sabato, giugno 19, 2010

La lenta caduta



created by Roberto De Falco


E' oramai palese che le varie crisi che si stanno affacciando sono la chiara indicazione della lenta e inesorabile caduta del mondo inteso come produzione e consumo. Vorrei analizzare, dato che faccio anche l'insegnante quello che sta accadendo nella scuola pubblica italiana.

Il problema e' semplice, non ci sono piu' soldi sufficienti per tenere in piedi l'intera struttura così com'è. Qual e' la cura proposta? Invece di dire agli insegnanti la verita' : "Facciamoci forza a vicenda e impariamo a risparmiare ... ",  la cura diventa quella di dare più soldi ai docenti ritenuti "piu' bravi". Invece di dare coesione ed unita' si pensa di dividere, di creare dei piccoli orti, di abbandonare alcuni per salvare pochi, formulando accuse spesso rasentanti il ridicolo.

E questo sia dai governi di centrodestra che da quelli di centrosinistra. La scuola privata poi e' gia' totalmente caduta, nel senso che a causa della crisi non riesce piu' ad andare avanti e quindi cerca di sottrarre risorse alla scuola pubblica, cosa che sino a venticinque anni fa non era neanche lontanamente pensabile (la Costituzione dice "senza oneri per lo Stato" quando parla di istruzione privata).

26 commenti:

Pippolillo ha detto...

In Lombardia la giunta Formigoni da anni fornisce contributi alle famiglie per mandare i figli alle scuole private, soprattutto se confessionali.
Loro dicono "per dare maggiori possibilità di scelta". Ma se mi dai 1000 euro di contributo e la scuola me ne chiede 8000 all'anno che scelta è? Solo i più che benestanti possono fare questa scelta.
Anche noi piemontesi non siamo da meno grazie alla giunta Cota, anche qui medesima linea di azione.
Non è necessario cambiare la Costituzione, basta svuotarla agendo dall'interno delle istituzioni.

katobleto ha detto...

il costo per studente della scuola pubblica supera i 7600 euro all'anno: i dipendenti sono troppi rispetto agli studenti. Sarebbe giusto ridurre il numero degli insegnanti perchè è una situazione di cattiva allocazione del capitale (umano) che viene perciò sottratto ad attività più utili/sostenibili.
Oltre alla scuola ci sono tanti altri esempi di distorsone nell'impiego delle risorse (soprattutto pubbliche): fino a che c'è grasso che cola è tutto tollerabile, ora che comincia a stringersi la cinghia bisognerebbe rivedere le priorità.

Pippolillo ha detto...

katobleto: e allora cosa vorresti dire? Non ci sono più i soldi e allora distruggiamo la scuola, la sanità, l'assistenza sociale insomma lo stato moderno?
Già adesso la classe media soffre ed è quella che dalla Rivoluzione Francese in poi è stata la spina dorsale degli stati democratici (pensiamo anche agli USA).
Invito alla lettura di questa intervista a Gustavo Zagrebelsky su L'ESPRESSO a proposito della nostra società malata.

katobleto ha detto...

esatto pippolillo: non è una questione di scelte "politiche". Come dire: mentre il Titanic affonda non è più questione di lamentarsi perchè non servono lo champagne e hanno fermato la musica, bisogna cominciare a remare (i fortunati sulle scialuppe) oppure nuotare!
Il paragone ovviamente è esagerato, ma se è vero che siamo su un percorso di decrescita forse è anche bene che incominciamo a cambiare il nostro modo di pensare, non sei d'accordo?
e poi come dici anche tu, NON CI SONO I SOLDI! per scegliere cosa incominciare a smantellare, sarebbe bello che se ne parlasse... ma ovviamente sono argomenti difficili per qualsiasi politico (destra/sinistra/centro/sopra/sotto...)

Antonello ha detto...

Avevo letto anch'io che la spesa dello Stato (leggi: MIUR) per studente è circa 7800 euro/anno ma solo la metà si riferisce agli stipendi del personale scolastico.

