venerdì, dicembre 19, 2008

I Rifiuti come alimenti: il compostaggio elettrico domestico


Il mio compostatore da cucina; utilizzabile anche in un appartamento per trasformare i rifiuti organici in compost. E' un applicazione del principio fondamentale del C2C (dalla culla alla culla), ovvero trasformare i rifiuti in alimenti (in questo caso, per le piante).


Mi racconta mia moglie che a casa sua, quando lei era bambina, non si faceva uso della raccolta pubblica dei rifiuti. Lei viveva in una casa di periferia con un giardino piuttosto grande, cosicché la spazzatura veniva semplicemente dispersa "nel campo". Erano avanzi di cucina che diventavano buon concime. Il poco di carta e l'occasionale coccio o pezzo di vetro non dava fastidio. Era un tempo in cui i rifiuti domestici erano quasi al 100% organici. Non esisteva il problema degli "iperimballaggi", degli inceneritori, dei cassonetti e tutto il resto. La casa dei genitori di mia moglie funzionava secondo il principio, che a noi appare modernissimo, del C2C (dalla culla alla culla) ovvero "i rifiuti sono alimenti."

Si ricorda anche mia moglie che a un certo punto ci fu una specie di riunione di condominio in cui quelli che abitavano nello stesso edificio si riunirono per discutere se dovessero cominciare ad utilizzare il servizio della nettezza urbana comunale. Non tutti erano daccordo, ma alla fine si decise di smettere di sparpagliare la spazzatura nel campo e di darla agli spazzini perché "tanto si deve pagare lo stesso" (la regola fondamentale della burocrazia).

Ora, mia moglie non è che l'ho trovata in un sarcofago del museo egiziano. Queste cose che mi ha raccontato erano la situazione a Firenze nei primi anni '60. A quell'epoca c'erano ancora abitazioni in periferia che erano completamente sconnesse dal sistema di recupero dei rifiuti urbani. Fra le tante cose, questa storia ci fa vedere bene gli effetti perversi del nostro sistema. Già cinquant'anni fa, incoraggiava la gente a produrne di più e lo continua a fare ancora oggi con il sistema dei cassonetti pubblici. D'altra parte, una volta che i rifiuti acquisiscono un valore economico per chi li raccoglie, questi hanno tutto l'interesse incoraggiare la gente a produrne di più. Tutto ha una logica.

E' probabilmente impossibile ribellarsi di fronte al principio universale della burocrazia, "tanto devi pagare lo stesso". Tuttavia alcuni di noi insistono nel cercare di fare qualcosa di meglio. Questo mi ha portato a ritornare all'idea della casa di mia moglie anni fa. Oggi, abbiamo evidentemente troppa robaccia per sparpagliare tutto in giardino, ma sarebbe comunque possibile trattare in proprio i rifiuti organici; ovvero è possibile una casa che trasformi i rifiuti organici in alimenti per le piante?

Qualche tentativo è stato fatto in questo senso con i cosiddetti "biocassonetti" che dovrebbero avviare l'organico verso impianti di compostaggio. Tuttavia, se andate a vedere cosa esce da questi cassonetti, vedete che la gente ci butta dentro di tutto; lattine, vetro, plastica e gatti morti. Normalmente non si riesce a farne un compost decente. Si può fare molto meglio con la raccolta "porta a porta", ma questa non c'è ovunque. Perciò ho deciso di attrezzarmi in proprio e andare un passo più avanti verso il C2C con il compostaggio domestico.

Ovviamente, esistono già compostatori domestici da tenere in giardino. Io ne ho uno da almeno una decina di anni e funziona bene. Il problema che mi sono posto, tuttavia, è cosa possiamo proporre in termini di compostaggio a chi il giardino non ce l'ha. E' possibile un compostaggio veramente "in casa", o perlomeno su un terrazzino? La risposta sembrerebbe si.

Entra in gioco il compostatore elettrico "desktop" della Naturemill che ha circa la forma e le dimensioni dell'armadietto di un PC. L'arnese è dotato di un sistema di mescolamento, di una pompetta per l'areazione dei rifiuti, di un filtro contro gli odori e il tutto viene mantenuto a una temperatura di circa 40 C da una resistenza elettrica all'interno di un recipiente bene isolato in polistirolo. Consuma molto poca energia, ho misurato 20 W assorbiti. Quasi niente in confronto a quello che produco con il mio impianto fotovoltaico.

