lunedì, novembre 03, 2008

Antinuclearista, io?


L'astronave atomica "Orione" proposta da Freeman Dyson verso la fine degli anni '50. Era il periodo d'oro dell'energia nucleare che ci prometteva infinita abbondanza. A quell'epoca, nessuno si definiva "antinuclearista". Che cosa è successo che ha cambiato tanto la nostra percezione?


Tempo fa, parlando con un giornalista in una di quelle interviste che ormai mi fanno abbastanza spesso, mi sono sentito definire "antinuclearista".

Antinuclearista, io? E' vero che mi trovo a far parte di un comitato di scienziati che si è espresso recentemente dichiarando che il nucleare "non è la soluzione" al problema dell'energia in Italia. Ma la parola "antinuclearista" mi ha un po' spiazzato. Sa di ideologia, di partito preso, di muro contro muro, di scalmanati vestiti da zombie che fanno finta di essere vittime della radioattività.*
Come mai, oggi, quando si parla di nucleare, ci dividiamo in pro e contro come se fossimo tifosi di due squadre di calcio? Sembra una discussione fra un adoratore di Baal e un buddista zen. Ma da quand'è che ci sono gli "antinuclearisti" e a che punto si è cominciato a vedere il nucleare come il babau delle storie? Cosa è successo al nucleare? Era una tecnologia che era partita con tante speranze negli anni '50, quando si diceva che avremmo avuto energia elettrica dal nucleare in tale abbondanza che non sarebbe valso nemmeno la pena di farla pagare agli utenti. Qualcosa, evidentemente, non ha funzionato.

Torniamo indietro agli anni '60. Era il periodo d'oro del nucleare. Era anche l'epoca d'oro della fantascienza. Di tutte cose che leggevo all'epoca nei romanzi di fantascienza, le astronavi, le basi spaziali, le avventure interplanetarie, niente sarebbe stato nemmeno lontanamente possibile senza l'energia nucleare. Il futuro sarebbe stato nucleare; era ovvio, era evidente, era indiscusso. E sarebbe stato un futuro brillante di abbondanza.

Eppure, già a quei tempi qualcosa cominciava ad andare storto. In Italia, i guai cominciarono nel 1964, quando finì sotto inchiesta Felice Ippolito, presidente e fondatore del CNEN (Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare). Di questi eventi, mi ricordo molto poco; nel 1964 avevo 12 anni. Però, ero già un avido lettore di fantascienza, per cui quando si parlava di energia nucleare mi si drizzavano le orecchie. Mi ricordo bene del discorso che fece Saragat quando sostenne che "impiantare una centrale nucleare per produrre energia e come costruire una segheria per produrre segatura". Lo fece nel 1963; io avevo 11 anni e non so se lo notai a quell'epoca o - probabilmente - più tardi. Comunque sia mi ricordo benissimo di aver pensato che era una bella scemenza. Il nucleare ci sarebbe dovuto servire per le astronavi; non era certamente come una segheria che produce segatura. Solo molto dopo, mi è venuto da pensare che, forse, il fatto che Saragat sia diventato presidente della repubblica nel 1964 avesse una relazione con quel suo discorso antinuclearista (quello si!).

A quell'epoca, non mi venne in mente, e probabilmente non venne in mente a nessuno, che c'erano forze potentissime che volevano far si che l'Italia abbandonasse il nucleare. Il processo a Ippolito e il discorso di Saragat (e la sua elezione a presidente) erano state delle manifestazioni di queste forze. Ma il programma nucleare italiano ne era stato solo danneggiato; non era ancora morto.

Nel 1973 scoppiava la prima grande crisi del petrolio. Allora, come oggi, alcuni di noi si domandavano se non fosse il caso di lanciarsi sull'energia nucleare per risolvere la crisi. In Francia, si ragionò esattamente in quel modo e i reattori francesi attuali risalgono quasi tutti a quell'epoca.

