sabato, marzo 21, 2009

Il risparmio energetico come forma pregiata di volontariato



Quando si parla di volontariato, spesso ci si riferisce a scelte personali di varia forma, che dovrebbero (sottolineo il condizionale) essere dettate da criteri di gratuità. Si pensi ad attività di animazione in ospedali e case di riposo, organizzazione negli oratori, visite alle carceri, donazione di sangue solo per citarne alcune. Sono tutte forme pregiate di interazione con la società.

Ora, quando parliamo di risparmio energetico, il più delle volte viene pensato come una forma di tirchieria, o di convenienza. Nulla di più falso. Almeno, nella sua connotazione "sana".

Risparmiare energia e materia, e studiare forme migliori di trasformazione/utilizzo costituisce una forma (un po' nuova, forse) di volontariato, anch'essa pregiata. Come ogni volontariato, molte volte può richiedere dei piccoli "sforzi" per vincere le abitudini consumistiche, andare contro la maggioranza, dedicare il tempo e il denaro necessario per documentarsi, ideare, attuare, comunicare. Naturalmente, non deve essere una cosa fatta "contro natura", e ognuno dovrebbe scegliere di volta in volta le proprie azioni di miglioramento, nel caso fosse interessato a questa via.

Puntare al "tutto e subito", come ogni cosa, comporterebbe un inevitabile scontro con un sistema di meccanismi consolidato, con un'inerzia elevatissima.

A me ad esempio piacerebbe fare un sacco di cose, traendo ispirazione da idee e azioni di altri blogger. Ma mi rendo conto che ci sono alcuni limiti contingenti. Al lavoro continuo ad andare in auto (26 km di distanza), e vorrei procurarmi un mezzo elettrico; continuo a riscaldare la casa a gas, e vorrei passare ad altre tecnologie; continuo ad acquistare insaccati avvolti in carta oleata, e vorrei dotarmi di contenitori lavabili da riutilizzare ogni volta. Però, mi devo accontentare di andare con il mio passo e di gioire di ogni piccola conquista quotidiana.

Il risparmio energetico e l'anticonsumismo (che non vuol dire dissipazione=zero, vietata dalla termodinamica) sono scelte che se attuate in modo massivo possono avere effetti positivi anche a lunghissimo raggio, contribuendo alla stabilizzazione di dinamiche che sembrano sfuggire dal nostro controllo.

Per essere brevi, nel '900 gli Stati "sviluppati" sono riusciti gradatamente ad allontanare alcuni spettri (fame, carestie, povertà) grazie alla notevole e crescente disponibilità energetica e di materie prime. Non è un caso che i Paesi che non hanno potuto (o, meglio, non è stato loro permesso) partecipare al "banchetto" - essendo la torta "finita" - sono cresciuti molto più lentamente o, peggio, hanno visto aumentare la loro povertà.

Ora che la torta sta effettivamente perdendo di consistenza anche per noi, forse, avremo modo di verificare questa semplice ma troppo trascurata teoria.

14 commenti:

Anonimo ha detto...

A proposito di volontariato, prendete in considerazione questo:

http://www.vhemt.org/

Io ho aderito con convinzione ancor prima di venire a conoscenza del movimento, a vantaggio mio e d'ogni altro, e ne vado fiero.

Pippolillo ha detto...

Per diminuire la tua impronta ecologica, risparmiare denaro e migliorare anche la tua aspettativa di vita, potresti col cominciare a mangiare meno carne e naturalmente anche insaccati.
Non ho detto di diventare Vegano o Vegetariano ma almeno di ridurla.
In questo articolo di Repubblica un'analisi approfondita del problema.

Anonimo ha detto...

http://www.vhemt.org/ ???
pur volendo rispettare le opinioni di tutti e anzi condividere l'essenza dello spirito umoristico positivo che il movimento intende promuove ....mi ricorda molto la "masturbazio chinensis" facendosi male....la goduria è garantita....basta sbagliare.

Stefano Marocco ha detto...

