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sabato, gennaio 21, 2012

Le vecchie bufale non muoiono mai: la leggenda del petrolio abiotico

di Ugo Bardi -
Pubblicato su "Il Cambiamento" 18 Gennaio 2012



Per qualche ragione, la leggenda del petrolio 'abiotico', che sarebbe abbondantissimo se non addirittura infinito, non ha attecchito in Italia. È difficile capire perché: negli Stati Uniti è tuttora molto diffusa, sostenuta da una variegata schiera di persone che si sono improvvisamente creduti geologi petroliferi dopo una onorata carriera come idraulici, parrucchieri, operatori turistici o assaggiatori di aceto balsamico. Forse in Italia siamo più intelligenti degli americani? Probabilmente no, ma quantomeno qui da noi ad una certa età smettiamo di credere a Babbo Natale mentre invece gli americani, a volte, sembra che continuino a crederci per tutta la vita.

Comunque sia, è anche vero che c'è chi ha fatto grossi sforzi per diffondere la leggenda del petrolio abiotico anche qui da noi. Ci ha provato per primo Roberto Vacca che, improvvisandosi geologo, è riuscito a rovinarsi la reputazione guadagnata in una vita di lavoro.

L'anno scorso, qualcuno che si firma 'shooter' ha messo su un blog sul petrolio abiotico dove si è messo di buona lena a tradurre vari articoli degli abioticisti americani. Non se lo è filato nessuno e dopo qualche mese ha cancellato il blog congedandosi con i lettori (?) con le parole, più o meno, “dovete morire”. Quest'anno, già a metà Gennaio arriva un ulteriore tentativo di diffondere la leggenda in Italia su un blog intitolato Aurora, dove qualcuno si è messo all'anima di tradurre un articolo vecchio di due anni e pieno di fesserie di tal John O'Sullivan, che come credenziali per parlare di geologia petrolifera non ha altro che quella di aver scritto i discorsi politici di Margaret Tatcher negli anni '80. In compenso, di clima ne sa ancora meno di quanto ne sappia di petrolio, come appare chiaramente dall' articolo (il titolo è tutto un programma: “La teoria del peak oil è fasulla come l'effetto serra”).

Evidentemente, continuano a provarci a diffondere in Italia la leggenda del petrolio abiotico. L'occasione per provarci di nuovo sembra arrivare sempre nei momenti in cui la benzina aumenta di prezzo. È allora che l'idea del petrolio infinitamente abbondante sembra più attraente. In ogni caso, da noi come dovunque nel mondo c'è una risorsa che è davvero infinitamente abbondante: il numero di allocchi che credono in queste cose.

martedì, febbraio 01, 2011

Ahimé, ancora la bufala del petrolio abiotico

Arriva da "ClimateMonitor" un commento di Roberto Vacca alle presentazioni di Ugo Bardi e di Kjell Aleklett al Festival della Scienza di Roma sul Petrolio.

Purtroppo, Vacca non sembra avere altri argomenti che una serie di banalità e di errori puri e semplici. Per prima cosa, riparte con l'idea del "petrolio abiotico" che esisterebbe in quantità enormi a grandi profondità. Quest'idea, una bufala totale, l'aveva già tirata fuori nel 2007 con un vergognoso articolo sul "Sole 24 Ore."

Il bello è che Vacca stesso ci dice che questa idea viene "largamente ignorata da esperti e decisori". Eh, beh, certo che viene ignorata; e ci sono delle ottime ragioni per questo. Le potete trovare, per esempio, in questo post di Ugo Bardi.

Vacca ritira fuori anche la storia del "Club di Roma," riferendosi evidentemente alla leggenda degli "errori" associati con il rapporto intitolato "I Limiti dello Sviluppo" del 1972. Pretesu errori, dato che a un'analisi della pubblicazione non si trova nessun errore significativo. Questa cosa l'ho raccontata più volte, per esempio qui (già nel 2003) e più di recente qui. Ma se non volete dar retta a Ugo Bardi su questo punto, leggetevi per esempio Charles Hall e John day sul The New Scientist. Uno dei tanti che demoliscono la leggenda.

Questo per citare soltanto alcuni degli errori elementari del testo di Vacca. Il resto, poi, non merita è semplicemente una serie di banalità. Vacca demolisce un "modello di Hubbert" che si è inventato lui e che ha poca o nessuna relazione con il lavoro serio di persone competenti come Kjell Aleklett che ha presentato i suoi risultati al Festival della Scienza di Roma. Per una discussione recente sui limiti e sull'utilità del modello di Hubbert, potete dare un'occhiata a questo articolo di Ugo Bardi su "The Oil Drum".

Insomma, nel dibattito scientifico tutti sono liberi di dire la loro; ma bisogna sapere di cosa si parla e per saperlo bisogna studiarci sopra. A improvvisarsi esperti si rischia sempre di fare una brutta figura. Questo succede a Roberto Vacca che si è improvvisato geologo petrolifero. Succede anche, in campo climatico, al sito "climatemonitor," che pubblica l'articolo di Vacca e i cui gestori si sono improvvisati climatologi. (In proposito, vedi per esempio i siti "climalteranti" e "effetto cassandra").

