martedì, novembre 02, 2010

Un milione di posti di lavoro in meno


Quattro Piaggio Porter elettrici completamente automatizzati hanno percorso 8000 km dall'Italia alla Cina senza che un essere umano abbia toccato il volante (fonte). Questa dell'automatizzazione della guida dei mezzi stradali è una rivoluzione che sta per scoppiare e sulle cui conseguenze, forse, non siamo preparati.

Questo post è stato pubblicato su Crisis il 29 Ottobre 2010


A partire dagli anni 1950 la capacità di guidare un'automobile è stata una specie di marchio del raggiungimento della maggiore età, specialmente per i maschi. Dominare oggetti come il cambio manuale e la frizione era un segno di virilità che lasciava in sospetto quelli che - invece - utilizzavano diavolerie come il cambio automatico. Insomma, era una prova iniziatica, un po' come per i giovani indiani di una volta riuscire a uccidere il primo bisonte.

Ammazzare i bisonti come prova di virilità è un po' passato di moda ai nostri tempi; anche per la mancanza di bisonti in numero sufficiente. Ma il dominare una creatura meccanica a quattro ruote rimane ancora oggi un momento importante nella vita di un uomo, perlomeno nel nostro mondo "sviluppato". Anche questo, però, potrebbe sparire; non certo per mancanza di automobili, ma per lo sviluppo di nuove tecnologie che rendono superfluo il guidatore umano.

L'idea di automatizzare la guida dei veicoli stradali è in giro da parecchi anni ma, ultimamente, ha fatto notizia apparendo sul New York Times dove si commenta sulla "Googlecar", un veicolo completamente automatico realizzato dal team di Google. Il risultato è un veicolo-robot che si guida da solo, senza bisogno del guidatore umano. Ci vorrà ancora un po' di tempo, ma non c'è dubbio che questi sistemi sono destinati a funzionare e a funzionare molto bene. Un sistema elettronico di guida non si arrabbia, non si ubriaca, non perde il controllo, non si distrae, non è soggetto ai colpi di sonno, rispetta sempre il codice stradale e può funzionare 24 ore su 24, notte e giorno. In più, a lungo andare costerà sicuramente meno di un guidatore umano (e non andrà mai in sciopero). Insomma, non c'è competizione.

La nostra è una società che si oppone ferocemente a qualsiasi innovazione che riduca il potere delle varie lobby che dominano l'economia - si veda per esempio la recente campagna contro le rinnovabili sponsorizzata dalla lobby dei combustibily fossili. Non si oppone, invece, a quelle innovazioni che hanno come effetto la "riduzione del costo della manodopera," dove la "manodopera" non ha potere di fare lobby è quindi non si può opporre alla riduzione di se stessa. Non c'è dubbio che la guida robotizzata soddisfa questa condizione e ne possiamo immaginare una diffusione estremamente rapida. Stuart Staniford ha esaminato il meccanismo di introduzione di questi sistemi e conclude che ci sono buone possibilità che sia esplosivo, più o meno come quello dei telefonini o dei televisori a schermo piatto. Una volta che il sistema sarà affidabile, sarà possibile conquistare completamente il mercato in cinque o sei anni al massimo. Vediamo ancora una volta - se ce ne fosse mai stato bisogno - come siamo molto bravi a con gli aggeggi tecnologici e altrettanto bravi a pianificare la loro espansione nel mercato.

Siamo molto meno bravi, però, a prevedere gli effetti sociali e politici della loro introduzione. Introdurre cose come telefonini e internet ha cambiato molte cose nella società negli ultimi 10 anni, ma introdurre sistemi di guida automatizzati avrà effetti probabilmente maggionri e non soltanto sulla percezione della propria virilità da parte dei giovani maschi. Staniford stima che ci siano circa 3,6 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti correlati alla capacità di guidare un veicolo stradale. La maggior parte di questi posti finirebbero persi con il nuovo sistema.

In Italia, fatte le dovute proporzioni (USA 300 milioni, Italia 60 milioni), dovremmo avere circa 700.000 persone che si guadagnano da vivere guidando un mezzo; autobus, taxi, ambulanze, eccetera. E questo numero non considera i posti "indotti" dalla guida; istruttori, gli impiegati negli uffici che rilasciano patenti, quelli che fanno corsi di sicurezza stradale, eccetera; per non parlare dei vigili urbani, dei quali ne serviranno molti di meno dato che i veicoli-robot non infrangono il codice della strada. Alla fine dei conti, non è fuori posto parlare di un milione di posti di lavoro in Italia che andrebbero (andranno) perduti come conseguenza dello sviluppo di mezzi stradali robotizzati.