Infatti con un personale docente e ATA di 1100000 persone e un guadagno medio lordo di circa 30000 euro/anno arriviamo ad una spesa di 33 miliardi di euro/anno che divisi per una popolazione totale di 7.5 milioni di alunni fa 4400 euro/alunno solo di stipendi, quindi quasi la metà della cifra proposta.

La domanda che sorge spontanea allora è: le altre spese da dove arrivano? Forse sono le spese faraoniche per il personale del MIUR? Per pagare i molti ricercatori/cattedre universitarie tipo quelle in glottologia o filosofia della storia? Per gli innumerevoli progetti inutili tipo: come cucinare i gamberi a scuola? Per i tantissimi enti inutili a carico del MIUR tipo: la Stazione zoologica “A. Dohrn” o l'Ente Nazionale di Assistenza Magistrale?

roberto ha detto...

un insegnante difficilmente arriva ai 1500 euro al mese. ma come si fa a dire che si spende troppo per stipendi dei docenti? se cio' fosse vero potremmo concludere che siamo arrivati alla frutta. non ci rimane che ripristinare gli schiavi come al tempo dei romani quando il petrolio non c'era.

Francesco ha detto...

..Nel mio di comune di 40000 abitanti 2 milioni di euro l'anno se ne vanno in scuolabus, questo perchè ci sono 2 persone per pulmino ed ognuna è pagata 8 ore quando invece ne lavora 2 effettive : si potrebbe risparmiare quindi un bel milioncino l'anno sottraendondolo a questo assistenzialismo insostenibile ed anche iniquo fra generazioni.
Con un milioncino l'anno, nel giro di 3 anni si potrebbero istallare pompe di calore per riscaldare elettricamente tutte le suole d'ogni ordine e grado della città, con risparmio futuro di soldini e di co2.( Fra l'altro in molte suolde d'inverno ci sono temperature interne di circa 13-14 gradi.)
Mio padre è dirigente di una ex municipalizzata; mia madre maestra d'asilo.
Fra l'altro mia madre prende ad esempio le scuole svedesi, eccellenti come strutture , e con proporzionalmente la metà degli impiegati che in Italia.
Sfoltire prego, e basta morale grondante light crude.

Gianni Comoretto ha detto...

Vedo come funziona alle elementari. Maestre che fanno salti mortali per gestire la classe, con situazioni personali di tanti ragazzi sempre più disastrose. Le ore in più per portare i bimbi fuori sede (serve la compresenza ma l'orario non la prevede) non sono retribuite, due bidelli per 30 classi, non si prende la malattia se appena sei in grado di andare in classe perché sai che se ti assenti non ci sono supplenti e i bimbi verranno parcheggiati in altre classi, senza far lezione.

E a complicare la cosa genitori (pochi in percentuale, ma bastano) che denunciano ad ogni lamentela del figlio, senza neppure verificare se sia del tutto inventata, e la parola del bimbo può essere sufficiente per un provvedimento disciplinare verso la maestra. Quindi ad es. non puoi accompagnare i bimbi in bagno (senno' ti becchi una denuncia per pedofilia) ma se si fan male è comunque responsabilità tua.

Non so come facciano in Svezia, ma francamente non vedo come si possa aumentare il carico di lavoro agli insegnanti oggi. Che poi se uno invece di insegnare possa fare parole crociate, e non sia possibile fargli nulla è pure vero, ma assumendo che uno lavori, deve lavorare tanto.

roberto ha detto...

parole crociate in classe? se fai una cosa del genere diventi ricattabile da tutti gli alunni che vorranno minimo otto altrimenti passano il filmato del telefonino al preside.
il vero problema della scuola e' la didattica, cioe' come si insegna , ma e' un problema talmente serio che nessuno finora ha veramente osato metterci mano

Francesco ha detto...

Non sono d'accordo, secondo me i soldi per tenere in piedi la struttura si potrebbero trovare, se solo si volesse.

Basterebbe ottimizzare quello che già c'è e tagliare altri inutili costi (qualcuno ha parlato di politica?).

