lunedì, novembre 29, 2010

Un'università è come una cattedrale



L'ingresso dell'Università di Notre Dame, a Beirut, in Libano. E' proprio un bel campus in stile americano che non ha nulla dell'aspetto "post-olocausto nucleare" di molte università italiane negli ultimi tempi.



Con le ultime vicende della riforma Gelmini, mi è venuto in mente di confrontare con la situazione in Libano; un paese che comincio a conoscere abbastanza bene dopo ormai alcuni anni di collaborazione per il progetto RAMSES. Quest'anno, l'università di Notre Dame, a Beirut, mi ha dato un'ottima impressione. E' veramente un bel campus in stile americano - non da per niente quell'impressione di "post olocausto" che danno ultimamente le università italiane. 

Una caratteristica che ho notato all'Università di Notre Dame è la multiculturalità; anche questo la accomuna a quelle americane; molto meno a quelle italiane che si stanno sempre di più provincializzando.  A Notre Dame, per esempio, ci vedi studentesse che vengono paludate in nero col niqab dalla testa ai piedi. Insieme a loro, vedi studentesse vestite all'occidentale; pantaloncini corti e ombelico all'aria. Quelle tutte in nero arrivano probabilmente dall'Arabia Saudita o dai paesi del golfo, quelle assai meno paludate sono probabilmente Libanesi - supermoderne e occidentalizzate.  E' anche questo un fattore positivo di scambio culturale; ma anche, dal punto di vista dei Libanesi che sono persone pratiche, un modo di attirare nel paese un po' della ricchezza che i l'Arabia Saudita e i Paesi del Golfo fanno con il petrolio.

Fare un confronto fra l'università libanese e quella italiana sarebbe cosa lunga e complessa. Una cosa che credo si possa dire con certezza è che i Libanesi ci tengono molto alle loro università e al loro sistema di istruzione. E' un vanto per le varie comunità avere le università migliori e più prestigiose. E' la competizione che spinge. Lo vedi girando per il Libano: ci sono università un po' ovunque. Università piccole, certamente, magari non al livello di quelle Europee e Americane. Ma è chiaro che ce la mettono tutta a fare del loro meglio.

Che i ragazzi frequentino l'università è anche quello un vanto e una ragione di prestigio. Basti pensare che in Libano oltre il 38% dei ragazzi fra i 18 e i 24 anni frequentano l'università (da questo rapporto). Dai dati Istat sulla popolazione e sugli immatricolati risulta che in Italia sono all'incirca la stessa frazione, ovvero il 40%. Probabilmente, però, in Italia gli studenti sono sparpagliati su una fascia di età più ampia, quindi è possibile che siamo messi peggio del Libano in termini di frazione di popolazione che frequenta l'università. Questo confronto è abbastanza impressionante, considerando tutti i problemi che ha un paese relativamente povero come il Libano, incluso guerre, conflitti interni, eccetera.

In sostanza, mi sembra di poter dire che il sistema universitario Libanese è un sistema dinamico e in crescita, mentre il nostro è un sistema in contrazione e in declino. Un sistema di ricerca è un po'come una cattedrale gotica; ci vogliono molti decenni, se non qualche secolo, per costruirlo. Ma per distruggerlo basta pochissimo: così come basta una bomba per demolire una cattedrale. Da noi, sembra che l'università sia considerata qualcosa da sopportare, se come qualcosa da demolire.

Beh.... se è questo lo scopo, ci stiamo riuscendo benissimo.

7 commenti:

Gianni Comoretto ha detto...

Evidentemente non ti hanno informato che l'università è un covo di baroni, che non fanno altro che assumere i loro protetti (purtroppo è vero in parecchi casi, ma non è la regola inevitabile).

Che comunque la cultura è una cosa inutile, non si mangia. Che chi studia lo fa perché non ha voglia di lavorare. Che chi fa ricerca è un fannullone che sarebbe ora facesse un lavoro vero.
Che chi ha studiato è solo un arrogante che vuol far pesare le cose che sa.

Mentre le verità sono ovvie, le può capire chiunque. Incluse cose come il moto perpetuo (che i petrolieri e i loro servi fisici ci nascondono), o il clima (visto che oggi fa freddo non può esserci il global warming, è tutto un complotto degli scienziati cattivi).

A noi scienziati ci attendono "tempi interessanti". Forse converrà emigrare in Libano.

Ugo Bardi ha detto...

Beh, non credere che non ci abbia pensato... :-)

fausto ha detto...

E' imbarazzante il confronto in tema di risorse. I libanesi sono (relativamente) poveri, dispongono di pochi mezzi materiali in confronto a noi italiani. Però ci tengono a mantenere un sistema formativo, e ci riescono.

Noi in Italia ci raccontiamo che il diminuire delle risorse disponibili ci obbliga a diventare dei coglioni ignoranti; il Libano smentisce quest'idea, rammentandoci che l'ignoranza è spesso una scelta. Sigh!

Pippolillo ha detto...

Torino.
Facoltà di Matematica.
Palazzo Campana, via Carlo Alberto.
Edificio storico in pieno centro, le aule sono dotate di videoproiettore.
Però i banchi sono ancora quelli in legno massiccio con il sedile a ribaltina, non hanno delle misure ergonomiche, sei rattrappito ed io sono alto 1,70. Saranno belli ma provate voi a stare seduti più di mezzora lì sopra!
Un'aula all'ultimo piano durante lo scorso inverno è stata chiusa, le nevicate avevano provocato infiltrazioni d'acqua dal tetto.
Muri che sono anni che hanno bisogno di una rinfrescata.
Però nei bagni vi è sempre la carta igienica, guardiamo il bicchiere mezzo pieno?
Io facevo il paragone con i campus americani, ma adesso pure i libanesi ci hanno superato!

Antonello ha detto...

"Che comunque la cultura è una cosa inutile..."

Beh, che studiare non serve lo ha detto seriamente proprio Ugo Bardi qui:

http://aspoitalia.blogspot.com/2008/11/io-e-il-tassista.html

Mi sa che la Gelmini ha letto questo suo post.

Francesco ha detto...

...Sicuramente l'università di Firenze è inserita in un contesto architettonico meravilgioso, ma anche quelle di Urbino e Macerata nel lor piccolo non scherzano...Con l'arguzia del contadino mi limito a dire 20 volte più risorse a fisica e chimica, chiudano 3/4 delle facolta in giurisprudenza/ lettere/economia, che servono solo a pagare gli stipendi...( Guardacaso ad Urbino e Macerata ci sono appunto queste facoltà)...Un pòl di buon senso : l'università deve servire al paese ; si sovvenzionino i piccoli agricoltori che tutelano la biodiversità, ( le colture ), non la coltura, anche perchè a leggere un saggio importante si spende poco ma si fà più fatica che ad assistere ad una opera teatrale.

Francesco ha detto...

...ovviamente intendevo colture i opposizione a cultura...Un altro concetto importante, oltre alla riduzione strutturale della spesa pubblica in toto, è se è mai possibile che non si possa anche riallocarla in maniera significativa ,( ad esempio trasferimento delle risorse dai laureifici alla ricerca universitaria in fisica-chimica ),o ad esempio dai dipendenti comunali con mansioni buocratiche a tutela attiva dei suoli e del territorio....