venerdì, novembre 14, 2008

Con o senza limiti? Efficienza, compatibilità e sufficienza



created by Gianluca Ruggieri

[Dipartimento Ambiente-Salute-Sicurezza
Facoltà di Scienze MM.FF.NN.
Università degli Studi dell'Insubriavia VARESE]


Le sfide che attendono le prossime generazioni sono ormai riconosciute a tutti livelli. In particolare l’esaurimento delle risorse fossili e il cambiamento climatico sono fenomeni ormai acclarati. Sono sempre meno numerosi gli studiosi che li negano, anche se continuano ad avere un ampia risonanza sugli organi di informazione (si veda per esempio Stefano Caserini “A qualcuno piace caldo. Errori e leggende sul clima che cambia”, Edizioni Ambiente, 2008).

Altri gravi fenomeni come la sovrappopolazione, il depauperamento dei suoli, l’esaurimento delle risorse d’acqua potabile, sono meno dibattuti ma altrettanto critici.
Le possibili strategie per affrontare queste sfide sono numerose, ma tutte in qualche modo si confrontano con i limiti della "capacità di carico" del pianeta. Spesso questo confronto rimane tra le premesse implicite che caratterizzano i singoli approcci: possiamo identificare in linea di massima due possibili atteggiamenti.
Il primo è quello di negare de facto che l’umanità si debba confrontare con dei limiti. È il tipico atteggiamento delle grandi agenzie internazionali, dei governi e degli enti sovranazionali. Sulla base di questa premessa si individuano gli scenari tendenziali (Business as Usual, BaU), e le possibili politiche di intervento vengono definite in base alla linea tendenziale.
Se per esempio consideriamo i consumi energetici globali, questo approccio sottintende che sia possibile continuare ad aumentarli indefinitamente. In particolare questo aumento potrà essere lineare (ogni anno si aumenta della stessa quantità) o addirittura esponenziale (ogni anno si aumenta della stessa percentuale). Tuttavia, se vengono messi in atto degli interventi volontari di riduzione, possiamo in qualche modo controbilanciare il possibile aumento previsto. In questo modo ad esempio è possibile considerare positivo un intervento che mantiene costanti i consumi nel tempo, perchè senza l’intervento sarebbero invece aumentati.
Questo approccio è adottato dall’Unione Europea, per esempio nella Direttiva 32 del 2006 concernente l'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici, oppure nel piano 20-20-20. Gli obiettivi di efficienza energetica sono definiti rispetto allo scenario BaU, quindi ad esempio uno Stato Membro potrebbe raggiungere i propri obiettivi di 20% di incremento di efficienza, e contemporaneamente aumentare i propri consumi.
Mi è capitato personalmente di adottare questo approccio durante lo studio per Greenpeace cui ho partecipato lo scorso anno. In quel caso era il modello di calcolo utilizzato che considerava la domanda di energia elettrica come un dato esogeno e in costante aumento.
Un atteggiamento invece opposto è quello che deriva dall’avere adottato interamente il concetto di limite, nel dipanarsi degli scenari. Il concetto di limite fu portato al centro del dibattito scientifico mondiale tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Fondamentale fu l’iniziativa del Club di Roma, che diede origine al rapporto “The Limits to Growth” realizzato da un gruppo di ricercatori del MIT di Boston (Donella H. Meadows, Dennis l. Meadows, Jorgen Randers, William W. Behrens III) e pubblicato nel 1972. Negli stessi anni venivano sviluppati tra gli altri i lavori di Nicholas Georgescu-Roegen (per esempio “The Entropy Law and the Economic Process” del 1971 e “Energy and economic myths” del 1976) e quelli di Ernst Friedrich Schumacher (“Small Is Beautiful: A Study of Economics As If People Mattered” del 1973). Di poco successivo il lavoro di Herman Daly che a partire dal 1977 ha lavorato al concetto di economia dello stato stazionario. Curiosamente questi percorsi che derivano da discipline e approcci diversi giungono a conclusioni analoghe.


