martedì, dicembre 16, 2008

Province e conformismo

Con questo articolo, prendendo spunto dal dibattito in corso per l’abolizione delle Province, intendo criticare il conformismo, una caratteristica specifica di tutte le società di massa, particolarmente presente in quella italiana.
Da qualche tempo, la soppressione della Provincia sembra essere diventata la chiave di volta della risoluzione di tutti i problemi del paese. Attorno a questo argomento, alcuni organi di stampa e giornalisti di grido specialisti della lotta alla “casta”, ne hanno fatto addirittura una battaglia di civiltà, subito ripresa da epigoni ed esegeti nel mondo della politica. La reiterazione continua di un concetto, specialmente se proveniente da fonti autorevoli, ha il magico effetto nell’opinione pubblica di trasformarlo in una verità incontrovertibile. Ci si adegua cioè, in maniera conformistica, alle opinioni altrui e nascono i cosiddetti “luoghi comuni”.
Ma cerchiamo di analizzare in maniera critica e documentata la questione, per capire se sia effettivamente fondata su basi solide e motivate.
I dati necessari per costruire un quadro analitico sono disponibili nella “Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza Pubblica” predisposta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Se esaminiamo la spesa dello Stato in rapporto a quella degli enti locali, scopriamo che nel 2005, lo Stato ha speso, al netto dei trasferimenti agli Enti Locali, 360.474 Milioni di euro, le Regioni hanno speso al netto dei trasferimenti a Comuni e Province, 141.143 Milioni di euro, i Comuni hanno speso 91.745 Milioni di euro, le Province hanno speso 14.214 Milioni di euro, per una spesa pubblica complessiva di 607.576 Milioni di euro. Quindi, le Province contribuiscono per appena il 2,34% alla spesa pubblica totale, lo Stato il 59,33%, le Regioni il 23,23% e i Comuni il 15,10%. Se si esamina la sola spesa degli Enti locali, le Province contribuiscono per il 5,75%, le Regioni per il 57,12% e i Comuni per il 37,13%.
Quindi, prima considerazione, la soppressione dell’ente Provincia produrrebbe quasi un “buco nell’acqua”, perché la stragrande maggioranza della spesa pubblica è sostenuta da Stato, Regioni e Comuni. Seconda considerazione, se ci limitiamo ad analizzare la spesa dei soli Enti Locali, occorrerebbe aggredire prioritariamente quella di Regioni e Comuni, ad esempio riducendo gli sprechi nella Sanità e procedendo all’accorpamento, almeno a livello di funzioni, della miriade di piccoli Comuni presenti sul territorio nazionale.
Ma facciamo un ulteriore passo avanti nell’analisi, approfondendo le singole voci di spesa delle Province. Come si vede nella tabella allegata, le principali uscite delle Province derivano da competenze in materia di Istruzione pubblica, Trasporti, Gestione del Territorio, Sviluppo Economico e Tutela Ambientale, cioè manutenzione di scuole e strade, pianificazione e finanziamento del trasporto pubblico locale, interventi di regimazione dei corsi d’acqua, gestione del demanio idrico, sostegni alle imprese, controlli e autorizzazioni ambientali ecc. Tutte funzioni connesse a esigenze reali, che in caso di soppressione delle Province, dovrebbero essere trasferite, insieme alle spese per il personale, a Regioni e Comuni. Ma le prime, sarebbero con ogni probabilità costrette ugualmente a decentrare gran parte di queste funzioni a un livello più vicino ai territori da amministrare e i secondi moltiplicherebbero sul territorio strutture attualmente concentrate nelle Province, come ad esempio gli Uffici per le autorizzazioni ambientali (scarichi in aria e nelle acque, rifiuti, rumore, VIA ecc.). Si perderebbero cioè quelle economie di scala che un ente intermedio come la Provincia riesce a garantire. Per tutte queste ragioni, non è azzardato prevedere che la spesa possa aumentare anzichè diminuire.
L’unica voce di spesa che nel caso di abolizione delle Province sicuramente condurrebbe a un risparmio è quella relativa alle indennità politiche e al funzionamento degli organi politici. Dalla stessa tabella, ricaviamo la parte di spesa dedicata all’indennità politica, 190 milioni di euro. Anche ipotizzando di triplicare questa cifra per tenere conto delle spese di funzionamento degli organi politici, fate voi il conto di quanto siano in percentuale 600 Milioni di euro rispetto alla spesa pubblica complessiva di 607.576 Milioni di euro, e capirete che si tratta di una goccia nel mare. Vantaggi irrisori, che sarebbero del resto del tutto annullati dagli aumenti di spesa citati in precedenza. E allora, non ci resta che chiederci se tutto questo baccano sull’abolizione delle Province sia giustificato o invece contribuisca a nascondere i veri problemi della spesa pubblica, stornando l’attenzione dei cittadini dalle fonti effettive degli sprechi.

