martedì, ottobre 10, 2006

Siamo proprio sicuri che la priorità è tappare i buchi del secchio?

In un articolo pubblicato oggi sul sito di ASPO-Italia, Domenico Coiante, esperto di energia rinnovabile, esamina l'intensità energetica del sistema economico Italiano nel tentativo di dare una risposta alla domanda su quale sia la priorità che abbiamo davanti: risparmiare energia o produrne di nuova con le fonti rinnovabili?

Secondo una fortunata metafora dovuta a Maurizio Pallante, il sistema energetico italiano è paragonabile a un secchio bucato. Ovvero, il sistema è enormemente inefficiente e pertanto dovremmo concentrarci su tappare i buchi (risparmio energetico) piuttosto che sul riempire il secchio (produzione di energia). Questa metafora è, tuttavia, basata su dati episodici piuttosto che su un'analisi quantitativa

Coiante fa vedere in questo articolo che l'intensità energetica, ovvero il rapporto fra il PIL e il consumo energetico del sistema economico italiano è buona, paragonabile e spesso migliore a quella di altri stati europei. Il parametro "intensità energetica" è soltanto uno dei molti che possono descrivere il sistema economico italiano, tuttavia questo risultato di Coiante indica chiaramente che non possiamo investire tutte le nostre risorse nel solo risparmio energetico ma che il sistema industriale ha disperatamente bisogno dell'energia che possiamo creare per mezzo delle fonti rinnovabili


L'articolo di Coiante è disponibile in formato pdf.

1 commento:

alderighi ha detto...

Buongiorno a tutti,
vorrei esprimere alcune considerazioni sull'articolo di Domenico Coiante,
saltando i complimenti per la chiarezza di esposizione che credo siano
superflui.

Personalmente non mi trovo d'accordo con le conclusioni a cui si giunge
nell'articolo per una serie di motivi.

Il primo sta nell'utilizzazione del PIL come parametro per misurare il
benessere della popolazione. Se infatti è vero che non ci sono altri
parametri utilizzabili, è altrettanto vero che sicuramente che il PIL non è
collegato al benessere. Il controesempio è dato da tutte quelle situazioni
in cui si ha, a causa del migioramento dell'efficienza energetica, una
riduzione dei consumi con un mantenimento dei risultati. In questo caso
infatti si ha una riduzione del PIL dovuta alla minore quantità di
combustibile utilizzata e, contemporaneamente, un aumento di benessere di
chi risparmia perché libera risorse per fare altre cose (e non mi dite che
non essere costretti a chiedere un prestito a una banca non aumenta il
benessere). Quindi ritenere il PIL utilizzabile in queste considerazioni
equivale a negare a priori la possibilità di eseguire interventi di
miglioramento dell'efficienza, la cui opportunità o meno dovrebbe essere
invece tra i risultati dell'analisi.

Il secondo riguarda il confronto con gli altri paesi riguardo all'intensità
energetica.
Non penso infatti che il parametro di riferimento debba essere cosa fanno
gli altri, ma piuttosto cosa potremmo fare noi rispetto alla situazione
attuale (soprattutto) di utilizzo dell'energia negli usi finali), alle
tecnologie esistenti, alla sensibilità della popolazione. Senza gurdare se
c'è chi fa peggio di noi ma solo se noi abbiamo o no dei margini di
miglioramento in termini di efficienza (e credo che ce ne siano).

Il terzo e ultimo riguarda la contrapposizione tra secchiobuchisti
pallantiani e rinnovabilisti foto-eolici.
La domanda è: "perché non si possono fare entrambe le cose senza pestarsi i
calli tra noi?"

Saluti

Daniele Alderighi