lunedì, luglio 16, 2007

Perchè i politici sono ignoranti


Venerdi' scorso ero a un convegno sull'energia e il clima organizzato in una città della Toscana. Come succede sempre, hanno parlato per primi il sindaco e i vari assessori e rappresentanti politici. Dopo di che, iniziava la parte più "tecnica" del convegno, dove mi capitava di essere il primo dei relatori. Appena mi sono alzato per parlare, il sindaco ha salutato e se n'è andato.

Non faccio una colpa particolare a questo sindaco; è una cosa che mi succede sempre. I politici arrivano, fanno il loro saluto e poi, quando arrivo io, si alzano e se ne vanno. Mi è capitato una volta di avere il presidente della regione Toscana, Claudio Martini, in platea proprio davanti a me mentre ero sul palco fra gli oratori. Mi sono detto, "vediamo se riesco a fargli capire qualcosa della situazione petrolifera". Appena ho avuto il microfono in mano, si è alzato e se n'è andato.

Credo di poter escludere che sia io in particolare a fare questo effetto ai politici. Mi dicono tutti che succede sempre così; i politici, semplicemente, non stanno a sentire le relazioni tecniche. Rimangono solo se proprio c'è qualche "peso massimo" a parlare, magari Rubbia o Rifkin. Ma anche in quei casi, spesso li ho visti distratti a parlare fra di loro più che a sentire la presentazione.

A parte il poterli considerare dei maleducati, questo ha delle conseguenze ben più importanti che ferire l'orgoglio dei conferenzieri non politici. Ormai comincio a conoscere i politici: con qualche lodevole eccezione le loro fonti di informazione vengono quasi esclusivamente dai giornali e dalla televisione, oppure da altri politici. Ora, succede che i giornali e la televisione, a loro volta, prendono le loro informazioni in gran parte dai politici. Il risultato è un circuito auto-referenziale dove si continuano a ripetere sempre le stesse cose.

La conseguenza è che quasi tutti politici hanno una visione del mondo estremamente ristretta. Non si immaginano neanche l'esistenza di cose che, invece, sono abbastanza ovvie per chi ha una formazione di tipo scientifico e si interessa di problemi globali. Questa loro ignoranza si manifesta a volte con delle reazioni aggressive che vengono fuori quando, per caso, vengono messi di fronte a un tipo di visione della quale sospettano solo vagamente l'esistenza.

Questo tipo di reazione aggressiva è venuta fuori un paio di volte a questi convegni. Ho già raccontato in una nota precedente come, un paio di anni fa, il segretario di ASPO-Italia, Toufic el Asmar, sia stato aggredito verbalmente da un politico quando aveva affrontato il problema del riscaldamento globale. In questo caso, il politico in questione, un ex-onorevole di area DC, si trovava in platea soltanto perché la conferenza era per caso a pochi metri da casa sua. A me è successo pochi mesi fa il caso di un politico (onorevole di area ulivista-ambientalista) che è arrivato un po' in ritardo e pertanto ha dovuto sorbirsi per forza la mia conferenza. Dopo di che, quando ha parlato, si è sentito in dovere di iniziare dicendo che "si trovava in completo disaccordo con il professor Bardi" dato che "i prezzi del petrolio si erano abbassati" (!!).

In entrambi i casi, non si tratta di reazioni dovute a maleducazione innata. Sono, più che altro, reazioni "di pancia" dovute alla sorpresa di trovarsi di fronte a qualcosa di inaspettato. Era chiaro che l'ex onorevole che era saltato addosso (verbalmente) a Toufic el Asmar, non aveva mai visto una presentazione scientifica seria sul riscaldamento globale. Allo stesso modo, era chiaro che l'onorevole che mi aveva così perentoriamente contraddetto in pubblico non aveva la minima idea dell'andamento dei prezzi del petrolio, altro che per quei frammenti di notizie che aveva raccattato qua e la in TV o sui giornali. Insomma, dei begli ignoranti tutti e due, ma probabilmente non delle eccezioni nel loro ambiente.

Ora, è di moda prendersela con i politici, quelli che Beppe Grillo chiama "i nostri dipendenti". Senza esagerare, è vero che c'è evidentemente un problema. La maggior parte di loro - sempre con qualche lodevole eccezione - non ha la minima idea di quali siano i veri problemi e questo deve rendere senz'altro piuttosto difficile governare efficacemente un paese. D'altra parte, è anche vero che l'ignoranza dei politici è solo un sintomo di un problema fondamentale: la società moderna è talmente complessa che è diventato quasi impossibile gestirla.

Certo, l'autoreferenzialità della politica attuale non facilita il problema. Immagino che quando la regina Maria Antonietta di Francia disse che se il popolo aveva fame poteva mangiare briosce lo fece perché non aveva la minima idea di cosa succedesse fuori della reggia di Versailles, dove nobili dell'epoca passavano il tempo a parlarsi fra di loro. La storia della delle briosce di Maria Antonietta è quasi certamente una leggenda, ma rende bene l'idea del problema dell'autoreferenzialità in politica.

