sabato, novembre 20, 2010

Riflessioni a ridosso di Trento 3.1



Con questo intervento di Silvano Molfese concludiamo la serie di commenti all'ultimo congresso di Aspoitalia svoltosi a Trento. L'interesse suscitato dall'evento ci sembra importante e appena possibile pubblicheremo gli atti del convegno.




Scritto da Silvano Molfese




A Trento il 5 e 6 novembre si è tenuto il 4° congresso di Aspo Italia dal titolo “Terra 3.1” . E’ stato un appuntamento molto stimolante ed ho pensato di mandarvi queste righe un po’ disordinate.

A proposito di comunicazione scientifica: rimango dell’idea che il realismo non vada confuso con il catastrofismo.
Se attraverso l’analisi dei dati ottengo la curva a campana e ne verifico l’elevatissima attendibilità ho un dato oggettivo: può non piacere ma è così.

Ugo Bardi: ottima capacità predittiva dello studio “I limiti dello sviluppo”

Massimo Ippolito diceva: se ai politici offri una soluzione ti ascoltano.

In una pausa dei lavori Ugo Bardi ha detto che in sostanza non siamo stati incisivi come associazione verso i politici : vero! Però almeno un gruppo molto snello che racconta la realtà e che fa sognare un futuro sobrio con pannelli solari ed eolico d’alta quota c’è ed è importante che ci sia e poi: “mal comune mezzo gaudio”
Possiamo confrontarci e realizzare nel nostro piccolo cose utili prima di tutto per noi. A proposito di fotovoltaico Domenico Coiante ricordava che è una tecnologia comparsa nel 1953 e quindi recente: non la si è vista nei film o in giro come accadeva per le radio ricetrasmittenti od il telefono.

A Trento la Facoltà di ingegneria è separata dal contesto urbano: già quando ci si concentra nello studio uno è mentalmente lontano da tutto e da tutti. Allontanarsi dall’urbe significa sì concentrarsi ma anche essere meno allenati al confronto con i diversi modi di pensare e con differenti mentalità.

Messaggi di ottimismo e di positività diceva qualcuno; l’amara verità, la cruda e brutta realtà vengono rigettate.
Del resto perché meravigliarsi? Se vedessimo una persona con l’anello che pende dal naso, con orridi tatuaggi in volto, spilli che fuoriescono dalle gote … molto probabilmente avremmo una reazione di ribrezzo. Ecco forse quando parliamo di limiti delle risorse appariamo un po’ bruttini.

In corriera parlavo con una signora della provincia di Trento che vive a Caserta e che ha avuto 5 figli: io ho chiesto ma come ha fatto! (Mi meraviglio io che sono il primo di 6 figli!) Mi ha risposto che 50 anni fa si respirava un’aria di ottimismo, adesso no è tutto cambiato.

Discutendo del prezzo dell’energia elettrica da nucleare in sostituzione del petrolio, molto elegante ed eloquente è stato il saluto dell’ombrello richiamato da Antonio Zecca.
Sarebbe forse il caso di fare una bella tabella sull’energia nucleare in Italia per evidenziare vantaggi e svantaggi tenendo conto di quanto ha richiamato Balzani e tutti gli altri a Trento, di ciò che è emerso negli ultimi tempi ed anche di quello che ho letto nella lista Nuove Tecnologie Energetiche.
E poi … facciamo il confronto con fotovoltaico ed eolico d’alta quota. A proposito di eolico d’alta quota bisognerebbe trovare un nome italiano sintetico, due parole e non più.

Svuotare il fiasco e pulirlo per conservare a lungo l’olio nuovo. Questa è l’operazione culturale che stiamo facendo; e la dura realtà farà il resto.

Ragionando di ambiente e di energia una volta mi è stato detto che ciò di cui parlo è ininfluente. E’ vero, ciò che andiamo dicendo conta molto poco per chi prende decisioni su costruire la TAV o il ponte di Messina.
A proposito di cambiamento climatico, vincoli delle risorse ecc., se si continua a perdere tempo e se si oltrepassa il punto di non ritorno, di gran lunga più ininfluente sarà il fare di questi signori per fermare la calura verso cui stiamo andando.

Dopo l’intervento di Luca Pardi ho pensato che bisognerebbe distinguere tra le acquisizioni scientifiche di concetti come “la caduta del saggio medio di profitto” dall’impegno più propriamente politico e partitico che ha a che fare prevalentemente con la gestione del potere.
(L’ing. Raffaele Sarpi una volta mi disse: il politico organizza bisogni manifesti)

La conoscenza di questo concetto (cui arrivò anche Engels, industriale tessile) ha consentito a gruppi come la FIAT di diffondere per la pianura Padana tanti macchinari tra gli artigiani per produrre i pezzi che le servivano, sostituendo cosi i suoi operai. Prima promise un prezzo pari a 100 £ : questi operosi artigiani si sono indebitati per comprare i macchinari giusti lavorando 12 ore al giorno esclusa la domenica. Poi gli stessi uomini inviati da Fiat hanno detto a questi artigiani: se volete vi possiamo pagare lo stesso pezzo però a 60 £ . Questi artigiani, volere o volare, hanno stretto i denti ancor di più lavorando 15 ore al giorno e qualche ora anche la domenica. E adesso? ….Dopo aver fatto profitti la Fiat chiude! I macchinari sono fermi ed i nostri bravi artigiani … a spasso per la pianura Padana.

