martedì, gennaio 05, 2010

Quanto durerà il petrolio?



A questa domanda impropria risponde in maniera sbagliata il periodico di divulgazione scientifica (sigh!) FOCUS DR. Ho inviato per conto del Comitato Scientifico di Aspoitalia la seguente precisazione.



Gentile Direzione di FOCUS DR,

nel n. 21 della Vostra rivista è presente un dossier sull’energia che contiene alla pagina 72 diverse imprecisioni che rischiano di ingenerare un falso ottimismo circa l’effettiva disponibilità di risorse petrolifere nel mondo.
Alla domanda: “Quanto durerà il petrolio?”, voi rispondete: “Le stime sono contraddittorie. Alcune sono molto pessimistiche (20 anni o poco più), altre parlano di secoli. Negli ultimi anni, tuttavia, le riserve mondiali sono andate crescendo, anziché calando, in seguito alla scoperta di nuovi giacimenti e all’introduzione di nuove tecnologie d’estrazione… Secondo dati dell’OPEC… i giacimenti noti e sfruttabili in tutto il mondo garantirebbero ancora 1300 miliardi di barili, sufficienti per altri 85 anni. Il World Factbook della Cia ha stilato una lista dei paesi con le maggiori “riserve sicure”… e stima in 54 anni la durata media delle riserve dei primi 17 paesi di questa classifica, guidata da Arabia Saudita, Canada e Iran.

Tralasciamo il fatto che evitate di citare le fonti definite impropriamente pessimistiche (il pessimismo e l’ottimismo non sono categorie scientifiche). Innanzitutto, nessuna stima, “pessimistica” o “ottimistica” che sia, prevede che il petrolio finirà fra vent'anni. Anche le stime più conservative vedono una "coda" di produzione che si estende ben oltre i vent'anni. Confutare inoltre le previsioni “pessimistiche” sulla disponibilità di petrolio, con la notizia che le riserve mondiali starebbero crescendo, anziché calando, è sbagliato e infondato, perché in questo modo cadete anche voi nella confusione che spesso viene fatta tra i termini risorse e riserve. Le prime rappresentano la quantità totale di petrolio potenzialmente estraibile, le seconde sono le risorse effettivamente accertate e disponibili in un determinato momento. E’ evidente che, quando una parte delle risorse diviene realmente estraibile, perché viene scoperto e messo in produzione un nuovo giacimento di petrolio, questa quota va ad aumentare le riserve. Ma l’entità delle risorse rimane purtroppo inalterata ed è questa che conta quando si vuole fare una previsione ragionevole sulla disponibilità futura di petrolio.

Per quanto riguarda le citate previsioni di durata delle risorse petrolifere, la domanda che correttamente dobbiamo porci non è quando ma come finirà il petrolio. Spesso, i commentatori non esperti della materia, tendono superficialmente a considerare il meccanismo di esaurimento dei giacimenti petroliferi come quello che io definisco a “botte di vino”: nella cantina di una casa della ricca borghesia c’è una botte piena di vino. Durante una festa i proprietari cominciano a far spillare il vino, aumentando l’estrazione man mano che arrivano gli ospiti, fin quando l’ultima goccia di vino presente nella botte viene bevuta. Anche quando si fanno previsioni sulla durata del petrolio spesso si ragiona con questo schema mentale: posta x la quantità di risorse petrolifere ancora disponibili, si divide per la produzione annuale di petrolio e si ottiene in via approssimata (non tenendo conto della tendenza alla crescita della domanda petrolifera) la durata in anni delle potenzialità estrattive. Sfortunatamente però, la dinamica di esaurimento dei giacimenti petroliferi non segue uno schema così semplificato ma, per motivi geologici ed economici, raggiunto un picco di estrazione, la produzione comincia gradualmente ed irreversibilmente a declinare secondo un modello a campana, in cui il picco è approssimativamente collocato in corrispondenza di metà delle risorse disponibili.

Questo è il punto fondamentale: raggiunto il picco avremo consumato metà delle risorse, ma a produzione crescente, superato il picco avremo ancora disponibile l’altra metà delle risorse, ma a produzione decrescente e, aggiungo, a costi più elevati. Quindi la domanda giusta è: quando ci sarà il picco del petrolio? Secondo ASPO internazionale il picco potrebbe essere già passato o al massimo si collocherà in un breve intervallo intorno al 2010. Anche l’Agenzia Energetica Internazionale, dopo avere per anni negato l’esistenza del picco, ne ha ammesso l’esistenza e le loro previsioni, ogni anno che passa, si avvicinano sempre più a quelle di ASPO. Inoltre, di recente, l’autorevole giornale “Guardian” ha svelato che l’AIE avrebbe deliberatamente nascosto negli anni scorsi le difficoltà dell’offerta mondiale di petrolio rispetto alla crescita costante della domanda sostenuta dalle economie emergenti, per non “turbare i mercati internazionali”.

