giovedì, ottobre 28, 2010

Balle storiche

Di recente il Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, ha dichiarato che “ prima dell’Unità d’Italia le cose erano invertite. Il Regno delle due Sicilie era più avanzato per industrializzazione e qualità della vita. L’Unità non ci ha fatto bene, non abbiamo nulla da festeggiare”.

Si tratta a mio parere di una posizione irresponsabile, demagogica e priva di fondamento storico, che purtroppo un’ingenua parte del mondo intellettuale e la tendenza storica al vittimismo di molte parti della società meridionale iniziano pericolosamente a fiancheggiare.

Molti sprovveduti neo meridionalisti che addirittura rimpiangono il governo dei Borboni non sanno o fingono di non sapere che una larga parte della storiografia contemporanea ha ormai accertato senza ombra di dubbio che le condizioni di arretratezza del Sud rispetto al Nord si erano determinate ben prima dell’Unità d’Italia e che il tentativo di sostenere la crescita industriale e produttiva meridionale durante il Regno delle due Sicilie fallì miseramente per molte cause concorrenti, tra cui l’arretratezza dell’organizzazione agricola, l’esistenza di una borghesia parassitaria e poco dinamica sul piano dell’innovazione, l’assenza di sbocchi commerciali e di mercato per le merci prodotte dalle nascenti attività industriali, la scarsa complementarietà tra le zone preunitarie, la mancanza di materie prime e fonti energetiche per sostenere la crescita dell’apparato produttivo, tutti problemi che il nord riuscì invece lentamente a superare, avviando quel processo di crescita economica che determinò e tuttora determina alcune profonde differenze tra le due parti del paese.

Si potrà certamente affermare che nessuno dei governi che si sono susseguiti dopo l’Unità è riuscito a determinare le condizioni per il superamento del netto divario preesistente tra le due parti del paese, ma è assurdo e anacronistico negarne l’esistenza, come alla fine dovette ammettere anche il capostipite di tutti i meridionalisti, Giustino Fortunato.

Con la differenza che questo moderno neo – meridionalismo d’accatto, saldandosi con il becero e antistorico settentrionalismo leghista, rischia di minare quel po’ di coesione e integrazione sociale del paese faticosamente raggiunti in centocinquant’anni di storia nazionale e di consegnare definitivamente e completamente al potere mafioso il meridione d’Italia.

I padri della patria del Risorgimento avevano lottato non soltanto per l’affrancazione del popolo italiano dal dominio straniero, ma anche con il nobile scopo di superare le anguste ristrettezze dei localismi regionali preesistenti, a favore di una rigenerazione morale e civile di tutti gli italiani.

Ma da buon idealista, spero ancora che in occasione del prossimo anniversario dell’Unità nazionale, la maggioranza degli italiani sappia comprendere e rinnovare questo messaggio rivoluzionario.

16 commenti:

id ha detto...

Premesso che non conosco moltissimo l'argomento, che io sappia che nel Regno delle Due Sicilie si stesse bene ha basi storiche, e non deriva da un'attuale tendenza vittimistica: per esempio, stando a "L'Unità d'Italia: nascita di una colonia", di Nicola Zitara, il Regno aveva circa i 2/3 delle Lire in oro circolanti negli Stati Italiani; fu premiato nel 1855 come terzo Stato più industrializzato d'Europa, ed ebbe per esempio la prima nave a vapore del Mediterraneo e il primo ponte sospeso dell'Europa continentale; l'impianto metalmeccanico di Pietrarsa era talmente famoso che anche Nizola I lo visitò.

Qui altre informazioni e riferimenti: http://www.steamfantasy.it/blog/2010/08/19/lo-steampunk-e-il-risorgimento/#duesicilie.

Poi non era tutto rose e fiori e sicuramente il Regno risentiva dell'epoca (come dice anche l'autore dell'articolo indicato: http://www.steamfantasy.it/blog/2010/08/19/lo-steampunk-e-il-risorgimento/#comment-17745); ma che non fosse un regno arretrato e senza benessere basi storiche sembra averne.

