venerdì, dicembre 31, 2010

Previsioni per il 2011: siamo in cima all'otto volante


Con la fine del 2010, un anno complessivamente senza eventi di grande rilievo, con l'inizio del 2011 sembra un po come essere sulla cima di a un otto volante: quell'attimo di pausa prima del baratro.............


Da quando ho cominciato a occuparmi di picco del petrolio, mi provo tutti gli anni a fare delle previsioni per l'anno che viene. Prima le facevo solo sul petrolio, poi ho provato ad allargare un po' il campo - in fondo il petrolio è così importante che influisce enormemente su tutto il resto. Così, se uno prevede giusto sul petrolio, riesce a prevedere anche tante altre cose.

Fino ad ora mi sembra di averci azzeccato abbastanza bene utilizzando tecniche "dinamiche" di previsione, le stesse dei "Limiti dello Sviluppo". Sono tecniche molto potenti che si possono anche utilizzare in termini qualitativi. Ma, come si sa, fare previsioni è sempre difficile, specialmente a proposito del futuro. Quindi, con tutta la buona volontà nessuno è un mago; si possono soltanto individuare certe tendenze. Vediamo allora prima come sono andate le mie previsioni per il 2010 e poi cercherò di farne qualcuna per il 2011


Le mie previsioni per il 2010 (in versione completa in fondo a questo post). 

Nel complesso, direi che le mie previsioni dell'anno scorso si sono rivelate discretamente azzeccate, perlomeno nei punti principali. Avevo previsto "un anno di respiro per l'economia mondiale" e mi sembra di aver fatto una buona previsione. Avevo anche detto che "In ogni caso, possiamo dire con certezza che nel 2010 non vedremo (ancora) l'inizio del declino terminale dell'economia che gli scenari dei "Limiti dello Sviluppo" prevedono per la decade 2010-2020. Per quello, dovremo aspettare qualche anno ancora." Anche su questo, direi che ci siamo. L'economia mondiale si è nel complesso stabilizzata nel 2010 e si parla di ripresa, anche se questa è molto debole.

Per quanto riguarda il petrolio, non mi aspettavo un declino produttivo a breve scadenza. Infatti, la produzione è rimasta abbastanza costante nel 2010, anche con qualche tendenza all'aumento per quanto riguarda la produzione di "tutti i liquidi". Sui prezzi del petrolio, avevo detto che non potevano che aumentare ma anche che il sistema poteva imparare dal passato e che non era detto che saremmo entrati in un nuovo ciclo di "boom and bust". In effetti, è quello che è successo. I prezzi sono aumentati molto gradualmente; oggi sono di nuovo sopra i 90 dollari al barile dopo il calo del 2009. Però non abbiamo visto quelle impennate verso l'alto e poi verso il basso che sono state tipiche, rispettivamente, del 2008 e del 2009.

Avevo fatto anche qualche previsione più dettagliata - queste sono notoriamente più difficili e decisamente qui non sono andato altrettanto bene come nelle previsioni generali. Una cosa che avevo detto era che la crisi alimentare si sarebbe aggravata. Su questo punto, sono stato troppo pessimista:  i dati FAO indicano una leggera riduzione del numero di persone affamate nel mondo per il 2010 rispetto al 2009. Non però che la situazione sia buona, e ho il dubbio che se le cose continuano ad andare come vanno, la mia predizione si avvererà nel 2011.

Prevedevo anche che il 2010 "Sarà anche un anno in cui la crisi dell'edilizia si farà sempre più evidente anche se si continuerà a cercare di ignorarla." Su questo direi che ci siamo, con l'edilizia in crisi nera, tenuta viva artificialmente dalle detrazioni del 55% per il risparmio energetico. Ma si tenta disperatamente di ignorare la crisi - e anche su questo avevo azzeccato la previsione.