In pratica, si buttano i rifiuti di cucina dentro la macchina, questa provvede a rimestarli e ad arearli, causando un compostaggio molto più rapido di quanto non possano fare i compostatori da giardino. Quando il recipiente superiore è pieno e si giudica che la massa è ben compostata, si preme un bottone e la macchina provvede a dare una bella rimestata finale; deponendo poi il tutto in un cassetto in basso. Dopo un po', si può estrarre il compost e utilizzarlo in orti e giardini.

Funziona questo aggeggio? Beh, questo è il lavoro del ricercatore: sperimentare le cose nuove e vedere se funzionano. Così, mi sono comprato due di queste macchine; una privata per casa mia che ho piazzato in cucina con il consenso di mia moglie (illuminata persona). Un'altra l'ho comprata per l'Università e l'abbiamo piazzata in laboratorio come un piccolo esperimento scientifico da farsi con gli avanzi dei pranzi degli studenti. Sono ormai diversi mesi che uso queste macchine e penso di potervi fare un resoconto, anche se ancora un po' provvisorio.

In sostanza, imparare a compostare è come imparare a cucinare. Nessuno nasce imparato, come si suol dire, e ci vogliono prove ed errori in entrambi i casi. Nel caso della cucina, un errore vuol dire bruciare l'arrosto o servire la pasta scotta. Nel caso del compostatore, un errore vuol dire appuzzare orrendamente la casa (o il laboratorio) con odori indescrivibili.

Quindi, vi posso dire che se queste macchinette sono gestite bene, sono una meraviglia. Viene un compost molto bello, non ci sono cattivi odori - anzi fanno un lieve odore che direi anche piacevole. Se però si fa un errore, e mi è capitato, è il disastro. Dopo vari test, attribuisco la catastrofe all'uso di segatura ordinaria per diluire il compost. Non so cosa ci sia nella segatura che ammazza i batteri aerobici - forse qualche sostanza anti agglomerante. Ma per scoprirlo mi ci è voluto del tempo e il mio matrimonio ha resistito a malapena. All'università, i miei studenti e collaboratori hanno minacciato di andare a manifestare davanti al rettorato con cartelli contro il prof. Bardi reo di aver tentato di sterminarli con gas venefici. Per fortuna, dopo varie manovre, riparazioni, ripuliture e abolizione della segatura, entrambe le macchine sembrano funzionare bene di nuovo.

Queste disavventure sono tipiche delle nuove tecnologie; non aiuta il fatto che la macchina sia americana e che non ci si possa attendere un servizio di manutenzione qui in Italia. Comunque, credo che se ci si familiarizza con l'idea, il "compostaggio elettrico" potrebbe essere un'ottima idea con un grande potenziale per migliorare il sistema di gestione dei rifiuti. Se tenerlo in cucina ha una certa componente di eroismo, lo si può tenere in un terrazzino, anche piccolo, e questo perdona molti degli errori. E' un piccolo passo verso il concetto di base del C2C: i rifiuti sono alimenti.

Concludo con la considerazione che, se in Italia è cosa strana e inusitata compostare in cucina, non lo è ovunque. Proprio pochi giorni fa ho fatto vedere la macchina compostatrice a una mia amica giapponese, la quale mi ha detto, "si, da noi ce le hanno tutti queste macchine che si chiamano <<komposto-kikai>>"(3) Bene: i Giapponesi sono molto schizzinosi in media e vivono in appartamenti molto più piccoli dei nostri. Se ci riescono loro, ci possiamo riuscire anche noi!


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Nota1: ringrazio Ignasi Cubina per avermi introdotto al concetto del C2C

Nota 2: se volete comprarvi una di queste macchine, andate sul sito della NatureMill. Tenete presente però che compostare richiede una certa attenzione e non garantisco niente sulla tenuta del vostro matrimonio se la piazzate in cucina.


Nota 3: sono sicuro che le macchine compostatrici giapponesi sono molto migliori e più evolute dell'aggeggio della NatureMill che, francamente, mi è parso assai artigianale. Si trova qualcosa sul compostaggio domestico giapponese a questo link, gentilmente fornito da Maria Heibel.

20 commenti:

Archimede ha detto...

Il problema non saranno semplicemente i tannini presenti nel legno?

Ugo Bardi ha detto...

