domenica, gennaio 31, 2010

La globalizzazione impazza




created by Armando Boccone


Ogni analisi della realtà e ogni ipotesi sull’andamento futuro di qualsiasi fenomeno richiedono una serie di dati, di conoscenze di base. Solamente in questo modo, per esempio, è possibile fare degli apprezzamenti sul consumo energetico del commercio mondiale oppure scoprire perché in alcune parti del mondo manca il cibo. E, soprattutto, solamente in questo modo è possibile farsi una idea delle conseguenze che, sul comportamento e le condizioni di vita quotidiane, avrà la futura minore disponibilità di combustibili fossili.

Nel periodo natalizio (circa 1 mese fa), mentre con la mia compagna stavamo facendo la spesa, ho pensato di fare una ricerca su alcuni prodotti venduti dal supermercato.

I dati che di seguito saranno presentati sono stati presi (nel periodo natalizio come anzidetto), in due supermercati di una media città dell’interno del Nord Italia. Con essi si intende mettere in evidenza l’enorme consumo di combustibili fossili richiesti dal commercio mondiale così come è stato caratterizzato da quel fenomeno chiamato “globalizzazione”. E’ una analisi di prima approssimazione, perché uno studio approfondito richiederebbe una ulteriore e non indifferente quantità di dati (per esempio la conoscenza dell’incidenza della vendita dei singoli prodotti sul complesso dei prodotti venduti, il tipo di mezzo di trasporto utilizzato [nave, aereo oppure autocarro], la necessità o meno di refrigerazione e/o di altri trattamenti durante il trasporto, ecc.)

La ricerca ha riguardato i settori “frutta e verdura”, “prodotti ittici” e “carni”.

Settore “frutta e verdura”

Per il settore “frutta e verdura” sono stati indicati la provenienza geografica e il prezzo al kg. E’ sempre stato indicato il prezzo pieno perché alcune volte (pochissime per la verità) è applicato uno sconto. In molti casi la merce è venduta in confezioni di plastica trasparente e in pezzatura di pochi etti.
Questo è l’elenco dei prodotti rilevati:

1 Mirtilli dal Cile € 15,84

2 Lamponi dalla Spagna € 19,84

3 More dal Mexico € 18,24

4 Alchechengi della Colombia € 11,90

5 Granadilla dalla Colombia € 12,40

6 Peperoncini dolci dall'Egitto € 2,94

7 Patate dolci da Israele € 2,18

8 Pomodoro grappolo dall'Olanda € 1,68

9 Asparagi dal Perù € 7,10

10 Papaja dal Brasile € 3,98

11 Ananas dal Costarica € 1,18

12 Pitahaya dal Vietnam € 13,19

13 Mangosteen dall'Indonesia € 15,40

14 Carambola dalla Malesia € 14,30

15 Rambutan dalla Thailandia € 15,40

16 Ananas baby delle Isole Mauritius € 3,95

17 Bananito della Colombia € 9,98

18 Ciliegie dal Cile € 13,80

19 Banane baby dall'Ecuador € ………….

20 Pistacchi dall'Iran-Spagna € 4,97

21 Mandorle da cocktail dagli USA € …………

22 Uva Aledo dalla Spagna € 2,84

23 Meloni gialli dal Brasile € 1,28

24 Litchees dal Madagascar € 3,98

25 Banane dall'Ecuador € 1,68

26 Avocados da Israele € 3,58

27 Caco-mela dalla Spagna € 2,59

28 Peperoncini piccanti dal Marocco € ………….

29 Fagiolini body dal Marocco € 2,68

30 Insalata belga dall'Olanda € 2,78

31 Ponpelmi rossi da Israele € 1,28

32 Fagiolini spuntati dal Marocco € 1,98

33 Fagiolini body verdi dal Marocco € 2,98

Le tradizionali frutta, verdura e ortaggi di stagione (come mele, pere, arance, mandarini, lattuga, cicorie, radicchio, rape, carote, patate, cipolle, sedano, ecc.) provengono dalle varie regioni italiane.

Settore “prodotti ittici”

Questi prodotti in piccola parte sono distribuiti interi e sfusi attraverso la tradizionale vendita col banco del pesce mentre in buona parte sono venduti attraverso il libero servizio con i banchi frigo. Con questa seconda modalità di vendita il prodotto è venduto porzionato e confezionato nelle comuni vaschette di polistirolo coperte da una pellicola di polietilene su cui viene indicato il peso, il prezzo e altre informazioni relative al prodotto.

Nei banchi frigo sono stati rilevati i seguenti prodotti, di cui viene indicato solamente la provenienza e se pescato oppure allevato.

1 Filetti di tonno a Pinne Gialle pescato oceano indiano orientale

2 Gamberetto boreale pescato atlantico nord orientale

3 Cappasante dell'atlantico pescato atlantico nord orientale

4 Mazzancolle tropicali allevato Brasile

5 Branzino fresco allevato Grecia

6 Polpo pescato atlantico centro orientale

7 Astice americano pescato atlantico nord occidentale

8 Pesce spada pescato pacifico sud orientale

9 Gambero gigante pescato atlantico centro orientale

10 Code mazzancolle allevato Ecuador

11 Mazzancolle tropicali allevato Thailandia

12 Filetto merluzzo pescato atlantico nord orientale

13 Filetto orata allevato Grecia

14 Filetto branzino pescato atlantico nord orientale

15 Tranci salmone allevato Norvegia

16 Filetto di platessa pescato atlantico nord orientale

17 Filetto cernia pescato atlantico centro orientale


I prodotti ittici venduti nel tradizionale banco del pesce sono interi e sfusi. Sono in gran parte di provenienza dal mediterraneo, in gran parte pescate mentre solamente in piccola parte sono di altra provenienza e sono allevate.

