giovedì, dicembre 27, 2007

Il solstizio di inverno di Luca Mercalli



L'altro giorno ho avuto il privilegio di sentire Luca Mercalli parlare dal vivo per un'oretta buona, non nei soliti 2-3 minuti che gli vengono concessi su RAI3 tutti i giorni. Bene, vi posso dire che Mercalli è uno che veramente "sfonda" l'udienza e che non si fa scrupoli di parlare esplicitamente delle tematiche ASPO (incidentalmente, Mercalli è un membro "della prima ora" di ASPO-Italia). Ovvero, niente giri di parole: siamo nei guai e lo saremo sempre di più nei prossimi anni a meno che non prendiamo provvedimenti drastici in tempi brevi.

Vi riassumo rapidamente la presentazione che Mercalli ha fatto a Siena il 21 Dicembre di quest'anno a una riunione dedicata all'ampiamento dell'aeroporto di Ampugnano. Fra le altre cose era il giorno del solstizio di inverno, cosa che dava all'occasione un particolare significato di momento di rinnovamento, di fine di un ciclo e di inizio di un altro.

Mercalli, come dicevo, non ha avuto remore a parlare esplicitamente dei problemi gravissimi che ci troviamo davanti: il cambiamento climatico per prima cosa; che è il suo campo di specializzazione. Ma anche il progressivo esaurimento delle fonti energetiche fossili, la tematica principale di ASPO. Soprattutto, Mercalli si è soffermato su una cosa di cui non si parla molto ma che è forse la più fondamentale: la graduale cementificazione del territorio italiano che distrugge l'humus fertile creato nei millenni e che è irreversibile su tempi di interesse per gli esseri umani. Una volta che un centro commerciale è caduto in rovina, prima di poter piantare il grano di nuovo in quell'area ci vogliono perlomeno mille anni.

Secondo Mercalli, tutto questo è parte di un generale imbarbarimento dell'intelletto umano. La nostra tendenza a rapinare e distruggere per sempre le ricchezze naturali di un intero pianeta ci ha reso ciechi a quella che è la bellezza del mondo che ci circonda. Una civiltà che distrugge la campagna per farci capannoni industriali e centri commerciali non è degna del termine "civiltà". Se si perde la percezione della bellezza, allora si perde tutto; non importa quanti centri commerciali abbiamo.

Un paio di esempi che Mercalli ha fatto sono stati particolarmente efficaci. Ha fatto vedere la curva di ASPO della produzione di petrolio, domandandosi: "ma se questo è l'andamento che ci aspettiamo, gli aerei fra pochi anni non avranno carburante. Allora, che senso ha costruire un nuovo aeroporto?" Ha raccontato di aver posto la domanda a un assessore ai lavori pubblici in un dibattito pubblico. Dopo essere stato sollecitato più di una volta, alla fine l'assessore ha risposto "io non posso pensare a un mondo diverso dall'attuale." Un'ammissione esplicita e chiarissima dell'atteggiamento ottuso di un'intera classe politica che, purtroppo, al momento si trova a occupare tutti i posti decisionali e che si rifiuta semplicemente di ammettere che qualcosa al mondo sta cambiando.

Su questo punto, il rifiuto culturale al cambiamento, Mercalli ha fatto un esempio particolarmente calzante. Ha parlato della soceità dei Walser sulle Alpi. I Walser, originari del nord delle Alpi, si erano stabiliti sul versante sud a partire dal 1200 circa. Avevano tecnologie sociali e ingegneristiche molto evolute. Avevano stufe in ceramica o in terracotta che erano molto più efficienti dei caminetti aperti. Praticavano un controllo sociale delle nascite non violento e non coercitivo. Il risultato era una società prospera e in armonia con l'ambiente. In contrasto, i loro vicini, per esempio delle Alpi cuneesi, usavano il caminetto aperto e non riuscivano a controllare le nascite. Il risultato era una povertà diffusa, carestie ricorrenti, necessità di emigrare. La cosa interessante è che in tanti secoli di vicinanza, non siano riusciti ad adottare le tecnologie e il modo di vivere dei Walser. Un'indicazione, fra le tante, di come la stasi culturale faccia dei danni immensi. L'incapacità di adattarsi uccide.

La platea è parsa chiaramente sorpresa dalla presentazione di concetti che sarebbero impensabili da leggere o ascoltare nei media standard, giornali o TV. Si è sentita qualche esclamazione di "mamma mia!" Era anche, tuttavia, una platea ricettiva a certi concetti. Chi aveva spento la TV e si era mosso da casa per andare a parlare dell'aeroporto di Lampugnano era, chiaramente, già "intonato" con certi concetti. A chi aveva preferito stare a casa e sorbirsi il telegiornale, certe cose sono state risparmiate - per ora.