Ritengo che la crisi globale stia camminando sempre più velocemente su tre gambe:
una è legata alle disponibilità di energia e minerali (esempio emblematico il petrolio);
una è dovuta alla disparità tra le classi sociali;
e poi l’inquinamento, emblematicamente il riscaldamento globale.

Sono tornato a casa rassicurato: si sta avvicinando la realizzazione dell’eolico d’alta quota grazie all’impegno del gruppo diretto da Massimo Ippolito.

Mi cadono le braccia

A casa non sono riuscito a far sostituire i tovaglioli di carta con quelli di stoffa.
In un ufficio un impiegato sentiva freddo ed è andato ad accendere i termosifoni: premetto che quando sono uscito fuori ho dovuto levare il giubbotto: la temperatura media del 10 novembre era di 18 °C .
Tempo fa vidi che era stata scaricata la polvere del toner in un lavabo fuori uso: eppure è risaputo da anni che queste sostanze sono cancerogene !!!

5 commenti:

Luca Pardi ha detto...

Un parlamentare una volta mi ha detto: la politica si occupa di epifenomeni. Scelta di una parola letteraria per dire che si occupa di fatti marginali. Il picco e le sue conseguenze non lo sono.

mauro ha detto...

Tutti dobbiamo combattere le nostre piccole battaglie in casa.Tempo fà mia moglie comprava acqua in bottiglia per innaffiare le piante. Ora non più,una prima battaglia vinta.

Mauro.

Francesco ha detto...

R capacità di ascltare dei politici : negli ultimsessanta anni anno deciso a favore di quali settori produttivi/classi sociali indirizzare nel breve termine risorse aggiuntive : oggi si tratta di ledere pesantemente ( spesso licenziare ) interi c0mparti pubblici per ridistribuire nuove risorse a chi può dare un futuro ad uno stato organizzato e presente, e pergiunta siamo già ai tempi supplementari....Anche per queste ragioni vedo una sospensione delle democrazia nei suoi principi basilari, (un uomo un voto ) , ed una oligarchia non dei potenti ma dei sapienti, insomma una elite tecnico-scientifica, come l'unica soluzione possibile per mantenere un grado di complessità paragonabile all'attuale nella società degli anni venti e trenta prossimi venturi....Napolitano ha parlato indirettamente, a più riprese, di tagli verticali : se ne fovranno fare un tot all'anno per lameno 10-15 anni di fila, con reindirizzamento delle risorse ai settori che noi conosciamo, o se preferite, si toglierà a qualcuno, non solamente alla grande rendita, per dare ad altri e per giunta sarebbe opportuno motivare tali scelte come cose buone e giuste, senza possibilità di replica o mitigazione perchè abbimao sul grppone almeno 20 anni di ritardo, stando ai vari scenari del Club di Roma....Fate voi....

Catterina ha detto...

Può darsi che parlare di "punto di non ritorno" come limite per una svolta improrogabile non sia efficace: sia parlando di esaurimento di risorse che di riscaldamento globale, il limite è posto in una scala di tempo di decenni e pertanto non viene percepito come segnale di pericolo immediato e quindi che può portare a cambiamenti di abitudini. In un discorso da pausa caffè fa più presa se parli dei danni della cementificazione sull'alluvione in Veneto che sugli effetti futuri del ritiro dei ghiacciai o dello scioglimento del permafrost, proprio perché l'alluvione, fenomeno di poche ore poi ripreso dai media, potenzialmente può essere percepito come un pericolo immediato.
Secondo me c'è poco da fare, puoi essere un drago a comunicare ma:
1) non si dispone di abbastanza spazi sui media per influenzare l'opinione pubblica - ma chi la pensa all'opposto invece sì;
2) i cambiamenti su scale di decenni non vengono percepiti facilmente o comunque i cambiamenti assimilati e viene perso il "delta" fra il l'attuale e il precedente;
3) i governi durano, purtroppo o per fortuna, troppo poco per fare scelte di responsabilità.

Silvano ha detto...

Vi ringrazio per i commenti; per quanto riguarda i politici: James Hansen illustra molto bene i condizionamenti esercitati dall'industria petrolifera sui politici americani e però molte persone nelle società sviluppate continuano a ricercare una comodità sprecona sia come singoli individui che come gruppi organizzati: imprese, famiglia, istituzioni.

In una società di massa non credo che il dominio dei sapienti possa funzionare: dovremmo recuperare la saggezza della civiltà contadina.

Se, per effetto del riscaldamento globale, il mare si innalzasse di 1 solo metro nel Bangladesh metà risaie sarebbero sommerse dal mare.
Come sfameremo milioni di persone?
(Questo quando avverrà? tra 5 anni o 10?)
E poi di quanto diminuirebbero le produzioni agricole per l'effetto combinato di stress termici, salinizzazione dei terreni,
irrigazione con acque salse mentre la popolazione mondiale è in aumento?
Se cade meno neve, già oggi, l'acqua potabile potrà essere contaminata da arsenico perché preleviamo dalle falde ad una maggiore profondità?
Quanto tempo abbiamo?
Non si sa.

Ed allora meglio ripensare adesso tutta l'impostazione della nostra società perchè il futuro è oggi.