Penso di no. Ho sostituito la segatura con il cippato, quello per le stufe, e con quello funziona benissimo. Da questo deduco che nella segatura c'è qualcosa di mostruoso.... mah? Chissà cosa?

Anonimo ha detto...

io prendo i rifiuti organici e li butto in una buca ,dove le galline al pascolo razzolano e se ne nutrono.
quando la buca è piena pianto un albero da frutta ,che cresce bene in terra ottima,e dopo mi da la frutta ,le galline mi fanno stupende uova sane chi mi cOstano pochissimo. non consumo corrente e non LAVORO per l'enel. e non spendo soldi per aggeggi complicati ,che si rompono presto,in piu' non mi servono bidoni del comune ,nè il suo siatemA DI RACCOLTA,LA VIA GIUSTA è LA MIA .NON LA VOSTRA.LA VOSTRA
è UN RIPIEGO A UNA SITUAZIONE TRAGICA.MOM FUNZIONA.RIPETO non funziona.

Ivo Quartiroli ha detto...

Mi ricollego anche al post precedente sul problema dei rifiuti e in particolare del packaging che ha raggiunto dimensioni assurde. Mi interessa anche capire il risvolto psicologico alla base della necessità di packaging sempre più sofisticati.

Siamo sempre più lontani dalla produzione e dall'elaborazione dei prodotti. In altre parole, non sappiamo chi e come ha prodotto un bene. Tornando indietro come esempoio di pochi decenni alla società contadina, l'acquisto di un utensile o del cibo avveniva in una comunità ristretta. Spesso si conosceva personalmente l'artigiano o il produttore di cibo, si sapeva chi era, come lavorava, si conoscevano le sue qualità umane e lavorative.

Il ciclo di produzione non era, come oggi, impersonale, ma altamento personale. Si conosceva la storia di un prodotto e l'interconnessione di materie prime, risorse naturali, produzione, persone, utilizzo, e fine del ciclo in senso comunque circolare come nutrimento per la terra o riutilizzo in altri modi. Era un sistema completo, allo stesso tempo ecologico, sociale ed economico. C'era una consapevolezza a 360 gradi di un bene.

Ora sappiamo poco o niente di chi e come viene prodotto un bene, tantomeno siamo connessi personalmente all'operaio cinese, ma neanche all'agricoltore campano e spesso neppure al negoziante se ci riforniamo in un grande negozio. La narrativa di un bene è stata impoverita e spersonalizzata fino all'osso. Non avendo i beni né una storia né una "vita", necessitiamo di creare un'immagine, meglio se accattivante per dare una pretesa di cura, di importanza, di attenzione verso ciò che compriamo. Forse, anche, vogliamo simulare l'amore e la costanza che ci metteva l'artigiano nel suo lavoro, ora sostituita dalla macchina che non si ferma mai. Ecco che il packaging ci rincuora come un pacco regalo ben fatto, scintillante, grande, importante.

Anonimo ha detto...

..."Ovviamente, esistono già compostatori domestici da tenere in giardino. Io ne ho uno da almeno una decina di anni e funziona bene. Il problema che mi sono posto, tuttavia, è cosa possiamo proporre in termini di compostaggio a chi il giardino non ce l'ha."...
..."E' possibile un compostaggio veramente "in casa", o perlomeno su un terrazzino? La risposta sembrerebbe sì.
In pratica, si buttano i rifiuti di cucina dentro la macchina, questa provvede a rimestarli e ad arearli, causando un compostaggio molto più rapido di quanto non possano fare i compostatori da giardino. Quando il recipiente superiore è pieno e si giudica che la massa è ben compostata, si preme un bottone e la macchina provvede a dare una bella rimestata finale; deponendo poi il tutto in un cassetto in basso.Dopo un po',si può estrarre il compost e utilizzarlo in giardino.".....

Ma, se uno il giardino non ce l'ha perchè comprarsi il compostatore per farne cosa?
Per vendere i sacchetti di compost al dirimpettaio che ha la terrazza?
Non proseguo perchè le domande che mi suscita un simile aggeggio mi si fanno in mente,sempre più cattive.
Purtroppo la rieducazione di intere generazioni pervertite dalle follie dell'istigazione al consumo,richiede riflessione tempo, pazienza,.Proprio tre cose insieme che per l'ottuso consumatore,sono merce inabbordabile.
Marco Sclarandis

Anonimo ha detto...

bisogna cambiare tutto,distruggere le citta mostri cancerogeni del pianeta gaia ,la gente vivrà in case piccole con terra intorno dove produrre frutta e verdura naturali ,e cereali integrali ,poco lavoro e riappropiazione del tempo di vivere via tutto il resto che ,TANTO METTETEVELO inTESTA questo sistema ha i giorni contati,presto finisce

Ugo Bardi ha detto...