Paolo ha detto...

La decadenza del fiorente meridione d'Italia è iniziata col dominio angioino per poi continuare con quello aragonese, quindi sull'arretratezza del regno borbonico non ci piove, ma ciò non toglie che i Piemontesi si siano comportati da classici conquistatori del regno borbonico, comportandosi come tali e quindi uccidendo e depredando(come la ferrovia Napoli-Portici se non erro, trasportata pezzo per pezzo al nord) con la complicità della ex classe dirigente napoletana(ed ancora oggi con quella dei parlamentari meridionali).
Molti dei briganti "sanguinari", sostenuti tra l'altro dalle popolazioni locali, dipinti ovviamente come tali dalla storiografia dei conquistatori, non erano altro che partigiani che si opponevano ad essi.
Comunque la storia dell'annessione del regno borbonico a quello d'Italia è fatta di tante lacrime e sangue e di pochissime "gioie" per le popolazioni "conquistate"...

Andrea ha detto...

oddio...
qui mi sa che ha preso uno scivolone.
Giusto per citare un non meridionalista, Luca Ricolfi nel suo ultimo libro "illusioni italiche" cita uno studio del CNR ( se non erro ) che mostra come prima dell'unità non vi era il divario nord-sud, che è iniziato dopo, come del resto i fenomeni migratori sono iniziati DOPO l’unità
Inoltre vorrei ricordarLe che i "piemontesi" non si fecero scrupoli a venire a patti con i delinquenti per tenere il controllo delle neo colonie, ponendo le basi per la varie forme di criminalità organizzata che oggi abbiamo in eredità.

Cordiali Saluti

Andrea

Pierluigi Vernetto ha detto...

in effetti, la Napoli-Portici del 1839 fu la prima ferrovia italiana... e le ben rifornite casse del Regno delle Due Sicilie vennero saccheggiate dal Piemonte.

per quello che ne ho capito io, la formazione dell'Italia fu un atto di una "proxy-war" fra Inghilterra, Francia, Spagna e Austria. Comunque anche gli storici non sono d'accordo su questo tema.

armando boccone ha detto...

Il fenomeno dell'unità di Italia è evidentemente molto complesso e bisogna usare molte chiavi di lettura per interpretarlo. Alcuni anni fa ho fatto un lavoro su questo tema che è fra i documenti dell'archivio articoli sul sito di Aspoitalia. http://www.aspoitalia.it/archivio-articoli/191-la-globalizzazione-in-italia-e-il-sottosviluppo-del-mezzogiorno

Armando

Terenzio Longobardi ha detto...

Alcune considerazioni in ordine sparso ai commenti pervenuti:
Anch'io non sono uno storico, ma ho letti libri di storia, tra cui la monumentale Storia d'Italia pubblicata da Einaudi in occasione del primo centenario dell'Unità. Nessuno nega che prima dell'Unità ci furono esperienze anche avanzate di produzione industriale, ma queste non riuscirono ad estendere un modello di sviluppo duraturo nell'insieme del meridione, per i motivi che ho tentato di sintetizzare nell'articolo. Sta di fatto che al momento dell'Unità, alcune regioni del Nord con circa un terzo della popolazione detenevano la maggior parte del reddito nazionale.
Poi, dopo l'Unità, i piemontesi, ma sarebbe meglio dire lo Stato italiano, represse con metodi brutali rivolte e alcune giuste rivendicazioni delle popolazioni meridionali. Ma spesso si dimentica di ricordare che furono i latifondisti meridionali ad accordarsi con la dinastia Savoia per evitare di perdere i secolari privilegi. Per questo nacque uno Stato centralistico e non federalista, come chiedeva ad esempio Cattaneo. Secondo me, la scelta di uno Stato centralistico era l'unica in grado di tenere unito il paese, ma questo è un altro argomento. Come ci ricorda giustamente Armando Boccone, la questione è molto complessa, però su una cosa potremmo essere d'accordo. Che senso ha stabilire a 150 anni dall'Unità d'Italia di chi sono le colpe dello viluppo diseguale del paese? Non sarebbe meglio rimboccarsi le maniche, prendere atto degli enormi passi avanti che comunque sono stati fatti grazie al processo unitario e lavorare per raggiungere nuovi traguardi?
Senza trascurare che il prossimo picco del petrolio richiederà sicuramente meno divisione e più coesione sociale e integrazione delle risorse disponibili sul territorio nazionale.