Per approfondire le tematiche sintetizzate in precedenza, vi consigliamo di consultare i nostri siti http://www.aspoitalia.it/ e http://www.peakoil.net/ .

18 commenti:

Gianni Comoretto ha detto...

Il modello di estrazione "a botte di vino" o anche "a serbatoio di auto" è quello che rendo difficile spiegare il concetto di picco delle risorse.

Siamo abituati a pensare ai beni come alla benzina nel serbatoio dell'auto, alle scatole sugli scaffali del supermercato: i problemi cominciano quando si è in riserva, o quando le scatole diventano meno dei clienti che le vogliono, 10 minuti prima della fine.

Fossimo piu' abituati a cercare il cibo in un bosco capiremmo meglio come diventa difficile quando i funghi ci sono solo in quella radura inaccessibile, o devi scorgere quelli così mimetizzati da essere sfuggiti ai precedenti raccoglitori.

Mario ha detto...

Il II principio della termodinamica non afferisce, come il frammento dei Grundrisse di marx, semplicemente alle 'macchine' ma è un criterio generale e universale relativo alla relazione tra l'uomom e le risorse: la seconda metà di petrolio non potrà MAI essere estratta tutta. Non ci saranno tripartitas drills a rendere fattibile estrarre energia da un liquame ridotto al 90% di acqua salata e 10% di bitume, imho

Stefano Marocco ha detto...

Su Le Scienze di questo mese c'è un articolo di Maugeri che parla di riserve crescenti di petrolio per 100 anni ancora.

Francesco ha detto...

...Chi si ricorda il nome di quel procedimento che trasforma il carbone in gasolio per motori a combustione interna ?
Era usato dai tedeschi nella 2nda guerra mondiale ; dovrebbe prendere il nome dallo sienziato che lo ha messo a punto qualche decennio prima della della 2nda guerra mondiale...Credo fosse Von qualcosa
...Se oggi un barile costa 80 dollari, se si riuscisse avere del gasolio dal carbone, le cui riserve sfuttabili dovrebbero durare per almeno 150 anni, ad un costo accettabile, diciamo non più di un equivalente 160 dollari al barile di greggio, allora sì che saremmo tutti nella cacca ! : il business ptrebbe continuare a lungo più o meno as usual , ed allora vedrò alla fine della mia vita gli effetti catastrofici di un poderoso effetto serra, quasi in stile grande estinzione permiana...L'alternativa sono parecchi problemi sociali e qualche miliardo di persone morte per fame nei paesi nel terzo mondo nei prossimi 30 anni, cui si accompagnerà necessariamente un ribaltamento di segno dei valori morali facili della società consumistico-cristiana così ben inaffiata dal light crude negli ultimi 50 anni : ben venga la seconda ipotesi, anche se sarebbe meglio anticipare il più possibile la rivoluzione morale...

Frank Galvagno ha detto...

@ Francesco

"processo Fischer-Tropsch"

prima si gassifica il carbone, poi si vanno ad ottenere molecole idrocarburiche.

Il processo è piuttosto macchinoso e credo sia più inefficiente dei trattamenti delle sabbie bitumunose canadesi; del resto, chissà come mai la carboGermania ha perso contro i petrolAlleati? Basta da sola la strategia? O qualcos'altro avrà dato un "piccolo" contributo?

Antonello ha detto...

"...Secondo ASPO internazionale il picco potrebbe essere già passato o al massimo si collocherà in un breve intervallo intorno al 2010."

Finiamola per cortesia, il picco (includendo tutti gli idrocarburi) è già passato dal 2008, spostare continuamente questa data anche se accompagnata da un "al massimo" non fa che perpetrare la confusione che giustamente si vorrebbe evitare.

Per quanto riguarda la seconda fase della discesa dalle curva di Hubbert non bisogna dimenticare poi la questione dell'EROEI; cioè la qualità del petrolio estratto peggiora sempre di più, e non aggiungo altro...

Frank Galvagno ha detto...

mah Antonello, quello del 2008 ha buon probabilità di essere il vero picco, ma non dobbiamo dimenticare che gli aspetti "gestionali" delle georisorse possono far comparire ulteriori picchi (di area trascurabile) possono far perdere il focus sul problema di fondo: il plaeau petrolifero. Non importa "centrare" brevi ma chiassosi fenomeni di punta... conta l'integrale effettivo su qualche anno

Comunque, siamo d'accordo sui fondamenti

Antonello ha detto...