Ma in Italia, non mi ricordo che ci fosse un dibattito in questo senso. Mi ricordo benissimo, come studente di chimica, di aver discusso con alcuni miei compagni di corso i relativi meriti delle tecnologie nucleari disponibili all'epoca: il reattore ad acqua pesante e quello ad uranio arricchito. Dopo lunghi ragionamenti, arrivammo alla conclusione che il primo (detto CANDU, "canadian deuterium uranium") era il migliore e che avremmo dovuto installarne alcuni in Italia. Ci domandammo vagamente perché non se ne parlasse; ma non riuscimmo a capirlo.

Passava il tempo e, con il 1985, i prezzi del petrolio scendevano a picco con l'arrivo sul mercato del greggio dell'Arabia Saudita e di quello del Mare del Nord. Il carbone era tornato di prepotenza come la tecnologia meno costosa per fare energia elettrica mentre il nucleare non era riuscito ad affermarsi (a parte la Francia) come un'alternativa al petrolio al tempo della crisi. Nel 1986, l'incidente di Chernobyl dette il colpo di grazia all'immagine di un'industria che sembrava destinata al declino. Non bastò la breve fiammata della "fusione fredda" nel 1989 a risollevare le sorti del nucleare; anzi, la delusione provocata dal fallimento fece ulteriori danni all'immagine stessa della scienza nucleare. Cominciava in questo periodo la moda degli "antinuclearisti" che facevano manifestazioni contro i reattori nucleari. La lista verde veniva fondata in Italia nel 1986. Come simbolo, aveva quel "sole che ride" che portava scritto in basso "Nucleare? No grazie." Con il referendum del 1987, si affossava totalmente l'energia nucleare in Italia, completando il lavoro che Saragat e altri avevano iniziato nei primi anni '60. Le cose non andavano meglio per il nucleare negli altri paesi. Le ordinazioni di nuove centrali si erano ridotte a zero e, nel 1990, chiudeva definitvamente il reattore francese "Superphénix", capostipite di quella generazione di reattori "autofertilizzanti" che soli avrebbero potuto realizzare in pratica i sogni di abbondanza degli anni '50.

Tutte queste cose avvenivano sullo sfondo di tanti altri eventi che, allora, ci sembravano tanto più importanti. Con la fine della prima crisi del petrolio e il crollo dell'Unione Sovietica, parve a molti che fosse veramente venuta la "fine della storia", come disse Francis Fukuyama. Non ci restava adesso che godere dei frutti della prosperità che il progresso tecnologico e il liberalismo economico ci avevano regalato.

Anch'io passai attraverso questa fase. Come ricercatore, mi ero formato al tempo della crisi energetica interessandomi, già nei primi anni '80, di energie rinnovabili e pile a combustibile. Con gli anni, però, queste cose sembrarono perdere importanza. Perché preoccuparsi di nuove forme di energia quando questa era così abbondante e a buon mercato in forma di petrolio, carbone, e gas? Nel 1987, l'anno del referendum italiano contro il nucleare, io stavo in Giappone a studiare la diffrazione degli elettroni nei solidi. Avevo lasciato perdere le ricerche sulle energie rinnovabili che mi sembravano di poca importanza, proprio come l'energia nucleare. Tutta roba del passato, si schiudeva ora il tempo dell'internet; della nuova economia, delle "dot-com". Del referendum italiano non me ne interessai minimamente; mi sembrò una cosa remotissima.

Ma tutto doveva cambiare di nuovo. La mia conversione e il ritorno al problema dell'energia avvenne in un pomeriggio nebbioso a Berkeley, l'11 Settembre 2001 quando, girellando per una libreria il giorno della distruzione delle torri gemelle, mi capitò fra le mani un libro intitolato "il picco di Hubbert" di Kenneth Deffeyes. Il problema dell'energia non era sparito, ce ne eravamo soltanto dimenticati e ora ritornava dal passato per vendicarsi.

Tornato in Italia, ritirai fuori i vecchi documenti sull'energia che avevo raccolto negli anni '80. Era di nuovo il tempo di pensare all'energia rinnovabile e, perché no, al nucleare. In effetti, quando cominciai a parlare in giro di "picco del petrolio" la reazione di quelli (pochi a quell'epoca) che mi davano retta era tipica: "ma allora.... bisogna tornare al nucleare!" La frase era sempre la stessa, detta con lo stesso tono di voce e la stessa pausa drammatica fra "allora" e "bisogna".