Infine, avevo detto che "Il 2010 vedrà anche l'intensificarsi della crisi climatica." e che "Il 2010 potrebbe vedere un ulteriore salto in avanti (delle temperature)." Cose che si sono puntualmente verificate.

Poi, sempre sul clima, prevedevo anche che "Il 2010 potrebbe essere l'anno in cui si arriva finalmente ad accettare l'inevitabile realtà dell'effetto umano sul clima" Su questo ho sbagliato clamorosamente: è successo esattamente il contrario. Il 2010 è stato un anno di regresso per quanto riguarda la percezione pubblica del problema climatico. E' stato l'anno in cui si sono viste arrivare le conseguenze del "Climategate" del 2009, un indubbio successo mediatico e propagandistico per la lobby del carbone e del petrolio. Ma bisogna anche ricordare la reazione decisa della scienza contro la propaganda: il 2010 sarà ricordato anche per questo. Sarà ricordato anche per i vari disastri climatici (incendi, inondazioni, eccetera) che sono un'indicazione di quello che ci aspetta.

Insomma, il 2010 lo vedevo come un anno di transizione, senza grossi cambiamenti. E così è stato.


Previsioni per il 2011.

Per un po', almeno, continueranno le tendenze di "transizione" del 2010. Ma non è detto affatto che il 2011 sarà un anno altrettanto tranquillo.

Di fronte al graduale esaurimento del petrolio e delle altre risorse, l'economia sta facendo un enorme sforzo per mantenere i livelli di produzione del passato. Questo è costoso e sta generando una contrazione economica un po' in tutti i settori. Ciononostante, gli indicatori economici comunemente utilizzati segnano come "positivi" anche sforzi che non producono nessun aumento di ricchezza reale. E' il solito problema del PIL che misura come ricchezza - per esempio - sia la produzione di inquinamento che i costi per abbatterlo. Quindi, l'economia mondiale darà un'impressione (solo un'impressione) di continuare a espandersi debolmente. In realtà, si contrae in termini di "energia netta" e di risorse disponibili.

La produzione petrolifera nel 2011 dovrebbe mantenersi ancora abbastanza stabile, seguendo il "plateau" che ormai si mantiene dal 2004. Risentirà debolmente dalle condizioni dell'economia finanziaria. Prezzi alti del petrolio porteranno ad aumenti di produzione rispetto alla media, e viceversa.

Il picco del petrolio rimane un'entità evanescente che non riusciamo a percepire bene. Per quanto riguarda il petrolio "convenzionale" sembra rimanere valida l'idea che sia stato nel 2005; ma se consideriamo tutti i liquidi combustibili, allora è impossibile dire. Ci vorrà ancora qualche anno prima di essere in grado di guardare "nello specchietto retrovisore" e dire "si il picco c'è stato" e in che anno.

I prezzi del petrolio continueranno a salire; perlomeno per la prima metà del 2011, probabilmente arrivando a superare i 100 dollari al barile. Non mi aspetto un impennata simile a quella del 2008 - mi sembra difficile che si arrivi di nuovo a 150 dollari e oltre. Ma le follie del mercato non sono mai prevedibili con esattezza. Quello che si può dire con certezza è che se ci sarà un'ulteriore crisi economica come quella del 2008, vedremo i prezzi crollare di nuovo,


Picco o non picco, stiamo vedendo una scarsità crescente di "commodities" di origine minerale. Questa scarsità per ora non si riflette sui dati dell'economia finanziaria, ma pesa sempre di più sulle economie più deboli fra i paesi sviluppati; i cosiddetti "PIIGS" (Portogallo, Italia, Irlanda, Gracia e Spagna). Di questi, i più deboli sono già praticamente con la testa sott'acqua (Grecia e Irlanda) e il futuro non si prospetta buono per gli altri, con il Portogallo che pencola e con le due economie (relativamente) più forti, Italia e Spagna, a forte rischio. Le economie che importano grandi quantità di materie prime sono  sensibili ai prezzi delle materie prime. Se il petrolio sale e rimane sopra i 100 dollari al barile si rischia di vedere anche un crollo generalizzato dell'economia italiana. Questa si sta già contraendo da diversi anni, ma si riesce ancora in qualche modo a mascherare la crisi - per ora.

