domenica, dicembre 07, 2008

Ambiente: perché sono scettici i politici italiani



created by Silvano Molfese


Mi ricollego agli interventi del luglio 2007 scritti da Ugo Bardi: “Perché i politici sono ignoranti” e “L’Onorevole e lo Scienziato”. All’epoca Bardi evidenziava che … “Appena mi sono alzato per parlare, il sindaco ha salutato e se n’è andato.” e più avanti sottolineava che anche ad altri relatori capitava la stessa cosa.
Tempo fa sentii la seguente definizione: “il politico organizza bisogni manifesti”.

(Se questo è il compito dei politici si capisce l’attenzione degli imprenditori, degli stessi politici, ecc., sugli assetti proprietari di televisioni e giornali e sull’informazione in generale).

Se poi il politico capisce di scienza ben venga, soprattutto in una società sempre più complessa ed interdipendente; forse sarà anche più apprezzato dagli scienziati e dai tecnici; in questo caso è anche vero che il politico saprebbe valutare le qualità del suo interlocutore scientifico. Certo è maleducazione andarsene quando il professore inizia a parlare ma … fa parte del gioco.

Mi spiego. Rimanere ad ascoltare significherebbe in qualche modo avallare l’apporto del mondo scientifico e tecnico, oggi ritenuto sempre più necessario ma, ahinoi, talvolta sempre più ingombrante ed onnipresente nella vita quotidiana.

A mio avviso c’è l’aspetto relazionale di cui si deve tener conto; se ricordo bene il prof. Francesco Guadalupi scriveva :”Il potere di chi ha potere è inversamente proporzionale alla cultura di chi non ha potere”.
In questo caso lo scienziato concentra su di sé l’attenzione della platea rubandola al politico che negli ultimi anni si è abituato a ricoprire il ruolo di primadonna, anche per la presenza dei media. I politici forse saranno pure ignoranti ma fessi proprio no!
(In TV sentii dire che gli imprenditori governano, i tecnici amministrano e i politici vanno in televisione.)

In Italia sono stati fatti notevoli passi avanti da parte degli scienziati e dei tecnici sotto l’aspetto comunicativo; gli sforzi fatti per adeguare il linguaggio alla platea nonché i mezzi utilizzati negli incontri (come il videoproiettore) sono molto efficaci: il pubblico è calamitato dal “relatore tecnico”.
Al politico tradizionale è rimasta la comunicazione verbale e gestuale: se parla troppo la gente si stanca! In questo modo i politici si sentono espropriati dal professore di turno e si comprende perché molto spesso, come scrive Bardi, “i politici, semplicemente, non stanno a sentire le relazioni tecniche.”

La questione di sostanza è perché in Italia sono state fatte certe scelte energetiche ed ambientali e perché è mancato il coraggio di farne altre.
Innanzitutto ho la sensazione che ci sia una diversa la sensibilità degli italiani sulle questioni ambientali: più accentuata al Nord rispetto al Sud.
La tragedia del Vajont (9 ottobre 1963) ed il disastro di Seveso (10 luglio 1976), hanno lasciato un segno indelebile nelle popolazioni delle regioni italiane altamente industrializzate.

Nel Vajont i morti accertati furono quasi 2000! I costi umani ed economici dell’energia idroelettrica furono senz’altro confrontati con quelli del petrolio.
I progettisti della diga del Vajont, che lavoravano per la società SADE, coinvolsero nella franosa operazione produttiva i politici. Li usarono come scudo per portare a termine la costruzione della diga.
In seguito il ceto politico ha tenuto bene a mente quello che era successo con la diga del Vajont. (Tutta la vicenda è stata descritta lucidamente da Tina Merlin nel libro “Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont.”)



