mercoledì, novembre 26, 2008

Lo tsunami del petrolio è finito, e allora ... ? &%$£$%##!!!


In questi ultime settimane, con il crollo dei prezzi petroliferi (tra l'altro, brillantemente previsti dal prof. Ugo Bardi) mi sono trovato a rispondere a domande di amici e conoscenti, alcune sincere e altre più di "sfida", rivolte a cercare una spiegazione al fenomeno.

Per la verità, mi ero un pò esposto ipotizzando un trend esponenziale fino a fine 2008 - inizio 2009, momento in cui il greggio sarebbe arrivato a 200$ e il gasolio a 2 €, dopodichè sarebbe partita la "demand destruction" e il calo del prezzo. Non disponendo di un "mio" modello matematico, ero andato un po' a intuito, e, si sa, le sensazioni non sono previsioni e tantomeno sono fatti.

In ogni caso non sono così ansioso (e nemmeno capace) di centrare la settimana di picco del prezzo [visto che tra l'altro non ci riesco neanche in borsa :-) ] , un po' come un peakoiler non è preoccupato se il picco di estrazione è nel 2003, 2005 o 2008. Quello che può (e deve, se vogliamo prendere il toro per le corna) far meditare è il picco del petrolio in sè e le sue conseguenze.

La cosa che trovo un po' deprimente (da cui il "bonario" &%$£$%##!!!) è l'atteggiamento prevalente dei miei interlocutori:
"Il prezzo è sceso e di molto, dunque che problemi ci sono? Ti sei preoccupato inutilmente ... forse hai bisogno di riposo ..."

Grr e doppio grr. Per me c'è molto di cui elucubrare, anzi di più. La situazione energetica, finanziaria, occupazionale e sociale è molto instabile. Nel mondo occidentale si stanno perdendo milioni di posti di lavoro nelle industrie e nei servizi: per me questo è termodinamicamente ovvio, ma la cosa grave è che gli Stati non sembrano in grado di offrire credibili alternative, soprattutto a causa dell'inerzia dei sistemi, ma anche per scarsa volontà e lungimiranza.

La risposta, almeno idealmente, sarebbe semplice: potenziare l'industria/artigianato dei materiali e impianti per infrastrutture Rinnovabili, l'industria/artigianato del recupero materiali a fine ciclo, l'agricoltura a filiera corta. I lavoratori dovrebbero essere accompagnati a convertirsi gradualmente verso attività che servono, non drogati per continuare a fare qualcosa che servirà sempre meno.

Uno tsunami oceanico non fa male a un abile surfista che lo sa cavalcare. Ma quando si infrange contro strutture immobilistiche (abitazioni, strade ...), mina le loro fragili basi non solo nella fase di impatto, ma anche (e soprattutto) in quella di rientro. Terminata l'ondata, la vita può continuare, ma le condizioni operative sono quelle che sono; e anche quelle psicologiche non possono essere al top, quando si teme che l'oceano stia incamerando energia per rilanciare una nuova, terribile onda.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Frank: "Uno tsunami oceanico non fa male a un abile surfista che lo sa cavalcare."

Questo è quello che pensa il surfista, ma solo fino al momento in cui si trova davanti un albero o un palazzo. A quel punto cambia idea, ma è troppo tardi.

MicheleR ha detto...

"La risposta, idealmente, sarebbe semplice...". Secondo me assolutamente no. Un'economia non si può sostenere solamente con il settore del recupero e delle energie rinnovabili. E poi un'agricoltura a Km 0 significherebbe un ritorno ad abitudini alimentari da secondo dopoguerra per gran parte del Paese. Senza aggiungere che l'infrastruttura energetica alternativa al petrolio deve essere ancora costruita. A volte mi sembra che viviamo un po' sulle nuvole...

mippo ha detto...

A MicheleR,

a me sembra che a vivere nelle nuvole (di smog) siano coloro che pensano di reggere l'economia sui cerchi in lega ed i full optionals.

M.

halifax ha detto...

"Il prezzo è sceso e di molto, dunque che problemi ci sono? Ti sei preoccupato inutilmente ... forse hai bisogno di riposo ..."

Con questi con. che hai attorno più che di riposo hai bisogno di cambiare proprio aria... :)

La loro punizione peggiore è restare tra le fauci del mostro verde (Velikovsky docet).

Frank Galvagno ha detto...

MicheleR, hai ragione, ho detto "semplice". Ma anche "idealmente".
Cioè, facendo ragionamenti "ingenui" che non sono però assurdi. Buona parte della matematica procede per pensate ingenue, e laddove non bastano si procede assiomaticamente.
Come scriveva un commentatore, in questa crisi (e anche dopo) c'è e ci sarà chi si vanterà "Eh io l'avevo detto", ma magari non ha mosso un dito per cambiare le sue abitudini & impatti, o per diffondere nuovi paradigmi.

Hai ragione Mippo a dire che non faremo la differenza con i full optional. Esempio azzeccatissimo.

Halifax, LOL. Credo che il fenomeno faccia parte della reazione psicologica al picco

MicheleR ha detto...