Questa stasi economica si manifesta anche come calma piatta politica e strategica. Il ventunesimo secolo era cominciato con forti instabilità e guerre varie, ma tutto si è calmato a partire del 2009. Anche quest'anno, dal punto di vista politico non è successo praticamente niente. Non sono iniziate nuove guerre e non ci sono stati rivolgimenti politici degni di nota. Se nel 2009 l'evento politico importante era stata la statuetta del duomo tirata in faccia a Berlusconi, questo è stato l'anno dove l'evento politico importante per l'Italia è stata la storia del bunga-bunga. Questa calma piatta potrebbe continuare anche per buona parte del 2011.

Tuttavia, la situazione è profondamente instabile e ci devono essere, prima o poi, dei rivolgimenti politici importanti. Mi aspetto che certi dinosauri politici vedano la loro fine. In particolare l'Unione Europea è ormai uno zombie che continua a camminare più che altro perché nessuno sa come liberarsene.

Il problema con queste cose è che i sistemi politici crollano all'improvviso, con una rapidità che prende tutti di sorpresa. Vi ricordate il caso dell'Unione Sovietica? E' successo all'improvviso: è svanita e nessuno se lo aspettava. Io credo che succederà qualcosa di molto simile anche per l'Unione Europea, ma è impossibile prevedere esattamente quando. Tutti i momenti sono buoni. (d'altra parte, anche gli Stati Uniti, non è che siano messi bene....).

E in Italia? Beh, le stesse tendenze sono in atto. A 150 anni dalla spedizione dei mille, c'è chi si domanda che senso abbia avuto tutta la faccenda. Non mi aspetto che l'Italia faccia la fine dell'Unione Sovietica nel 2011, ma la tendenza a una decentralizzazione sempre più spinta è evidentissima e potrebbe manifestarsi in una forma simile; con il crollo del governo centrale. Ma è più probabile che questo sarà un processo graduale, in cui lo stato cederà le sue prerogative un pezzo per volta ai governi locali.

Se dal punto di vista politico e economico non siamo messi bene, dal punto di vista ambientale, siamo messi malissimo. La crisi sta riducendo leggermente le emissioni di CO2 nell'atmosfera, ma la concentrazione sta continuando ad aumentare. Nella pratica, l'assalto contro la scienza del 2010 ha impedito anche che si facesse qualche piccolo tentativo di ridurre le emissioni con dei provvedimenti a livello mondiale.

Quindi, nel 2011, vedremo ulteriori disastri ambientali: ci possiamo aspettare incendi e inondazioni in abbondanza, con aggiunte di acidificazione oceanica, estinzione di specie, collassi ecologici vari. Ripeto la mia predizione sulla situazione dell'agricoltura - che non può migliorare per tutta una serie di fattori che includono i costi crescenti dei fertilizzanti e della meccanizzazione, come pure l'erosione generalizzata. Insomma, quest'anno sarà un disastro come l'anno passato e se possibile ancora peggiore. E le temperature mondiali, ovviamente, continueranno ad aumentare.

Nel 2011 continuerà il tentativo delle lobby dei combustibili fossili per negare la realtà del riscaldamento globale e il ruolo dell'uomo nello stesso. Sembra, tuttavia, che il grande attacco del 2010 si stia rivelando una vera Stalingrado dei negazionisti, che sono chiaramente in difficoltà. Si tratta ora di vedere se torneranno all'offensiva con qualche ulteriore trucco propagandistico oppure se inizierà la loro ritirata finale. Tutto da vedersi.


In sostanza, siamo un po' come quando arrivi in cima, sull'ottovolante. C'è quel momento di pausa in cui guardi il baratro davanti e sai che ci devi scendere, ma per quel breve momento tutto sta fermo, sospeso in aria. E' un attimo, poi comincia la discesa.....


