domenica, novembre 09, 2008

Un'idea forte

created by Armando Boccone


In questi ultimi giorni c’è stato uno scambio di e-mail fra gli amici della lista a proposito del modo in cui procedere affinché si possano risolvere i gravi problemi che si intravedono all’orizzonte.
Alcuni hanno detto che è importante costruire macchine più efficienti mentre altri sostengono che sia sbagliato consumare enormi risorse in una corsa all’efficienza se poi non si chiude con certi modelli di produzione e di vita (cioè, se non si chiudono i cicli).

Si è parlato del paradosso di Jevons e della necessità di ridurre il peso del mercato, perché questo si basa sulla crescita infinita mentre il mondo è finito. Si è parlato del rapporto con i giovani e di come passare i messaggi sulla futura situazione in campo energetico e non solo. Si è prospettato la riduzione della giornata di lavoro e si sono fatte altre analisi e proposte.
Le varie proposte e analisi, anche se a prima vista sembravano escludersi, in realtà si completavano e arricchivano a vicenda.

Cosa porterà ad uno sblocco della situazione, per far si che si sviluppino le fonti energetiche rinnovabili, che si prendano a cuore le dinamiche demografiche, che si eliminano i consumi che servono solamente ad incrementare il PIL, ecc. ?
E’ necessaria un'idea forte e condivisa che “agiti” le persone e dia un senso alle tante piccole e grandi azioni.

A tale riguardo ho pensato a quello che è successo negli Stati Uniti dopo la crisi del 1929. Crollò la produzione e si creò una disoccupazione spaventosa. Con la Tennessee Valley Authority act e con altri provvedimenti messi in atto dall’amministrazione Roosevelt non si riuscì a superare la crisi. Verso la fine degli anni trenta la produzione era ancora circa il 75% di quella di prima della crisi.
Per superare la crisi era necessaria una idea forte che però non si vedeva all’orizzonte.
L’amministrazione Roosevelt la ottenne su un piatto d’argento dal Giappone il 7 dicembre 1941 con l’attacco alla base navale di Pearl Harbor nelle Hawai.
Ho letto infatti da più parti che a Roosevelt tutto ciò non dispiacque.
Solamente con l’entrata nella seconda guerra mondiale gli Stati Uniti superarono la crisi iniziata col 1929.
Ma quale fu l’idea forte che rese possibile tutto ciò? Erano le idee della guerra, della difesa dei confini nazionali, della difesa del proprio spazio vitale, ecc. Bisognava produrre più acciaio per fare navi, aerei e carri armati per difendere la nazione dall’attacco giapponese; bisognava produrre più grano, più carne, più scarpe, più vestiti, ecc. con cui alimentare ed equipaggiare le truppe. Queste idee sono forti perché avevano alle spalle 4.500 anni di storia e quindi facevano stabilmente parte del bagaglio culturale umano. Vennero infatti a maturazione circa 4.500 anni fa nella bassa Mesopotamia, quando le città-stato della civiltà sumera cominciarono a risolvere con la guerra i problemi di espansione e/o difesa del proprio spazio vitale.

A proposito invece della crisi provocata dagli sconvolgimenti climatico-ambientali avvenuti alla fine del Pleistocene, circa 12-15 mila anni fa: i radi gruppi umani, in conseguenza degli sconvolgimenti climatico-ambientali di cui si è detto, correvano il rischio di estinguersi. Quale fu l’idea forte che portò alla soluzione di questa crisi?
Era necessario un incremento demografico per risolvere la crisi e questo si ottenne sostituendo la caccia e raccolta con la coltivazione delle piante e l’allevamento degli animali. Il passaggio dalla caccia e raccolta all’agricoltura e alla pastorizia non avvenne contemporaneamente su tutta la terra ma prima in certi luoghi e successivamente in altri, avvenne con gradualità, con situazioni intermedie, alle volte con forti progressi e alle volte con arretramenti, con aspetti diversi in relazione al diverso contesto ecologico e culturale in cui avveniva.
Con la coltivazione delle piante e con l’allevamento degli animali il territorio era in grado di sostenere un numero maggiore di individui. Le condizioni di vita però peggiorarono con queste nuove forme di sostentamento ma fu superato il rischio di estinzione dei radi gruppi umani. I gruppi umani che vivevano di caccia e raccolta erano formati da circa trenta persone fra uomini donne e bambini ma l’ambiente venuto fuori dopo gli sconvolgimenti di cui si è parlato avrebbero potuto sostenere gruppi ancora più piccoli se si fosse praticata ancora la caccia e la raccolta. Infatti si ritirarono enormemente le savane e le praterie e la caccia sarebbe avvenuta nelle foreste, avrebbe riguardato animali singoli e di stazza inferiore. Ciò avrebbe richiesto gruppi umani di consistenza numerica inferiore ed avrebbe nello stesso tempo potuto sostenere gruppi umani di consistenza numerica inferiore. Il rischio di estinzione era incombente. Con la coltivazione delle piante e la pastorizia i gruppi umani non condussero più un modo di vita nomade o semi-nomade ma iniziarono a vivere in villaggi stabili ed erano formati da circa 250-500 individui.