In realtà, la rivoluzione tecnologica che abbiamo di fronte non si limita ai guidatori di mezzi; è qualcosa che spazza via tutto quello che ha a che vedere con la movimentazione di oggetti. E' uno dei pochi spazi che sono rimasti agli esseri umani nel settore manufatturiero, dei trasporti, e anche in quello militare. Se andate a vedere come funziona un'industria manufatturiera moderna, vedrete che l'unico lavoro del personale non specializzato è quello di muovere oggetti con i carrelli elevatori o con paranchi. Anche questi finiranno con essere automatizzati; è sempre la stessa tecnologia. Se andate a vedere il meccanismo di uno spedizioniere, vedrete come gli umani sono li' per movimentare pacchi da magazzini a furgoni e viceversa - oltre che a guidare i furgoni. Tutto questo può essere automatizzato altrettanto bene con la tecnologia che guida i veicoli. Infine, un altro lavoro tradizionalmente umano è quello in campo militare dove gli umani guidano svariati tipi di veicoli e movimentano oggetti che si muovono a grande velocità; pallottole, missili e simili. Anche questo lavoro, lo fanno molto meglio i robot. Conteggiando tutti questi lavori dove gli umani non sono più necessari, si fa sparire una fetta molto importante dei posti di lavoro nella società industriale - alcuni milioni almeno - soltanto in Italia.

Ora, non mi fate fare il luddita: lo so benissimo che nel passato abbiamo visto rivoluzioni fare sparire posti di lavoro in numeri ben più ampi, ma questa perdita è stata assorbita senza problemi dalla società; che ne ha creati di nuovi. Pensiamo solo al numero di contadini che sono spariti dal tempo dell'Italia agricola. Non sono morti di fame: si sono trasformati in operai. E gli operai, lo stesso, sono in diminuzione e tendono a trasformarsi in impiegati. La robotizzazione dei veicoli è semplicemente un ulteriore passaggio nella graduale "terziarizzazione" dell'economia. Se tutto va come è sempre andato, trasformeremo i guidatori in impiegati e l'economia continuerà a crescere.

Tutto vero, ma c'è un piccolo problema: queste trasformazioni sono state possibili in una società in piena espansione che aveva le risorse necessarie per investire in nuove industrie e nuovi posti di lavoro. Oggi, con l'economia in contrazione a causa il graduale esaurimento delle risorse, dove troviamo i mezzi per creare nuove industrie e nuovi posti di lavoro? Un'alternativa praticata nella storia era di trasformare i disoccupati in soldati, mandandoli a combattere altri disoccupati trasformati in soldati anche loro. Questo risolveva parecchi problemi. Ma, come dicevo prima, oggi non possiamo più fare nemmeno questo, dato che i soldati umani stanno diventando rapidamente altrettanto obsoleti dei guidatori di autobus.

E allora, cosa fare di questi milioni di persone, ex guidatori di autobus e di carrelli elevatori? Trasformarli in animatori di villaggi turistici? In assaggiatori del sale nella minestra? In riparatori di clavicembali mal temperati? E' difficile dire - la sola cosa che possiamo dire è che il mondo si trasforma sempre. Gli operai non erano contadini vestiti con tute blu e gli impiegati di oggi non sono operai con la cravatta. Così, in qualsiasi cosa si trasformeranno i guidatori di oggi, non saranno la stessa cosa di quello che sono oggi. L'unica cosa che è sicura e che non siamo mai preparati a queste trasformazioni e che continuiamo a vedere il futuro con la lente del passato - il futuro ci prende sempre alla sprovvista. Ma, per quanto possa essere strenua la resistenza, il futuro la vince sempre sul passato.

10 commenti:

armando boccone ha detto...