Quando spiego ai vicini il funzionamento del sistema fotovoltaico e del conto energia, il discorso verte subito, mio malgrado, su quanto tempo ci vuole per ammortizzare la spesa e su quanto ci si guadagna dopo. Alcuni, raramente, ti chiedono se è proprio energia pulita quella che produce, però non si entra mai troppo nel discorso, quasi fosse imbarazzante.
Normalmente quindi si guarda più al portafoglio che all'aria che si respira, e quindi "volontari" del fotovoltaico che, magari rinunciando alle ferie per qualche anno o al televisore da mille pollici e investendo un po' di kiloeuro, ce ne sono ancora relativamente pochi.
Quando risparmiare e/o produrre da sè energia diventerà una necessità, forse si capirà che i "volontari" attuali non l'hanno fatto solo per il proprio tornaconto economico.
Lo stesso discorso può valere per chi si sposta in bici anzichè in auto, chi coltiva l'orto, chi guarda da dove arriva un prodotto prima di comprarlo, chi spegne la luce quando non serve, chi beve acqua del rubinetto etc...
Insomma, i volontari di adesso patiranno un po' meno degli altri in futuro.

Frank Galvagno ha detto...

Stefano, ottima integrazione del post.

Purtroppo come evidenzi sono tutti ossessionati dal ritorno economico.

Paradossalmente, il payback economico che i più usano come variabile-guida potrebbe essere invece una variabile impazzita, da evitare più che da seguire.

La logica economica è troppo slegata da quella energetica. Il nostro approccio è legato alle comodità. Essendoci grandi (relativamente) riserve di fossili, è ancora "conveniente" (?) bruciarli. Se aspettiamo di passare da metà area del picco ai 3/4, i sistemi mondiali diventeranno estremamente instabili e predomineranno scelte irrazionali. L'approccio dovrebbe muoversi al contrario, ossia partire dalle tecnologie efficieni e rinnovabili per intaccare il più lentamente possibile il patrimonio fossile.

Anonimo ha detto...

Il discorso relativo al tempo di ammortamento è una delle varianti del discorso legato al fotovoltaico che personamente evito e declino decisamente. Conviene comprare un'auto nuova da 15 mila euro che consuma più di un'equivalente di 20 anni fa?
Conviene fare uttti gli anni un viaggio da 2 o 3 mila euro per vacanza?
C'é qualcuno che ci obbliga? O è piuttosto un target irrinunciabile che ci è stato inculcato in decenni di lavaggio di testa?
Chi finanzia un fotovoltaico al 100% non può neppure parlare di recupero della spesa, visto che non caccia un euro e paga le rate con il conto energia. Semai se ha il denaro il discorso è diverso.
Uno che non ha denaro non può pensare alla botte piena e la moglie ubriaca, per così dire.

Anonimo ha detto...

Scusate non mi sono firmato
Luigi Ruffini

Francesco Ganzetti ha detto...

A proposito di volontariato....

Recentemente su la repubblica.it ho trovato una frase che mi è venuta in mente appena visto il film "non è un paese per vecchi ": L' ITALIA NON é UN PAESE PER GIOVANI ....

Considerando anche che le risorse del pianeta Terra sono finite, e siamo parecchio vicino al limite delle risorse , almeno finchè fra 70 o 100 anni non avremo " mastered" nuove forme di energia nucleare, occorre anzitutto rinnovare profondamente le nostre convinzioni morali, e cominciare a considerare profondamente immorale ogni forma di non equilibrio tra generazioni e tra uomini e biosfera : inevitabilmente abbiamo imboccato il sentiero della decrescita, ma ho dei dubbi che possa essere "felice ", parafrasando al contrario Latouche, a meno di un rapido capovolgimento dei valori morali : in buona sostanza occore spostare gran parte del welfare dal PIL alla volontaria cooperazione fra individui e dusare al meglio le risorse liberate in investimenti in energia a materia. ( si potrebbe parlare di " back to basics", e qui cito una storica track house music....)

Anonimo ha detto...

Tra idealisti (0...%) si puo' anche evitare il discorso economico.

Tuttavia per evitare critiche da benestante e che non e' questione di potersi permettere o meno l'investimento, al pubblico non idealista e scettico lo porto come esempio argomento principale.