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La fine del petrolio o la fine dell’allarme?

Scritto da Roberto Vacca il 28 - gennaio - 2011

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Sulle gratuite e irrilevanti idee di Aspo et al. relative al picco del petrolio e al suo esaurimento, riporto 2 pagg dal mio libro SALVARE IL PROSSIMO DECENNIO, appena pubblicato da Garzanti. No other comment is in order.

Nel Capitolo 12 del mio PATATRAC già citato, illustro le esperienze, le ragioni e gli studi che inducono a ritenere che a grande profondità esistano sulla Terra riserve di idrocarburi minerali di molte volte maggiori di quelle attualmente stimate in meno di 200 miliardi di tonnellate di petrolio. I risultati ottenuti in questo campo vengono largamente ignorati da esperti e decisori.

Al contrario: continua a vociferare una scuola di pensiero secondo la quale sarebbe dimostrato che le riserve petrolifere del mondo sono inferiori alle stime correnti e sono destinate a essere esaurite in breve tempo. La proiezione è analoga a quella presentata nel citato primo rapporto al Club di Roma sui Limiti dello Sviluppo, ma viene ammantata di giustificazioni teoriche elaborate e poco sussistenti.

La storia cominciò negli anni Cinquanta con gli studi di M. King Hubbert, geofisico, consulente principale della Shell Development Company. Lo scenario sviluppato implicava che, una volta raggiunto il massimo nella produzione di petrolio, sarebbe iniziata una diminuzione ininterrotta fino all'esaurimento. Hubbert dedusse un’altra regola da osservazioni fatte sui diagrammi di produzione, dall’inizio dello sfruttamento fino all’esaurimento, di singoli pozzi petroliferi e di interi campi contenenti vari pozzi. La quantità totale estratta dall’inizio fino al massimo di produzione sarebbe uguale alla riserva residua al momento di detto massimo.

La regola è risultata valida in parecchi casi, ma Hubbert ne dedusse una sua validità universale per ogni regione petrolifera e anche per la produzione mondiale di greggio.

Taluno ha chiamato “postulato di Hubbert” l’uguaglianza citata a causa del fatto che è il risultato di considerazioni empiriche e non dell’individuazione di meccanismi fisici deterministici e ben noti. Sono molti i fattori che influenzano la velocità di estrazione del greggio da un pozzo o da un’intera regione e anche l’entità delle risorse investite nella prospezione e in nuove trivellazioni. Fra questi:
  • la tecnologia disponibile, la maggiore o minore facilità di estrazione, la profondità dei giacimenti
  • il prezzo del barile di greggio e le previsioni dei prezzi futuri
  • le situazioni finanziarie delle compagnie petrolifere
  • la situazione politica internazionale (il timore di conflitti induce i governi ad aumentare le riserve)
  • la situazione economica dei Paesi in cui si trovano i giacimenti
  • l’opposizione di gruppi ambientalisti a nuove trivellazioni o alla stessa continuata estrazione – specie off shore, dopo il disastro della piattaforma della British Petroleum nel Golfo del Messico. Nel Capitolo 13 analizzo in dettaglio quell’incidente.
Vanno, poi, tenuti in conto quattro fattori decisivi.

Il primo è che non sono disponibili dati su riserve ancora non provate: potrebbero anche essere enormi e costituite da greggio di ottima qualità e di facile accessibilità.

Il secondo è che non ci sono procedure per determinare il tempo totale di estrazione (e quindi l’esaurimento) di un giacimento. Se i giacimenti di greggio fossero contenitori con una data dimensione verticale h dal fondo dei quali il petrolio fuoriesce per gravità, sapremmo bene che la velocità iniziale di fuoruscita sarebbe
sqrt{2} gh

e che decrescerebbe linearmente in funzione del tempo fino ad annullarsi. Non ci sarebbe alcun picco di produzione. Il greggio, invece, coesiste spesso con arenarie e trafila fra gli interstizi di quel materiale, per cui è necessario pomparlo incontrando una impedenza anche forte, oppure distaccarlo con getti di vapore ad alta temperatura. La situazione in ogni giacimento può modificarsi per varie ragioni: fare previsioni è arduo.

Il terzo fattore è la citata presumibile esistenza di grandi giacimenti primari molto profondi.

Il quarto è la nota esistenza di enormi giacimenti di greggio denso in scisti bituminosi (oil shale). L’estrazione è costosa e la sua fattibilità dipende dal livello di prezzo raggiunto dal greggio sui mercati. Da vari anni, però, negli Stati Uniti vengono estratte dagli scisti bituminosi grandi quantità di gas naturale. In conclusione non è giustificato il timore di un veloce e inaspettato esaurimento della produzione di greggio. I problemi energetici, industriali, socio economici che determinano la domanda e quelli ambientali sono strettamente addentellati fra loro. Possono essere affrontati solo in modo integrato nei modi, nelle tecniche e nella cooperazione fra tutti gli organismi e le persone coinvolte.