Il disastro antropogenico del Vajont: 9 ottobre 1963 (Nella foto il fotografo Giuseppe Zanfron da www.vajont.net)


Negli stessi anni il mondo politico ed industriale italiano toccò con mano sia la notevole disponibilità energetica e sia i bassi costi di petrolio e metano parte dei quali estratti anche in Italia: si era nella fase iniziale dello sfruttamento dei pozzi petroliferi e metaniferi nostrani. Sembrava che tutto dovesse procedere per il meglio riguardo agli approvvigionamenti energetici.
Sotto la guida di Enrico Mattei il gruppo dirigente dell’ENI ottenne un riconoscimento internazionale. Il carisma di Mattei ha pesato, e pesa tuttora come un macigno, su gran parte dell’ apparato dirigente dell’ENI; oggi invece, in una fase di acclarata scarsità di risorse petrolifere, anziché investire capitali (umani e non) nella ricerca di energie rinnovabili, una buona fetta dei dirigenti ENI pensa ancora alla ricerca di nuovi pozzi petroliferi.

Quando ci fu l’incidente nucleare di Chernobyl si parlò diffusamente delle questioni energetiche ed ambientali sensibilizzando cosi tutti gli italiani.
Purtroppo il movimento ambientalista italiano, oserei dire la coscienza ambientale degli italiani, paradossalmente, paga lo scotto della schiacciante vittoria elettorale dei no al nucleare del 1987.
Ricordo che in seguito all’ incidente della centrale termonucleare di Chernobyl ci fu un bombardamento mediatico, quasi un quotidiano bollettino di guerra, sulle dosi di radiazioni regione per regione.
Da allora cominciò la dismissione del nanerottolo nucleare italiano.
Poi scoprimmo che la confinante Francia produceva elettricità a tutta birra con le sue numerose centrali termonucleari; ma c’è di più: i francesi ci fornivano, e forniscono tuttora, una quota di energia elettrica prodotta dal nucleare.
Una doppia coltellata alla schiena per il nostro sentimento ambientale.

Oltre alle distrazioni indotte più o meno ad arte nei cittadini, in Italia si vendono qualcosa come due milioni (?) di copie di quotidiani sportivi a cui si devono aggiungere le numerose pagine calcistiche degli altri giornali, credo che contino anche altri fattori.
Gli studi e le ricerche sul clima nonché le relazioni causa – effetto tra clima ed apporti antropici di gas ad effetto serra, sono relativamente recenti e quindi sono stati accettati dalla gran parte della comunità scientifica internazionale da poco tempo.
C’è anche chi cerca di credere a ciò che fa comodo; sentir dire da un isolato ricercatore che non c’è alcun problema di riscaldamento del pianeta è rassicurante per il comune cittadino. Con qualche vetrocamera in più possiamo procedere come prima: è un’ancora di salvezza in un mondo che cambia cosi velocemente.

Entrano in gioco anche altri elementi. Tempo addietro presentai su una TV locale il libro “Economia all’idrogeno” dell’ economista Rifkin per poi scoprire su un libro di chimica che nelle pile a combustibile “A furia di pompare gas dentro e fuori, il metallo diventa friabile e col tempo si riduce in polvere. Inoltre se nella lega entra umidità, anche solo in quantità minima, la sua capacità di immagazzinare idrogeno si riduce drasticamente”
(J. Emsley 1999. Molecole in mostra. Edizioni Dedalo, pag. 266).
Anche in buona fede può capitare di farsi promotori di tecnologie che non potranno avere alcun risvolto pratico prima di tre, quattro lustri o forse mai. Vale la pena attenersi al decalogo antibufala di Aspo Italia.

Ci sono anche quelli come U. Veronesi che fanno dichiarazioni molto superficiali se non addirittura false. Umberto Veronesi e il nucleare (giovedì, 29 maggio 2008, scritto da Terenzio Longobardi su questo sito); Inceneritori sicuri o no. (Pubblicato sabato 10 maggio 2008 su http//mondoelettrico.blogspot.com).

Il paradigma della crescita infinita

Negli appalti pubblici la parcella che tocca al progettista va a percentuale: quanto più elevato è l’importo dell’opera da realizzare tanto maggiore sarà il guadagno per il professionista.
Un’ampia fetta dell’apparato tecnico ha condiviso le scelte politiche relative alla costruzione di tanti inutili ponti, strade e centri commerciali.

