venerdì, luglio 20, 2007

Lo Tsunami Economico

A lle volte ci danno di catastrofisti; allora cosa dovrebbero dire di questo comunicato di Eurispes del 12 Luglio? (vedi più in basso)

Impoverimento generalizzato, indebitamento alle stelle, problemi di liquidità non più alla quarta ma alla terza settimana del mese, poveri in giacca e cravatta, ganasce fiscali che ti sequestrano la casa per una multa. Se in base ai dati Istat l'inflazione nel quadriennio 2001-2004 è cresciuta del 9,8 per cento, secondo i dati Eurispes è cresciuta invece del 22,2 per cento nello stesso periodo. Insomma, una specie di tsunami economico che si è abbattuto sul nostro paese colpendo soprattutto una fascia di classe "media" che si trova sempre più proiettata verso la povertà.

La cosa più sorprendente di questi comunicati non è tanto il loro contenuto, quanto la mancanza di reazioni significative. La gravità della situazione viene negata sulla base di ragionamenti superficiali ("i ristoranti sono pieni", oppure, "guardate quanta gente va in vacanza"); le cause citate sono altrettanto superficiali ("è tutta colpa dell'Euro", "E' colpa della Cina") e, quanto ai rimedi, non si va molto più in la di proporre la riduzione delle accise sui carburanti o qualche ulteriore liberalizzazione di questo o quel servizio.

Sembra che ben pochi siano interessati ad approfondire sulle cause profonde di questa situazione. Ma non potrebbe lo tsunami economico essere dovuto all'incremento generalizzato dei costi delle materie prime? Niente di strano che un'economia come la nostra, basata sulla trasformazione, vada in crisi profonda per questa ragione. Se le materie prime costano di più, ne consegue che dobbiamo pagare (e lavorare) di più per continuare a produrre come prima. Il PIL magari continua ad aumentare, ma a costo di un impoverimento generalizzato di chi questo PIL lo produce.

Se così stanno le cose, ci vuole ben altro che prendersela con l'Euro o ridurre le accise sulla benzina per rimettere le cose a posto.

Leggete e giudicate voi. (vedi anche la discussione su "repubblica")

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da www.eurispes.it (per accedere all'originale, cliccate su "comunicati stampa", questo è del 12 Luglio 2007)

Problemi di famiglia
Senza rete: la famiglia di fronte alla crisi del welfare

L'Eurispes ha presentato oggi lo studio "Problemi di famiglia": Senza rete: la famiglia di fronte alla crisi del welfare, in collaborazione con Federcasalinghe.

Per primi lanciammo un segnale d'allarme nell'agosto del 2002 denunciando un'inflazione galoppante all 8%, dichiara il Prof. Gian Maria Fara, Presidente dell'Eurispes. Subimmo per questo dure critiche e contestazioni da parte del governo di allora. Ma per noi l'inflazione non è nè di centrodestra nè di centrosinistra. E i nostri dati si sono rivelati esatti. Oggi, a distanza di cinque anni, segnaliamo nuovamente, sperando in una maggiore capacità di ascolto della politica e delle Istituzioni, che l'inflazione, dopo un periodo di stasi, sta tornando a crescere più di quanto indicato dalle statistiche ufficiali.

Sono sempre più numerose le segnalazioni che riceviamo dai cittadini, che confermano una condizione di disagio diffuso, e ci sollecitano a riprendere i temi del costo della vita e dell'impoverimento delle famiglie.

Ne sono un chiaro indicatore le notizie che ci giungono dal territorio, dove le nostre sedi sono in stretto contatto con la rete della Caritas. Aumentano coloro che usufruiscono delle mense: sempre meno immigrati, sempre più italiani. Aumenta anche la consegna dei pasti a domicilio. Tutti segnali di una povertà che mostra un suo pudore.

Insomma, quella di oggi è una Italia a due economie. Una economia delle famiglie ed una economia delle imprese. Da un lato, si assiste alla crescita del PIL, sostenuta prevalentemente dalle esportazioni e non dai consumi interni, dall'altra, all'assenza di redistribuzione della ricchezza prodotta alla popolazione. Manca insomma una condivisione della crescita che, per il momento, si risolve ad esclusivo vantaggio delle imprese.