Alla fine, troppa autoreferenzialità fa perdere la testa, cosa che in certi casi storici è avvenuto anche in termini letterali. Auguriamoci che non succeda niente del genere ai nostri tempi, ma come minimo bisognerebbe suggerire ai nostri politici di informarsi un po' di più su quello che succede anche oltre quello che c'è scritto sui giornali.






/

14 commenti:

frank galvagno ha detto...

Sono d'accordo!!!

La mia convinzione è che la politica presa da sola (isolandola, cioè, dai meccanismi fondamentali, che sono più rigorosi di quel che appaiono ai più) non sia assolutamente in grado di affrontare i problemi reali.

Ci vorrebbero dei governanti tecnici e multidisciplinari.

Il problema pratico, secondo me, è che avviare una transizione radicale ed epocale di questo tipo sia ESTREMAMENTE DIFFICILE, proprio perchè è difficile collegare i retaggi del passato con i progetti innovativi per il futuro.

I politici dal presente sono ben attaccati al passato. Proporre idee innovative e, ancor di più, IMPOPOLARI quali la decrescita e il deconsumo sono purtroppo biglietti da visita che quasi "firmano" l'autoesclusione (o autoespellimento) dai circuiti politici che "contano".

Il fatto che sia difficile non ci deve però far desistere...

Anonimo ha detto...

Ci vorrebe un governo tacnico:
- ministro della giustizia = un magistrato
-ministro della salute = un dottore e così via

Corrado ha detto...

Vedo che i commenti dicono una cosa radicalmente diversa dal post, e me ne preoccupo. Perché entrambi i commentatori dimenticano completamente il piccolo particolare della democrazia (un pessimo sistema, salvo che tutti gli altri sono peggiori). Sostituirla con una tecnocrazia è illusorio: chi stabilisce quali siano i "tecnici" bravi e giusti? Esiste una "tecnica" non opinabile quando si tratta di fatti umani come ad esempio l'economia? Luciano Gallino (valente sociologo ed economista) o Renato Brunetta (altro economista) al ministero del lavoro non sarebbero affatto la stesa cosa! E anche Bardi o Scaroni (non è un "tecnico" anche lui?) all'Energia non sarebbero la stessa cosa!
Insomma, mi sembra che il problema sia fare in modo che i politici siano COSTRETTI ad ascoltare i tecnici, e che il circuito della discussione democratica si ampli. E, possibilmente, bisogna che ci siano più "cambi di casacca" fra politica e tecnica. Ma senza perdere la necessaria fatica della democrazia...

Anonimo ha detto...

E' vero quello che dice Corrado i tecnici non sono la soluzione. Quando sento ad esempio il ministro dell'economia che ice "bisogna ridurre il debito ..." blà blà blà, quando sappiamo che il debito non esiste in quanto stampano la moneta dal nulla idebitando il popolo mi viene da ridere (piangere dipende)... se vi sembra strano cercate la parola signoraggio

Bricke ha detto...

I relatori tecnici dovrebbero mettersi d'accordo e salutare, magari ironicamente, il politico che se ne va.

Visto che è venuto a fare bella figura, gli darà fastidio che diventi il contrario. :)

Angelo ha detto...

Il post è piaciuto anche a me.

Io sono dell'opinione che il politico italiano sia un "professionista". Sono ben lontano dal giustificarli ma bisogna ammettere che la naturale diffidenza verso lo stato degli italiani (soprattutto la componenente meridionale, per ragioni storiche) ha portato alla formazione di questa figura professionale specializzata nella propaganda politica.

Sono sempre più convinto che il massimo degli sforzi li concentrino al momento delle elezioni, quindi prendono un po' le distanze dal mondo reale con le conseguenze che tutti sappiamo e che sono state esposte.

Frank Galvagno ha detto...

Corrado,
che i commenti dicano cose "radicalmente diverse" dal post, non mi sembra.
Che inseriscano sfaccettature collegate, questo sì (d'altronde, è lo scopo dei commenti).

Il post del prof. Bardi espone un problema di fondo: buona parte del politici non dedica la necessaria attenzione agli interventi dei tecnici. Vuoi per incompetenza, vuoi per indifferenza. La sostanza non cambia.

Nei commenti proponiamo una(fra le tante) possibile soluzione.

Che poi i tecnici non siano tutti uguali e ognuno abbia una sua "vision" hai perfettemente ragione, e gli esempi che fai calzano.

Ma le argomentazioni squisitamente tecniche, nel medio-lungo termine, giungono a una quadra; quelle solo politico/ideologico/polemico, più difficilmente.

Comunque, io parlo da "tecnico" (nel mio piccolo), non so tu...

Debora ha detto...