12 commenti:

Toufic ha detto...

Vuoi scommettere che anche sul taglio delle Province faranno un passo indietro rinviando tutto al 2010? La riforma della giustizia oblige :-)

Toufic

Paolo Stefanini ha detto...

Beh ! Potremmo rovesciare la questione,è il solito problema del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Se le provicie sono così poco rilevanti dovrebbe essere più facile eliminarle, o no ? E poi se non ricordo male la legge istitutiva delle Regioni prevedeva la scomparsa delle Provincie, o mi sbaglio ? a distanza di tanti decenni... Non vorrei che anche in questo caso ci fosse la "sindrome del NO nel mio giardino". Quando si parla di eliminare degli agglomerati burocratici fonti di spreco,di inutili perdite di tempo e quindi causa di danno economico c'è sempre chi dice : allora prima cominciamo da..... e così non cambia mai nulla. La Provincia è un piccolo centro di potere politico;posti di lavoro, centri di spesa, un esempio la gestione delle risorse economiche per i corsi di formazione. E infatti c'è la rincorsa a crearne di nuove,ed i partiti che in campagna elettorale , Pdl come il Pd, mettono nel programma l'abolizione delle Provicie poi se ne scordano subito dopo le elezioni. Poi ci sono una serie di costi collegati, non bisogna dimenticare che ad una Provincia è collegata una nuova Prefettura ed altre istituzioni, quindi la spesa si amplia. E devono inventarsi qualcosa da far loro fare, per giustificarne l'esistenza; vedi la famigerata Autorizzazione Unica, una valigia di documenti e 180 giorni di tempo per poter installare un impianto PV da 21 kwp. E' roba da urli. E' il trionfo della burocrazia inutile,autoreferente e deleteria.

MondoElettrico ha detto...

Più che un commento, una domanda. All'estero, in nazioni evolute quali la Germania, Francia, Inghilterra, Spagna Usa ecc. esistono e convivono simultaneamente enti paragonabili ai Comune+Provincia+Regione oltre che, naturalmente, Stato?

massimo

Terenzio Longobardi ha detto...

Stefanini, la tua risposta alle mie argomentazioni documentate mi sembra un pò qualunquistica. Non ho detto che le province sono poco "rilevanti". Sono la minore fonte di spesa del sistema nazionale della spesa pubblica, ma svolgono funzioni in gran parte necessarie, che in caso di abolizione dell'ente comunque altri dovrebbero svolgere, secondo me in maniera meno efficiente in termini di spesa. Poi, sono d'accordo di fermare il proliferare per motivi politici di Province inutili. Ma, se indico la luna, non guardare il dito.
Per quanto riguarda la domanda di Mondo Elettrico, mi risulta che in altri paesi europei esista un ente intermedio come la Provincia, ad esempio le Contee in Inghilterra.

Anonimo ha detto...