L’opera di questi pionieri non tardò ad affermarsi e fece strada a diverse azioni concordate a livello internazionale. In particolare il lavoro della Commissione Bruntland portò nel 1987 a definire lo Sviluppo sostenibile (Sustainable Development) come “uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”. Il concetto di Sviluppo sostenibile però rimane inadeguato: intanto perchè troppo generico poi perchè tende a rivitalizzare il concetto di sviluppo, criticato profondamente da molti autori. Si veda ad esempio “Dizionario dello sviluppo” a cura di Wolfgang Sachs, EGA, 1998 che raccoglie gli interventi di Marianne Gronemeyer, Ivan Illich, Gérald Berthoud, Majid Rahnema, Arturo Escobar, Barbara Duden, Majid Rahnema, Jean Robert, José María Sbert, Vandana Shiva, Claude Alvares, Serge Latouche, Ashis Nandy, Gustavo Esteva, Otto Ullrich, C. Douglas Lummis, oltre che dello stesso Sachs.

Negli ultimi anni sono però diverse le iniziative che derivano dal tentativo di rispondere alle esigenze di benessere globale, mantenendoci all’interno dei limiti fissati dalla nostra biosfera. Tutti in qualche modo tendono ad applicare l’approccio “Contraction and Convergence” tradotto in italiano come contrazione e convergenza. L’approccio C&C prevede che i paesi che oggi sono i maggiori emettitori di gas serra vadano a diminuire le loro emissioni fino a convergere ai livelli del resto del mondo. Il concetto sviluppato riguardo alle emissioni di gas serra, è poi applicabile anche in altri campi.

Come ricorda il Wuppertal Institut in “Per un futuro equo. Conflitti sulle risorse e giustizia globale”, Feltrinelli 2007 il modello C&C “contraddice due presupposti alla base dell’economia della crescita: in primo luogo la credenza diffusa che lo sviluppo economico sia subordinato a un grande consumo di risorse (...) e in secondo luogo, l’opinione che il benessere delle persone aumenti di pari passo con i consumi”.
Tra una iniziativa e l’altra vi sono molte differenze, una delle più importanti è la determinazione del limite di sostenibilità che risulta diversa per diversi autori. Tra gli altri è possibile citare:
- La società a 2000 W (2000-Watt-Gesellschaft) proposta da alcuni ricercatori dell’ETZ il Politecnico di Zurigo;
- “Cento watt per il prossimo miliardo di anni” volume di Erika Renda e Luigi Sertorio;
- L’approccio Factor Four del Wuppertal Institut ovvero come raddoppiare il benessere e dimezzare l'impatto ambientale moltiplicando per quattro l'efficienza della produzione, proposto anche in “Fattore 4. Come ridurre l'impatto ambientale moltiplicando per quattro l'efficienza della produzione” L. Hunter Lovins, Amory B. Lovins, Ernst U. von Weizsacker, Edizioni Ambiente 1998;
- Il Piano B di Lester Brown dell’Earth Policy Institute liberamente scaricabile dal web nella sua traduzione italiana, “Piano B 3.0 - Mobilitarsi per salvare la Civiltà” Edizioni Ambiente 2008;
- Il concetto di impronta ecologica applicabile alle economie di intere nazioni, ma anche agli stili di vita personali di ciascuno di noi, presentato nella nuova edizione di “L'Impronta Ecologica - Come ridurre l'impatto dell'uomo sulla Terra” di Mathis Wackernagel, William E. Rees, Edizioni Ambiente 2008;
- Il modello dell’autonomia energetica di Hermann Scheer che tende ad accorciare le filiere dell’approvvigionamento energetico, così che ogni territorio possa fare i conti solamente con le risorse energetiche effettivamente disponibili: anche in questo caso Edizioni Ambiente ha pubblicato i lavori di Scheer, “Autonomia energetica Ecologia, tecnologia e sociologia delle risorse rinnovabili” del 2006 ma soprattutto “Il solare e l'economia globale - Energia rinnovabile per un futuro sostenibile” del 2004.
A questi si può aggiungere l’approccio del movimento della Decrescita, a partire dai lavori di Georgescu-Roegen fino a quelli di Serge Latouche, Mauro Bonaiuti e Maurizio Pallante, che però non determina degli obiettivi quantitativi globali ma piuttosto delle pratiche concrete.
Ovviamente ognuno di questi approcci meriterebbe un’analisi approfondita che non è possibile limitare a questo post.