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Ecco le previsioni complete che avevo fatto all'inizio del 2010 (per l'esattezza il 3 Gennaio).

Il 2009 è stato un anno molto particolare: non è successo quasi niente. Dopo una decade brutale e turbolenta, come è stato fino ad ora il ventunesimo secolo, è sorprendente vedere un'annata dove non è cominciata nessuna nuova guerra. Certo, c'è stato il bombardamento di Gaza, che però era cominciato nel 2008. Non si è visto nessun rivolgimento politico importante; ovviamente Obama è stato il grande cambiamento ma, anche lui, è stato eletto nel 2008. Sembra che la notizia politica principale da ricordare del 2009 sia la statuetta del duomo di Milano tirata in faccia a Berlusconi. Il che è tutto dire.

Nel 2009, l'economia si è abbastanza stabilizzata dopo la crisi del 2008; anche qui non abbiamo visto grandi crolli e neppure grandi impennate. I prezzi del petrolio si sono stabilizzati a un livello intermedio fra il picco del Luglio 2008 e il crollo di fine 2008. Persino in termini di catastrofi naturali è stato un anno tranquillo, a parte il terremoto dell'Aquila e i soliti allagamenti che in Italia arrivano appena piove un po' di più per via della cementificazione del territorio. Per quanto gravi, tuttavia, nessuna di queste cose si classifica come un disastro di portata planetaria. Ci sono stati soltanto tre uragani sull'Atlantico, dei quali nessuno ha toccato la terraferma degli Stati Uniti.

Insomma, sembra quasi incredibile che abbiamo passato un anno così calmo. Ma per tutto quello che accade ci sono delle ragioni. Non so che cosa abbia calmato i vulcani e gli uragani. Però, sembrerebbe che il picco del petrolio - avvenuto probabilmente nel 2008 - ci abbia lasciati letteralmente senza fiato. Anche per fare guerre e rivoluzioni ci vuole petrolio e sembra che senza petrolio non ci siano le risorse per farle. In un certo senso, questo è bene. In un futuro con meno petrolio, avremo un sacco di problemi ma - forse - meno guerre.

D'altra parte, tutto quello che accade ha una ragione di accadere e quindi nel 2009 abbiamo visto le conseguenze di alcuni fenomeni che si stavano sviluppando ormai da decenni. Di fronte a un costo di produzione sempre più elevato dell'energia fossile, il sistema economico si adatta. Inizialmente, aveva reagito in modo aggressivo con una serie di guerre costose e inutili. Adesso, sta reagendo contraendosi e riducendo i consumi. Allo stesso tempo, si sta cercando di investire nello sviluppo di nuove risorse - nuovi giacimenti e nuove tecnologie di estrazione. Soprattutto con il gas naturale, lo sviluppo della tecnologia dello "shale gas" associato al drilling orizzontale ha ridato fiato alla produzione negli Stati Uniti, che era in grossa difficoltà.

Quindi, che cosa ci possiamo aspettare per il 2010? Beh, l'arte della previsione è l'estrapolazione intelligente. Nessuno può fare previsioni precise, come pretendono di fare i maghi con gli oroscopi. Le previsioni non possono mai essere precise e se lo sono, sono sbagliate. Le previsioni veramente utili sono degli "scenari"; delle interpretazioni delle tendenze del sistema che possono accadere con buona probabilità.

Allora, cominciamo con il sistema economico. Durerà la ripresa che abbiamo visto a partire dal Marzo del 2009? Qui, bisogna vedere come si adatterà il sistema alla crisi di disponibilità di energia e di materie prime. Per questo, ci sono due possibilità: una è contrarre i consumi; l'altra è cercare di mantenere i livelli di produzione allocando più risorse verso l'esplorazione e l'estrazione. Questa seconda strategia si esprime con l'aumento dei prezzi delle materie prime ed è quello che il sistema ha fatto nella prima metà de 2008. A questa fase, è seguita una contrazione economica dato che il sistema non ce la faceva ad allocare risorse sufficienti per aumentare la produzione. In sostanza, il sistema ha oscillato fra le due strategie; è quello che in Inglese si chiama "boom and bust".

