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giovedì, agosto 05, 2010

Per un paio di alberi

Due giorni fa scoppiarono feroci sparatorie tra l'esercito Libanese e quello Israeliano. Il tutto e' iniziato quando gli Israeliani avevano violato il confine per tagliare tre alberi (gli ultimi 3 rimasti in quel punto) per questioni di sicurezza (secondo loro). Non avendo coordinato tale attivita' con le forze dell'ONU, i soldati Libanesi volendolo ricordare al vicino (sempre invasore) sparano alcuni colpi in aria, gli Israeliani rispondono con colpi di cannone dal Merkava, ammazzono due soldati ed un giornalista, lanciano una bomba al fosforo bianco che ha bruciato dei terreni agricoli e attaccano altre postazioni libanesi con gli elicotteri Apache. L'esercito Libanese risponde con i pochi e insufficienti mezzi a sua disposizione .... fucili d'assalto e RPG, ammazano un alto ufficiale Israeliano e ne feriscono un secondo. Questa era la cronaca.


Il fatto e' che tutto sto sangue per un albero, l'UNICO tra l'altro, che poi il giorno dopo e' stato comunque sradicato (oltre ad altri due). La foto seguente mostra i due confini: a destra quello Israeliano - Palestinese VERDE pieno di arbusti, boscaglia e alberi; a sinistra quello Libanese ormai arido (alberi, arbusti, oliveti, agrumi, etc... sono sempre stati distrutti ad ogni invasione Israeliana) .......... vedete anche la gru israeliana che sta sradicando la pianta.


(fonte immagine: Quotidiano www.alnahar.com)

mercoledì, giugno 24, 2009

Il mercato dei Titoli di Efficienza Energetica

L’Italia certamente non rifulge nella tutela ambientale, però in qualche sporadico caso anche il nostro paese riesce a raggiungere brillanti risultati e ci fa piacere segnalarlo. In un mio precedente articolo avevo raccontato dell’esperienza positiva di alcune regioni italiani nel settore della raccolta differenziata dei rifiuti, oggetto di studio e approfondimento a livello europeo. Un altro esempio positivo si sta rivelando quello del mercato dei titoli di efficienza energetica. In uno dei rapporti pubblicati annualmente sul sito dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, si legge che “l’esperienza italiana è la prima al mondo di applicazione di questo strumento di mercato alla promozione dell’efficienza energetica negli usi finali. Successivamente all’introduzione in Italia, la struttura del meccanismo e della relativa regolazione attuativa sono stati oggetto di approfonditi studi e analisi da parte della Commissione Europea, dell'Agenzia Internazionale per l'Energia e di un numero crescente di Paesi, sia europei, sia extra-europei (Stati Uniti, Australia, Giappone, Corea). Nel luglio 2006 la Francia ha introdotto un sistema di certificati bianchi che ricalca molto quello italiano, soprattutto dal punto di vista della regolazione attuativa”.

