lunedì, marzo 22, 2010

Il consumo delle risorse rinnovabili




created by Marco Bressan


Non so se vi è mai capitato, ma ogni tanto quando si parla di esaurimento delle risorse "rinnovabili" ci si sente rispondere che, tanto, torneranno in circolo. Un esempio classico è quello dell'acqua dolce: la settimana scorsa ho sentito da due persone il medesimo ragionamento secondo cui "l'acqua che usi non viene mica distrutta, ma torna in circolo". Naturalmente, dopo aver fatto questa considerazione, spesso la conseguenza logica è che possiamo usare quanta acqua ci pare.
È ovvio che c'è qualcosa che non va in questo ragionamento, e che il consumo mondiale giornaliero di acqua deve per forza avere un limite - altrimenti, staremmo violando qualche legge fondamentale della fisica. Qual è dunque l'errore? Se ci pensate un attimo, chi ha proposto quel ragionamento stava facendo un equilibrismo sul significato di "consumo"; ovvero, sul fatto che "consumare" significa usualmente "distruggere": poiché l'acqua non viene distrutta, allora non c'è nessun problema di consumo.
Naturalmente è un discorso che non sta in piedi: anche i soldi che spendo non vengono distrutti, ma questo non mi impedisce certo di finire sul lastrico.

Allora qual è il punto? Se ci pensate un attimo, il problema è sempre lo stesso: per ogni risorsa c'è un tasso di produzione e un tempo di rigenerazione. Nel caso dell'acqua dolce, il tasso di produzione corrisponde al flusso totale verso la terraferma, cioé decine di migliaia di km cubi all'anno. E` un limite fissato dal ciclo dell'acqua e non ci si può fare niente. Si possono anche mettere in cascata più impianti che riutilizzino lo stesso flusso, ma questo ha un impatto sulla qualità dell'acqua e, in molti casi, è impossibile. Pensate ad esempio all'irrigazione: una volta che l'acqua è sparsa in un campo, non la potete più riutilizzare - almeno finché non evapora e precipita nuovamente. Ovvero, dovete aspettare il tempo di rigenerazione.

Dunque, è vero che l'acqua non viene distrutta; ma, dal punto di vista della disponibilità, viene comunque "consumata". Ecco perché il ragionamento "l'acqua che usi non viene mica distrutta, ma torna in circolo" non porta da nessuna parte. Ed ecco perché non possiamo usare quanta acqua ci pare, altrimenti finiremo in brutti guai; anche se, a dire il vero, un po' ci siamo già.

8 commenti:

Frank Galvagno ha detto...

Concordo pienamente con Marco.

Gli "ottimisti" tendono ad aggrapparsi al 1° principio della termodinamica: conservazione di energia & calore, con eventuale estensione alla conservazione della massa.

L'approccio è piuttosto ingenuo e, ignorando -o volendo ignorare, poco cambia- il 2° principio, trascurano il fattore tempo, che è determinante nei fenomeni reali che sono irreversibili.

La freccia del tempo è a senso unico; non è impossibile passare da stati disordinati (idrocarburi combusti, minerali dispersi...) a stati ordinati (molecole HC ricostruite, riottenimento di elementi puri...), ma questa è una cosa estremamente energivora e necessitante di ingenti infrastrutture (impianti chimico fisici).

Non potendo attingere a piene mani da alcuna forma di energia cosmica (con buona pace di schiettisti e altri bufalisti) la cosa va vista com'è: estremamente seria, non necessariamente preoccupante, sicuramente non facile.

Ecco perchè il picco degli HC, che sono in sostanza la nostra attuale fonte di energia primaria, è una cosa così importante.

mauro ha detto...

Anche io apprezzo il post di Marco,ed il tuo commento. Ineccepibili entrambi.

Davi ha detto...

Il problema della disponibilita' di acqua dolce e' senz'altro da tenere in considerazione specialmente in certe zone del mondo... ma nella scala delle priorita' e' comunque sotto il problema dell'approvigionamento energetico (che in effetti e' la vertice) ... infatti risolto questo il problema dell'acqua sparisce in un pianeta composto al 70%di questo meraviglioso elemento(sempre che gli interessi di pochi non riescano a mantenere vivo il problema)visto che disponendo dell'energia necessaria l'acqua si puo' benissimo desalinizzare,depurare,riciclare,etc e perfino trasportare nelle zone piu' desertiche (si fa con il petrolio, perche' non con l'acqua??) ... concentriamoci quindi sul vertice della piramide...

Paolo ha detto...

Uno degli assiomi dell'economia a stato stazionario é appunto dare la possibilità ad una risorsa rinnovabile di rinnovarsi in toto.
Questo ovviamente non succede nel modello neoliberistico causa il consumo forsennato delle risorse rinnovabili in tempi rapidi ed insufficienti al loro rinnovo, che siano acqua, terreni agricoli, ecc.
E dove il continuo aumento della popolazione mondiale aggrava tale consumo.

Mauro ha detto...

E' anche vero che d'inverno le dighe straripano...
Secondo me abrebbe senso una tariffa differenziata per incentivare l'economia di acqua quando realmente ce n'è bisogno.

armando boccone ha detto...

L’approvvigionamento dell’acqua è strettamente dipendente oltre che dalle condizioni ambientali-climatiche anche dalla disponibilità di combustibili fossili. Per rendere disponibile l’acqua è necessario che piova e nevichi ma poi è necessario captarla, trasportarla e distribuirla; ciò richiede la costruzione di dighe, acquedotti, serbatoi, impianti di sollevamento idrico e altre strutture ancora: ciò significa infine enorme consumo di energia.

Luca Pardi ha detto...

Una volta un mio antagonista, durante un dibattito, mi disse che anche il consumo delle risorse non rinnovabili non era un problema perché con la tecnologia si potevano ricrearle, ad esempio, disse: tutto il petrolio che abbiamo usato non è mica sparito, è tutto come CO2 in atmosfera, basta andare a riprendere questo gas e ritrasformarlo in combustibile, e qualcuno lo farà di sicuro. Che geniaccio!!

el Capatàz ha detto...

Scusate.
Commento di prova.Ciao a tutti.