venerdì, settembre 16, 2011

Irisbus, Legambiente e il trasporto pubblico

Dopo qualche articolo sui trasporti in Italia, allo scopo di non annoiare l'uditorio, stavo per cambiare argomento, ma in questi giorni sono successi altri fatti rilevanti che meritano un commento. Spero che i lettori comprendano i motivi dell'insistenza, tutti legati al fatto che crisi del petrolio e crisi economica hanno conseguenze immediate e più evidenti proprio nel settore dei trasporti.

La prima notizia è l'annuncio ufficiale di Fiat riguardante la chiusura della Irisbus di Valle Ufita, unico stabilimento italiano di produzione degli autobus urbani. Il motivo, spiegato dall'azienda, è che le amministrazioni locali sempre più prive di risorse economiche, non comprano più autobus. Ieri sera, mentre assistevo a un dibattito sulla figura di Enrico Berlinguer (che, pensandoci, potrebbe essere l'oggetto di una prossima riflessione sui limiti dello sviluppo), ho ascoltato Nichi Vendola apostrofare pesantemente Marchionne proprio per la chiusura di Irisbus, interpretata come un ennesimo attentato contro i servizi pubblici.

La seconda notizia, è la proposta di Legambiente di finanziare con un aumento di 3 centesimi dell'accisa sui carburanti, il salvataggio dei servizi (e delle aziende) di trasporto pubblico locale.

A mio parere, sia Vendola che Legambiente, non comprendendo la natura profonda della crisi in atto e le profonde conseguenze sul meccanismo della spesa pubblica, propongono soluzioni superate e inefficaci a giuste esigenze.

In condizioni strutturali di stagnazione economica (che Berlinguer definì profeticamente "austerità), non è più possibile espandere la spesa pubblica all'infinito, tanto più nella direzione di servizi estremamente inefficienti sul piano economico e gestionale, come quello del trasporto pubblico su gomma (il rapporto ricavi costi raggiunge a malapena il 30%). Si pone pertanto come condizione essenziale per il mantenimento e la crescita del trasporto pubblico, il miglioramento della produttività del servizio, attraverso una profonda riconversione verso i moderni sistemi ferro - tranviari che garantiscono costi specifici (vedere qui) nettamente inferiori, introiti maggiori e un minore impatto sulla casse dello Stato.

A Vendola consiglio di battersi per la riconversione della fabbrica italiana dalla produzione di autobus a sistemi di trasporto più moderni ed efficienti. A Legambiente consiglio di proporre l'aumento delle accise, come faccio io da anni, per la realizzazione di un grande piano di riconversione del trasporto pubblico italiano (ne ho accennato qui). Ad entrambi, consiglio di essere meno provinciali, visitando e studiando gli innumerevoli esempi di successso europei nel campo dei trasporti pubblici.

7 commenti:

mauriziodaniello ha detto...

Il guaio è che in Italia non si privilegia se non il trasporto singolo privato ovvero l'auto.
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Dunque non privilegiare l'autobus rispetto il tram o altro.
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All'estero si vede chiaramente l'estensione ENORMEMENTE maggiore del servizio pubblico rispetto quello singolo privato. Dunque esistono ampi spazi di sviluppo per il servizio (anche tassato!) pubblico italiano.
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Poi... Chiudere uno stabilimento che poteva essere riconvertito facilmente per tram o treni???
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La realtà è che la FIAT verrà presto inglobata e sparirà!!!
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Ciao

Pippolillo ha detto...

La cosa spaventosa del capitalismo moderno è che se uno stabilimento non va non si cercano produzioni alternative ma semplicemente si chiude.
Non so se costruire tram e treni sarebbe meglio e più redditizio di autobus ma di sicuro si potrebbe fare qualcos'altro.
Impossibile pensare alle torri eoliche ad esempio?
Tutto ciò succede perché non esistono più imprenditori ma solo finanzieri.

Pierluigi Vernetto ha detto...

mi piacerebbe che questo blog sferzasse con altrettanto vigore cose tipo TAV, CASE di l'Aquila e Ponte sullo Stretto - che quelle si sono cose totalmente assurde.


Inoltre sarebbe bello citare queste esperienze alternative europee, invece di lasciare cosi nel vago.

fausto ha detto...

Nel mentre che chiudiamo la fabbrica degli autobus dobbiamo pensare a far nascere qualcosa di utile e diverso. Altrimenti, stiamo solo tentando di far camminare automobili saccheggiando le risorse destinate alla mobilità collettiva. Come trasformare un problema in una catastrofe.

Pippolillo ha detto...

Anche perché gli imminenti aumenti ai biglietti dei trasporti pubblici cittadini, compresi abbonamenti, non faranno che far propendere per... l'automobile!
Infatti hai comunque qualche disagio col mezzo pubblico, devi fare della strada a piedi, prendi freddo, lo aspetti a volte anche 20 minuti alla fermata. Quello che lo fa usare a molti è appunto la convenienza rispetto all'auto e poi dipende se lavori in centro cittadino con sosta a pagamento sei obbligato a usare il mezzo pubblico.
Tranne questo ultimo caso, se il divario tra pubblico e privato si riduce, avremo appunto un aumento di chi usa l'auto con aggravio di inquinamento, rumore ecc.

stefano ha detto...

è cmq anche una questione culturale..
quando uso l'autobus per lavoro è sempre in pratica vuoto, se lo confronto col traffico di moto e auto (vivo a Firenze) che c'è fuori..eppure per un euro o poco più arrivo in centro in un quarto d'ora..
tra l'altro a Firenze, quando la linea è dotata di una piccola percentuale di busvia, cioè lontana dal traffico, il mezzo è puntuale e molto conveniente..
conosco persone che nella mia città hanno preso il bus una volta nella loro vita e persone che non conoscono che tragitto faccia la tramvia..
sarebbe come trovare un viennese che in vita sua non ha mai utilizzato la linea di superficie S-bahn o non sappia manco che la U-bahn (metropolitana) arriva ovunque..non lo troveresti mai!

Alessandro ha detto...

La gestione locale e "localistica" del trasporto pubblico dimostra come il paradigma del federalismo come panacea di tutti i mali sia soltanto una favola...
Quasi sempre in loco si ci scontra con mentalità "provinciali" di amministratori ottusi ed incapaci di immaginare un mondo diverso da quello che si trovano sotto gli occhi.
Si è continuato quasi dappertutto a gestire il trasporto pubblico locale in maniera consuetudinaria, ovvero gestione politico clientelare, servizio principalmente su gomma, residuale, inefficiente, inefficace e sempre in perdita da ripianare ogni anno con i soldi dei contribuenti.
Chi dovrebbe portare avanti nell'Italia a pezzi del 2011 una radicale cura del "ferro"? I Comuni, le Province, le Regioni... bah!!! Ci vorrebbe piuttosto una politica nazionale dei trasporti che si coniughi con una politica industriale degna di qs nome, cioè da ora in poi si costruiranno ogni anno tot km di rete tranviaria e l'industria nazionale metalmeccanica invece di produrre autobus produrrà tram.
In Italia in nostro sistema dei trasporti tutto sbilanciato sulla gomma non è che è nato spontaneamente, ma è stato il frutto di una precisa scelta di politica industriale durante il boom economico: cemento ed acciaio per le autostrade per far circolare i veicoli gommati (=pneumatici) che consumavano carburanti.