Ora, la crisi economica ha fatto abbassare i prezzi e questo, a sua volta, ha permesso all'economia di ripartire. A questo punto, ci sono tutti i presupposti per un nuovo ciclo di boom and bust. Ovvero, se l'economia continua a crescere, la domanda di petrolio e di materie prime salirà di nuovo e questo farà ripartire i prezzi. Questo potrebbe portare a una nuova impennata di prezzi, seguita da una nuova crisi.

D'altra parte, è anche vero che, a partire dalla seconda metà del 2009, il sistema sembra essersi stabilizzato su un livello di prezzi del petrolio che corrisponde - approssimativamente - al valore "giusto", ovvero vicino ai costi di esplorazione/estrazione. Il sistema non è completamente privo di memoria e quindi può imparare dal passato. Quindi non è detto che sia condannato a un altro ciclo di boom and bust; potrebbe stabilizzarsi. Il controllo dei prezzi petroliferi è ritornato - per ora - nelle mani dei paesi produttori, OPEC soprattutto. Questi non hanno nessun interesse in un nuovo ciclo di boom and bust e potrebbero riuscire a controllare l'offerta in modo da evitarlo.

Fra queste due ipotesi: nuovo ciclo di boom and bust oppure stabilizzazione, è impossibile al momento fare una scelta. Vedremo che cosa succederà via via che il 2010 avanza. In ogni caso, possiamo dire con certezza che nel 2010 non vedremo (ancora) l'inzio del declino terminale dell'economia che gli scenari dei "Limiti dello Sviluppo" prevedono per la decade 2010-2020. Per quello, dovremo aspettare qualche anno ancora.

In alcuni campi dell'economia, i fenomeni iniziati nel 2009 continueranno e si intensificheranno nel 2010. In particolare, il 2009 è stato l'anno dell'inversione di tendenza nel rapporto fra produzione alimentare e popolazione. Fino al 2009, la produzione tendeva ad aumentare più della popolazione, ma nel 2009 ci siamo accorti che il numero di persone affamate nel mondo ha avuto un brusco aumento. Era inevitabile: il sistema agricolo sta raggiungendo i limiti possibili di produzione, pur gonfiati artificialmente a furia di fertilizzanti di origine fossile. La produzione di cibo non sta diminuendo, almeno per ora, ma rimane approssimativamente costante. La popolazione, invece, continua ad aumentare sia pure a ritmi sempre più ridotti. Al problema dell'aumento di popolazione si aggiunge l'aumento dei costi di trasporto che rende difficile distribuire il cibo prodotto. Questo ha generato il fenomeno apparentemente contraddittorio del crollo dei prezzi delle derrate agricole. In sostanza, abbiamo una doppia crisi: una crisi alimentare nei paesi importatori che non possono comprare cibo a sufficienza e una crisi agricola nei paesi produttori che non trovano mercato per la loro produzione.


Nei prossimi anni, la crisi alimentare si farà sempre più grave e, a lungo andare,  porterà a un'inversione di tendenza demografica, ovvero a un picco della popolazione umana sul pianeta. Questo, però, non lo vedremo ancora nel 2010. Vedremo la crisi alimentare colpire molto duramente nei paesi del cosidetto "terzo mondo". Colpirà anche duramente le minoranze (per ora) economicamente svantaggiate dei paesi "ricchi". In paesi come l'Italia non vedremo rivolte alimentari di gente affamata, ma un peggioramento della dieta delle fasce sociali più deboli, questo si.  