La stampa, le reti televisive e gli altro mezzi di comunicazione di massa sono sostenuti, completamente o in buona parte, dalla pubblicità. Per la precisione le reti pubbliche sono sostenute sia dalla pubblicità che dal canone mentre i giornali sono sostenute sia dal prezzo di vendita che dalla pubblicità. Le reti private invece sono sostenute completamente dalla pubblicità. Non conosco bene la situazione per quanto riguarda i mezzi di comunicazione che usano il satellite o altri mezzi.
Le aziende pagano la pubblicità in base alle persone raggiunte dai mezzi di comunicazione di massa.
Con la storia di Olindo e Rosa Romano che si è avviata a conclusione, con la storia dei due fratellini di Gravina di Puglia e quella della signora Franzoni e la morte del piccolo Samuele che ormai appartengono alla preistoria, bisogna trovare nuove campagne pubblicitarie che tengano incollate le persone alla televisione e li porti ad acquistare giornali.
Penso che la campagne contro chi guida in stato di ubriachezza e l’abolizione delle provincie si inquadrino in questa prospettiva e che, se proprio non le determino, almeno danno un grosso contributo al loro sorgere.
Armando

den ha detto...

Eliminare le provincie non cambierà granchè come bilancio, questo è certo. Riterrei comunque importante l'atto per quattro ragioni:

1. Dimostrazione di "buona volontà" da parte della classe politica, del rinunciare a carichi ed indennizzi di utilità veramente scarsa.

2. Rimuovere un insieme di duplicazione di incarichi che aumentano la burocrazia e confondono il cittadino, in quanto su vari aspetti la Provincia si sovrappone a competenze Comunali e Regionali.

3. Possibilità da parte dei Comuni di riaggregarsi in base volontaria, secondo esigenze di territorio. Già ad oggi la cosa viene fatta, ad esempio nelle mie zone segnalo "Terre D'Acqua" (http://www.cnaterredacqua.it/) e "La Bassa Romagna" (http://www.labassaromagna.it/), ma risultano associazioni in cui si concertano indirizzi, senza veri poteri decisionali né fondi a disposizione.

4. Corollario del precedente, il consentire ai Comuni del circondario dei capoluoghi di istituire politiche ad uso di propri cittadini, e non del capoluogo stesso - come fin troppo spesso accade, per questione di peso e di nome. Tra l'altro, spesso le politiche metropoli-centriche si sono dimostrate di grande inefficienza, specialmente sul fronte dei trasporti.

Anonimo ha detto...

Splendido post. Grandissimo Terenzio. Siamo un paese di pecore. Tutto dovuto e soprattutto gratis. I sostenitori del federalismo (che non avremo mai) ha prodotto il taglio dell'ICI (tutti contenti, youppie!), questa storia ridicola delle province, il taglio dei trasferimenti al territorio, l'aumento del potere decisionale centrale a discapito della periferia (TAV, inceneritori...).
Qui si è totalmente perso, più che in passato, il contatto con la realtà (ma magari sono io).
Si risolvono i problemi tagliando a casaccio le prime cose che vengono in mente.
Ignoranza al potere.
Si magnifica la FRECCIA ROSSA, che per scarrozzare un centinaio di grandi managers (fondamentali) tra Roma a Milano manda a rotoli il poco importante traffico dei pendolari. Spassoso. Tutti fermi ad aspettare il loro passaggio, a 200 euro andata/ritorno.
Saranno gli stessi personaggi che poi vanno in vacanza nell'hotel Versace di Dubai, con la spiaggia "refrigerata" (chiaro sintomo di collasso imminente).
Sembra che in Italia stiamo mantendendo tutti enti inutili che si divertono un sacco a sprecare.
Poi appena scendono 10 centimetri di neve, tutti senza catene a lamentarsi.
Tagliamo, tagliamo... bidelli, maestre, Prefetti, efficienza energetica, province...
L'importante è consumare e incenerire.
Quando si ha la polmonite, evidentemente non si va dal parrucchiere, ma a sciare.
JAS

Anonimo ha detto...