Ci pensai sopra anch'io, rispolverando le mie conoscenze di nucleare e ricordandomi delle vecchie discussioni al tempo della prima crisi del petrolio. Non era forse davvero il tempo di ritornare al nucleare? Mi ritornavano in mente i sogni di abbondanza della fantascienza degli anni '50, ma c'era anche qualcosa che non mi suonava giusto. Dopo che avevo cominciato a occuparmi di esaurimento del petrolio, mi ero fatto molto critico riguardo a tutte le promesse di abbondanza che, pure, l'industria petrolifera continuava ancora a fare. Mi veniva da sospettare che le promesse dell'industria nucleare potessero essere altrettanto vuote e propagandistiche.

Mi ci sono voluti diversi anni per esaminare la questione. Vi dico, francamente, che non tutto mi è ancora completamente chiaro. L'energia nucleare è una cosa enormemente complicata dal punto di vista tecnologico. C'è chi suddivide le centrali in quattro "generazioni", ma questo non ci serve a molto per orizzontarci fra le - letteralmente - decine di proposte tecnologiche che ci sono in giro. Reattori veloci, a uranio arricchito o naturale, moderato a grafite o a acqua pesante o leggera; raffreddamento a sodio, acqua, elio, piombo, reattori autofertilizzanti, a ciclo singolo o multiplo, eccetera. E' una specie di cacofonia tecnologica dove, se date retta alle promesse, non ci sono problemi per avere energia a basso costo per i secoli a venire.

Ma, nella pratica, se considerate soltanto quello che è disponibile, ovvero tecnologie che potete comprare sul mercato, beh, le loro prestazioni non sono per niente entusiasmanti. Il criterio di giudizio di una tecnologia è, come sempre, il ritorno energetico, il rapporto fra l'energia che la un impianto ti da nel corso della sua vita e quella che devi investire per costruire, mantenere, e smantellare l'impianto. Questo rapporto si chiama "EROEI" (Energy Return of Energy Invested) e, con tutta la buona volontà non è alto per l'energia nucleare. Girano su internet i numeri più strani, ma se guardate gli studi seri, fatti secondo i criteri rigorosi che sono necessari, vedete che il nucleare non ha un EROEI migliore delle rinnovabili. E poi ci sono tutti i problemi che sappiamo: dove mettiamo le scorie, le risorse limitate di uranio, la complessità della tecnologia, i problemi strategici e di proliferazione. Insomma, ce n'è più che abbastanza per raffreddare alquanto l'entusiasmo di quelli che, come me, leggevano delle astronavi nucleari negli anni '50 e credevano che il futuro sarebbe stato tutto nucleare.

E' così che sono diventato "antinuclearista"? No, con tutta la buona volontà non mi vorrei definire in questo modo. Più modestamente, mi definisco come "fautore delle rinnovabili". Non ce l'ho col nucleare per partito preso. Penso che sia una tecnologia bella: riuscire a spaccare i nuclei atomici in modo controllato è un vero trionfo dell'intelligenza umana. Ma come sorgente di energia; non è una buona idea. Anche se riuscissimo a renderla più efficiente di quello che è oggi, probabilmente rimarrà sempre troppo difficile per noi umani; rissosi e inaffidabili.

Forse un giorno qualcuno tirerà fuori una tecnologia nucleare semplice, efficiente e a prova di errore. Allora, forse, torneremo a parlare di astronavi interstellari e di week-end sulla Luna per tutta la famiglia; questo mentre ci rilassiamo sul bordo della piscina dove il robot-maggiordomo ci porta il vassoio con i Martini.

Per ora, tuttavia, meglio contare su quello che abbiamo. Non sono un antinuclearista, ma un fautore delle rinnovabili, quello si!