E per favore non facciamo polemiche sugli insegnanti: insegnare oggi è difficile, le classi sono numerose e piene zeppe di casi problematici.
Ci saranno le mele marce, ma ci sono dappertutto.

David Addison ha detto...

Il problema nasce quando hai come colleghi gente che, quando un esperimento di fisica produce risultati diversi da quelli previsti dalla teoria (ad esempio la metà), suggerisce ai suoi allievi di moltiplicare detti risultati per due. Cosa volete che capiscano del metodo scientifico ? Che è una truffa, ovviamente

katobleto ha detto...

tagliare gli sprechi! naturalmente non la scuola, che è il futuro dei nostri giovani, non la giustizia, che è la base del vivere civile, non la sanità, che la salute viene prima di tutto, non lo stato sociale, che è la misura del progresso di una società, non la difesa, che altrimenti tutte le cose elencate prima sono in pericolo, non la politica, che è la mente pensante che regola tutto e decide per il bene del "popolo" (e poi hai mai visto un politico che sceglie liberamente di autolimitarsi?)... insomma, cosa resta?
nessuno vorrebbe rinunciare a niente: sono conquiste frutto di lotte, democrazia ed emancipazione! o forse sono solo il risultato di un eccezionale benessere diffuso regalatoci da tanta energia (materie prime e tecnologia) che mostra segni di declino? se la decrescita è l'esito che ci aspetta non sarebbe meglio scendere ordinatamente (magari qulcosa si può conservare) piuttosto che precipitare quando non ce ne sarà più per nessuno?

fausto ha detto...

@kataboleto

In effetti, al momento il nostro governo sta saggiamente tagliando le cose poco utili (scuola et similia), al fine di mantenere in essere ciò di cui abbiamo maggior bisogno: ponte sullo stretto, ecomafie, autostrade inconcludenti, evasori straricchi, appalti truccati...

blurgh....

Antonello ha detto...

Non ci sono soldi? Bene! Secondo l'Ispettorato Generale per la Liquidazione degli Enti Disciolti" detto I.G.E.D. abbiamo la seguente lista di enti da eliminare:

http://agnamima.blogspot.com/2006/11/enti-inutili.html

katobleto ha detto...

@ fausto

secondo me non è un problema dell'attuale maggioranza: nessun politico, di nessun partito, di nessun paese al mondo può permettersi di affrontare seriamente il tema della decrescita. Sarebbe il suicidio: riduzione del pil, riduzione della popolazione, riduzione delle aree edificabili, sono peggio che eresie, sono tabù. E così anche per la spesa pubblica.

C'è anche un aspetto di scala: se consideri il bilancio pubblico le aree di spesa sono riconducibili ad alcuni capitoli principali: uno di questi è la scuola, con 60 miliardi all'anno, anno dopo anno, e tuttora in forte crescita (nonstante il nostro saggio governo...).

Francesco ha detto...

La decrescita è già in atto, anche se nessuno ne parla e ne parlerà mai pubblicamente.

Ciò nonostante dobbiamo cercare di andare avanti, e sarebbe bene farlo nel miglior modo possibile, cosa che qui in Italia non sta avvenendo.

Il nostro Stato dispone ancora di risorse che andrebbero usate nella maniera corretta.

La scuola e la ricerca, per come la penso io, sono due campi fondamentali per il nostro futuro, specie per un futuro post picco.
Lo stato sociale è ugualmente importante, perché permette l'esistenza della democrazia.

Il ponte sullo stretto o le centrali nucleari, sempre dal mio punto di vista, sono emerite cazzate, tanto come le mille auto blu e i mille privilegi dei politici.

Queste cose possono benissimo essere tagliate, e non sono poco.

katobleto ha detto...

@ Francesco

il nostro stato dispone solo delle risorse che riesce a togliere dalle tasche dei suoi cittadini e di quei 1800 e passa miliardi che si è impegnato a recuperare, pescando sempre nelle stesse tasche, nei prossimi anni.