Ma di cosa si tratta? Dal 2004 sono entrati definitivamente in vigore in Italia i decreti che introducono il mercato dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE) altrimenti detti certificati bianchi. In sintesi, il nuovo regime prevede degli obiettivi nazionali di efficienza energetica espressi in unità di energia primaria (tonnellate equivalenti di petrolio), da conseguire annualmente. Questi obiettivi vengono ripartiti tra le società distributrici di energia elettrica e di gas, sulla base del rapporto tra la quantità di energia elettrica/gas naturale distribuita dal singolo distributore e quella complessivamente distribuita sull’intero territorio nazionale. I distributori perseguono i propri obiettivi specifici realizzando, attraverso la predisposizione di progetti, misure e interventi ricadenti nelle tipologie indicate nell’Allegato I ai decreti 20 luglio 2004. I progetti possono essere realizzati dai distributori sia mediante azioni dirette, sia tramite società controllate, ovvero attraverso “società terze operanti nel settore dei servizi energetici”. In alternativa alla realizzazione di progetti, i soggetti obbligati possono scegliere di soddisfare gli obblighi a loro carico acquistando da terzi, in tutto o in parte, certificati denominati “titoli di efficienza energetica” attestanti il conseguimento di risparmi energetici da parte di altri soggetti. La valutazione dei risparmi conseguiti dai diversi interventi è stata affidata all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas che, a questo fine, ha emanato “Linee guida” per la preparazione, esecuzione e valutazione consuntiva dei progetti e i criteri e le modalità di rilascio dei titoli di efficienza energetica, compresa la documentazione comprovante i risultati ottenuti, che deve essere prodotta dai distributori. I titoli possono essere scambiati tramite contratti bilaterali o in un mercato apposito istituito dal Gestore del Mercato Elettrico (GME) e disciplinato in base a regole di funzionamento stabilite dal GME stesso, d’intesa con l’Autorità. I distributori inadempienti sono soggetti a sanzioni, la cui definizione è affidata all’Autorità sulla base di alcuni criteri di riferimento. Sul sito dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas sono disponibili i primi tre Rapporti annuali sul meccanismo dei titoli di efficienza energetica, contenenti una descrizione più dettagliata dei principi di funzionamento del mercato e l’analisi dei risultati conseguiti in rapporto agli obiettivi prefissati.
Alla luce di questi rapporti cerchiamo ora di analizzare i risultati in termini di risparmio energetico conseguiti dal nostro paese grazie al regime dei certificati bianchi. L’impresa non è facile, perché l’Autorità, con il supporto di ENEA, certifica i risparmi energetici dichiarati dai distributori non per l’anno solare, ma per il periodo 1° Giugno – 31 Maggio. Inoltre, solo la conoscenza precisa della data di avvio dei singoli progetti di risparmio energetico, potrebbe consentire di valutare il risparmio energetico complessivo su base annua. Però, considerando i risparmi certificati e i titoli complessivamente disponibili a una certa data è possibile effettuare una stima che, per il 2007, mi ha condotto a valutare cautelativamente tra i 600.000 tep e i 750.000 tep (tonnellate equivalenti petrolio) il risparmio di energia primaria conseguito nell’anno grazie al regime dei certificati bianchi. A questo punto è possibile dare una risposta un po’ più precisa a Gianluca Ruggieri che, commentando il mio precedente articolo “Breve analisi sul calo dei consumi energetici in Italia”, si chiedeva quanto del calo dei consumi energetici italiani degli ultimi anni fosse attribuibile al sistema dei certificati bianchi. Siccome nel 2007 c’è stato un calo dei consumi energetici rispetto all’anno precedente di 2.447.000 tep, il mio calcolo approssimato conduce a un ruolo del mercato dei titoli di efficienza energetica di circa il 25% - 30%. Quindi, pur confermando il peso determinante della crisi economica e della dinamica dei prezzi energetici, non si può escludere un contributo minoritario ma quantitativamente significativo derivante dall’adozione di tecnologie di risparmio energetico connesse al sistema dei certificati bianchi.

giovedì, aprile 30, 2009

Abbiamo sbagliato tutto



Questo post mi è stato ispirato da un commento di Weissbach che ha notato come sia sbagliato usare la parola "ambiente" al posto di quella molto più corretta di "risorse". L'ambiente è qualcosa che si presta a una serie di equivoci. Molto si è parlato, infatti, di "tutelare l'ambiente" senza rendersi conto che l'ambiente sono le risorse di cui abbiamo bisogno per sopravvivere e non un abbellimento opzionale per far contento qualche fessacchione ambientalista. Da qui, mi è tornata in mente una cosa che mi è successa qualche anno fa e che vi racconto. E' tutto vero, solo i dettagli sono riferiti a memoria. Per inquadrare i tempi della storia, era quando c'era ancora l'Ulivo e il sindaco non si eleggeva direttamente.


Siamo ormai vicini alle elezioni comunali e la sala riunioni ospita una quindicina di persone intorno a un grande tavolo per una discussione sul programma della lista dell'Ulivo. Sono persone di età varia, dai giovani agli anziani. Molti sono attivisti, volontari, persone impegnate in politica. Alcuni sembrano essere abitanti della zona, venuti per curiosità. C'è il capolista, quello che dovrebbe diventare sindaco se prendiamo la maggioranza, e tre o quattro delle persone che sono in lista. C'è anche un assessore regionale venuto per appoggiare i candidati.

Si parla di varie cose, ma la discussione verte principalmente sull'ambiente. Si parla molto di spazi verdi, di giardini pubblici, di aree attrezzate e di "ANPIL" (area naturale protetta di interesse locale). Il capolista dice che la protezione dell'ambiente è il verde pubblico saranno una sua priorità. L'assessore regionale dice che lui è daccordo e che anche la regione ha il verde come una priorità e che bisogna proteggere l'ambiente. Parlano altre persone; si fanno proposte dettagliate. Un parco giochi si potrebbefare in questo e quest'altro posto. Qui si potrebbe realizzare un'area verde attrezzata. Perché non pensare a dei sentieri pedonali nel verde? Anche certe aree degradate potrebbero diventare aree verdi. L'ambiente è una cosa importante, bisogna pensare a proteggerlo.


