sono poi così D'ACCORDO: dipende da cosa si studi. :)

halifax.

eug1971 ha detto...

La questione dello studio e della cultura post picco è complessa; non è che non serva più studiare, altrimenti si prendono greggio per greggi. Direi che però il sistema educativo così come è ora produce individui praticamente inadatti a fronteggiare questa situazione di crisi dei valori (o disvalori) e delle risorse necessarie alla nostra civiltà.
Un sistema educativo dovrebbe insegnare a tutti, oltre alle materie umanistiche e scientifiche, come ottimizzare l'utilizzo delle risorse necessarie alla propria sopravvivenza, come minimizzare il capitale necessario a produrle e come cooperare vantaggiosamente con gli altri. Poi, a chi è più dotato per continuare gli studi, indipendentemente dal censo, dovrebbe essere data la possibilità di proseguire su percorsi di studio specialistici in tutti i rami del sapere.
Altrimenti gli n-mila laureati in legge o scienza delle comunicazioni o finanche ingegneria, per non parlare dei ragionieri o altri diplomati sfornati dalle nostre scuole saranno tanto utili quanto lo furono i retori o i conduttori di terme e gli ammaestratori di belve nella civiltà classica all'epoca dei regni romano-barbarici.

Eugenio

paskal007r ha detto...

Credo che studiare in funzione di un lavoro sia come forgiare un martello per inchiodare un singolo chiodo...
Lo studio serve prima di ogni altra cosa a formare la persona, quindi a renderla libera, d'altro canto uno studio esclusivamente tecnico e nozionistico non serve a questo ma solo a formare un utile idiota in grado di far funzionare un ingranaggio del sistema.
In questo come in molti casi è necessaria qualche distinzione per inquadrare bene il problema.