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* Purtroppo, Iacopo Fo ha pensato bene di fare propaganda antinuclearista prima delle ultime elezioni nazionali. Per questo, ha vestito dei poveri cristi da vittime radioattive del post-holocausto e li ha fatti andare in giro come "testimonial" di quanto è malvagio il nucleare. Non so dire quanti danni questo spettacolo abbia causato all'immagine delle rinnovabili come una cosa seria e non un'ideologia per fanatici; ma certamente ne ha fatti.

12 commenti:

massimo nicolazzi ha detto...

Caro Bardi,
d'accordo con te su tutto (men che su Saragat, che si amava troppo per farsi strumento di complotti che non fossero suoi; e se fu strumento, lo fu perciò inconsapevole). Io al referendum votai contro, ma senza alcuna passione ridens. Da totale incompetente (come sai, ho praticato quella consapevolissima fuga dalla scienza in cui si risolve lo studiar diritto)ero di ritorno dall'America, dove mi era capitata tra le mani una dissenting opinion del giudice Renqhuist (poi presidente, per vox populi ultraconservatore, della Corte Suprema). Il nocciolo dell'opinion di Renqhuist stava nel dubitare che la legge consentisse di lasciare ai pronipoti un'eredità di pericolosità ignota; eredità che aveva il nome di scoria. Insomma votai no su una motivazione etica, e non scientifica (che poi mi si fosse manifestata in America,come per te con Deffeyes, ci ricorda solo che qui far ricerca voleva dire passare il tempo a cercare un libro che non c'era; e là passare il tempo a leggercelo). Oggi non lo rifarei; e non perchè mi sia finita l'etica, ma perchè per paradosso il ragionamento dell'ultraconservatore riletto con le conoscenze dell'oggi diventa luddista. Se lo applico 35 anni dopo all'anidride carbonica, domani chiudiamo per legge (quasi) tutte le fabbriche residue al mondo. Insomma anche le scorie non sono Thanatos; ma giusto un pezzo di dibattito (aperto) sul rischio sostenibile. Questo detto, il tuo intervento mi lascia aperte due questioni. La prima è se si possa realisticamente far ricerca sul potenziale dell'atomo di domani senza investire anche in quello dell'oggi. La seconda muove dalla premessa (che non pretendo condivisa)che per il decennio a venire (non oso trasguardare oltre) 1500 mega di nucleare siano forse concorrenti giusto con 1500 mega di centrali a gas, e per potenza unitaria di fuoco (dovevo dire di calore?) non confliggano necessariamente con lo sviluppo delle rinnovabili. Meglio due turbogas in più, o meglio una centrale nucleare in più? Non ho risposta a nessuna delle due domande; però sarebbe oltre che bello forse utile cominciare a lavorarci.

MaRaNtZ ha detto...

go,
Apprezzo molto il tuo modo così pragmatico di parlare e di pensare.
Purtroppo le cose stanno davvero così, gente semplice ha bisogno di immagini e di modelli semplici, a costo di indossare terroristiche tute bianche complete di maschera antigas, tutto ciò è inevitabile.
Il pressapochismo è principio fondante della democrazia, dove ogni opinione vale un voto, indipendentemente se si ragiona o se si abbraccia una ideologia per partito preso.
Francamente, a me fanno più paura i "nuclearisti" convinti, quelli cioè che analogamente, ma all'opposto, hanno una fiducia cieca e indissolubile nella tecnica e nella scienza. Ignorano che la ricerca scientifica raramente avanza per certezze, mentre sempre più spesso si affida a modelli difficilmente verificabili e assai speculativi, dove anche le applicazioni tecniche più brillanti sono sempre il frutto di un compromesso.
Noi NON siamo pronti per il nucleare, però SIAMO pronti per le rinnovabili, è per questo che dovremmo fare QUESTA scelta di campo. Sceglere l'attività più adatta a noi sarebbe indice di buon senso, schierarsi per principio non fa parte del buon senso che vorrei trovare ovunque, ma soprattutto nella mente dei nostri amministratori.
Grazie Ugo per il rigore e la chiarezza delle cose che scrivi.

massimo nicolazzi ha detto...