Longobardi: "La reiterazione continua di un concetto, specialmente se proveniente da fonti autorevoli, ha il magico effetto nell’opinione pubblica di trasformarlo in una verità incontrovertibile. Ci si adegua cioè, in maniera conformistica, alle opinioni altrui e nascono i cosiddetti “luoghi comuni”."

Tipo la favola de "Gli Italiani sono un popolo di vecchi, l'Italia si sta spopolando; abbiamo bisogno di immigrati e dobbiamo combattere le culle vuote incentivando le nascite"? Ovvero il mantra [fasullo] sul quale ritornano periodicamente i [menzogneri] dirigenti ed esperti di ogni colore e orientamento? La Verità Incarnata?

filippo ha detto...

sarà anche vero che 14 miliardi di euro sono solo il 2,34% della spesa totale (visto sotto un altro aspetto si tratta di circa 1/43 del totale, che comunque non è poco).
se questi soldi fossero disponibili per altri scopi, potremmo sperare di pagare qulche tassa in meno, o avere una ricerca scientifica leggermente più da paese industrializzato, o avere infrastrutture più moderne, o scuole meno fatiscenti, o...

Anonimo ha detto...

Articolo interessante, ma devo dire che è sempre la solita storia. Ogni volta si finisce sempre con la classica "goccia nel mare", e così non si fa mai nulla. A parte che 600 milioni di euro non sono bruscolini, con questo tipo di filosofia non si va da nessuna parte. Che ci siano altri sprechi ecc non metto in dubbio, ma da qualche parte bisogna partire e, soprattutto, non è una buona scusa per lasciare le cose così come stanno. Vedrà che qualunque spreco si voglia andare a toccare troverà sempre qualcuno che userà questo tipo di argomentazione per spostare l'attenzione su altro.
Mi piacerebbe, comunque, che il legislatore non si fermasse alla sola abolizione delle provincie. C'è tutto da riformare. Penso ci siano anche troppe regioni. Che senso ha avere regioni come Molise o Valle d'Aosta? Che senso ha avere le provincie autonome (preciso che vivo in provincia di Trento)? Che senso ha avere comuni di qualche migliaia di abitanti? Il mio comune, ad esempio, ha superato solo da poco i 3000 cittadini. Trovo scandaloso che ci siano comuni così piccoli. Fosse per me accorperei tutti i comuni della valle in due soli grandi comuni. Non ha senso questa polverizzazione. Serve solo ad avere decine di persone che vivono di politica. Questo e molto altro ancora... in Italia ci sarebbero così tante cose da abolire, tanti istituti ed uffici pubblici che servono solo a creare burocrazia inutile (strano che quando si parla di competitività delle aziende si finisce sempre con il pensare al costo del lavoro e della flessibilità, diventata precariato per come è stata concepita, e mai della burocrazia asfissiante).

UNISTAT ha detto...

"BUON ANNO A TUTTI... meno che a uno, anzi mezzo"!