E' curioso vedere alcune delle reazioni che questo post ha suscitato. Alcune, le direi, benevolmente, "scomposte."

Eppure, l'aggeggio della naturemill non fa niente altro che fare avvenire il processo naturale di compostaggio in una scatola chiusa invece che all'aperto. Mi pare una benedizione per chi non ha giardino, o lo ha troppo piccolo per metterci un compostatore standard. Il compost che produce si può usare in tanti modi, nel giardino o orto troppo piccolo, oppure nei vasi, oppure lo può dare a chi lo può usare nell'orto. Quest'ultima cosa è parte di quella "community economics" (economia della comunità) in cui ci si scambiano piccoli servizi non monetari per amicizia e per supporto reciproco. "Vendere" al dirimpettaio il compost prodotto in cucina sarebbe semplicemente ridicolo: ai prezzi attuali un kg di compost vale circa mezzo centesimo. Compostare in cucina non è l'ultima frontiera del capitalismo!!

Pino ha detto...

Quanta passione attorno alla monnezza!
Scherzo, sono originario di Salerno che notoriamente ai tempi dela crisi della spazzatura in Campania è riuscita a tenersi appena due dita sopra la marea montante del disastro e quindi qualcosa a proposito vorrei dire ...
Ora vivo a Roma e aspetto con ansia il momento in cui potrò impegnarmi nella differenziata porta a porta che resta impantanata nelle "sperimentazioni" limitate a pochissimi quartieri.
Affascinante l'idea dei rifiuti come alimenti, tanto affascinante che oltre a essere fonte ispiratrice di iniziative individuali merita sicuramente destini più vasti.
Chissà, se la prossima volta alle urne gli italiani si ritrovassro di fronta anche una proposta seria, organica che perseguisse la via di far assomigliare sempre più il nostro sistema economico ad un vero ecosistema, forse ...

Daria & Marco ha detto...

Vivendo in campagna ed avendo un piccolo giardino abbiamo fatto una compostiera (con le assi dei pallet rotti) di circa un metro quadro, non ho la più pallida idea di tutta teoria che sta dietro al compostaggio ne come farlo fatto bene... ci butto dentro tutto lo scarto vegetale, un po' di cartone, un po' di carta non colorata... ed è li, da un anno e mezzo, che non accenna a riempirsi. ;-)
Il resto dei rifiuti li separiamo tutti, mentre il sacchetto dell'indifferenziata non si riempie mai, lo svuotiamo più che altro per abitudine una volta ogni tanto...
Separo vetro, lattine, carta e imballaggi in plastica e li porto nei cassonetti una volta al mese o due. In totale ai rifiuti dedichiamo 2 metri quadri, uno per l'umido e uno per i secchi.

Questi post di Bardi mi piacciono molto perché vogliono aprire nuovi modi di gestire i rifiuti.
Secondo me il "rifiuto" è un concetto DEMENZIALE.
Dimostra solo l'imbecillità di questo sistema. Tutto quello che butto l'ho PAGATO, ho utilizzato risorse, e sarei veramente CRETINO a distruggere ciò che IO non utilizzo.

Forse siamo solo troppo impegnati a soddisfare i NOSTRI bisogni (indotti?) per pensare che facciamo parte di una comunità e che la comunità vive in un ambiente.
Quello che non serve a me servirà a qualcun altro. Con questo vorrei dire che mi piace regalare ciò che non utilizzo all'amministrazione comunale, spero che sia sufficientemente saggia da amministrare le mie materie seconde per bene in modo tale che io debba pagare meno tasse o ricevere in cambio più servizi. ;-)

Ivo Quartiroli ha detto...

Ho appena letto un interessante articolo If I'm not a consumer, who am I? che parla di come le identità della nostra civiltà si sono definite in termini di essere consumatori.

Anonimo ha detto...