Chiedo venia se preciso. Nel commento sono caduto nella trappola semantico-referendaria. Tecnicamente ho votato sì all'abrogazione, che aveva valore di "no" al nucleare...

Ugo Bardi ha detto...

Comunque, si capiva dal contesto come avevi votato. :-)

MondoElettrico ha detto...

Chi si è perso il servizio televisivo di Report sul nucleare di domenica scorsa, farebbe bene a leggere la trascrizione o sul sito ufficiale :
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1080736,00.html

(difficile da leggere essendo in formato 'flash Macromedia )

oppure qui dove è di più facile lettura:
http://www.antimafiaduemila.com/content/view/10510/48/

MAssimo

Anonimo ha detto...

La "ricerca scientifica raramente avanza per certezze, mentre sempre più spesso si affida a modelli difficilmente verificabili e assai speculativi": parole sante, marantz. Ben applicabili, direi, alle teorie sul riscaldamento globale e anche sul picco del petrolio.

Anonimo ha detto...

Il meccanismo di azione e reazione spiega perchè a volte le discussioni si estremizzano.
L'arroganza di certi argomenti in due righe non si riesce a battere con lunghe dissertazioni tecniche.
Capisco le sfumature di Ugo, ma quando c'è chi dice "le scorie? problema risolto! non esistono!" è difficile argomentare seriamente, soprattutto quando il potere decisionale è tutto da una parte.
Quindi, chi si definisce nuclearista con le falde acquifere degli altri (le mie), almeno si prenda le scorie a casa sua, nella sua cantina. Tanto, come si è visto a Report, ciò è fattibilissimo!
Invece, questa gente con i quali Ugo vorrebbe giustamente e correttamente discutere da pari, consiglia alla Sogin di attrezzare il costruendo deposito provvisorio a Saluggia in modo da essere provvisoriamente definitivo, con un giro di parole davvero comico. E mi raccomando, che non ci siano altre perdite come prima! e poichè li stiamo fregando, fate le cose per bene! Firmato Prestigiacomo (DM 915 19/09/08).

Ammiro Bardi per la sua passione per le dissertazioni civili, ma mi sembra Pannella quando ci metteva due ore per spiegare un concetto, probabilmente corretto... poi arriva il solito genio che "non si può dire sempre NO!" o che "la governance, il PIL, il lack thereof, il payof" e la discussione è finita.

Per l'anonimo qui sopra: la scienza si fa delle domande e si fa venire dei dubbi.
A differenza di qualcun altro che ha solo certezze.
JAS

mauriziodaniello ha detto...

Io mi definisco un NUCLEARISTA, ma se qualcuno mi domanda se è giusto il nucleare in Italia rispondo di NO !

Allora dicono "ma tu allora sei anti-nuclearista" ... "Sbagliato" rispondo "io sono per il nucleare, ma ovviamente per un uso per me intelligente, in quanto esistono QUESTI problemi".

Purtroppo esistono persone che per il vil denaro o altro (eccessivo spirito di quadra), non tengono conto dei problemi inerenti, trincerandosi dietro la dialettica o il classico "e roba per addetti" classica frase dei truffatori.

Ciao

Pippolillo ha detto...

Se lo applico 35 anni dopo all'anidride carbonica, domani chiudiamo per legge (quasi) tutte le fabbriche residue al mondo.

Mi sembra ci sia una bella differenza tra le scorie nucleari e la CO2!
O sono la stessa cosa e non me ne ero accorto?

Il problema è che la pianificazione energetica riguarda un lasso di tempo piuttosto lungo, decenni.
I nostri politici, di qualsiasi colore siano, devono rispondere ai propri elettori ed alle lobbies che li sostengono, devono fare del loro meglio per essere rieletti nell'arco di 5 anni.
Come si può pretendere da queste persone del buon senso?

Anonimo ha detto...