Quale é l’idea forte capace di superare la crisi attuale? E' quella che ha distinto il genere Homo dagli altri animali e che è la stessa che ha operato alla fine del Pleistocene: è la coscienza del desiderio della vita eterna o, detto diversamente e in modo più concreto, del soddisfacimento pieno e per un tempo infinito dei propri bisogni.

Deve essere questa idea l’orizzonte di riferimento, il criterio con cui valutare le varie soluzioni di cui si dibatte. L’adozione delle lampadine a basso consumo, la rottamazione delle autovetture o degli elettrodomestici portano ad un miglioramento nel soddisfacimento dei bisogni umani e ad un allungamento del tempo di vita dell’umanità?
Lo stesso criterio deve adottarsi a proposito della maggiore efficienza delle macchine oppure della coibentazione degli edifici.
E’ necessario però che tutti i provvedimenti si muovano nella stessa direzione altrimenti se per esempio si coibentano le abitazioni e poi si costruiscono sempre più case (per speculazione oppure per incremento demografico) si fa un buco nell’acqua. Il criterio da seguire, come dicevo, è il miglioramento delle condizioni di vita e un allungamento delle prospettive dell’umanità.

10 commenti:

Pippolillo ha detto...

Nel libro di Lester Brown Piano B 3.0 si cita proprio l'entrata in guerra degli USA dopo l'attacco a Pearl Harbor. Dice lui, in quel frangente si bloccò per tre anni la produzione di beni industriali "inutili" come automobili o tosaerba e le industrie vennero riconvertite per produrre armamenti.
Lester Brown auspica la stessa cosa adesso ma riferendosi alla produzione di pannelli fotovoltaici o quant'altro riguardi le energie rinnovabili.

Per quanto riguarda le nuove costruzioni, edifici, porti, strade, comunque la cementificazione del nostro territorio, ma sarebbe così rivoluzionaria una legge dello stato che IMPEDISSE qualsiasi nuova costruzione? Se tutte le imprese edili venissero rivolte alla ristrutturazione edilizia dal punto di vista del risparmio energetico non avrebbero abbastanza lavoro ma anzi, nascerebbero altre aziende vista la mole di lavoro da affrontare?

Gianni Comoretto ha detto...

Ho qualche perplessità sulla storia della fine del pleislocene.

Se guardiamo l'andamento delle fluttuazioni climatiche degli ultimi 100.000 anni, si vede un andamento abbastanza caotico fino alla fine dell'ultima glaciazione, seguito da un periodo insolitamente stabile che dura fino ad oggi. Anche l'optimum climatico del 1000 o la piccola era glaciale sono piccole oscillazioni, di meno di un grado su scala globale, contro i molti gradi del periodo glaciale. E han procurato discreti problemi alle già evolute agricolture del tempo.

Non sono uno studioso del campo, ma ho come il sospetto che prima di 11.000 anni fa l'agricoltura non era semplicemente possibile. Non e' nata, credo per qualche motivo di ordine culturale, ma semplicemente perché è diventata possibile. E la popolazione si e' adattata all'opportunità.

Il che mi fa riflettere sui rischi che corriamo a spingere il clima in una "terra incognita", possibilmente caotica, e non tocca il succo del post, su cui sono d'accordo.

Anonimo ha detto...

Scusate ma a leggere il vostro blog viene da tagliarsi le vene (subito) così si evita di morire tra qualche anno a causa di una guerra per le risorse. E' proprio questo il futuro probabile che ci attende? E se è così, pensate che all'occidente, cioè alla parte più ricca del pianeta, bastino gli ammonimenti di ASPO perchè sia disposta a cambiare modello di sviluppo? A me viene tanto in mente un .."crolli Sansone con tutti i filistei"
Valdo

Anonimo ha detto...

A mio parere anche se applicassimo tutti i consigli possibili e immaginabili per risparmiare risorse, senza di esse saremmmo comunque in difficoltà per quello che bisogna iniziare da ora a consumare il meno possibile e razionarlo sperando in ulteriori miglioramenti per il risparmio in futuro.
paolomot

Gianni Comoretto ha detto...

Per anonimo.

Mi sembra di essere dentro un veicolo senza finestrini, ed essere riuscito ad aprire uno spiraglio. Per accorgermi che il veicolo si sta dirigendo a 150 all'ora contro un muro.
Cosa devo fare? Cercare di svegliare il guidatore? Coinvolgere un po' d'altre persone mostrando il muro dallo spiraglio? Cercando di accatastare materassi contro il lato anteriore, sperando di attutire l'impatto?