In ogni caso, qualunque sia l’approccio adottato, si giunge alla conclusione che le strategie ricorrenti di fatto sono tre: efficienza, compatibilità e sufficienza. Come perfettamente sintetizzato ancora una volta dal Wuppertal Institut in “Per un futuro equo”:
“Efficienza significa ridurre l’uso di materiale ed energia in ogni merce o prestazione grazie a una tecnologia e un’organizzazione ottimizzate, grazie al riciclaggio e alla limitata produzione di rifiuti. (...) la strategia di efficienza rappresenta un ottimo battistrada sulla via della sostenibilità, ma mostra i propri limiti appena l’aumento del volume delle merci e dell’impiego di energia supera quello che si risparmia.
La compatibilità invece rappresenta il connubio tra natura e tecnologia. Il principio cardine è che i metabolismi industriali non devono danneggiare quelli della natura (...) Inoltre vale la regola per cui in un sistema intelligente non esistono rifiuti, solo prodotti. (...)
Ma anche la strategia della compatibilità non è una panacea. (...) Le tecnologie informatiche finora non hanno portato a un minore ma a un maggiore consumo di materia ed energia. (...)
La sufficienza a sua volta ci interroga su quanto sia abbastanza, su cosa possano tollerare realmente l’economia e gli esseri viventi. (...) mentre efficienza significa fare le cose nel modo giusto, sufficienza equivale a fare le cose giuste.”
Efficienza, compatibilità e sufficienza. Le tre strade per la sostenibilità sono tutte necessarie: nessuna è sufficiente. Tutte condividono qualche limite, e solo ragionando in maniera integrata e cercando di applicarne i principi contemporaneamente possiamo pensare di affrontare le crisi all’orizzonte tramutando i problemi in opportunità.

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Grazie a Terenzio Longobardi e Marco Pagani per i preziosi suggerimenti




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6 commenti:

Dario ha detto...

Vediamo se ho capito bene:
l'efficienza è un problema più tecnologico, la compatibilità è un problema anche ecologico mentre la sufficienza è un problema principalmente psicologico. Così, mentre efficienza e compatibilità sono temi per esperti di settore(ricerca), la sufficienza è un tema pubblico che per realizzarsi ha bisogno di raggiungere un'elevata condivisione tra i cittadini (educazione ed informazione). La sufficienza però si scontra ad armi impari contro un paradigma "utilizzo risorse-crescita-benessere" che, a livello pubblico e politico, non è ancora stato neppure messo in discussione. Efficienza e compatibilità, sono temi che, quando sono proposti al pubblico, appaiono molto ragionevoli perché si integrano abbastanza bene con la filosofia della crescita infinita: basta produrre in modo diverso. La sufficienza invece (almeno nelle nazioni più ricche) dice: "Devi produrre meno!". Si tratta di un cambiamento radicale, che difficilmente potrà attuarsi senza eventi e situazioni critiche che minino profondamente la fiducia generale nell'attuale sistema economico.

Anonimo ha detto...

Bello il post e bello il commento. Però aggiungerei anche che quote importanti di "sufficienza" le possiamo realizzare da soli, nel quotidiano, dicendo personalmente di no a certe aberrazioni.

Tracciamo la via, magari qualcun'altro capirà.

fausto

Anonimo ha detto...

Eh eh eh quell'immagine "commentata" dei limiti dello sviluppo viene da un mio post su crisis...
misteri della rete!!

http://crisis.blogosfere.it/2008/07/link-per-scaricare-limiti-dello.html

8o)


Pietro C.

Anonimo ha detto...

(nuova corridge)

Francesco, 33 anni medico libero professionista ;

Internet mi ha permesso di cogliere i rudimenti dell'ecologia, e all'interno di questa si situa anche l'economia.