Al tavolo, è stato seduto fino ad ora un signore con i capelli bianchi; silenzioso. A un certo punto c'è una pausa nella discussione. Lui prende la parola e dice, "certo, se bisogna fare le case, vedrete che di verde ne rimarrà poco".


C'è un attimo di perplessità intorno al tavolo. La discussione riprende, ma non è la stessa cosa. Dopo un po', il capolista si alza e ringrazia tutti per la discussione. Lo stesso fa l'assessore regionale. Ce ne andiamo in silenzio.

domenica, dicembre 07, 2008

Ambiente: perché sono scettici i politici italiani



created by Silvano Molfese


Mi ricollego agli interventi del luglio 2007 scritti da Ugo Bardi: “Perché i politici sono ignoranti” e “L’Onorevole e lo Scienziato”. All’epoca Bardi evidenziava che … “Appena mi sono alzato per parlare, il sindaco ha salutato e se n’è andato.” e più avanti sottolineava che anche ad altri relatori capitava la stessa cosa.
Tempo fa sentii la seguente definizione: “il politico organizza bisogni manifesti”.

(Se questo è il compito dei politici si capisce l’attenzione degli imprenditori, degli stessi politici, ecc., sugli assetti proprietari di televisioni e giornali e sull’informazione in generale).

Se poi il politico capisce di scienza ben venga, soprattutto in una società sempre più complessa ed interdipendente; forse sarà anche più apprezzato dagli scienziati e dai tecnici; in questo caso è anche vero che il politico saprebbe valutare le qualità del suo interlocutore scientifico. Certo è maleducazione andarsene quando il professore inizia a parlare ma … fa parte del gioco.

Mi spiego. Rimanere ad ascoltare significherebbe in qualche modo avallare l’apporto del mondo scientifico e tecnico, oggi ritenuto sempre più necessario ma, ahinoi, talvolta sempre più ingombrante ed onnipresente nella vita quotidiana.

A mio avviso c’è l’aspetto relazionale di cui si deve tener conto; se ricordo bene il prof. Francesco Guadalupi scriveva :”Il potere di chi ha potere è inversamente proporzionale alla cultura di chi non ha potere”.
In questo caso lo scienziato concentra su di sé l’attenzione della platea rubandola al politico che negli ultimi anni si è abituato a ricoprire il ruolo di primadonna, anche per la presenza dei media. I politici forse saranno pure ignoranti ma fessi proprio no!
(In TV sentii dire che gli imprenditori governano, i tecnici amministrano e i politici vanno in televisione.)

In Italia sono stati fatti notevoli passi avanti da parte degli scienziati e dei tecnici sotto l’aspetto comunicativo; gli sforzi fatti per adeguare il linguaggio alla platea nonché i mezzi utilizzati negli incontri (come il videoproiettore) sono molto efficaci: il pubblico è calamitato dal “relatore tecnico”.
Al politico tradizionale è rimasta la comunicazione verbale e gestuale: se parla troppo la gente si stanca! In questo modo i politici si sentono espropriati dal professore di turno e si comprende perché molto spesso, come scrive Bardi, “i politici, semplicemente, non stanno a sentire le relazioni tecniche.”

La questione di sostanza è perché in Italia sono state fatte certe scelte energetiche ed ambientali e perché è mancato il coraggio di farne altre.
Innanzitutto ho la sensazione che ci sia una diversa la sensibilità degli italiani sulle questioni ambientali: più accentuata al Nord rispetto al Sud.
La tragedia del Vajont (9 ottobre 1963) ed il disastro di Seveso (10 luglio 1976), hanno lasciato un segno indelebile nelle popolazioni delle regioni italiane altamente industrializzate.

Nel Vajont i morti accertati furono quasi 2000! I costi umani ed economici dell’energia idroelettrica furono senz’altro confrontati con quelli del petrolio.
I progettisti della diga del Vajont, che lavoravano per la società SADE, coinvolsero nella franosa operazione produttiva i politici. Li usarono come scudo per portare a termine la costruzione della diga.
In seguito il ceto politico ha tenuto bene a mente quello che era successo con la diga del Vajont. (Tutta la vicenda è stata descritta lucidamente da Tina Merlin nel libro “Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont.”)