Per quanto riguarda i prodotti pescati nel mediterraneo non viene indicato la provenienza specifica per cui avrebbero potuto essere anche di importazione.


Settore “carni”

Le carni fresche sono vendute solamente attraverso la vendita a libero servizio con i banchi frigo (non c’è la “macelleria”).

Per quanto riguarda le carni fresche bisogna fare una netta distinzione fra quelle bovine (tutte di importazione da Paesi dell’Unione Europea) e le altre (suine, avicole, cunicole, ovine, ecc.) che sono invece tutte di produzione nazionale.

La ricerca fatta ha riguardato quindi la provenienza delle carni bovine. La caratteristica di queste carni è che provengono da capi che nascono in una nazione ma che poi sono allevati e/o macellati in un’altra e infine inviate in Italia dove sono sezionate, porzionate e confezionate.

Nei banchi frigo sono stati rilevati i seguenti “tagli”.

Nella prima colonna è indicato il “taglio”, nella seconda il Paese di nascita del capo, nella terza quello di macellazione e nella quarta quello in cui è stata sezionata la carcassa, porzionata e confezionata. Come si vede l’ultima operazione, che si articola in più aspetti, avviene nel paese (l’Italia in questo caso) in cui avviene la vendita.

1 Rollè di vitello Lituania Olanda Olanda Italia

2 Costate di vitello Olanda Olanda Olanda Italia

3 Roast beef a fette Germania Germania Germania Italia

4 Entrecote Francia Francia Italia Italia

5 Costata con osso Austria Austria Austria Italia

6 Saltinbocca di vitello Polonia Olanda Olanda Italia

7 Arrosto scelto di vitello Lituania Olanda Olanda Italia

…però non ci siamo fatti mancare niente!!!


Molti studiosi dipingono il futuro a tinte molto fosche. Le cause individuate sono tante e convergerti verso la suddetta previsione: la diminuzione della disponibilità di combustibili fossili, l’incremento demografico, il cedimento di molti equilibri ecologici, ecc. Molte persone comunque potranno dire ”… però non ci siamo fatti mancare niente, nemmeno la carambola della Malesia e il pitahaya del Vietnam!!!”

5 commenti:

Francesco ha detto...

Salve Frank ; credo che sia qualcosa che possiamo fare....Considerando il volume eil peso dell'acqua in bottiglia, nonchè il consumo smodato degli italiani, e cavalcando anche la proposta di tremonti di ridurrre l' irpef ed aumentare l'iva, un generoso aumento della tassazione sull'acqua minerale mi sembrerebbe davvero appropriato, qualcosa tipo 20-30 centesimi al litro : sarebbe altresì auspicabile che buona parte degli introiti vada al recupero del territorio ( Dissesto idrogeologico e riforestazione, assolutamente no nuove case a chi al sud a costruito abusivamente su terreni franosi )

Credo che l'energia usata per trasporatre l'acqua in bottiglia sottoforma di gasolio da autotrazione ( e co2 emessa) sia davvero una frazione importante del totale del comparto alimentare.
é ovvio che la maggior parte dei produttori di acqua imbottigliata dovranno chiudere : la stato dovrebbe guidare ed armonizzare i processi, non sovvenzionare carozzoni morti e defunti.

Mauro ha detto...

@Francesco:
"20-30 centesimi al litro" No.
Preferirei 20-30 cent. a bottiglia!

Pippolillo ha detto...

Il lavoro da fare è tanto e di sicuro bisognerà vedere quanto le Istituzioni favoriranno i processi di ritorno al naturale.
Il lavoro lobbistico della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) è immenso e dunque sarà difficile ridurre la sua presenza prima del collasso finale dell'economia e della società.
Qualcosa si muove.
La Coldiretti con "campagna amica" sta puntando a livello nazionale nell'incrementare i farmer market, in pratica ridurre la filiera, e il produttore agricolo diventa anche venditore.
Questo aumenta i ricavi del contadino e riduce i costi per chi acquista e non può che far bene ad entrambi.
Purtroppo però le nuove generazioni non conoscono l'ortofrutta di stagione, sono nati ed abituati a fare la spesa nel centro commerciale ed a trovare sempre tutto.
Educazione, serve tanta educazione alimentare.
Lo slogan "da consumatore a cittadino" è il mio preferito.
Non chiedetemi come fare visto che stanno tagliando pure l'insegnamento della geografia nelle scuole!

guidocoli ha detto...

Comunque ci pensarà il picco a ridurre drasticamente l'importazione di alimenti, diciamo così, "decorativi" da paesi lontani. Quando i lycis del madagascar costeranno 30 euro al kg non li troveremo più nei banchi dell'ortofrutta. Certo per allora anche la farina costerà di più, effetto collaterale della de-globalizzazione!

UniromaTV ha detto...

Al seguente link potete vedere il servizio realizzato da UniromaTV dal titolo "Globalizzazione sì, Globalizzazione no" http://www.uniroma.tv/?id_video=15783

Ufficio Stampa di Uniroma.TV
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