Tutto quel che si riesce ad ottenere e' un "ma come sei catastrofista, non puo' esserci un muro, e nel caso il guidatore lo vedra' in tempo, no?" Oppure un "Ma tu in fondo desideri che ci si schianti, alla Muoia Sansone".
O un "Ma se e' come dici tu siamo comunque spacciati, tanto vale tagliarsi le vene".

Col cavolo, io voglio solo evitare di schiantarmi.

Anonimo ha detto...

Il problema è che per evitare di schiantarsi, mi sembra di capire, bisognerebbe "sterzare" non "aggiustare" la direzione. Questa operazione di informazione è in corso dagli anni '70 con il lavoro del club di Roma. Risulato quasi nullo, o sbaglio? La domada importante è: questo sistema è irriformabile perchè l'unica riforma efficace è la morte di questo "sistema di sviluppo" oppure perchè la comunicazione non è stata appropriata? Ed essere catastrofisti migliorerà il risultato della comunicazione stessa?
Valdo

Pippolillo ha detto...

Scusate ma a leggere il vostro blog viene da tagliarsi le vene

In parte hai ragione ma qualcuno il lavoro sporco d'informare deve pure farlo visto che sulle TV e nei telegiornali spesso si passa da una ricetta di cucina all'oroscopo!

Scusa Anonimo, non avertene a male, ma le tue affermazioni mi ricordano Fabio Fazio, dice sempre la stessa cosa a Luca Mercalli, come quando l'argomento era la cementificazione del territorio. Fazio disse:"Ma cosa continuiamo a parlare di queste cose se tanto non succede nulla?"

Un po' come il fumo provoca il cancro. Ci sono voluti decenni ma ora fumano molte meno persone di anni fa.
Forse a forza di dire le cose qualcosa succede e la gente si sveglia.
Prendiamo esempio da Berlusconi, a forza di parlare di comunisti oramai ci crediamo tutti che esistono ancora, no? :-)

Anonimo ha detto...

Nel riportare il post sul blog è sparita una parola; il post termina in questo modo:"...
e un allungamento delle prospettive di vita dell’umanità."

Armando Boccone

Anonimo ha detto...

Gianno Comoretto ha scritto tra l'altro come commento al post "Non sono uno studioso del campo, ma ho come il sospetto che prima di 11.000 anni fa l'agricoltura non era semplicemente possibile. Non e' nata, credo per qualche motivo di ordine culturale, ma semplicemente perché è diventata possibile. E la popolazione si e' adattata all'opportunità."
Il fenomeno del passaggio dalla caccia e raccolta alla coltivazione delle piante e all'allevamento è stato molto complesso. Normalmento ogni fenomeno è multideterminato ma la lunghezza del post non consentiva una analisi più dettagliata. Sono esistite delle concause ed una è stata, come conseguenza degli stessi sconvolgimenti climatico-ambientali, l'aumento dell'areale di diffusione delle graminaceee selvatiche che, una volta domesticate, costituiranno, insieme ad alcune altre piante come le leguminose, la base dell'alimentazione umana.
La scelta della coltivazione delle piante avvenne per quel motivo di ordine superiore perchè l'agricoltura portò ad un peggioramento delle condizioni di vita dell'umanità.
Ti invio privatamente un lavoro più approfondito che ho fatto sulle cause che portarono all'esplosione demografica che avvenne neolitico.
Armando Boccone

cristiano ha detto...

Una ricetta c'è.

Non è detto che sia l'unica possibile, non è detto che sia la migliore, non è detto che ci garantisca dal rischio di scenari oscuri, ma al momento è l'unica che mi pare praticabile, non solo con qualche speranza di successo, ma anche con la costruzione di una visione del futuro ottimistica e positiva.

Il movimento di Transizione sta facendo proprio questo agendo alla radice su tutti gli aspetti critici di questa situazione paradossale in cui ci siamo cacciati:

- Agisce dal basso sulle comunità
- Evita l'approccio ideologico ai problemi
- Propone un paradigma di riferimento a cui ispirarsi
- Propone un metodo e strumenti operativi efficaci
- Progetta un futuro in cui viene voglia di vivere

Inoltre, mentre procede alla costruzione di un sistema sociale e di mercato finalmente sostenibile, si occupa di generare nelle comunità la resilienza necessaria a sopportare gli inevitabili "traumi" che ci aspettano nei prossimi anni.

Non mi era mai capitato nella mia vita di imbattermi in qualcosa di così basato sul buon senso, di qui il mio sforzo per farlo partire anche in Italia.

Per favore informatevi e chi ha voglia di fare: faccia.