Si pensi alle gare d’appalto per la costruzione di un’opera pubblica; per esempio il comune prevedeva nel capitolato anche il costo che la ditta vincitrice dell’appalto avrebbe sostenuto per l’acquisto di un’auto; questa macchina era poi affidata dalla ditta vincitrice della gara al tecnico comunale preposto al collaudo dell’opera pubblica. Insomma un intricato groviglio di interessi.

Riporto ciò che mi è stato riferito o che ho sentito con le mie orecchie.

Qualche anno addietro un pensionato chiede lumi sui pannelli solari per ottenere acqua calda ad un ingegnere delle ferrovie (è pur sempre un laureato in ingegneria) al ché “l’esperto” risponde più o meno così: il solare … dottore stiamo con i piedi per terra!
Un ingegnere un paio di anni fa, sentendo parlare di effetto serra prodotto da biossido di carbonio (CO2 ) , ozono (O3 ) ecc. ebbe a dire: però mi sa che fanno da mantello protettivo, fanno da isolante.

E siccome il politico sente tante campane così contraddittorie, per non sbagliare, continua a promuovere centrali termoelettriche che usano combustibili fossili o peggio, senza considerare che l’uranio è una risorsa limitata, fa degli entusiastici proclami a favore del nucleare come se fosse la panacea a tutti i problemi energetici.

4 commenti:

Paolo Stefanini ha detto...

In teoria sarebbe auspicabile che il potere politico interpretasse la reltà con la cura del "pater familiae" e predisponesse gli indirizzi generali, lasciando poi ai comitati tecnici-scientifici il compito di attuarli. Decidere in campo energetico se contenere i consumi e ridurre gli sprechi è indispensabile e deve essere perseguito o no ; continuare ad utilizzare per la produzione il fossile o programmarne un graduale abbandono, sostituirlo solo con le FER, o integrarlo con il nucleare e in che misura. Ecco queste sono le scelte che deve fare il potere politico, il quale ovviamente ascolta i consiglieri tecnici di sua fiducia e deve tener conto dell'impatto sull'opinione pubblica e del feed-back. Quindi che il singolo ascolti o meno gli interventi scientifici in un convegno è solo buona educazione, non è in quella sede che si possa pensare di influenzare le scelte decisionali. Il dramma è quando i consiglieri del politico ed il politico stesso non agiscono per il bene comune con ottica futura ma subiscono l'influenza corruttrice delle lobbies d'affari per monetizzare subito proventi e consensi manipolati. Paolo S.

Anonimo ha detto...

"Quindi che il singolo ascolti..."
non sono d'accordo: se il singolo è il sindaco di un paesino di neanche 10 mila abitanti e si lascia convincere dalla bontà di FER, oltre a mostrare educazione può diventare un modello per altri comuni (qualcosa del genere è successa in Germania).
Mimmo.

Anonimo ha detto...

Francesco, medico libero professionista, 33 anni.

http://healthafteroil.wordpress.com/2008/09/22/sustainability-energy-and-health/


Parzialmente OT ( In parte sul sentiero dellinsostenibilità della corrente medicina eccetto che per il controllo delle infezioni come da me accennato in alcuni miei commenti precedenti )

Pippolillo ha detto...

Perché sono scettici i politici italiani?

Forse perché, mediamente, sono più ignoranti sulle cose scientifiche dei loro colleghi europei o statunitensi.
Hanno una formazione umanistica invece che ingegneristica.
Sia chiaro, penso che avere studiato filosofia ad esempio, non sia per nulla un demerito, anzi, le discipline umanistiche dovrebbero dare le basi per avere una più ampia visione dei problemi.
Dovrebbero fa capire che dove non si arriva con la propria formazione ed esperienza, ci si avvalga di specialisti nei vari campi.
Però in Italia questa umiltà non è presente, preso il potere vogliono gestirlo unilateralmente.
Basta vedere l'assurdità del decreto con fare retroattivo sugli sgravi del 55% per i lavori sul risparmio energetico.