Sarà anche un anno in cui la crisi dell'edilizia si farà sempre più evidente anche se si continuerà a cercare di ignorarla. In paesi dove l'economia è particolarmente legata all'edilizia, per esempio l'Italia, il crollo potrebbe diventare così grave che non sarebbe più possibile negarlo. Questo potrebbe portare a dei contraccolpi economici molto forti. I gruppi industriali legati al cemento andrebbero al collasso e quelli che avevano investito nel cosiddetto "mattone" vedrebbero i loro risparmi evaporare e scomparire. La botta economica conseguente, a sua volta potrebbe essere accompagnata da rivolgimenti politici importanti; considerando che l'attuale classe politica è fortemente legata alla lobby del cemento.

Il 2010 vedrà anche l'intensificarsi della crisi climatica. Se il 2009 è stato un anno senza fenomeni meteorologici drammatici; questo non vuol dire che la crisi non ci sia e non sia gravissima. Se il 2008 aveva visto un leggero calo della temperatura rispetto agli anni precedenti, il 2009 è ritornato in linea con la tendenza all'aumento globale. Il 2010 potrebbe vedere un ulteriore salto in avanti. Questo potrebbe avere dei forti contraccolpi sull'agricoltura e - di conseguenza - sull'economia, accellerando le tendenze attuali. Il 2010 potrebbe essere l'anno in cui si arriva finalmente ad accettare l'inevitabile realtà dell'effetto umano sul clima: troppo tardi, ma meglio tardi che mai.

Tutto quello che avviene, avviene per una ragione e quello che stiamo vedendo ha le sue radici in un fenomeno molto semplice: il progressivo esaurimento delle risorse a buon mercato che sta lentamente strangolando l'economia mondiale. Queste risorse includono la capacità dell'atmosfera di assorbire la CO2 emessa dalla combustione di idrocarburi fossili senza generare gravi danni da surriscaldamento. Anno dopo anno, quello che succede si spiega tenendo conto di questa tendenza. Il 2010 potrebbe non essere drammatico in questo senso, ma non ci possiamo aspettare che cambi qualcosa finchè, in un futuro per ora non vicinissimo, non riusciremo a invertire la tendenza con le energie rinnovabili.

5 commenti:

Francesco ha detto...

...Salve di nuovo Prof. Bardi ed auguri ; Io non sarei tanto pessimista sulla riduzione delle emissioni co2 mondiale : secondo me già quest'anno potremmo assistere una importante riduzione di quelle USA, ed un altro -2/3 % di quelle italiote dopo il prsunto picco di 3 anni fà, se non vado errato ; per quelle mondiali il picco dovrebbe essere nel 2012 ma poi confido che le manovre tempestose ( siccità, alluvioni,incendi, ondate di freddo e calore anomale) messe in atto da Gaia come tentativo d mantenere una omeostasi climatica forzeranno tutti quanti, volenti o nolenti, a rispettare gli accordi di Kyoto.
Sul piano sociale, mi sembra invece dirimente la questione : risuciranno le istituzioni, con un cambio di passo di efficienza e controllo non solo economico, a mantenere il pugno saldo ?...é ovvio che regioni come quelle del Sud Italia siano amministrabili nel post picco solo manu militari...Se non erro il debiot ubblico tlaino nell'ultimo anno è aumentato dell 8 %...

Weissbach ha detto...

Scusate l'O.T.:
Stagnaro tira fuori Jevons.
Sai che novità.

fausto ha detto...

Per adesso, pare che a vincere sia stato il potere centrale: Berlusca e Giulietto sono riusciti a saccheggiare il portafoglio degli enti locali, cancellando all'atto pratico ogni residuo di decentramento.

Il cammino verso l'autonomia degli enti locali è ancora lunghetto.

giovanni.marocchi ha detto...

Il berlusconismo sta riducendo i tempi di reazione che dovremo presto afffrontare e credo che il 2011 sarà l'anno giusto.

Andrea Raviciotti ha detto...

Non dimentichiamo Deepwater Horizon!