La cosa migliore che si potrebbe fare per il nostro futuro è ridurre lo stato e riconsegnare alle persone la responsabilità della propria vita: serve che la scuola sia pubblica? sono spesi davvero bene quei 60 miliardi? perchè invece non rimetterli nelle tasche di chi li ha sborsati e lasciare che ciascuno scelga per se (fatta salva la solidarietà per i meno fortunati)?

Sulle auto blu non si può non essere d'accordo: ma c'è qualcuno che è in grado di selezionare una classe dirigente che sia formata da persone oneste e competenti?
Chi è felice di consegnare il portafoglio in mano a un politico perchè faccia coi tuoi soldi come meglio crede lui... naturalmente "per il tuo bene"? Io no.

kurdt ha detto...

Sono un insegnante anch'io,e sono stato costretto ad emigrare in spagna grazie alla riforma Gelmini.

Credo però che sia giusto pagare di più i più competenti,e nello stesso modo scegliere chi deve e chi non deve insegnare,se ci sono poche risorse,quantomeno vadano a quelli bravi.

Rimane un lavoro duro.

Francesco ha detto...

@ Katobleto

Perché così facendo si creerebbero delle differenze tra i cittadini ancora maggiori di quelle che ci sono oggi e profonde ingiustizie sociali.

La politica sarebbe una buona cosa se facesse solo quello che deve fare: rappresentare i cittadini ed investire il denaro pubblico (tasse) per il bene dello Stato.

Il problema è che l'attuale (e anche le precedenti) classe politica (con le dovute eccezioni) fa i fatti suoi con i soldi di una parte di cittadini, i più sfigati (perché i furbi evadono).


Per forza questo sistema non può stare in piedi ed è ovvio che alla fine non ci sono i soldi per tutti.
Ci credo bene!

E'necessario riportare la politica a ciò che dovrebbe essere, se si vuole andare avanti in maniera civile.

Francesco R.

fausto ha detto...

@antonello

La lista sul sito collegato che cataloga gli enti inutili ne comprende uno che mi ha fatto sorridere: l'INAIL.
Speriamo di non romperci una gamba al lavoro.

Per la scuola: leggiamo qualche numero.

http://www.diregiovani.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=16706

La cosa davvero imbarazzante è che l'evasione, endemica dalle nostre parti, va a falsare il dato di prodotto lordo facendo apparire la spesa per la scuola più alta di quanto non sia. E' molto probabile che siamo gli ultimi della lista, altro che 21° posto. Che senso ha continuare a smantellare il comparto scuola quando in effetti è sottofinanziato da decenni? Qual'è l'utilità di quest'opera? E perché i demolitori del sistema scolastico non citano mai cifre comparative con altre nazioni? Hanno forse paura di discuterne?

katobleto ha detto...

@ Francesco

Sono d'accordo con te! ma appunto tu stesso usi il condizionale: la politica "sarebbe una buona cosa"... ma non lo è (mi piacerebbe conoscere le eccezioni).

Secondo me è impossibile riportare la politica a ciò che dovrebbe essere, intanto perchè non è mai stata vicina all'ideale che si può avere in mente (perchè la politica è fatta di uomini che hanno i loro interessi privati in conflitto con quelli pubblici) e poi perchè non è neanche detto che esista un "bene pubblico" (già quando si è in due l'idea di Bene comincia a divergere... figurati in 50 milioni di italiani!).

@ Fausto
la scuola pubblica in Italia non è sottofinanziata: spende male i soldi che riceve (troppi dipendenti?) e fornisce un prodotto sempre più scadente. Effetto del monopolio?

roberto ha detto...

i soldi ai piu' bravi?
1) e' sbagliato il solo fatto di dirlo.
2) come puoi osare pensare di essere piu' bravo di un altro nell'insegnare? come puoi dire io sono meglio di quel collega. io ho il bollino ciquita e tu no.
un po' piu' di umilta' non guasterebbe.

una scuola non pubblica vorrebbe dire la fine dello stato. vorrebbe dire stada privata dove paghi se vuoi passare , polizia privata se la chiami paghi, sanita' privata se non hai i soldi muori ecc ecc.

senza oneri per lo stato questa e' l'unica scuola privata possibile in un mondo civile. ma si sa che la fine del petrolio e' il crollo della civilta. quindi godiamoci i vari sottosviluppati mentali che difendono il ridicolo portandolo come nuova verita'.