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NB: qui i pdf di due interventi del prof. Vacca su questo argomento.

giovedì, aprile 29, 2010

La benzina costa cara? Nessun problema: c'è il petrolio abiotico


Certe volte, comincio a pensare che ci sia veramente qualcuno da qualche parte che è pagato per tener d'occhio la situazione del petrolio e - quando è il caso - rilanciare un po' di sciocchezze ottimistiche. Diamine, cosa sarebbe il mondo senza un po' di sana confusione ogni tanto?

Così, con gli aumenti del prezzo della benzina e con il Pentagono che si preoccupa del picco del petrolio, non c'è forse da sorprendersi che "La Stampa" esca fuori con una paginata quasi intera a firma di Cinzia di Cianni, intitolata "Misteri, L'ipotesi abiotica. Se la dimostrazione teorica fosse confermata le quantità di oro nero sarebbero quasi illimitate"

Come si suol dire: la solita frittata. La sig.ra Cianni va a recuperarsi un articolo di "Nature Geoscience" che risale al Luglio del 2009 - ovvero quasi un anno fa. Non è certamente l'ultima novità e - comunque - non era una novità nemmeno nel 2009. E' quasi un secolo che si sa che esistono delle reazioni inorganiche che producono idrocarburi e c'è poco da eccitarsi quando ci se ne accorge di nuovo. E poi, da li arrivare a dire che "le quantità di oro nero sarebbero quasi illimitate", eh, beh, ce ne passa.

Fortunatamente, l'articolo cita anche una persona sana di mente (ce ne sono rimaste alcune, per fortuna), Giuseppe Etiope del CNR, che dice le cose come stanno. Ma, nel complesso, l'articolo è solo una rifrittura di ilazioni che ormai hanno fatto il loro tempo.

Questa storia del petrolio abiotico mi fa sempre venire in mente Shakespeare che aveva detto "È una favola narrata da un idiota, piena di strepito e furia e senza significato alcuno." Ecco, proprio così.

(per una critica un tantino più dettagliata della storia del petrolio abiotico, si veda questo mio articolo)

mercoledì, ottobre 03, 2007

Petrolio "abiotico": scienza o politica?


Mi sono arrivate molte richieste di chiarimenti sulla faccenda del petrolio abiotico (o "non biologico") dopo il recente articolo di Roberto Vacca sul Sole 24 ore. Nell'articolo, Vacca riprende le idee della rumorosa tribù degli abioticisti americani che sostengono che il petrolio è abbondantissimo nelle viscere della terra e che i problemi che abbiamo sono il risultato di un complotto delle compagnie petrolifere che ci vogliono nascondere questa abbondanza.

Fino a ora, avevo rimandato molte domande al mio articolo in inglese del 2004 che era stato pubblicato in Inglese, su "from the wilderness", adesso Francesco Aliprandi ne ha fatto gentilmente una traduzione in Italiano che trovate sul sito di aspoitalia.

In quell'articolo di qualche anno fa, esponevo considerazioni molto simili a quelle del recente post che ho fatto sul blog di aspoitalia. Ovvero, l'idea che potrebbero esistere immense risorse di petrolio abiotico a grandi profondità è in contrasto con tutto quello che sappiamo dei meccanismi dei cicli biologici e geologici della crosta terrestre. Insomma, una "teoria Babbo Natale" che ci da una falsa promessa di abbondanza basata solo su grandi e vaghi ragionamenti.

Purtroppo, a un certo punto della nostra vita, tutti ci siamo dovuti rendere conto che Babbo Natale non esiste. Così, dobbiamo renderci conto che prima o poi dovremo imparare a fare a meno del petrolio



...

lunedì, ottobre 01, 2007

La bufala del petrolio non biologico

Roberto Vacca ha fatto un bel disastro con il suo articolo sul petrolio sul Sole 24 ore in cui descrive la cosiddetta "teoria del petrolio non biologico" come se fosse un fatto assodato. Purtroppo la "teoria", nella forma in cui Vacca la racconta, è soltanto una delle tante bufale pseudoscientifiche che girano per internet. Si rischia ora di vedere l'esplosione anche in Italia (che finora ne era stata immune) del "virus del petrolio abiotico" che infesta l'internet statunitense da qualche anno.

Il problema è che Vacca è stato, ed è tuttora, un bravo scrittore e le sue considerazioni hanno l'aspetto esteriore della ragionevolezza. Non tutti possono avere le cognizioni di geologia che permetterebbero di fare una risata sopra il suo articolo e buttare via tutto. Più d'uno ne rimarrà disorientato. Questo sta già succedendo perchè mi arrivano lettere di gente che mi chiede che cosa c'è di vero in questa storia del petrolio "non biologico" che sarebbe abbondantissimo e che risolverebbe per sempre tutti i nostri problemi energetici.

Quindi, una risposta è necessaria e nel seguito troverete l'articolo di Vacca commentato. Se però non avete voglia di digerirvi i dettagli, vi spiego subito in poche parole che cos'è la faccenda del petrolio "non biologico" o "abiotico" e perchè è una bufala, perlomeno nella forma che vuole che esistano immense quantità di petrolio disponibili nelle viscere della terra.