Andrea ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Andrea ha detto...

peccato che i due terzi delle richezze ( in termini aurei ) appartenevano al Regno delle due Sicilie...

Andrea ha detto...

cmq...al di là delle polemiche,francamente non capisco il senso di questo post pro-risorgimento in un blog che si occupa di tematiche energetiche...
Personalmente ritengo ( da siciliano emigrato a Milano...) che in italia non esista coesione sociale a livello nazionale.
Non è stato fatto molto affinché questa terra diventasse una Nazione a tutti gli effetti e ( temo ) che la prossima crisi dovuta al picco non farà che acuire questo elemento.
Non mi stupirei se nel giro di poco tempo questo sfortunato paese si frantumi di nuovo in una situazione simile a quella pre-unitaria.
E detto sinceramente non so se sarà un fatto positivo o negativo.

Cordiali saluti

Andrea

Pippolillo ha detto...

I Savoia non avevano alcuna intenzione di riunire l'Italia geografica rappresentata dallo stivale ma si ritrovarono loro malgrado, sospinti dall'intraprendenza di Garibaldi, a dover gestire un territorio molto più vasto.
Chiaro che l'Unità d'Italia non è nata da un moto borghese-popolare come la Rivoluzione Francese ma appunto da una casa regnante che aveva tutto l'interesse per mantenere lo status quo.
Ricordo "il Gattopardo", sintesi magnifica del tutto.
Per chi fosse di Torino o zone limitrofe, vi è un corso appena iniziato presso l'Università Popolare dal titolo "storia e storie d'Italia - cento cinquant'anni di unità dal Risorgimento ad oggi" tenuto dal prof. Claudio Vercelli. Venerdì dalle 19.30 alle 21. Si può ancora iscriversi.

valerio ha detto...

Sul precedente post, una salutare spinta ai diffusori di nanoparticelle chiamati inceneritori, quando oramai lo sanno anche i gatti che, riducendo il volume delle particelle dopo la combustione, queste diventano ancor più pericolose per gli organismi viventi, che non sono preparati ad affrontare ammassi così piccoli.
In quest'altro, un'approfondita analisi storiografica su un tema che è rimasto fuori dal dibattito pubblico per 150 anni e che attendeva giusto un chiarimento di tal completezza. Complimenti per la piega che ha preso il blog ultimamente.

alex ha detto...

la campania era considerata nel 1861 la regione più industrializzata d'europa. i pezzenti eravamo noi al nord. l'unità forzata fu decisa da pochi massoni, mercenari e favorita da militari corrotti e spietati che fecero operazioni di pulizia etnica spazzando villaggi ed abitanti. bello schifo hanno combinato.

piegiu77 ha detto...

Recentemente e' stato dato risalto al seguente libro:
"terroni" di Pino Aprile.
Anche un link sul sito di Beppe Grillo:
http://www.beppegrillo.it/2010/04/terroni_intervi/index.html

Saluti!

Feffa ha detto...

intervento POCO PERTINENTE, oltre che poco informato.

Salvatore ha detto...