Certo Frank, ho dimenticato gli aspetti "gestionali", o come si suol dire: la speranza è l'ultima a morire.
;-)

roberto ha detto...

quella dei funghi e' veramente carina e rende l'idea soprattutto a chi li ha cercati veramente.

Terenzio Longobardi ha detto...

Nel 2008 abbiamo avuto un massimo della produzione, solo tra qualche anno sapremo se è stato un massimo assoluto o relativo. Il calo è stato determinato prevalentemente dalla riduzione della domanda conseguente alla crisi economica. Potrebbe anche verificarsi, in concomitanza di una ripresa economica un nuovo picco. Del resto determinare la data precisa del picco non è come risolvere un'equazione di primo grado a un'incognita. Nella stessa Aspo internazionale ci sono posizioni differenti. Quello che conta è che sicuramente ci troviamo in area "picco", che poi il picco effettivo si collocherà nel 2008, nel 2010 o nel 2012, mi importa relativamente.

Paolo ha detto...

Come Antonello anch'io ritengo il picco raggiunto a metà 2008. E' ora che Aspo prenda una posizione ufficiale netta sull'argomento escludendo ipotetici microspostamenti in avanti del peak oil. La IEA non ha affermato recentemente che la produzione calerà già dal 2010 di 2 milioni di barili al giorno ogni anno a venire?

La speranza é l'ultima a morire ovviamente, ma di speranza si muore anche...

Mauro ha detto...

Il picco dipende fondamentalmente da quanto siamo disposti a pagare il petrolio.
Se il mondo fosse disposto a pagare 200$ al barile si troverebbe il modo di superare il picco del 2008!
...
Ma questo non cambia le cose: l'EROEI scende, i costi di estrazione crescono.

Antonello ha detto...

Paolo ho paura che all'ASPO temono di rimanere disoccupati... Mi sa che il "plateau" durerà almeno per altri 10 anni!

;-)

Frank Galvagno ha detto...

Paolo, Antonello, per favore non invadiamo l'area commenti con battibecchi sterili.

In Aspo non c'è nessuno che gioca a fare il "perfettino", centrando l'anno e magari anche il mese.

Il discorso che state portando avanti è equivalente ad un meteorologo che, invece di affermare che dopodomani pioverà al 70% su una certa provincia, voglia asserire che pioverà tra 2 giorni, dalle ore 9 alle 13.30, su una cittadina di 3.000abitanti ...

Terenzio Longobardi ha detto...

E' curiosa e anche istruttiva questa discussione. Non avrei mai immaginato che ci fosse qualcuno nel mondo convinto che la data del picco non la decida Madre Natura, ma ASPO internazionale. Ragazzi, Aspo effettua delle stime sulla data del picco impiegando scienziati che studiano da anni una materia difficile, a partire da dati complessi e di non facile reperimento. E non hanno paura di rimanere disoccupati perchè svolgono volontariamente i propri studi, mentre altri, ben pagati, non ne hanno mai azzeccato una e solo ora cominciano ad ammettere indirettamente che aveva ragione ASPO. Comunque, ragazzi, se avete elaborato delle previsioni a carattere scientifico sulla consistenza delle risorse petrolifere e sulla data del picco alternative a quelle di ASPO, mandatecele che ve le pubblichiamo, magari anche su The Oil Drum. Se invece, pensate che il picco sia un atto di fede, in verità vi dico che avete sbagliato blog.

Antonello ha detto...

Caro Terenzio secondo me ti stai un pò arrampicando sugli specchi. Non credo sia scritto da qualche parte che le discussioni sopra il tuo (interessante) post si debbano limitare in sonori applausi, compiacenti integrazioni o al massimo nella mera segnalazione su qualche eventuale e condiviso refuso. Così come non credo che tu abbia bisogno di altro materiale su questo argomento poiché penso che tu abbia la scrivania piena di dati spesso in contraddizione tra loro tra quelli della CERA, dell'istituto Bruno Leoni, di Campbell ecc. Focus molto probabilmente ha torto a dire quello che dice, ma non per questo hai per forza ragione tu. Scientificamente esiste un dato e una deviazione standard OK? Mi piacerebbe sapere qual'è l'uno e l'altro; e se tu poi mi dici che potrebbe essere questo o quello, potrebbe dipendere da 1000 cose, oggi è questo ma domani chissà... Allora potrebbe aver ragione anche focus e in questo caso la tua critica si rivelerebbe non fondata.

Andrea ha detto...

Cosa ne pensate di questo?
http://inedito.splinder.com/post/15030836/Confessioni+di+un+%E2%80%9Cex-creden

zoe ha detto...

A questo proposito consiglio di dare un'occhiata alla rivista Oil, che ha dedicato all'argomento un intero numero. é anche online:

http://www.oilonline.it/it_IT/publications/oil-tabloid/tabloid.page