Il disastro antropogenico del Vajont: 9 ottobre 1963 (Nella foto il fotografo Giuseppe Zanfron da www.vajont.net)


Negli stessi anni il mondo politico ed industriale italiano toccò con mano sia la notevole disponibilità energetica e sia i bassi costi di petrolio e metano parte dei quali estratti anche in Italia: si era nella fase iniziale dello sfruttamento dei pozzi petroliferi e metaniferi nostrani. Sembrava che tutto dovesse procedere per il meglio riguardo agli approvvigionamenti energetici.
Sotto la guida di Enrico Mattei il gruppo dirigente dell’ENI ottenne un riconoscimento internazionale. Il carisma di Mattei ha pesato, e pesa tuttora come un macigno, su gran parte dell’ apparato dirigente dell’ENI; oggi invece, in una fase di acclarata scarsità di risorse petrolifere, anziché investire capitali (umani e non) nella ricerca di energie rinnovabili, una buona fetta dei dirigenti ENI pensa ancora alla ricerca di nuovi pozzi petroliferi.

Quando ci fu l’incidente nucleare di Chernobyl si parlò diffusamente delle questioni energetiche ed ambientali sensibilizzando cosi tutti gli italiani.
Purtroppo il movimento ambientalista italiano, oserei dire la coscienza ambientale degli italiani, paradossalmente, paga lo scotto della schiacciante vittoria elettorale dei no al nucleare del 1987.
Ricordo che in seguito all’ incidente della centrale termonucleare di Chernobyl ci fu un bombardamento mediatico, quasi un quotidiano bollettino di guerra, sulle dosi di radiazioni regione per regione.
Da allora cominciò la dismissione del nanerottolo nucleare italiano.
Poi scoprimmo che la confinante Francia produceva elettricità a tutta birra con le sue numerose centrali termonucleari; ma c’è di più: i francesi ci fornivano, e forniscono tuttora, una quota di energia elettrica prodotta dal nucleare.
Una doppia coltellata alla schiena per il nostro sentimento ambientale.

Oltre alle distrazioni indotte più o meno ad arte nei cittadini, in Italia si vendono qualcosa come due milioni (?) di copie di quotidiani sportivi a cui si devono aggiungere le numerose pagine calcistiche degli altri giornali, credo che contino anche altri fattori.
Gli studi e le ricerche sul clima nonché le relazioni causa – effetto tra clima ed apporti antropici di gas ad effetto serra, sono relativamente recenti e quindi sono stati accettati dalla gran parte della comunità scientifica internazionale da poco tempo.
C’è anche chi cerca di credere a ciò che fa comodo; sentir dire da un isolato ricercatore che non c’è alcun problema di riscaldamento del pianeta è rassicurante per il comune cittadino. Con qualche vetrocamera in più possiamo procedere come prima: è un’ancora di salvezza in un mondo che cambia cosi velocemente.

Entrano in gioco anche altri elementi. Tempo addietro presentai su una TV locale il libro “Economia all’idrogeno” dell’ economista Rifkin per poi scoprire su un libro di chimica che nelle pile a combustibile “A furia di pompare gas dentro e fuori, il metallo diventa friabile e col tempo si riduce in polvere. Inoltre se nella lega entra umidità, anche solo in quantità minima, la sua capacità di immagazzinare idrogeno si riduce drasticamente”
(J. Emsley 1999. Molecole in mostra. Edizioni Dedalo, pag. 266).
Anche in buona fede può capitare di farsi promotori di tecnologie che non potranno avere alcun risvolto pratico prima di tre, quattro lustri o forse mai. Vale la pena attenersi al decalogo antibufala di Aspo Italia.

Ci sono anche quelli come U. Veronesi che fanno dichiarazioni molto superficiali se non addirittura false. Umberto Veronesi e il nucleare (giovedì, 29 maggio 2008, scritto da Terenzio Longobardi su questo sito); Inceneritori sicuri o no. (Pubblicato sabato 10 maggio 2008 su http//mondoelettrico.blogspot.com).

Il paradigma della crescita infinita

Negli appalti pubblici la parcella che tocca al progettista va a percentuale: quanto più elevato è l’importo dell’opera da realizzare tanto maggiore sarà il guadagno per il professionista.
Un’ampia fetta dell’apparato tecnico ha condiviso le scelte politiche relative alla costruzione di tanti inutili ponti, strade e centri commerciali.

Si pensi alle gare d’appalto per la costruzione di un’opera pubblica; per esempio il comune prevedeva nel capitolato anche il costo che la ditta vincitrice dell’appalto avrebbe sostenuto per l’acquisto di un’auto; questa macchina era poi affidata dalla ditta vincitrice della gara al tecnico comunale preposto al collaudo dell’opera pubblica. Insomma un intricato groviglio di interessi.

Riporto ciò che mi è stato riferito o che ho sentito con le mie orecchie.