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La teoria standard della formazione del petrolio e quella "abiotica" a confronto

Di Ugo Bardi - 1 Ottobre 2007
www.aspoitalia.blogspot.com

La teoria standard della formazione del petrolio (e anche del gas e del carbone) dice che questi si sono formati per la graduale degradazione di materia organica in condizioni "anossiche", ovvero in assenza di ossigeno. Questa teoria è provata e straprovata in laboratorio e sul campo; è nota da un buon secolo e rimane ben poco da investigare in proposito. Viene accettata da tutti quelli che lavorano in pratica sul petrolio.

La teoria abiotica è molto più vecchia ma è stata riproposta recentemente da un astronomo (Thomas Gold), da alcuni geochimici russi, nonché da un gruppo assai rumoroso e aggressivo di persone prive, di solito, di qualifiche in geologia o in altri campi scientifici. L'idea vuole che il petrolio si formi per reazione fra carbonio inorganico (carburi?) e acqua ad altissime pressioni nella zona profonda della Terra chiamata "mantello". Una versione leggermente diversa vuole che il petrolio (o comunque idrocarburi) esistano nel mantello fin da epoche remotissime, ovvero fin dalla formazione del pianeta. Secondo la teoria, queste enormi quantità di idrocarburi sotterranei migrano lentamente alla superficie formando i pozzi dai quali oggi estraiamo petrolio e gas

Che possano esistere reazioni inorganiche che producono petrolio e idrocarburi è cosa ben nota da molto tempo. Tuttavia, la teoria abiotica non riesce a spiegare certe caratteristiche del petrolio che invece la teoria standard spiega benissimo. Non vale la pena qui mettersi a disquisire su arcani dettagli della formazione del petrolio come l'attività ottica,"markers" biologici, rocce sorgenti e cose del genere. Ai fini pratici quello che ci interessa è la rilevanza per le nostre prospettive future. Se la teoria abiotica, per ipotesi, fosse vera, cambierebbe qualcosa in termini della disponibilità di petrolio sul mercato? Chiaramente, non cambia niente o ben poco se ammettiamo che una certa frazione del petrolio che estraiamo sia di origine inorganica. Al massimo, potrebbe spingere qualcuno a cercare petrolio in zone dove normalmente non lo si cerca, ma non vi aspettate miracoli. Si cerca il petrolio nelle strutture geologiche dove si sa che si può accumulare e questo non dipende, o dipende poco, dalla sua origine.

Le cose potrebbero cambiare se fosse vero che il petrolio si è formato in enormi quantità nelle viscere del pianeta fin dai tempi remotissimi, miliardi di anni fa. Questo è quello che sostiene la maggioranza degli abioticisti. In questo caso, esisterebbero veri e propri "oceani di petrolio" nel mantello e le nostre disponibilità sarebbero gigantesche; molto superiori a quelle stimate oggi. Ma questo è proprio impossibile e lo è per delle buone ragioni fisiche.

Immaginiamo che sia vero che esistano grandi quantità di idrocarburi sepolti nel mantello da miliardi di anni. Parte di questi idrocarburi devono per forza filtrare gradualmente in superficie attraversando rocce porose oppure per azione dei vulcani. Una volta in superficie, saranno decomposti dai batteri. In presenza di ossigeno i batteri ossidano il petrolio e il metano trasformandoli in CO2. Se esistessero le quantità di petrolio sotterraneo di cui parlano gli abioticisti, e se veramente queste filtrassero in superficie, nell'arco di qualche milione di anni (al massimo) questa reazione avrebbe consumato tutto l'ossigeno dell'atmosfera. Anzi, non sarebbe neanche stato possibile che l'ossigeno si accumulasse nell'atmosfera. L'atmosfera di oggi conterrebbe soltanto CO2 e la Terra somiglierebbe più a Venere che al pianeta che conosciamo. Il fatto che l'atmosfera terrestre sia ossidante (ovvero contenga un eccesso di ossigeno) basta da solo a provare che non possono esistere enormi quantità di petrolio sotterranee in comunicazione con la superficie.

In sostanza, la teoria del petrolio abiotico nella forma in cui la si racconta comunemente è una teoria politica, non scientifica, come si vede bene dal tipo di dibattito che si è svolto e che si sta svolgendo negli Stati Uniti. Da una parte ci sono tutti i geologi petroliferi compatti che non perdono nemmeno tempo a difendere la teoria standard; semplicemente ignorano quelli che parlano di petrolio abiotico. Dall'altra parte c'è un gruppo eterogeneo che è quasi tutto formato da giornalisti, economisti, politicanti, ragionieri, idraulici e gommisti che non hanno mai visto un pozzo di petrolio in vita loro ma che pretendono di insegnare ai geologi come si trova il petrolio.

Detto in due parole; le promesse di immensa abbondanza di petrolio che ci raccontano gli abioticisti sono una bufala come tante altre che girano su internet.