Francesco ha detto...

@ Katobleto

Non ne conosco di eccezioni, suppongo però che ci siano ancora politici che lavorino onestamente.
Poi è vero che la supposizione è la madre di tutte le cazzate, però non mi sento di generalizzare.

Secondo me dovremmo puntare su una nuova politica, una politica più onesta e capace che sappia gestire questa delicata situazione.

Quale altra alternativa democratica potremmo avere?

fausto ha detto...

Pensandoci su un po mi sono reso conto di un fatto: la scuola non è importante per le nozioni che trasmette - per quanto rilevanti - ma piuttosto per il senso di appartenenza che genera.

Fin quando resteremo uniti come comunità nazionale e/o locale, saremo anche in grado di affrontare cambiamenti impegnativi. In caso contrario, nessun aerogeneratore potrà salvarci.

La scuola privata o confessionale, votata a dividerci per censo o religione, al momento si profila come un promotore di collasso. La ex Jugoslavia insegna.

katobleto ha detto...

@ Roberto

come puoi dire "io sono meglio di quel collega"? per esempio lascialo dire ai tuoi clienti. Tutti facciamo scelte, tutti i giorni, sul caffè di un bar che è meglio di un altro, sulla pasta "x" che è meglio della "y", sul fruttivendolo che mi sta simpatico e quello che non sopporto, sull'idraulico bravo e su quello che non capisce un tubo... magari sbagliamo, ma nessuno ci obbliga ad andare in un solo bar, mangiare solo pasta y, le mele dell'antipatico e l'acqua per casa perchè proprio non ci sa fare.
Vale per tutti eccetto che per i monopolisti: devo pagare per la TUA scuola, non posso scegliere, e hai anche la faccia tosta di lamentarti e invocare alti principi di "civiltà" per giustificare un privilegio. Come esempio di ridicolo sottosviluppo mentale non sei male!


@ Francesco
In effetti con i politici eletti non c'è da stare allegri: l'unica consolazione è che, con quelli che si eleggono da sè, è anche peggio!


@ Fausto
Osservazione condivisibile eccetto che per due aspetti:
l'omologazione culturale che offre una scuola imposta dall'alto fa presto a trasformarsi in indottrinamento (e in Italia ne sappiamo qualcosa...)
in secondo luogo la scuola deve insegnare a leggere, scrivere e far di conto, o a clonare tanti "bravi cittadini/compagni/camerati"?

riguardo alla ex Yugoslavia: al tracollo economico è seguita la dissoluzione politica per preciso interesse di alcuni paesi europei e degli USA. in ogni caso non mi risulta che la scuola in YU fosse privata o confessionale.

fausto ha detto...

@ Kataboleto

Di indottrinamento è giusto parlare!
Il rischio esiste, purtroppo l'unico antidoto risiede nel rigore del singolo insegnante. Nessun modello organizzativo può impedire fenomeni simili, temo.

Per la ex Jugoslavia: loro non avevano, apparentemente, scuole confessionali. Però i loro libri di storia erano diversi: ogni gruppo etnico, oltre alla propria lingua, insegnava ai propri figli la propria versione dei fatti accaduti negli ultimi decenni. Ed erano versioni assai discordanti. Una osservazione che mi viene anche da una mia amica, emigrata qui in Italia ed originaria della Slovenia.

Alla fin fine, le loro scuole insegnavano a percepire differenze con i vicini, e non a sentirsi parte di una nazione. Questo fatto certamente ha contribuito a renderli meno omologati, ma ha giocato un ruolo di rilievo nel mantenere vivi rancori che hanno avuto parte importante nelle guerre degli anni novanta.

Poi può anche essere che quel mosaico di etnie, lingue e religioni fosse destinato a scoppiare; però mi resta il sospetto che una gestione più condivisa dell'istruzione avrebbe potuto ridimensionare il danno.