Qualche anno addietro un pensionato chiede lumi sui pannelli solari per ottenere acqua calda ad un ingegnere delle ferrovie (è pur sempre un laureato in ingegneria) al ché “l’esperto” risponde più o meno così: il solare … dottore stiamo con i piedi per terra!
Un ingegnere un paio di anni fa, sentendo parlare di effetto serra prodotto da biossido di carbonio (CO2 ) , ozono (O3 ) ecc. ebbe a dire: però mi sa che fanno da mantello protettivo, fanno da isolante.

E siccome il politico sente tante campane così contraddittorie, per non sbagliare, continua a promuovere centrali termoelettriche che usano combustibili fossili o peggio, senza considerare che l’uranio è una risorsa limitata, fa degli entusiastici proclami a favore del nucleare come se fosse la panacea a tutti i problemi energetici.

domenica, settembre 28, 2008

Cronaca dalla Svezia

Al ritorno da un viaggio in Svezia, ho pensato che vi potesse interessare qualche foto e qualche commento del paese in generale, con un occhio all'ecologia e all'energia. Sono stato a Trollhattan, citta a circa 100 km a nord di Goteborg, per il congresso "Surface Modification Technologies" (SMT-22). Ecco qua le foto:



Atterrando a Monaco, ecco una bella stalla fotovoltaica. Dall'aereo si vede chiaramente la diffusione del fotovoltaico in Germania. Un buon 10% degli edifici nella zona di Monaco sembrano avere dei pannelli FV. Si vedono anche molte torri eoliche.



Il paesaggio Svedese nella zona di Goteborg è completamente diverso da quello del sud della Germania. Non si vedono impianti di energia rinnovabile, ma in compenso il territorio è molto forestato. Si vede chiaramente che praticano il taglio a rotazione.



La Svezia è molto verde. Qui è Trollhattan, il fiume Gota Alv, dove si dice che vivessero i Troll (probabilmente quando non navigavano su internet)




Trollhattan è la sede di una centrale idroelettrica a bacino; la prima della Svezia, entrata in funzione nel 1914. Qui, hanno aperto le chiuse in onore dei congressisti di SMT-22. Un bello spettacolo di acqua che scorre.


Nonostante il tanto verde, il paesaggio di Trollhattan è industriale. Ecco il sole che tramonta sul porto fluviale.



Betulle di Trollhattan al tramonto. Mentre mi gasavo a fare questa foto, un signore che passava di li' mi ha detto: "peccato che li stanno per tagliare per farci delle case". Tutto il mondo è paese. Quando le case e la foresta sono in competizione, la foresta perde sempre.




La disponibilità di energia elettrica a Trollhattan ha generato una forte industrializzazione, per esempio con una sede della Saab. Qui è il "museo Saab" dove il posto d'onore era per questo coso: la Saab a bioetanolo. Con tutta la loro intelligenza e amore per l'ambiente, gli Svedesi non sono riusciti a inventare niente di meglio di questo arnese. Il tizio con il golf azzurro sono io e mi trovo nella foto solo per esprimere il mio disgusto nei riguardi dell'oggetto in questione.




Il vostro inviato dalla Svezia molto impegnato nella sua presentazione a SMT-22. Ho parlato dell'effetto delle barriere termiche nell'aumentare l'efficienza delle turbine a gas.



Un tedesco che si chiamava (se ho capito bene) Ludwig Albert è stato un benefattore di Trollhattan nell'800, costruendo fra le altre cose il primo ospedale della città. Di casa sua, ci hanno fatto un bell'albergo dove c'è stata la cena sociale del convegno SMT-22. Durante la cena, ci hanno raccontato la storia della moglie del sig. Albert, morta giovane e il cui fantasma ancora si aggira nella loro camera da letto. In linea eccezionale, ci hanno fatto vedere la camera del fantasma; eccola qui. Il fantasma. però, non si è fatto vedere. La persona nella foto non è un fantasma ma Marianne Rutgaard, bravissima organizzatrice del convegno. (il televisore, sullo sfondo, non è dell'epoca di Albert e della sua moglie fantasma)



Girare per la Svezia è un piacere per gli occhi: foreste, prati, laghi, e anche qualche pala eolica come questa. Per la verità, non ce ne sono molte. La zona interna del paese non è tanto ventosa. Ce ne sono molte sulla costa, si vedono bene dall'aereo, ma è difficile fare delle buone foto.


L'aeroporto di Francoforte, sulla via del ritorno, mi è apparso congestionato come sempre. Ma mi ha anche dato una sensazione un po' spettrale di impermanenza. Mi è venuto in mente un racconto di Scott Fitzgerald dove il protagonista (oggi lo chiameremmo un "trader") ritorna in una Parigi spettrale qualche anno dopo il crollo delle borse del 1929. Non siamo ancora arrivati a quel punto, ma sembra che ci siamo vicini.