lunedì, luglio 02, 2007

150 anni fa, la spigolatrice di Sapri

Il 2 Luglio del 1857, esattamente 150 anni fa, con la morte di Carlo Pisacane falliva definitivamente l'impresa dello sbarco di Sapri che mirava a fomentare una rivolta contro il governo Borbonico.

E' una storia di follia e di sangue, come lo sono tante storie del genere; una storia di cui la propaganda si è impadronita, stravolgendo gli eventi e trasformando quei 300 "giovani e forti" in eroi che, probabilmente, non furono. Ma non c'è dubbio che Pisacane e i suoi erano gente che credevano in quello che facevano.

Carlo Pisacane, come tutti gli italiani del suo tempo, fronteggiava un problema che potremmo ridurre a un mero decidere a chi gli abitanti del Sud d'Italia dovevano pagare le tasse. Ma era ben di più di questo; era una questione di dignità, libertà e indipendenza di un intero paese.

Oggi, fronteggiamo un problema che potremmo ridurre a un mero decidere a chi gli Italiani debbano pagare la bolletta dell'elettricità. Ma è ben di più di questo; è una questione di dignità, libertà e indipendenza di un intero paese.

Siamo quasi completamente dipendenti dall'estero per le nostre necessità vitali, in particolare per l'energia. In qualunque momento, una crisi internazionale ci può mettere in ginocchio e farci dei danni immensi. Renderci indipendenti sarà probabilmente più difficile di quanto non fu ai suoi tempi abbattere il governo Borbonico, ma è possibile. L'Italia è il paese del sole, con il sole possiamo creare energia in abbondanza. Certo, dobbiamo investire sulle energie rinnovabili e questo è un sacrificio. Ma è un sacrificio ben inferiore a quelli che furono chiesti ai nostri antenati del Risorgimento.

Invece, una schiera di persone che non vedono a un centimetro oltre il proprio naso si perdono a a dimostrarci che le energie rinnovabili sono troppo care per noi. Ci ripetono come un disco rotto che le rinnovabili "non potranno mai" sostituire il petrolio o gli altri combustibili fossili. Ci dicono, "importiamo uranio e carbone dall'estero, così tutti i nostri problemi saranno risolti!"

Certo, continuiamo così e vediamo dove va a finire questo disgraziato paese. Senza risorse, ma soprattutto senza ideali, di sicuro non si va lontano. I tempi sono cambiati da quelli di Carlo Pisacane, ma l'ideale di un Italia (o di un Europa) libera e indipendente rimane. E' un ideale che oggi non può partire che dall'indipendenza energetica.


A 150 anni di distanza, possiamo rileggerci la poesia di Luigi Mercantini della spigolatrice di Sapri. E' propaganda, certo, e la storia che ci descrive è quasi tutta inventata. Ma ricordiamoci che dietro a questa poesia ingenua c'è stata gente che ha creduto e combattuto per un'ideale. Senza ideali, non si vince nessuna battaglia.


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2 luglio 1857 - 2 luglio 2007

Me ne andavo un mattino a spigolare

quando ho visto una barca in mezzo al mare:

era una barca che andava a vapore,

e alzava una bandiera tricolore.

All’isola di Ponza si è fermata,

è stata un poco e poi si è ritornata;

s’è ritornata ed è venuta a terra;

sceser con l’armi, e noi non fecer guerra.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti.


Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,

ma s’inchinaron per baciar la terra.

Ad uno ad uno li guardai nel viso:

tutti avevano una lacrima e un sorriso.

Li disser ladri usciti dalle tane:

ma non portaron via nemmeno un pane;

e li sentii mandare un solo grido:

Siam venuti a morir pel nostro lido.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti.


Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro

un giovin camminava innanzi a loro.

Mi feci ardita, e, presol per la mano,

gli chiesi: - dove vai, bel capitano? -

Guardommi e mi rispose: - O mia sorella,

vado a morir per la mia patria bella. -
Io mi sentii tremare tutto il core,

né potei dirgli: - V’aiuti ‘l Signore! -

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti.


Quel giorno mi scordai di spigolare,

e dietro a loro mi misi ad andare:

due volte si scontraron con li gendarmi,

e l’una e l’altra li spogliar dell’armi.

Ma quando fur della Certosa ai muri,

s’udiron a suonar trombe e tamburi,

e tra ‘l fumo e gli spari e le scintille

piombaron loro addosso più di mille.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!


Eran trecento non voller fuggire,

parean tremila e vollero morire;

ma vollero morir col ferro in mano,

e avanti a lor correa sangue il piano;

fin che pugnar vid’io per lor pregai,

ma un tratto venni men, né più guardai;

io non vedeva più fra mezzo a loro

quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!





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10 commenti:

Federico ha detto...