Cosa faranno quelli che perderanno il lavoro sostituiti dall’automazione nel campo del trasporto sia delle merci che dei passeggeri?
La soluzione sarà sicuramente molto complessa (dalla riduzione dell’orario di lavoro per tutti alla tutela dell’ambiente, dal riciclaggio dei rifiuti ai servizi alla persona, dallo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili alla ricerca scientifica, ecc).
Ma il problema è come si farà a imporre questa complessa soluzione. Non si farà sicuramente una rivoluzione in senso classico (come quella francese o quella russa o cinese).Non si farà la lotta armata come quella delle brigate rosse. Sarà qualcosa di molto più facile: il sabotaggio!!
Alcuni anni fa (mi pare fosse il 2003) la caduta di un albero su un traliccio in Svizzera fece mancare la corrente elettrica a buona parte dell’Italia. I tralicci sono a migliaia e non sono vigilati. La stessa cosa vale per tutti quegli impianti che riguardano le comunicazioni e che sono sulle colline intorno alle città.
Visto come sono trattati tanti giovani che fanno lavori precari e che guadagnano quattro soldi non ho ancora capito come non sia ancora successo niente del genere. Penso che quando succederà sarà come una valanga inarrestabile.
Per cui è bene che le persone garantite (come lavoro, future pensioni, casa, ecc), a cominciare da me, comincino a pensare come risolvere il problema in modo preventivo e pacifico.

Armando

roberto ha detto...

bellissima analisi economica. conferma la tendenza del fatto che di lavoratori con la sostituzione delle macchine ne serviranno sempre di meno. se ci saranno politiche di ammortizzatori sociali valide sara' con poco dolore , se non ci saranno allora tornera' il vecchio armiamoci e partite, rimedio che purtroppo funziona ininterrottamente dalla notte dei tempi.

Mad ha detto...

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Jimi ha detto...

Non penso che le cose andranno esattamente nel modo descritto dal Sig Bardi... non del tutto almeno.

Durante i miei studi universitari, ho seguito un corso che trattava essenzialmente la visione computazionale e la navigazione autonoma, quindi ho avuto modo di affrontare l'argomento in ambito accademico.

Ora, la prima cosa che mi sento di osservare in merito a quanto scritto sul post è che, comunque sia, ogni persona che viaggi con un mezzo proprio preferisce sempre aver padronanza dell'acceleratore, dello sterzo e, perché no, anche del cambio (tuttavia, nelle future auto elettriche, quest'ultimo oggetto potrebbe sparire).

Inoltre, per motivi analoghi è sempre preferibile trasportare gruppi di persone su mezzi condotti da esseri umani. Difatti risulta sempre più affidabile la guida di una persona che, in virtù dell'esperienza UMANA maturata nella guida, può regire prontamente innanzi alle situazioni più disparate.

La macchina, invece, non conosce né esperienza, né intuizione o discernimento. La macchina esegue calcoli molto complessi attraverso algoritmi scritti da persone che, piaccia oppure no, sono sempre soggette a sbagliare. Insomma, il baco è sempre dietro l'angolo.

Ma allora, come non approfittare di queste interessanti tecnologie che hanno permesso al Porter elettrico di viaggiare dall'Italia alla Cina? Ebbene, è proprio questo il punto: il Porter non è un corriera, nè un autoarticolato, e neppure un aeroplano; il Porter è solo un furgoncino.

In sostanza, la navigazione autonoma ce la vedo molto bene per i trasporti di taglia medio/piccola ed a velocità moderate. Si spedisce un armadio oggi a Milano ed arriva a Berlino dopo 3 o 4 giorni. Durante il percorso, il "drone" elettrico che trasporta il mobile compie alcune soste presso le colonnine elettriche di rifornimento al fine di eseguire "veloci" ricariche di 5 o 6 ore.

Ecco come, secondo me, applicazioni di questo tipo possono risultare molto interessanti ed, eventualmente, togliere alcuni posti di lavoro dall'autotrasporto, che in parte potrebbero essere recuperati attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro nell'ambito della costruzione e manutenzione dei droni elettrici.

Mario ha detto...

Qualcosa del genere venne in mente anche a me quando vidi la prima flotta di lancia lybra aziendali della Rizzoli con il navigatore di serie interfacciato alla centralina elettronica che controlla tutte le funzioni dell'auto;era all'epoca dell'11 settembre.Pensai: è la fine del mestiere dei kamikaze; qualunque ragazzino ladro d'auto e con competenze hacker adolescenziali presto sarà in grado di farsi un'autobomba semovente che si dirige sul bersaglio da sola

Jimi ha detto...