Sono d'accordo con Bricke, Ugo. Una battutina al politico che se ne va ci starebbe tutta.
Lo spiritaccio non vi manca,a voialtri, e le ragioni nemmeno...

Giovanni Galanti ha detto...

Capita continuamente anche a me, e mi è capitato anche con i politici dell'area verde... l'assurdo è che, da parte mia, invece cerco sempre di migliorare le mie argomentazioni, attribuendo il disinteresse dei politici alla non straordinaria "spettacolarità" della mia esposizione... (a quando un pò di pacata riflessione?).

Penso che i politici siano l'espressione degli elettori... abito in un quartiere di periferia, e dalle conversazioni occasionali, con il barista, il vicino, la padrona del cane amico del mio, la fornaia, la giostraia, il postino, il meccanico, i ragazzi del giardino tutta la sera a ruttare e farsi le canne, non posso che rilevare un abisso di ignoranza, protesta gratuita e indiscriminata, bestemmia e insulti... una sorta di "impotenza di massa" degli esclusi dalla conoscenza. I politici sono la loro migliore espressione (nel senso che potrebbero essere anche peggiori...).
I tecnici (e gli intelletuali, allora?) potrebbero sostituire i politici? Che domanda strana... Potrebbero invece i politici ascoltare i tecnici? Anche quelli che gli presentano scomode verità? Questa mi sembra una domanda più interessante (a cui ora non rispondo).
La gente in generale, i ragazzi, potrebbero interessarsi ai problemi reali, con l'aiuto dei tecnici? Potrebbero abbandonare la pulsione ad andare a schiantarsi con l'auto contro un palo o a falciare i loro coetanei sulle strisce? Penso di si... con un grande sforzo e con la simpatia verso la conoscenza...
I tecnici non sono tutti uguali? Ma che scoperta... ormai sono abbastanza vecchio, e credo di saper riconoscere i ciarlatani o gli asserviti... col beneficio del dubbio, prerequisito della conoscenza.
Grazie per il suo diario,
Giovanni

Ugo Bardi ha detto...

Debbi, il commento si può fare, ma dopo che il politico è andato via, non lo sente.... ;-)

mistergu ha detto...

Sono d'accordo con Giovanni Galanti: il politico "medio" (se fosse possibile definirlo) è l'espressione del cittadino "medio", ignorantello, superficiale e rozzo.
Siccome gli ignoranti sono la maggior parte, siamo semplicemente fottuti.
La colpa è della TV.

Corrado ha detto...

@Frank, le argomentazione tecniche non sempre arrivano a una quadra, quando gli aspetti politici ed economici sono troppo interrelati.
Comunque, quello che volevo dire con il mio commento era soprattutto un richiamo alla "fatica" della democrazia. In democrazia, i politici sono espressione di chi li vota, e infatti ne sono la fedele rappresentazione (inclusa l'ignoranza, come sottolineato qui da molti). E tuttavia la tecnocrazia resta peggio della democrazia. Il problema, mi sembra, è migliorare la democrazia. Ad esempio, usando i "sondaggi deliberativi", che consentono alle persone di informarsi prima di decidere. Oppure, cambiando il suffragio universale facendo votare anche i minori (da 0 a 16 anni per interposto genitore, dopo direttamente), come ha proposto recentemente Gad Lerner: un modo concreto per dare più peso al futuro rispetto al passato nelle decisioni politiche....

Frank Galvagno ha detto...

@ Corrado,
stiamo entrando nella sfera delle definizioni.

Nella mia vision la Tecnocrazia è la forma suprema di Democrazia.

Infatti l'approccio scientifico (quello sano) tende ad essere
- oggettivo
- reale
- avulso da interessi di parte.

La "Democrazia", almeno così come la conosciamo in Italia, è un qualcosa di molto teatrale e psicoemotivo. Ergo, assolutamente INUTILE (e controproducente)per gli scopi in gioco.

Chi si lega alla politica e a nient'altro, misconosce le leggi della Natura e mira puramente a crearsi "il posto"; come corollario, non ha molto da offrire.

Giovanni Scotto ha detto...

Salve,
ritengo l'immagine del triangolo "politici (incompententi) - cittadini (ignoranti-demotivati) - tecnici" troppo semplificatrice.
In Italia contrariamente ad altri paesi ci sono anelli intermedi del sistema che mancano o sono clamorosamente deboli. Due per tutti: una media borghesia che abbia la cultura come valore di riferimento, e un sistema mediatico degno di questo nome. Aggiungo il terzo anello, di cui faccio parte : un sistema dell'alta formazione che educhi alla comprensione del reale, alla scoperta e all'interpretazione seria dei fatti.
Per me, il messaggio piu' drammatico del post e' che il politico di turno confonde i dati con le sue personali opinioni o fantasie sulla realta'.
Come se io parlassi oggi con il mio termomentro e gli dicessi: "no, non sono affatto d'accordo che oggi a Firenze ci sono trentasei gradi!"