Egregio Signor Longobardi,
non mi stupiscono le Sue parole perchè tanto è stato fatto per nascondere le verità e dare al popolo la storiella da imparare e miti da osannare, tutto per giustificare un'invasione dettata da soli interessi economici. Si faccia qualche domanda: perchè il Piemonte doveva unire un Paese la cui parte meridionale era talmente arretrata da rappresentare una zavorra (anzi un cancro come ha affermato un certo Maroni)? Perchè l'emigrazione meridionale è iniziata dopo l'unità? Perchè il brigantaggio al Sud non esisteva prima del 1861? Perchè dopo la presa delle Due Sicilie furono chiuse le scuole al Sud per 15 anni e ne fu riaperta solo la decima parte di quelle che c'erano (tra cui una femminile poi abolita)? perchè fu chiusa la fabbrica di Portici (che produsse la prima ferrovia italiana) e parallelamente si sviluppòò l'Ansaldo di Genova? Perchè fu chiusa l'acciaieria di Mongiana che la rese famosa nel mondo (oggi è il comune più povero d'Europa)? Lei che è italiano almeno sa dove si trova Mongiana? Crede che mille uomini (che Garibaldi definì avanzi di galera)avrebbero potuto vincere un esercito di 10mila soldati addestrati? Dice bene, i latifondisti hanno fatto patti con i Savoia, ma questi hanno dato potere a mafia e camorra (prima erano bande di poveri disgraziati simili ai mille descritti da Garibaldi!!) il tutto per controllare con ogni mezzo la popolazione e spingerla al consenso forzato. Ecco cosa credo: le casse indebitate del regno savoiardo indussero all'alleanza con Francia e Inghilterra (le due potenze che soffrivano la concorrenza economica duosiciliana). Il primo passo era conquistare il Sud italia così che gli inglesi non pagassero più dazio per i trasporti marittimi diretti verso il canale di Suez (guarda caso inaugurato nel 1869) e poi dritti su Roma. Ma quì ci si è dovuti fermare 10 anni ed aspettare che morisse Napoleone III (difensore del Papato, il secondo regno più ricco della penisola dopo le Due Sicilie). Morto il francese abbiamo avuto la "nostra" Porta Pia con tanto di scomunica papale!! Credo che le mie fondamenta storiche siano ben più solide delle Sue che, con rispetto parlando, a mio parere si reggono su fragili sostegni creati a base di menzogna, corruzione ed ipocrisia!! Cordiali saluti
Salvatore

Terenzio Longobardi ha detto...

Caro Salvatore, rispetto la sua posizione, ma ho già risposto ad alcune delle sue critiche in un precedente commento: le fonti storiche, mi sembra molto attendibili, da cui ho attinto, concordano nel rifiutare la tesi vittimista di un sud sviluppato, indotto all'arretratezza dai cattivi piemontesi.
Ma le voglio dire una cosa al di fuori dell'analisi storica. Oltre che italiano, sono meridionale e conosco molto bene pregi e difetti dei nostri conterranei. Proprio per questo, anche se non avessi letto nulla di storia, non crederei alla tesi del sud sfruttato.
Un'ultima cosa sui Mille che non posso accettare e che mi fa dubitare sulla validità delle sue conoscenze storiche. Non erano affatto degli avanzi di galera e Garibaldi non avrebbe potuto mai dire una cosa simile. Erano in gran parte espressioni delle professioni urbane, artigiani, commercianti, operai ecc, ma anche tanti intellettuali, che lasciarono temporaneamente il proprio lavoro per andare a combattere e spesso morire in nome di un ideale altissimo, quello dell'unità di tutti gli italiani. Fu grazie a queste forti motivazioni etiche e alle straordianrie capacità militari del loro condottiero che riuscirono a vincere la decisiva battaglia di Calatafimi, contro forze nemiche preponderanti, ma non dotate dellla stessa spinta morale, in quanto si trattava di altri italiani costretti a servire uno straniero.
Le consiglio di leggere il famoso libro "Da Quarto al Volturno" dello scrittore - soldato Cesare Abba, uno dei Mille. Capirà di che pasta erano fatti quegli uomini. Ce ne fossero oggi italiani come quelli!!
Cordiali Saluti