@Mario

Non penso proprio che possa funzionare così, anzi, questi mezzi elettronici possono essere continuamente monitorati e rintracciati. Se ne può anche comandare lo spegnimento a distanza se qualcosa va storto.

Per creare le autobomba, ci sarà sempre bisogno della follia umana alla guida dei furgoncini, dai retta a me.

Boy ha detto...

Bah, non la vedo come una grandissima rivoluzione. Credo che la posta elettronica abbia tolto molto più lavoro ai postini di tutto il mondo che una cosa del genere. Per quanto riguarda la fattibilità, non conosco le problematiche tecniche, ma già il navigatore di per se è molto più efficiente di un essere umano per calcolare la strada più breve; inoltre è da anni che gli aerei hanno il pilota automatico in tutte le fasi, decollo, volo e partenza e il pilota non deve intervenire mai. Nonostante ciò il lavoro del pilota non è scomparso, anche se di fatto inutile. Anche in campo militare, i droni, sono veicoli speciali senza pilota. Il punto se mai per me resta un altro. Quanto lo faranno pagare questo sistema? Perché ad esempio, io i sensori del parcheggio non li ho presi, perché me li facevano pagare un botto; anche il cambio automatico, che secondo me è molto comodo, non lo ho preso per lo stesso motivo. Se il discorso resta molto economico, allora la rivoluzione ci sarà, come per i navigatori (non so quante cartine geografiche in meno siano state vendute, ma sicuramente nessuno per lavoro si affida più a una cartina). altrimenti se il costo dei sensori in più, sarà proibitivo, questa tecnologia resterà solamente sulle macchine di alta gamma.

Jimi ha detto...

@Boy

Il pilota automatico degli aerei esegue controlli "banali" come mantenere la rotta e la quota costanti durante il volo, ma ad esempio non centra la pista nè regola i freni e le varie alette durante l'atterraggio, ovvero quando, per capirci, si sentono i pneumatici impattare con l'asfalto e c'è bisogno di una certa "sensibilità" nella manovra.

Ci sono operazioni di controllo che i calcolatori elettronici non riescono ancora a gestire in sicurezza, rassegnamoci! Quindi c'è ancora molto lavoro per i piloti, e a lasciarli disoccupati non saranno di certo i piloti automatici, bensì la carenza invevibaile del cherosene...

In merito ai sensori poi, da inge elettronico ti garantisco che costano, al max, poche decine di euro, però se vuoi la macchinetta sfiziosa coi sensori di parcheggio ALLORA PAGA!! Il cambio automatico invece è un'altra storia: sistema elettronico di controllo che pilota una meccanica molto complessa, il suo costo impegnativo è decisamente motivato.

giuseppe ha detto...

La contraddizione evidenziata in questo bellissimo post, puo' essere risolto solo pensando il futuro con categorie mentali diverse da quelle con cui siamo soliti ragionare in questa moribonda società.
L'angoscia per la perdita di posti di lavoro dovuto al progresso tecnologico, che libera gli uomuni di tante fatiche inutili, si supera pensando che questa fase di transizione è propedeutica ad una società nuova, in cui il trasporto, come tutti gli altri settori economici, seguirà un piano intelligente e razionale.

http://www.quinterna.org/pubblicazioni/rivista/10/evitare_traffico.htm

Boy ha detto...

@Jimi
Non so di preciso come funzioni il pilota automatico degli aerei, io sapevo che il pilota umano non doveva praticamente intervenire mai se non per emergenza, ma posso sbagliarmi visto che non è il mio campo. Per quanto riguarda i droni (aerei militari senza pilota), però quelli sono totalmente automatici.
Cmq, le tecnologie per il controllo automatico e sicuro della vettura ci sono già, vedi un po' il sito www.vislab.it (unipr). Il punto è quanto costerà in più questa tecnologia sulle nostre auto? Ad oggi i sensori di parcheggio li fanno pagare e non te li regalano, che poi il costo in se del singolo sensore sia basso, la casa automobilistica te li fanno pagare in migliaia di euro, che non è poco su un'utilitaria da 10/15keuro, euqivale anche al 10%. Su un auto di gamma media da 20/30k euro allora il discorso sarebbe diverso. Lo stesso discorso è valido anche per l'auto ibrida elettrica, la tecnologia c'è e funziona, ma quanto mi costa in più?