Ulteriori dati sulla questione del petrolio abiotico si trovano in vari articoli in inglese, fra i quali uno che
ho pubblicato su "fromthewilderness" . Vale la pena di leggere anche l'ottimo articolo di Richard Heinberg in proposito, e quello di Dale Allen Pfeiffer, anche quello molto ben fatto. Un articolo più tecnico che demolisce le basi della teoria abiotica è quello di Jean Laherrere
, esperto petrolifero di grande fama. Se volete andare più nei dettagli della faccenda, potete procurarvi un buon testo di geologia petrolifera. Per esempio, Richard Selley nel suo "Elements of Petroleum Geology", cita la teoria abiotica nella trattazione, ovviamente per dire che non è vero niente.


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Una critica dettagliata dell'articolo di Roberto Vacca sul Sole 24 Ore del 27 Settembre 2007

Di Ugo Bardi - 1 Ottobre 2007
www.aspoitalia.blogspot.com

(L'articolo originale di Roberto Vacca appare qui in corsivo, i commenti sono in caratteri normali)


L'origine del petrolio e del gas naturale non è biologica: risale alla formazione del mantello e della crosta terrestre. I giacimenti a profondità di alcuni chilometri, si formarono da petrolio e da gas che da masse profonde filtrarono in alto.

Gia qui vedete l'atteggiamento di Vacca che da per scontata una cosa che non lo è affatto. Non troverete un libro serio di geologia del petrolio che dia un grammo di credito alla teoria dell'origine non biologica del petrolio, ma Vacca non si preoccupa minimamente di menzionare questo fatto.


Ora le riforniscono dopo l'esaurimento.

Anche questo, viene dato come dato di fatto senza la minima qualificazione critica. Non c'è uno straccio di prova che queste "masse profonde" esistano e che riforniscano i giacimenti.


Le prospettive per l'avvenire sono epocali. Dovremo effettuare ricerche e indagini raggiungendo livelli profondi in molte aree per ottenere dati sicuri. Il processo per cui giacimenti esauriti sono riforniti da fonti profonde avviene a velocità diverse. Variano la pressione nei depositi profondi e l'impedenza degli strati di roccia che li coprono. Il rapporto costi/benefici si minimizzerà perforando a profondità minori per ridurre quell'impedenza, senza accedere ai profondi filoni principali.

Qui, non si capisce niente. L'unica cosa certa è che il termine "impedenza" non si usa in geologia petrolifera.


Da 50 anni si dice che petrolio e gas naturale stanno per finire.

Ah... la bellezza di essere dei grandi esperti e pertanto di sentirsi al di sopra della necessità di citare le fonti delle proprie affermazioni. Ma chi saranno mai questi che dicono "da 50 anni" che il petrolio e il gas naturale stanno per finire? Deve essere un bel gruppo di cretini se hanno continuato a ripetere la stessa scemenza per tanto tempo. Sfortunatamente, se si va a fare una ricerca, si trova che questo gruppo appartiene alla stessa categoria dei coccodrilli delle fogne di New York, ovvero non esiste. Il solo grido di allarme lanciato seriamente da un gruppo di geologi sul possibile esaurimento del petrolio è stato nel 1919 da parte dell'USGS (il servizio geologico degli Stati Uniti). Da allora, non c'è stato nessun serio allarme che "petrolio e gas naturale stanno per finire". Non c'è neanche adesso: si parla di "picco del petrolio" a breve scadenza, ma il picco non significa affatto la "fine del petrolio".


Si crede di conoscere le riserve con precisione e di poter calcolare il tasso di svuotamento concludendo che fra pochi decenni il petrolio finirà: però la teoria ha basi incerte.

Anche qui, Vacca fa una confusione incredibile e dimostra di non sapere di cosa sta parlando. Di quale "teoria" parla? I metodi di valutazione delle riserve sono noti da almeno un secolo e non hanno certamente "basi incerte". Contrariamente a quanto Vacca afferma, nessuno pretende di "conoscere le riserve con precisione". Tutte le misure hanno un'incertezza, come è ovvio che sia, e la stima delle riserve petrolifere viene continuamente aggiornata tenendo conto dell'esaurimento e delle nuove scoperte. Dire poi che si conclude che "fra pochi decenni il petrolio finirà" vuol dire che Vacca che non ha capito il concetto di "rapporto riserve/produzione" che viene utilizzato normalmente come un'indicazione di massima sull'entità delle riserve disponibili. Ma se questo rapporto è oggi di circa 40 anni, questo non vuol dire affatto che il petrolio "finirà" fra 40 anni.


Il primo a sostenere (senza prove) che petrolio e metano sono prodotti della trasformazione di materiale biologico in decomposizione in molecole di idrocarburi fu Lomonosov nel XVIII secolo, ma l'ipotesi fu già confutata nel 1877 da Mendeleev, lo scopritore della tavola periodica degli elementi. Nel 1992 il professor Thomas Gold pubblicò la teoria della profonda biosfera calda, spiegando il meccanismo dell'accumulo di idrocarburi nei giacimenti profondi.

E' veramente incredibile che Vacca salti da Mendeleev, nel 1877, a Gold, nel 1992, senza neanche accennare al lavoro di generazioni di geologi nel secolo e più che è passato fra i due! E poi tratta male il povero Lomonosov il quale l'aveva azzeccata perfettamente già al suo tempo quando per forza non poteva avere prove precise. Le prove poi le hanno trovate quei geologi che Vacca non si degna di menzionare.