D'accordo con Daria&amp&Marco...
Il compostatore elettrico può essere un oggetto interessante, ma mi pare una toppa ad un sistema difettoso, come ce ne sono altre:
Quello che una volta faceva la natura e ora non ce la fa più... lo bisogna fare artificiosamente. Ne "i limiti dello sviluppo" questo è un chiaro sintomo del collasso. Altre toppe:
L'asilo nido è una toppa ad un sistema che non permette più una vita famigliare decente. Bisogna lavorare di più, con gli straordinari detassati.
Il sequestro della CO2 che in natura fanno le piante. La climatizzazione di case costruite in modo indecente.
Spendere energia per fare un lavoro "naturale" è un controsenso e un brutto segnale.
Un agricoltore mi disse che lui il compost regalato dal consorzio non lo usa, perchè sono rifiuti.
Inoltre deve spargerlo per il campo con una pala, e ogni ora di lavoro sono 25 litri di gasolio.
Va bene. Allora continuiamo ad avere il campo di argilla-cemento, e a spargere concimi chimici con gli stessi consumi! BAH.

JAS

eug1971 ha detto...

Caro Ugo,
Credo che la segatura possa essere usata nel compost solo se proveniente da lavorazione di legni non trattati, esattamente come il cippato che per il solo fatto di dover essere bruciato in stufe domestiche non è addizionato a colle e solventi ma prodotto da trucioli grezzi per semplice compressione meccanica.
Segature di multistrati e/o truciolati e/o tamburati e/o laminati, cioè tutti quegli scarti da legnami commerciali, destinati alla costruzione di mobili, strutture o arredi urbani contengono colle, solventi, battericidi, funghicidi ed una serie di sostanze di sintesi, utili per rallentare la decomposizione del legno e che probabilmente non sono un buon terreno di coltura per i microorganismi. Prova ad utilizzare della terra, che invece contiene proprio quei microorganismi che servono.
Io sto sperimentando una forma di compostaggio ad investimento zero sia in termini di denaro per acquistare la macchinetta che di spazio per tenere una compostiera tradizionale, utile per ambientalisti volenterosi residenti in zone dove non si effettua la raccolta dell'organico. L'idea era capire empiricamente se la cosa è fattibile in balcone anche da chi non ha il giardino e non può tenere una compostiera.
Molto semplicemente si gettano gli avanzi in un vaso di terracotta che è una via di mezzo tra il legno della compostiera tradizionale e la plastica che non traspira. Con un attrezzo da giardino appuntito (io uso un trapiantatore) si sminuzza periodicamente il materiale e lo si rimesta, poi lo si copre con uno strato di terra e si riparte più sopra. Ogni tanto è bene eliminare il percolato che si forma nel sottovaso (va benissimo innaffiarci i fiori) e rovesciare il contenuto in un altro vaso perchè altrimenti la zona più profonda marcisce.
Dopo circa un anno di sperimentazioni posso dire che il compost si può produrre anche in questa maniera e che può essere usato per rinnovare il terriccio dei vasi sul balcone, invece di comprare il classico sacchetto del supermercato o il flacone del "concime universale", che come ben sanno i cultori dei fiori in vaso è essenziale per non vedere piante sempre meno floride.
Purtroppo il problema degli odori anche con questo sistema mette a dura prova il matrimonio, molto peggio della tua macchinetta, in particolare in estate, quando sarebbe bene interrompere la pratica anche per non far incaXXXare i vicini (un giorno, dopo una pioggia estiva abbondante il percolato è gocciato sulla tenda parasole di sotto, per fortuna il vicino si è autoconvinto che fosse caffè e che io dovevo fare più attenzione quando bevo il caffè sul balcone, naturalmente gli ho detto che era proprio così, caffè)
In sei mesi ho riempito una decina di vasi, in totale 1 mq X 30 cm ovvero 0,3 mc di compost, di cui un buon 25% è terra di riporto da vecchi vasi esausti. Quindi la tipica produzione domestica di avanzi organici è sovrabbondante per le necessità dei vasi in balcone. Ci si può permettere di non compostare, anzi lo sconsiglio vivamente, avanzi che potrebbero peggiorare il problema degli odori, come pesce, grassi animali, resti di cibi cucinati, ma limitarsi a scarti di frutta e verdura, possibilmente non troppo umidi, le bucce di anguria sono assolutamente mefitiche e possono preludere al divorzio.
Con questo sistema abbiamo ridotto parecchio i rifiuti nel sacchetto non riciclabile, i vasi così preparati sono rigogliosi e vi sono cresciuti pomodori e patate di dimensioni accettabili. Lattughe e radicchi stanno venendo su benino per essere in vasi 30X30.