Vorrei ora abbozzare una riflessione nei termini di efficienza, compatibilità e sufficienza alla medicina : la medicina è una parte economica, sociale ed etica ,( nel senso etimologico del termine, di costume morale), molto importante delle società contemporanee : basti pensare che circa 1/7 dell'intero pil italiano ricade al suo interno ( 100 milardi di spesa pubblica + spesa privata+ aziende ed industrie del settore farmaceutico , pil complessivo Italia 800 miliardi se non erro, pil del solo comparto dentale 10 miliardi ).
Efficienza: la medicina moderna è altamente efficiente nel controllo delle infezioni , problema che ha afflitto l'umanità per millenni.
Basti pensare che con 10-15 euro si possono controllare la maggior parte delle infezioni batteriche. ( Costo reale approssimato visita dal medico di base+ antibiotico generico per via orale ).
Anche nel caso si dovesse operare per prevenire una setticemia, l'intervento d'urgenza risulta spessissimo risolutivo ( si pensi ad una appendicite ), e con un costo reale approssimato di 10000 euro al massimo per la maggior parte degli interventi, deenza compresa e con resituitio ad integrum nel 99% dei casi.
Meno bene andiamo per le infezioni virali ; ok, per l'epatite B c'è il vaccino (costo reale 60-70 euro), ma per molte altre ci sono terapie farmcologiche in genere contenutive ( si pensi all'AIDS), o molto parziali, vedi epatite C.
I famaci attuali per il controllo dell'AIDS sono alquanto efficaci, ma costosi, e da prendere per tutta la vita: può essere una soluzione di passaggio nell'attesa del vaccino, ( meno di 7-8 anni), e che se ha una efficienza di 7-8 , (quasi stabilizzazione completa del quadro clinico), ha una compatibilità pari ad 1.
Migliore strategia attuale quindi : continuare la ricerca per nuovi vaccini di AIDS ed epatite C.
(Il problema della attuali terapie per L'AIDS non è l'efficacia ma il costo e la durata per tutta la vita.)
Voto complessivo alla medicina per quanto riguarda le infezioni :

EFFICIENZA : 10 per le batteriche (con l'ombra che in futuro l'efficacia degli attuali antibiotici sicuramente scenderà per il fenomeno delle antibiotico resistenze)

8 per le virali ( ma questo voto è destinato a salire con i nuovi vaccini per aids ed apatite C entro un 10 anni)
COMPATIBILITA (sempre per le infezoni)
8 per le batteriche (future antibioticoresistenze)
7 per le virali (ma in futuro aumenterà )
SUFFICIENZA per quanto riguarda le infezioni (ovviamente c'è una certa soggettività in questo)

9 per le batteriche ( con l'eccezioni delle meningiti batteriche fulminati : in futuro si manterrà questo valore ma a prezzo di diminuire la compatibilità per le nuove antibiotico resitenze)

7 per le virali ( c'è ancora una certa paura delli AIDS , ma in realtà da un puntodi vist più informato darei 8 a questo valore, sempre considerando che diminuire i rischi di infettarsi è possibilissimo e be nattuato nelle società occidentali)
Da questo punto di vista è totalmente sbagliato spendere soldi per curare le popolazioni africane dall'AIDS con gli attuali farmaci : si deve puntare sul prevenire nuove infezioni con i contraccettivi che avrebbe anche l'effetto di contenere la loro sovrapopolazione.Quando arriverà il vaccino ovviamente andrà a affiancato all'uso dei profilattici.

Bene, concludo qui questa prima parte di analisi dell'impronta ecologica della medicina; se qualcuno è interessato posso dire che a mio avviso tutte le restanti sfide alla salute (malattie degenerative e tumori) sono affrontate dall'attuale medicina con una impronta ecologica mopto vicina allo zero : in estrema summa direi efficienza 7, compatibilità 1 , suffuicienza 7.
Se qualcuno è interessato spiegherò i motivi per cui con la prossima crisi sistemica si potranno curare solo i ricchissimi. ( Infezioni escluse )

Gianluca ha detto...

@dario
bel commento
purtroppo io quando mi capita di intervenire in pubblico da "esperto" tendo a limitarmi a considerazioni relative all'efficienza
con il rischio di mandare un messaggio distorto

mi piacerebbe essere affiancato (o affiancare) qualcuno che abbia migliori competenze di comunicazione, psicologia di massa etc per cercare di armonizzare i due approcci


@pietro
l'immagine l'ha scelta frank
ma ci sta benissimo


@francesco
la tua analisi mi sembra molto interessante e meriterebbe un post sul sito
prova a contattare frank galvagno via e-mail (trovi l'indirizzo in alto a destra su http://aspoitalia.blogspot.com/)

ferrara.ien.it@katamail.com ha detto...

Anonimo ha scritto "Se qualcuno è interessato spiegherò i motivi per cui con la prossima crisi sistemica si potranno curare solo i ricchissimi".

Io sono interessato, puoi spiegare meglio?