A Mippo.

Sono perfettamente d'accordo con te, e te lo dice uno che la macchina non la usa praticamente mai. La mia punta polemica voleva però sottolineare il fatto che, convinti delle nostre idee, non possiamo portarle avanti troppo ingenuamente o con ricette approssimative perchè i problemi che abbiamo di fronte sono di enorme complessità e difficoltà. La riconversione del sistema produttivo ed industriale o di quello dei trasporti a nuove forme di alimentazione energetica è un passo che i governi, a mio avviso, devono ancora cominciare a pensare. E questo mi spaventa tremendamente...

marco sclarandis ha detto...

Per mostrare quanta confusione ci sia nella testa di tutti noi, cito solo un fatto, che riguarda però la produzione mondiale di SILICIO adatto ai pannelli fotovoltaici. Questa produzione non basterebbe nemmeno alla fabbricazione di tali aggeggi che soddisfacesse l'un per cento della richiesta planetaria di energia elettrica.
D'altra parte è vero che si stanno trovando materiali diversi e meno costosi,e sistemi di maggiore efficienza, ma ci vorrà tempo prima che vengano prodotti in massa.
E' il TEMPO che manca.Non sono nè l'ENERGIA nè la MATERIA che mancano.
E'il maledetto TEMPO,
che già tiranno di per sè,
abbiamo fatto diventare despota assoluto, sprecandolo in un secolo di follie d'ogni genere.
Abbiamo impiegato secoli ad inventare marchingegni d'ogni specie che ce lo facessero risparmiare, e come risultato paradossale adesso ce ne rimane pochissimo, per rimediare ad una situazione evidentemente catastrofica.
Siamo esseri tanto intelligenti quanto stupidi.
Questa sembra essere la scomoda verità riguardo la nostra vera natura.
Dovremmo mettere in atto un'astuzia diabolica per salvarci in massa da questa situazione.
Il fatto è per ora siamo ancora abituati in massa ad agire con tante piccole veniali furbizie.
Sarà una strage d'imbecilli.
Dove periranno anche tanti autentici geni.
A meno che, dalle immonde discariche,
gloriosamente non risorgano dei santi che facciano i miracoli necessari.
Ma avete mai visto orde di pii pellegrini affollarsi verso quei desolati e fetidi luoghi?

Anonimo ha detto...

Nel mio piccolo vado da tempo predicando che dobbiamo consumare meno e consumare meglio.E' finita lìera del consumismo sfrenato.
Vengo ascoltato? da qualche parente, si, a furia di insistere.
Poi ti vedi passare davanti piani di investimento per la ripresa dell'economia incentrati prevalentemente a riportare le cose a come stavano prima, e mi cadono le braccia.Oramai quando sento un politico, un sindacalista, un'imprenditore dire che la soluzione passa attraverso un massiccio piano di sviluppo mirante alla costruzione di ALTRE strade, ALTRE ferrovie, ALTRI aereoporti, ALTRI...mi vien da vomitare.

Pippolillo ha detto...

...e intanto Obama ha affermato di voler creare 2.500.000 posti di lavoro grazie alle energie rinnovabili.
Certo questa affermazione è fine a se stessa se non si riducono i consumi energetici, però ha parlato anche di sobrietà e forse non ancora tutto è perduto.
Se badiamo ai politici/affaristi italiani siamo destinati al fallimento.
L'unica nostra speranza è che dall'estero vi siano alcune menti illuminate che possano salvare l'intero pianeta.

Marco Pagani ha detto...

Concordo pienamente con Frank; gli unici settori che "cresceranno" saranno le energie rinnovabili, le biciclette, il risparmio energetico, il riciclo e l'agricoltura (magari biologica) locale.
Il resto è "condannato" alla decrescita. Chi lo capisce in tempo si adegua e atterra un po' meno sul duro, chi non lo capisce si schianta. E non ci saranno aiuti pubblici che tengano a quel punto.
L'ho già scritto, ma continuo a non capire perchè Renault, FIAT ecc. non iniziano a fabbricare biciclette, turbine eoliche, panneli solari, pompe di calore e isolanti termici. Cosa aspettano? Che le vendite di auto calino del 90%?

Antonello ha detto...

"Se cala la domanda, i prezzi si abbassano e questo è quello che potrebbe succedere. Il prezzo del petrolio potrebbe rientrare anche sotto i 50-60 dollari al barile..."

Beh, allora a questo punto voglio fare anch’io una previsione: se cala ancora la domanda il prezzo del petrolio potrebbe rientrare anche sotto i 30-40 dollari al barile...

Mi raccomando Frank se si verifica non ti dimenticate di citarmi... :D

Anonimo ha detto...

x antonello.

e no il prezzo a 30 quarata mi sa tanto che te lo sogni solo.
vedi che sta gia' sopra i cinquanta , la domanda di petrolio piu' di tanto non puo' scendere perche' e ' e rimane anelastica , quindi c'e' da attendersi futuri aumenti e non futuri cali.
roberto de falco