E' l'Italia dei poveri in giacca e cravatta e di quanti, moltissimi tra i cittadini, si trovano a subire non più la sindrome della quarta settimana, ma quella terza settimana.

In più si è verificato un indebitamento clamoroso delle famiglie per l'acquisto della casa. E anche in Italia si iniziano ad avvertire i primi segnali di disagio che si concretizzano nel fenomeno dell'insolvenza.

Occorrerebbe quindi, conclude il Presidente, attuare delle politiche fiscali che sposino il sistema francese basato sul quoziente familiare e quindi sulla divisione dell'imponibile per numero dei componenti.

Anche dalla nostra rete sul territorio, dichiara l'on. Federica Rossi Gasparrini, Presidente di Federcasalinghe ci giungono continue segnalazioni del disagio e delle difficoltà economiche vissute dalle nostre associate. Infatti, le donne hanno il duro compito di far quadrare i conti della famiglia e devono combattere quotidianamente con un aumento dei prezzi, sottovalutato quando non ignorato dai media.

Un numero sempre crescente di famiglie è assediato da una comunicazione martellante che spinge verso un sempre maggiore indebitamento. Basti pensare che la pubblicità delle finanziarie è aumentata del 28% negli ultimi anni ed oggi rappresenta un fenomeno sfacciato.

A chiudere nella morsa del debito i cittadini è intervenuta in aggiunta la normativa del 2005 relativa alle cosiddette "ganasce fiscali" per alcuni particolari debiti (multe, bollette, etc).

Il cittadino può essere sottoposto a queste misure: da dieci a quindici euro, che è il limite minimo, si riceve un sollecito di pagamento; dai 55 euro si può arrivare al fermo dell'auto; da 500 a 2.000 euro si procede all'ipoteca della casa.

Sono 8 milioni e mezzo le casalinghe in Italia che non hanno reddito e che nessuno vuole ascoltare.

Oggi una discesa in piazza rumorosa non è più contenibile. Basti pensare che se tutte le casalinghe italiane si iscrivessero alle liste di collocamento, gli indici di disoccupazione andrebbero in tilt.

Il nostro obiettivo è quello di istituire con il Ministro del Lavoro, analogamente a quanto avviene sul tema delle pensioni, un tavolo della concertazione del lavoro familiare, valido non solo per le casalinghe a tempo pieno, ma anche per coloro che lo sono a tempo parziale.


Roma 12 Luglio 2007

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Ugo, queste sono tendenze di lungo periodo, non di oggi, sono cominciate negli anni '80, e in un paese così culturalmente e politicamente fragile come l'Italia hanno provocato quello che è sotto gli occhi di tutti e che, in queste dimensioni, si era visto, per poco tempo peraltro, solo nel regno unito thatcheriano. Stiamo attenti a non affondare anche noi nel bailamme italiota generalizzato. Una cosa è il picco, una cosa quello che sta succedendo in questo paese negli ultimi 25 anni, e soprattutto dal 1992 in poi. Sono dinamiche di lungo periodo che sono all'opera da tempo in Italia, e che fino a ieri o perfino ad oggi, con il picco hanno davvero overlap zero. Esorcizzare sempre e comunque le cause politiche parlando d'altro, perché se no veniamo distrutti dall'ideologia dominante (e quindi bisogna essere astuti come serpenti, mimetizzarsi, ecc. ecc.) non serve a niente, anzi è dannosissimo. E certamente non cadono in questo grossolano errore, tutt'altro!, tutti i grandi esperti stranieri che hanno approfondito e studiato le questioni ambientali e il problema delle risorse. Le ingiustizie profonde, la concentrazione vergognosa della ricchezza, il deliberato stato di ignoranza in cui vengono sempre più sprofondati i ceti popolari e medi non sono dinamiche di oggi, e con il picco, per il momento, non c'entrano, se non nel senso che sono due facce, due follie, della stessa visione del mondo che si è definitivamente imposta dal 1980 in poi. Certamente però queste dinamiche saranno molto utili nell'imporre senza colpo ferire (o quasi) il controllo autoritario quando le conseguenze del picco si faranno sentire. Nuovi modelli di sviluppo ed energie alternative devono marciare a braccetto, insieme con la lotta per la democrazia e la giustizia, con l'impegno politico contro le elites che distruggono gli Stati e il pianeta. Se questi impegni non marciano insieme, come dicono Diamond, Tozzi, Rees, Zanotelli e tanti altri, allora muiono di certo, uno per uno, separati, tristi, solitari, e, soprattutto, sterilmente autoreferenziali. Insomma, per usare le tue parole, o la prospettiva è olistica e sistemica, o non sarà. In questo, la mission dei ragazzi di ASPO, rispetto ad altre organizzazioni e gruppi internazionali e non, è singolarmente carente e rudimentale.