La fusione della Terra è stata sempre parziale e gli idrocarburi erano presenti nella materia originaria che costituì il pianeta.

Frase alquanto misteriosa che sembra voler dire che la Terra conteneva idrocarburi fin da epoche remotissime. E' questo comunque il cavallo di battaglia degli abioticisti "duri" che sostengono che esistono immense quantità di petrolio - alcuni parlano addirittura di "oceani di petrolio" - nelle viscere del pianeta. Però non c'è la minima prova dell'esistenza di questi "oceani" e c'è il problemino non trascurabile che, essendo il petrolio meno denso della roccia, per buoni motivi di idraulica dovrebbe tendere a salire in superficie. In miliardi di anni di storia del pianeta, gli oceani di petrolio non sarebbero potuti rimanere in profondità per via di una semplice applicazione del principio di Archimede, noto da più di 2000 anni e che, evidentemente, Vacca si è dimenticato di aver studiato al liceo.


Gli idrocarburi forniscono sostanze nutrienti a forme di vita esistenti a grandi profondità nel mare. Ci sono batteri ipertermofili che vivono a 110° C negli sfiati caldi sul fondo marino. Estraggono ossigeno (con cui bruciano idrocarburi e ottengono energia) riducendo ossido ferrico a formare ossido ferroso. È probabile che la vita abbia avuto origine dalla biosfera profonda, senza sfruttare la fotosintesi.


Può anche darsi, ma questo cosa ha a che vedere con l'origine del petrolio?


Gli argomenti di Gold a favore dell'origine non biogenica di petrolio e gas sono i seguenti: 1. I giacimenti si estendono per chilometri senza relazione con depositi sedimentari minori. 2. I giacimenti sono presenti a livelli differenti corrispondenti a epoche diverse e non sono correlati a sedimenti biologici. 3. I depositi biologici non giustificano le enormi quantità di metano esistenti. 4. I depositi d'idrocarburi in vaste aree contengono le stesse firme chimiche, mentre le formazioni circostanti hanno età geologiche differenti. 5. Gli idrocarburi contengono elio: gas chimicamente inerte, non associato con alcuna forma biologica.

Non vi sto a confutare questi punti uno per uno - sarebbe troppo lungo. Lo ha fatto, fra gli altri, Jean Laherrere , uno che ha passato la vita a studiare il petrolio e state tranquilli che le ha demolite bene. In sostanza, sono punti marginali che comunque sono perfettamente spiegabili con la teoria standard. Ma notate ancora la parzialità di Vacca che riporta solo le critiche di Gold alla teoria standard e non le critiche dei geologi alla teoria di Gold.


Nel 2001 J. Kenney dimostrò che le leggi della termodinamica proibiscono la trasformazione a basse pressioni di carboidrati o altro materiale biologico in catene di idrocarburi. Infatti il potenziale chimico dei carboidrati varia da meno 380 a meno 200 kcal/mole: quello degli idrocarburi è positivo. Dunque la trasformazione citata non può avvenire. Il metano non si polimerizza a pressione bassa ad alcuna temperatura.


Non so dove Vacca abbia trovato questa cosa, anche qui manca un riferimento alle fonti. Comunque, vi posso dire che nonostante le "dimostrazioni" di Kenney, la materia di origine biologica viene continuamente trasformata in petrolio in laboratorio in un processo commerciale chiamato "rock-eval" (detto comunemente "cooking" da chi ci lavora). Il cooking dimostra che il petrolio si forma da una sostanza che si chiama "kerogene" che è sicuramente di origine biologica. Fra le altre cose, il kerogene è solido, quindi non potrebbe certamente migrare dalle profondità del mantello.

Poi, nel dire che "la trasformazione citata non può avvenire" Vacca si è dimenticato di aver studiato termodinamica in gioventù. Una reazione può avvenire benissimo da una forma stabile a una meno stabile, basta che - per esempio - uno dei prodotti sia gassoso e se ne vada dalla zona della reazione. Il meccanismo di formazione del petrolio è ben noto ed è riproducibile in laboratorio.

Finalmente, portare come argomento contro la teoria standard che "il metano non si polimerizza a nessuna temperatura" è una sciocchezza. Il petrolio NON si forma dal metano, semmai il contrario.


Accade, poi, che giacimenti di gas e petrolio esauriti si riempiano di nuovo. Questo processo può essere alimentato solo da depositi profondi ripetendo la sequenza di fenomeni che portò alla loro formazione iniziale.

Quasi tutti i giacimenti mostrano un certo "ritorno" di petrolio col tempo, cosa del tutto naturale dovuta alla migrazione attraverso le porosità della roccia. Solo in due o tre casi questo ritorno ha interesse commerciale. Nella maggioranza dei casi bisognerebbe aspettare qualche milione di anni per poter dire che il pozzo si è "riempito di nuovo".