Come sarà il 2009? Non c’è nessuno - ma per chi ci crede ci sono i soliti oroscopi - che abbia le carte in regola per formulare previsioni attendibili circa il nostro futuro prossimo. Non sappiamo se ci sarà un collasso dell’economia. Non sappiamo se la crisi durerà uno o più anni. Non sappiamo se il prezzo del petrolio salirà o scenderà. Non sappiamo se ci sarà inflazione o deflazione, se l’euro si rafforzerà o si indebolirà. Non sappiamo se gli Usa del nuovo-Presidente saranno diversi da quelli del Presidente-guerrafondaio. Non sappiamo se Istraele e Palestina continueranno a scannarsi per tutta la vita. Non sappiamo nada de nada! La stampa, i politici, i sindacati, tacciono! Stra-parlano soltanto di federalismo, riforma della giustizia, cambiamento della forma dello Stato, grandi temi utopici che vengono quotidianamente gettati ad una stampa famelica di pseudo-notizie, mentre i veri cambiamenti si stanno preparando, silenziosamente, nelle segrete stanze. Comunque, anche se i prossimi anni non ci riservassero scenari drammatici, e la crisi dovesse riassorbirsi nel giro di un paio d’anni, non è detto che l’Italia cambierà davvero sotto la spinta delle tre riforme di cui, peraltro, si fa fino ad oggi solo un gran parlare. Del resto, non ci vuole certo la palla di vetro per intuire che alla fine la riforma presidenzialista non si farà (e se si farà, verrà abrogata dall'ennesimo referendario di turno), mentre per quanto riguarda le altre due riforme - federalismo e giustizia - se si faranno, sarà in modo così... all'italiana che porteranno più svantaggi che vantaggi: dal federalismo è purtroppo lecito aspettarsi solo un aumento della pressione fiscale, perché l’aumento della spesa pubblica appare il solo modo per ottenere il consnenso di tutta "la casta", e poi dalla riforma della giustizia verrà soltanto una "comoda" tutela della privacy al prezzo di un'ulteriore aumento della compra-vendita di politici, amministratori e colletti bianchi. Resta difficile capire, infatti, come la magistratura potrà perseguire i reati contro la pubblica amministrazione se "la casta" la priverà del "fastidioso" strumento delle intercettazioni telefoniche. Così, mentre federalismo, giustizia, presidenzialismo, occuperanno le prime pagine, è probabile che altre riforme e altri problemi, certamente più importanti per la gente comune, incidano assai di più sulla nostra vita. Si pensi alla riforma della scuola e dell’università, a quella degli ammortizzatori sociali, a quella della Pubblica Amministrazione. Si tratta di tre riforme di cui si parla poco, ma che, se andranno in porto, avranno effetti molto più importanti di quelli prodotti dalle riforme cosiddette maggiori. Forse non a caso già oggi istruzione, mercato del lavoro e pubblica amministrazione sono i terreni su cui, sia pure sottobanco, l’opposizione sta collaborando più costruttivamente con il governo. Ma il lato nascosto dei processi politici che ci attendono non si limita alle riforme ingiustamente percepite come minori. Ci sono anche temi oggi sottovalutati ma presumibilmente destinati ad esplodere: il controllo dei flussi migratori, il sovraffollamento delle carceri e l'emergenza salari. Sono problemi di cui si parla relativamente poco non perché siano secondari, ma perché nessuno ha interesse a farlo. Il governo non ha interesse a parlarne perché dovrebbe riconoscere un fallimento: gli sbarchi sono raddoppiati, le carceri stanno scoppiando esattamente come ai tempi dell’indulto e gli stipendi degli italiani sono i più bassi d'europa. L'opposizione non può parlarne perché ormai sa che le sue soluzioni-demagogiche - libertà, tolleranza, integrazione, solidarietà - riscuotono consensi solo nei salotti intellettuali. Eppure è molto probabile che con l’aumento estivo degli sbarchi, le carceri stipate di detenuti, i centri di accoglienza saturi, ed il mondo del lavoro dipendente duramente provato da un caro prezzi che non accenna a deflazionare, il governo si trovi ad affrontare una drammatica emergenza. Intanto, in Italia prosegue la propaganda dell'ottimismo a tutti i costi: stampa, sindacati e politica ci fanno sapere solo ciò che fa più comodo ai loro giochi, e "noi"- a forza di guardare solo dove la politica ci chiede di guardare - rischiamo di farci fottere. Buon Anno!

Ste69 ha detto...

Questo grande affare di eliminare le provincie mi rictda molto gli affaroni che abbiamo fatto col privatizzare le poste e le ferrovie,
adesso sì che funzionano benissimo e costano pochissimo, per alitalia si vedrà ma le premesse non sono buone.

beeeee......