Con la caduta del Regno Delle Due Sicilie il popolo del Sud passò ad un condizione miserevole. Le condizioni di vita peggiorarono in maniera drastica e nacque il vero problema cha ancora oggi afflige il Sud Italia: Mafia/Camorra/'Ndrangheta. Il regno di Savoia mise a capo dei diversi paesi e delle diverse città del Sud gente spregiudicata, delinquenti che non si facevano scrupoli ad usare la violenza per sedare il malcontento popolare e nacque il connubio ancora indissolubile tra Mafia/politica (La cosa non meravigli più di tanto: la stessa identica cosa fecero gli americani quando sbarcarono in Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale: presero contatti con Lucky Luciano e i vari boss siculi e diedero loro il potere per tenere sotto controllo quelle zone)
Nacque l'emigrazione di massa. Fenomeno prima del tutto sconosciuto per le genti del sud; ebbe un'ampiezza tale da non trovare paragone negli altri stati del mondo (si parla di decine di milioni di persone). I partigiani li chiamarono Briganti e la verità travisata.

Ugo Bardi ha detto...

Beh, sulla questione che fu l'unificazione a rovinare il sud, c'è parecchio da discutere. Sotto certi aspetti è vero che il sud ne ebbe degli svantaggi, ma va anche detto che il declino dell'economia del sud era iniziato già da un pezzo per motivi strutturali e geografici. Il nord Italia aveva una cosa che il sud non aveva: vie d'acqua navigabili; cosa che permise di trasportare il carbone importato capillarmente e creare un tessuto industriale che era impossibile creare al sud.

A parte questo, comunque, non era il punto del mio post di glorificare l'unificazione; ma solo di far notare come la percezione di un ideale può far muovere la gente a fare cose che vanno al di la del profitto personale a breve termine.

Federcio ha detto...

Scusami se vado ancora fuori tema continuando a parlare del Regno delle Due Sicilie ma vorrei far notare che la storia ufficiale ha
sempre travisato i fatti. L'unità d'Italia si è fatta solo perchè lo Stato dei Savoia si trovava in una condizione di totale bancarotta a causa delle Guerre di Indipendenza ed aveva bisogno delle ricchezze del Mezzogiorno. I primati dell'era Borbonica sono stati tantissimi nel pur breve periodo della loro storia e conobbero l'apice con Ferdinando 2.
Un post di Beppe Grillo ha riportato all'attualità un argomento di cui solo una piccola nicchia di studiosi erano a conoscenza.
http://www.beppegrillo.it/2006/11/siamo_tutti_bor.html

Prego di leggere i commenti al post.

Per capire come è cambiata la condizione degli abitanti del Sud, se qualcuno riesce a comprendere la lingua napoletana, cerchi sui programmi di condivisione file due poesie di Ferdinando Russo: "O Luciano d'o Rre" (Il Luciano del Re) e "'O Surdato 'e Gaeta" (Il Soldato di Gaeta). Naturalmente ne esistono anche altre ma queste sono quelle più significative.

Scusami per essere uscito ancora fuori argomento, mi rendo conto che non era tua intenzione glorificare l'unificazione, ma ci tenevo soltanto a precisare certi apetti.

Ugo Bardi ha detto...

Non direi che è fuori argomento. Ho detto che non volevo glorificare il risorgimento proprio per tener conto della revisione interpretativa che se ne sta dando negli ultimi anni; perlomeno in certi ambienti. Secondo me, si rischia di far oscillare il pendolo troppo in direzione opposta; facendo dei Borboni degli eroi e di Garibaldi e dei piemontesi dei mascalzoni.

Ma l'argomento è interessante e per niente fuori tema. A mio parere, gli eventi politici hanno dietro delle ragioni strutturali economiche. Il regno di Napoli doveva essere in condizioni economiche e sociali veramente disastrose se è crollato così facilmente all'invasione di un avventuriero che era partito con 1000 uomini in tutto. Questa era la situazione ben prima l'invasione di Garibaldi che non fu certo la causa del declino del Sud.

Nel mio commento di prima, interpreto il declino economico del sud d'Italia come dovuto alla mancanza di fiumi navigabili. Il problema è rimasto fino a tempi recenti. Chissà che nel futuro l'energia solare non faccia rinascere il sud luminoso e invece crollare il nord nebbioso!

Anonimo ha detto...

"...Chissà che nel futuro l'energia solare non faccia rinascere il sud luminoso e invece crollare il nord nebbioso!..."

Al momento, l'energia solare (termica) scalda i bagni e le case di austriaci e tedeschi.

Il Sud luminoso, e con esso anche il resto d'Italia, sta a guardare. Purtroppo.

Ugo Bardi ha detto...

Non ci scoraggiamo. Probabilmente conviene di più fare energia elettrica solare in sicilia e venderla ai tedeschi via elettrodotto che farla in germania direttamente!

Federico ha detto...

Se dunque non vado fuori tema mi permetto di controbattere.