Molto interessante questo tipo di racconto e molto personale che tra le altre cose illustra un accostarsi in maniera emotiva alla questione. Non vale certamente soltanto per un bambino o adolescente.
I pro e contro continuano a stare lì - ognuno dalla sua parte in un match infinito.
Situazione in cui si procede con discussioni che non sanno dare uno spazio mentale ampio illustranno un fatto eclatante in quest'epoca.
L'uomo è capace di avviare sviluppi tecnologici sbalorditivi. Caratteristica delle innovazioni sono il loro essere focalizzato su scopi ben' precisi( una parte sempre più consistente.....).
L'insieme ciò il funzionamento reale di un marchingegno viene scoperto con l'andare del tempo.... attraverso gli effetti collaterali che si manifestano.
Il richiamo oggi è principalmente il riportare un fattore etico nelle innovazioni e "lo spaccare dell' atomo" è l'estrema sponda opposta di una visione olistica.( Sarà stato l'ultimo pensieri di Einstein rendendosi conto della portata della scoperta).
Mi augura come succede nelle vite di tutti i giorni che BISOGNA affacciarsi all' estremo per in fine riconoscere una via di ri- connessione, la via del Holos( del tutto insieme).
Non posso non parlare del nucleare nel suo significato globale - principalmente bellico - perché la produzione di energia nucleare e l'industria bellica sono evidentemente intrecciate.
C'è un malessere crescente rispetto alle etichette che si continua a voler' applicare ...e meno male.
Sei di destra,di sinistra,(viene Gaber) antinuclearista od altro.... invece di chiedere cosa né pensi? Cosa significa?
In quella ottica molto apprezzabile l'articolo.

Maria

Anonimo ha detto...

A me piace tantissimo il documento di ASPO che valuta se il nucleare è la scelta giusta o no, valutazione completa e obbiettiva....
Però secondo me,purtroppo, in un futuro dovremmo metterla pure qualche centrale nucleare per compensare la discontinuità delle rinnovabili

paolomot

den ha detto...

In realtà il nucleare non può essere utile in alcun modo per compensare le discontinuità del rinnovabile, causa il presentarsi del problema opposto: è troppo poco modulabile in potenza, ovvero ha transitori troppo lunghi e comunque non è ad oggi tecnologia adatta alla regolazione continua.

Anzi: quello che i nuclearisti ad oltranza dimenticano di dire è che, proprio per quanto sopra, sostituire le fossili con il nuclerare presenterebbe gli stessi sovracosti in termini di buffer d'accumolo (ad oggi economico solo sfruttando l'idroelettico, un domani batterie e idrogeno) e sovradimensionamento della rete di trasporto del rinnovabile. Semmai il nucleare potrebbe servire da backup in caso di catastrofi più o meno naturali: piccoli impianti in locazioni iperprotette (ad esempio, come già studiato, intereamente interrate o all'interno delle montagne) che in condizioni normali resteranno a potenza minima.

In ogni caso, la differenza tra i due mezzi sarebbe nella prevedibilità, nel senso che con una produzione continua a priori meglio sarebbe ottimizzabile la capienza dell'accumulo; per contro, i costi di trasporto (affidabilità inclusa) in caso di pochi siti ad alta potenza sarebbero maggiori rispetto ad una generazione largamente distribuita.

La verità è che la società dovrà cambiare molto perchè il passaggio al solo elettrico (sia esso rinnovabile o nucleare) possa realizzarsi. E forse proprio da qui bisognerebbe partire, perchè comunque già ora il rendimento complessivo di una turbogas a ciclo combinato è quattro volte quello del motore a combustione che ci porta a spasso.

In ultima analisi, va sottolineato che le risorse fossili sono preziose sotto mille aspetti, ma sopratutto che sono indispensabili come riserva energetica a semplice uso: tutto quanto risparmiato ora farà la differenza in un futuro momento di crisi.

Proviamo ad immaginare un domani gli effetti di una guerra in un mondo largamente nucleare: a parte che le centrali sarebbero easy-target dagli splendidi effetti collaterali, con quale risorsa ricostruiremmo le infrastrutture anche solo di trasporto, quando dovvrebero essere le stesse a dare l'energia per farlo?