Qui Vacca aggiunge che il riempimento può venire solo da "depositi profondi". Che debba venire dal basso è ovvio, il petrolio tende a migrare verso l'alto. Ma questo non vuol dire affatto che arrivi dal mantello che si trova a centinaia di km di profondita. Anche qui, Vacca non considera e non ammette spiegazioni diverse dalla sua.


Queste situazioni spiegano l'incremento delle riserve mondiali di petrolio del 72% tra il 1976 e il 1996.

Qui Vacca dimostra di non aver capito nulla di come funziona la rendicontazione delle riserve petrolifere. L'aumento delle riserve è dovuto alla scoperta di nuovi pozzi e a certi meccanismi contabili del conteggio delle riserve stesse. Nessuno ha mai riferito che le riserve aumentano perché i vecchi pozzi si riempiono di nuovo.


Invece non possiamo dedurre conclusioni generali dalle statistiche della produzione globale, che dipendono da considerazioni finanziarie e politiche, non da valutazioni di situazioni fisiche. La produzione mondiale di petrolio crebbe del 19% dal 1995 al 2005, e la produzione Usa nello stesso periodo calò del 18% (cioè dal 12.2 all' 8,4% della produzione mondiale).

I dati sono più o meno giusti, ma non si capisce che voglia dire Vacca. Cosa c'entra tutto questo con l'origine del petrolio? Boh?


Negli anni 80 Gold convinse il Governo Svedese a fare una trivellazione profonda nella Svezia centrale in un'area granitica di lava cristallizzata. Era priva di sedimenti e non plausibile come fonte di idrocarburi. Presentava, però, infiltrazioni di metano, catrame e petrolio attribuite a sedimenti organici sovrapposti al granito e poi spariti. Si usò per le trivelle un fluido a base di acqua onde evitare di contaminare il pozzo con oli esterni. A profondità di 5 km si trovarono idrogeno, elio, metano e altri idrocarburi. A 6 km si trovò una pasta nera maleodorante (segno di forte presenza batterica) contenente molte molecole oleose. A 6,7 km si ottennero 12 tonnellate di petrolio grezzo. Le teorie di Gold erano confermate.

Che genio questo Gold! Grande successo! Hanno speso (mi risulta) 40 milioni di dollari per trovare 80 barili di petrolio. Mi immagino come saranno stati contenti quelli che hanno pagato! Peccato però che prima che il petrolio costi 500.000 dollari al barile ne dovrà passare di tempo. E comunque secondo alcuni quello non era petrolio, ma risultato della contaminazione dei lubrificanti della trivella. Secondo Laherrere, invece, era petrolio che migrava da pozzi nelle vicinanze.


ma i vantaggi conseguibili sono enormi e giustificheranno gli investimenti necessari: nuovi tentativi sono imminenti.

Ah.... ancora la bellezza di non preoccuparsi di citare le fonti. Mi piacerebbe sapere veramente chi è che tirerà fuori altri 40 milioni di dollari per ripetere il successo del primo tentativo.


Gli equilibri internazionali cambieranno profondamente. I timori dell'esaurimento futuro saranno fugati. Certo saranno sollevati tragici allarmi ecologici: (aumento della CO2, riscaldamento globale). Però, se la naturale evoluzione ciclica della temperatura dovesse annunciare l'inizio della prossima era glaciale, si spera che l'aumento della CO2 nell'aria renda più mite il raffreddamento globale.

Arrivato in fondo alla sua promessa di abbondanza di petrolio, Vacca ci ripensa e si accorge che che tanta abbondanza potrebbe dare qualche piccolo problema con la questione del riscaldamento globale. Ma ecco l'idea geniale: forse bruciare il petrolio ci difenderà dalla prossima era glaciale!

Come si fa a pensare una cosa del genere veramente mi sfugge. Non dobbiamo preoccuparci del problema immediato (il riscaldamento globale) ma piuttosto di qualcosa (un'era glaciale) che non è imminente e che potrebbe arrivare, forse, in
tempi dell'ordine del millennio. Immaginatevi un dottore che si trova di fronte a un paziente con una gamba rotta e invece di ingessargliela gli prescrive di andare in bicicletta per paura che nel futuro gli venga la pressione alta....

Qui Vacca ha completamente perso il senso dei tempi e delle priorità e dimostra di non aver capito come siano complessi e delicati i cicli che controllano la temperatura terrestre.




(Ringrazio "Anacho" - che lavora tutti i giorni "sul campo" a estrarre petrolio per le correzioni e i suggerimenti su questo post. )




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mercoledì, settembre 26, 2007

Cospirazionisti all'attacco: ritorna il "petrolio abiotico"

"La fine del mondo c'è già stata, ma il governo lo ha tenuto nascosto"


L'internet è un immenso circo in cui ognuno può fare il suo numero: c'è chi parla, chi illustra, chi canta, chi si spoglia, chi declama, chi arguisce, e tante altre cose. C'è poi l'immensa tribù dei cospirazionisti (o complottisti) i quali, di solito senza altra prova che il proprio profondo convincimento, vi racconteranno in completa serietà dei piani del governo per impadronirsi del loro cervello, del prossimo arrivo degli UFO, degli ambientalisti che buttano serpenti dall'elicottero nei boschi e tantissime altre cose.