Anonimo ha detto...

Dal Corriere della sera:

in Italia il 74% si sente povero
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/07_Luglio/19/statistica_isae_sentirsi_poveri.shtml

ma per l'Fmi l'economia mondiale vive un boom
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/07_Luglio/19/Fmi_boom.shtml

Mah!

Frank Galvagno ha detto...

@ anonimo

c'è del vero nei lunghi periodi che scrivi. Tuttavia, potresti fare uno sforzo di .zippare ... ?? :-)

I concetti di base, credimi, sono semplici. L'insieme di tanti fenomeni semplici e delle loro interrelazioni dà luogo alla COMPLESSITA'.

La COMPLESSITA' è tutt'altra cosa daslla COMPLICATEZZA.
La prima è figlia della scienza, la seconda della politica e della retorica umana.

Sintetizzando: l'inflazione è un fenomeno economico-sociale, soprattutto per i tiggì.

Nelle sue ORIGINI PROFONDE, l'inflazione è figlia del 2° principio della termodinamica.
E' fisicamente collegata alla "fossilità" delle materie prime che le industrie trasformano.
Io lavoro in una multinazionale manufatturiera e queste cose sono sotto la luce del sole.

Quello che Ugo scrive, a mio avviso, è il "core" del problema e non dà luogo ad alcuna perdita di informazione.
Il fatto che la tendenza sia di lungo periodo non la scorrela affatto dalla "fisicità" della limitatezza delle Risorse non-Rinnovabili.

Il fatto di essere tempestati di info qualunquistiche (Cina, ristoranti, vacanze...) non fa altro che aumentare il grado di confusione dell'uomo medio. E "rassicurare", cercando di perpetuare un modello che ormai imbarca acqua alla grande.

Ugo Bardi ha detto...

Caro, anonimo, scusa ma non sono daccordo sulla tua interpretazione se non nel senso che, in effetti, il picco non c'entra (infatti non ho parlato di picco nel post).

Dici giustamente che queste sono tendenze a lungo periodo. Infatti, l'esaurimento del petrolio è esattamente questo: una dinamica a lungo periodo. I guai sono cominciati circa 30 anni fa, in coincidenza con il picco di produzione degli Stati Uniti. Questo ha coinciso anche con l'arresto della crescita esponenziale della produzione mondiale. E' da allora che la produzione ha cominciato a essere in difficoltà.

Il picco non è un punto di discontinuità; è semplicemente un punto di una curva continua. I guai cominciano molto prima. Come infatti sono cominciati.

Giuseppe Corona ha detto...

Io mi informo vedendo solo Studio Aperto e Lucignolo e per loro va tutto bene, per loro c'è la Bellavita . Ho anche acquistato la guida ai locali più cool, per non essere uno sfigato.


Tornando serio, non è assolutamente detto che la crescita economica porti benessere, anzi sta succedendo il contrario. Il problema è che qusto nostro modello di sviluppo, quello capitalistico basato sulle teorie economiche di Smith (che aveva la fortuna di non avere il problema delle fonti energetiche non rinnovabili, dato che non conosceva il petrolio) sta sempre più mostrando i suoi limiti ma chi ci comanda ci dice che va tutto bene.