Ugo Bardi ha detto...

Si, questa è anche la mia interpretazione: probabilmente la segatura che si compra al supermercato contiene residui di colle e/o vernici ed è questa la ragione per la quale uccide i batteri.

Per quanto riguarda il compostaggio nel vaso, in effetti ci sono tanti modi per compostare. A molti commentatori ha dato fastidio, in effetti, che la macchinetta della NatureMill sia elettrica. Personalmente non capisco questa posizione, a meno che uno non viva in una capanna a lume di candela. Comunque, se proprio uno vuole, la macchina si potrebbe benissimo modificare per farla andare con una manovella, oppure magari a molla. Dipende dal posto disponibile, da tante cose, ma ci sono infinite possibilità. In effetti, stavo già ragionando su un sistema a basso costo da proporre per le favelas brasiliane, dove hanno orti comunitari e cercano compost in loco.

Ah.... suggerisco di mischiare un po' di cippato al compost, assorbe umidità, elimina i cattivi odori e dovrebbe anche far sparire il percolato

roberto ha detto...

per me che ho un giardino il compostatore elettrico non serve. potrebbe servire a chi non ha il giardino , ma poi col compost che ci fa? oltretutto i macchinari elettrici si rompono e diventano rifiuti a loro volta.

e' un mondo difficile!!
roberto de falco

Giorgio ha detto...

Buon giorno
Sono interessato ad acquistare la macchina per il compostaggio dei rifiuti domestici.
Da quanto ho capito questa è in vendita solo in America.
Possibile che non esista un importatore italiano che ne garantisca il funzionamento e la manutenzione della stessa?
Qualcuno mi puo' aiutare?
Grazie
Giorgio

Anonimo ha detto...

Per sapere veramente se l'utilizzo di tale compostatore elettrico sia ecologico o meno, bisognerebbe analizzare il suo ciclo di vita e sommare tutti gli impatti ambientali derivati dalla sua progettazione, produzione, utilizzo e smaltimento finale (impatti in termini di materie prime necessarie, energia, inquinamento). Poi bisognerebbe sapere quanto compost sia ragionevole produrre mediamente nel corso della sua vita utile. A questo punto, potremmo sapere l'impatto ambientale di 1 kg di compost prodotto con la macchinetta. Dovremmo confrontarlo con le possibili alternative:
- quanto costa in termini di impatto ambientale 1kg di compost derivato dal compostaggio industriale dell'umido domestico?
- quanto costa in termini di impatto ambientale 1kg di compost prodotto da un compostatore autocostruito in giardino con materiali di recupero, oppure scavando una fossa direttamente nel terreno?

A spanne mi sembra un giocattolo dannoso, diseducativo e maliziosamente travestito da "verde".

Paolo Di Carlo

filippo ha detto...

Anch'io mi sono interessato per l'acquisto e dalla NatureMill mi hanno detto che hanno aperto un distributore esclusivista, che ha già comperato i prodotti e inizierà la commercializzazione a Dicembre 2009. Il portale del distributore sarà www.ilmiocomposter.it ed è già possibile contattare il venditore alla mail naturemill@ilmiocomposter.it.
Mi hanno anche spiegato che in Italia verrà distribuito il nuovo modello "XE", potenziato e migliorato.

filippo.repetto ha detto...

Il compostatore naturemill da oggi è in vendita a Genova presso la formica! www.ecoformica.it

filmar-it ha detto...

Il sito della NatureMill in Italia è www.composterdomestico.it

Flavia ha detto...

Anch'io faccio il mio compostaggio in giardino semplicemente ammucchiando gli scarti vegetali e ricoprendoli di pacciamatura, ma mi rendo conto che in città questo è più complicato. Sono però contro l'uso delle macchine, destinate a rompersi e a ceare altra immondizia e che funzionano consumando elettricità.
Ultimamente ho conosciuto il bokashi, con un sistema brevettato da un giapponese che sembra semplice e funzionale, semplicemente accelerando il processo con microsganismi.
Sicuramente ad un prezzo più accessibile.

http://www.embio.it/catalog_1/index.php?cPath=1_58&language=it&gclid=CJry9dfI3KQCFQWS3wod9mQoLA