Il cospirazionismo/complottismo è una cosa tipicamente americana, o perlomeno sembra affliggere particolarmente i blogger e gli internauti americani. Ma, su certe cose, gli italiani non sono da meno. Per esempio, una delle leggende più strampalate che girano per internet è quella delle cosiddette "scie chimiche" che in inglese si chiamano "chemtrails". Secondo la leggenda, le innocue scie di vapore acqueo degli aerei ad alta quota sono, in qualche modo "seminate" di misteriosi composti chimici che oscure agenzie governative sparpagliano per il cielo per combattere il riscaldamento globale, farci diventare tutti schiavi, avvelenarci, o cose del genere. Su Google, troviamo più di 950.000 pagine con il termine inglese "chemtrails", ma se cerchiamo il termie italiano "scie chimiche" gli italiani non sono molto da meno con circa 300.000 pagine. Considerando che il web in italiano è molto più piccolo di quello in inglese, il successo della teoria cospirazionista delle scie chimiche in Italia è impressionante.

Le cose sembrano diverse per quanto riguarda un'altra bufala assai diffusa: quella del "petrolio abiotico" che vuole che il petrolio non sia il risultato dei processi biogeologici ben noti, ma di processi che avvengono a grande profondità sotto la superficie terrestre. La teoria vuole che il petrolio sia enormemente più abbondante di quanto non venga normalmente sostenuto dai geologi; in alcune versioni lo si vuole addirittura "infinito". L'elemento complottista della teoria consiste nel fatto che i governi e le compagnie petrolifere nasconderebbero la reale consistenza delle riserve per farci pagare di più il petrolio.

In inglese, il termine "abiotic oil" produce un rispettabile numero di pagine: circa 20.000. In Italiano, ne produce miseramente 6 (sei!) delle quali tre sono originate da articoli del sottoscritto pubblicate su "aspoitalia" che, ovviamente, criticavano l'idea che potesse esistere qualcosa del genere. Se si cerca "origine non biologica", si trova qualcosina di più, circa 200 pagine, ma anche qui in molti casi sono testi che non hanno a che fare con il petrolio o che negano il concetto della sua origine non biologica (come, per esempio, uno di Franco Battaglia). Sembrerebbe che fino a poco tempo fa, la teoria del petrolio abiotico non avesse avuto nessun successo in Italia. In effetti, anche nel paese dei complottisti, gli Stati Uniti, i rumorosi abioticisti sembravano essersi un po' calmati negli ultimi tempi.

Curiosamente, proprio in questi giorni, in Italia Roberto Vacca si è buttato su questa teoria scrivendo un articoletto che è un condensato di tutte le fesserie che sono state dette sulla questione del petrolio abiotico. Apparentemente, Vacca ha ingurgitato tutto quello che si racconta su internet senza preoccuparsi minimamente di esercitare quel po' di spirito critico che sarebbe stato necessario in questo caso, specialmente per una persona che non risulta essere un esperto di geologia. Forse è sorprendente che una cosa del genere sia stata pubblicata sul "Sole 24 ore", ma del resto è soltanto un sintomo dello scadimento generalizzato della qualità di tutta la stampa italiana negli ultimi tempi. Comunque, Roberto Vacca non è il solo ad aver ritirato fuori la faccenda abiotica. Anche un certo sig. William Engdhal - che non risulta essere un geologo nemmeno lui - ha pubblicato un articolo intitolato "confessioni di un ex-picchista" che ha avuto un discreto successo su internet.

Sarà una coincidenza, ma c'è appena stata ASPO-6 che ha richiamato l'attenzione sul picco, allo stesso tempo il petrolio è salito a oltre 83 dollari al barile. Improvvisamente rispunta fuori la teoria del petrolio abiotico. Non è questione di pensare a qualche complotto; ovvero a qualche gruppo di oscuri figuri che pagano la gente per diffondere la teoria del petrolio abiotico. E' proprio la paura fisica dell'esaurimento che spinge la gente a buttarsi a cercare impossibili salvezze nelle teorie più strampalate. Per ora è il petrolio abiotico, ma il rispuntare di idee folli nei momenti difficili non ci fa essere troppo ottimisti su come la gente reagirà alle future crisi.


A proposito della tendenza di scienziati anziani - come Roberto Vacca - di perdere il senso dell'orientamento scientifico, ho scritto un articoletto intitolato "le attempate spogliarelliste della scienza" Mi dispiace dover includere anche lui da oggi in questa categoria di persone che hanno perso ormai ogni pudore intellettuale. A parte questo, se volete sapere qualcosa di più sulla questione del petrolio abiotico e del perché è un'immane fesseria, potete leggere un articolo di Richard Heinberg, come pure un articolo del sottoscritto. Entrambi sono in inglese, finora non c'era stato bisogno di testi in italiano per criticare qualcosa che in Italiano praticamente non esisteva. Magari nel futuro vedremo di scrivere qualcosa anche in Italiano nel caso che la follia abiotica cominci a imperversare anche da noi (ma speriamo di no...)



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