sabato, luglio 23, 2011

Ci attendono tempi interessanti

La notizia degli ultimi giorni è l'inizio del disfacimento della maggioranza di governo, che si concluderà molto probabilmente con la fine anticipata del Governo Berlusconi. Nella Lega, la lotta intestina che covava da tempo sembra risolta a favore del delfino del segretario, il ministro Maroni. In termini psicanalitici, il figlio ha ucciso il padre, a livello politico è prevalsa una linea di rottura dell'asse di ferro con Berlusconi.

Non sappiamo se sia in atto un gioco delle parti tra il capo e l'aspirante capo, ma Bossi e la Lega avevano già perso la loro partita politica da tempo, scommettendo su una disunità degli italiani storicamente infondata e culturalmente inesistente. Le celebrazioni del 150° hanno ancora una volta dimostrato che il popolo italiano ha una salda identità nazionale ed è coeso. La recente indagine di una nota società demoscopica ha verificato che le parole secessione e federalismo sono agli ultimi posti dell'immaginario collettivo italiano.
Il rinnovato spirito patriottico è inoltre alla base di quella ripresa dello spirito civico che ha determinato i risultati delle recenti elezioni amministrative e referendarie, sancendo la sconfitta delle forze di governo e di una visione della politica che interpreta i comportamenti elettorali come semplice espressione degli interessi materiali in gioco.

Ora ci attendono tempi molto interessanti. La stasi economica strutturale, la crisi dei debiti sovrani e, dal nostro punto di vista, la crisi energetica post picco petrolifero, rappresentano nel loro insieme un evento catastrofico che potrà sfociare in un declino irreversibile della società italiana o rappresentare (come ha più volte evidenziato il Presidente della Repubblica) un'opportunità storica per il nostro paese di superamento dei mali atavici che ci affliggono.

Occorreranno grandi personalità politiche ed elevati profili di statista per affrontare queste emergenze, che l'attuale panorama politico italiano non sembra minimamente garantire.

Staremo a vedere. Alla fine potremo anche rispondere alla domanda se sono i grandi uomini che fanno la storia o se è la storia che fa i grandi uomini.

3 commenti:

Pierluigi Vernetto ha detto...

i grandi uomini erano Falcone e Borsellino, ma quando erano vivi erano isolatissimi politicamente.

Oggi chi resiste alla distruzione dell'Italia (val di Susa) viene trattato dai media come un terrorista. In 20 anni non è cambiato niente.

mago ha detto...

mi dispiace, ma non vedo mali atavici da superare. Vedo solo declino irreversibile e sudamericanizzazione della nostra società.

Francesco ha detto...

...Ci attendono tempi interessanti , concordo, e d direi che il peak evrythin prima che una sida energetica , economica e sociale è anzitutto una sfida valoriale: il punto è che, stante la fase di plateau petrolifero ( finchè dura), i mali atavici dell'Italia posssono esser superati solo creando fortissimo scontento e danno ad una parte non infinetisimale dei cittadini...