Ovviamente, quando un sordo non vuol sentire.. non e' sufficiente a tutti dimostrare che si guadagna, ma quanto si guadagna.

Si troveranno sempre molti che non sono contenti e preferiscono l'acquisto di una bella nuova auto subito (n.d.r. esperienza familiare) ma quelli gia' in principio non l'avrebbero mai fatto.

Non credo pertanto che la parte economica sia tabu' da evitare cosi' come non va trascurato l'aspetto dell'incentivo e l'impatto sul costo dell'energia nel suo complesso. Va citato con equilibrio nel contesto generale delle alternative energetiche dei loro costi e della cultura diversa che le accompagna.

Andrea

Anonimo ha detto...

In un importante convegno ho sentito un operatore del settore elettrico arrabbiatissimo con l'AEEG perchè, con il mercato libero, lui che a casa consuma più di 10.000 kWh anno, spende il 30% più di prima... Secondo lui e altri, chi consuma di più dovrebbe pagare meno l'energia, come chi compra grandi quantità di qualsiasi bene (...all'ingrosso) dovrebbe ottenere prezzi migliori. Era arrabbiato perchè quelli che "STANNO AL BUIO" e consumano 1800 kWh anno pagano meno l'energia!!! A parte che chi non può permettersi grandi consumi è giustamente tutelato con prezzi "politici", mi pare che siamo lontani dal discorso di sobrietà...
A me pare giusto che si favorisca e si tuteli chi consuma meno, contrariamente alle leggi del mercato.

Andrea (un altro)

http://www.poodwaddle.com/clocks3.htm ha detto...

Anche non fare figli è una straordinaria forma di volontariato. La popolazione mondiale aumenta complessivamente di circa 200 mila abitanti al giorno: una città come Brescia spunta sulla Terra tutti i giorni. Ogni giorno bisognerebbe costruire case e servizi adeguati ad una città di tali dimensioni. Avviene, mi pare, il contrario.

http://www.poodwaddle.com/clocks3.htm

Anonimo ha detto...

Sarebbe opportuno un nuovo post intitolato: "La continenza riproduttiva umana come forma pregiata di volontariato".

Frank Galvagno ha detto...

Dunque, condivido che la crescita esponenziale della popolazione mondiale ci porterà in tempi relativamente brevi a situazioni lontane dall'equilibrio.

Però: 0 figli vuol dire convergere a un assurdo. Tagliare il collegamento con la nostra rinnovabilità. Meglio 3 persone a vita media 50 anni che una a vita media 150, no?
Più che pochi occidentali senza figli, meglio una moltitudine che tende a una razionalizzazione della famiglia.

Stefano ha detto...

Capisco il disagio per la mia "provocazione" ma bisognerebbe dare uno sguardo alla crescita demografica dell'ultimo secolo. Si è passati, in un centinaio d'anni, da uno a sei miliardi. È un aumento senza precedenti nella storia dell'umanità a cui, purtroppo, non ha fatto seguito una crescita del progresso. Due miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile e oltre 800 milioni soffre la fame. Almeno 16 mila bambini al giorno muoiono per denutrizione. Le organizzazioni preposte a risolvere questi problemi sono, praticamente, fallite nonostante gli stipendi d'oro e l'impressione è che ci si limiti a lasciare le cose come stanno per convenienza. Guardo le curve del grafico del Club di Roma del 1972 (ci sono anche altri scenari) e vedo che intorno al 2050 la popolazione raggiungerà il suo picco storico e, a mio modestissimo avviso, irripetibile: circa 9 miliardi. Da lì in poi è un tragico calo perché nel giro di due o tre decenni la cifra è bella che dimezzata. Dico tragico perché durante questo calo a picco, la curva delle nascite (B) continuerà a salire. E allora cosa accadrà? La risposta è nella curva delle morti (D) che, ormai, più che a una curva assomiglierà a una linea quasi retta verso l'alto. In fondo, nonostante tutto, dovremmo essere grati alla "politica del figlio unico" adottata in Cina, senza la quale, probabilmente, l'attuale nostro benessere fisiologico non sarebbe possibile.