L'unità d'Italia si è conclusa velocemente per tre motivi principali:
- 1° La corruzione, ad opera del regno dei Savoia, degli ufficiali dell'esercito del Regno delle Due Sicilie (La famosa vignetta del soldato con la testa di leone, l’ufficiale con la testa d’asino, il generale senza testa) [PS. ci sono stati casi in cui i soldati si sono ribellati agli ufficiali corrotti]
- 2° la volontà di Francesco 2 di Borbone di far finire una guerra che avrebbe portato soltanto altra fame e distruzione al regno di Napoli.
- 3° la guerra non era soltanto Regno Sabaudo VS Regno delle due Sicilie. Il primo aveva dalla propria parte la Francia (Il regno Sabaudo era considerato dai francesi quasi una sorta di colonia di cui disporre a piacimento. Non dimentichiamo di quanto facilmente la distania dei Savoia abbia ceduto la propria città di origine alla Francia. I Savoia erano inoltre soliti parlare e scrivere in francese).
Come se non bastasse c'era anche l'Inghilterra.
(Conoscete la storia delle miniere dello Zolfo e di quanto gli inglesi se la presero a male?. Allo sbarco dei mille le navi dei garibaldini erano "scortate" da quelle inglesi: se un colpo delle navi della Marina Borbonica avesse anche solo scalfito le navi inglesi, l'Inghilterra sarebbe entrata in guerra).

In realtà la "guerra" è durata molto di più ed ha visto i Partigiani del Sud ("Briganti")
combattere per più di dieci anni.

Per i primati del Regno delle Due Sicilie in epoca Borbonica:
http://it.wikipedia.org/wiki/Primati_del_Regno_delle_Due_Sicilie

Ancora oggi si tenta di portare all'oblio i fatti del Risorgimento Italiano perchè considerati scomodi. Un esempio è il film del 1999 "Li chiamarono...Briganti", che pur vantando un cast di tutto rispetto, oggi è fuori da qualsiasi circuito commerciale.
http://it.wikipedia.org/wiki/Li_chiamarono..._briganti!

Con le mie parole non voglio dire Che il Regno dei Borboni era il Paradiso e quello Sabaudo l'Inferno. Voglio però sottolineare che le condizioni del popolo del Sud nel passaggio dall'epoca Pre a Post-Unitaria peggiorarono in maniera drastica e spaventosa.

Ugo Bardi ha detto...

E' un argomento di enorme interesse; ci sarebbe da discuterne per tomi interi. Comunque, ci sono due scuole di pensiero. Una dice che il Sud era in crisi economica e sociale già prima dell'invasione Piemontese; un'altra che la crisi fu causata, o perlomeno fortemente aggravata, dall'invasione Piemontese.

Io sono dell'opinione che il Sud era politicamente e economicamente "cotto" quando arrivò Garibaldi, ma è possibile che i Piemontesi abbiano fatto ulteriori danni.

Certo, le guerre vanno come vanno e c'è un elemento di aleatorietà che nessuno può prevedere. Se Garibaldi fosse scivolato scendendo dalla nave e avesse battuto la testa in uno spigolo, chissà....

Suggerirei comunque di non fidarsi di facili generalizzazioni come i "primati" borbonici citati su wikipedia o le sparate di Beppe Grillo. Ci vogliono dati seri per discutere di questi argomenti e, se qualcuno vuole, ho un articolo interessante in proposito:

The North-South Differential In Italian Economic Development
Richard S. Eckaus
The Journal of Economic History, Vol. 21, No. 3. (Sep., 1961), pp. 285-317.

Se qualcuno ne vuole una copia, mandatemi la vostra email a ugo.bardi@unifi.it che ve lo spedisco.

Dai dati di Eckaus, si evince abbastanza chiaramente che il Sud stava perdendo il contatto con il Nord; era in grave crisi produttiva e economica. Non ci facciamo confondere dalla leggenda diffusa che il Piemonte "era in bancarotta"; semmai lo era il sud.

Beh, uno di questi giorni da questa storia ci faccio un post completo. Il bello dell'universo è che ci sono tante cose da imparare!

Federico ha detto...

Se permetti dunque anche io suggerisco un libro che "da una visione dell'Italia preunitaria decisamente a favore dei Borboni"

http://www.ilportaledelsud.org/rec-ressa.htm
il file è zippato.

Il libro è scaricabile gratutitamente per concessione dell'autore ed aggiornato al 2007.
Per ogni primato ed informazione sono citate le fonti.

Ciao.

Ugo Bardi ha detto...

Grazie per la segnalazione del libro di Ressa; me lo sono letto ed è interessante con molti resoconti storici ignorati dalla storiografia ufficiale. Per quanto riguarda l'economia, è debole; più che altro descrizioni con pochi dati quantiativi, ma comunque interessante da leggere anche il quel settore.

Purtroppo ne' Ressa ne' Eckaus e neppure, che io sappia, la maggior parte degli storici dell'economia riescono a rendersi conto dell'importanza dei fattori geografici strutturali che hanno condannato il Sud al declino. Più cose imparo, più mi convinco che la geologia determina la politica.