Sicuramente qualcuno definirà come "il partito del no" il gruppo che si era riunito a Siena il 21 Dicembre per protestare contro l'ampiamento dell'aeroporto di Ampugnano. In effetti, in alcuni degli interventi del pubblico si è sentito un certo atteggiamento "nimby" (non nel mio giardino). Ma, a parte la questione specifica, il fatto che almeno duecento persone si siano affollate nella sala è un indicazione che certi problemi vengono percepiti profondamente. La maggior parte delle persone presenti, chiaramente, non avevano una visione quantitativa esatta della situazione delle riserve petrolifere, dell'estensione di territorio cementificata, o della rapidità del cambiamento climatico. Tuttavia, è chiaro che il loro interesse sull'argomento andava ben al di là del semplice rifiuto di un altro - del tutto inutile - aeroporto in Toscana. E' un atteggiamento che ci potrebbe portare ad adattarsi al cambiamento prima che questo ci arrivi addosso in tutta la sua violenza.

Purtroppo, finché avremo ai posti di comando persone che "non possono pensare a un mondo diverso dall'attuale", non vedremo nessun cambiamento e continueremo a sprecare le poche risorse che ci restano in opere non solo inutili, ma dannose.



[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno.3@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

15 commenti:

Stefano Marocco ha detto...

Ciao a tutti,
abito a Chieri (TO) e pure noi ci stiamo scontrando con l'ottusità dei politici riguardo alla costruzione della Tangenziale Est di Torino, che devasterebbe il territorio collinare.
Nella riunione tenutasi a Chieri il 19 dicembre scorso, fra i molti interventi alcuni hanno correlato il consumo di suolo, causato da autostrade prima e da centri commerciali, capannoni e fabbriche dopo, ai cambiamenti climatici. Molti sono rimasti colpiti. Purtroppo la questione è totalmente ignorata dai media tradizionali e per il cittadino comune (o meglio, il "consumatore") questa correlazione non è affatto evidente. Ci stiamo sempre più velocemente avvicinando al baratro, ma siamo troppo inebriati da parole come "crescita", "sviluppo", "consumi" per accorgercene.

Weissbach ha detto...

Coda lunga, e naso pure?

Vedo solo adesso un articolo di Aldo Grasso su Luca Mercalli.

Si tratta di un notevole esempio di falso equilibrio.
In merito, preferisco le prese di posizione di Libero o del Giornale, sono intellettualmente più oneste.

Tre stralci significativi:

1)
Ora si dice: «Se non piove è colpa dell'effetto serra»

Direi proprio di no. Mercalli ha sempre tenuto ben distinti i concetti di tempo meteorologico e trend climatico.*
Semmai può approfittare delle congiunture di siccità per evidenziare la vulnerabilità che già adesso il nostro sistema ha.
Visto che per i prossimi anni si prevede un probabile aumento della temperatura e un possibile calo delle precipitazioni, non mi sembra così fazioso sottolineare che in certi periodi siamo GIÀ in zona di stress e dovremmo pensare ad aumentare la resilienza del sistema.

2)
Il fenomeno della politicizzazione delle previsioni del tempo trova la sua consacrazione nello strepitoso successo di «Che tempo che fa» di Fabio Fazio. Nata come occasione per occuparsi del tempo di fine settimana, a poco a poco la trasmissione è diventata uno dei talk più ambiti e ossequiati. Così il metereologo Luca Mercalli ha preso coraggio...

Mi dispiace, ma l'intenzione politica della trasmissione esisteva già alla sua creazione.
Questo non la legittima ulteriormente, perché non ce n'è bisogno, ma smonta lo stratagemma con cui Grasso vuol far passare Mercalli per un usurpatore o un professionista montato che esce dalle righe e dalle sue pertinenze (sta diventando un vizio, questo, per Grasso).

Volendo dare pan per focaccia al critico, si potrebbe scrivere del suo:
Articolo politico cripto-negazionista posto nella sezione "spettacoli" col pretesto di parlare dell'evoluzione stilistica delle previsioni meteorologiche.

3)
Il «ciclo Mercalli» è il più ideologico e incattivito

Passi l'ideologico, ma l'incattivito? Non è una connotazione indebita, un attacco ad hominem?

Anonimo ha detto...

Si, Luca Mercalli è molto promettente. La sua preparazione scientifica e la sua predisposizione alla divulgazione ne fanno un vero paladino della futura rivoluzione della decrescita. Io sono un piccolo imprenditore nel settore della automazione industriale e posso tesimoniare che anche nel campo imprenditoriale la impreparazione sui temi dell'esaurimento delle risorse energetiche è totale e rispecchia la impreparazione dei politici e degli amministratori.
Ovunque prevale la logica della crescita continua e della rapina delle risorse energetiche e territoriali. Questo sia in campo nazionale che internazionale con poche ed isolate eccezioni.
La speranza per il futuro sono le persone che, come Bardi e Mercalli, spingono verso un cambio di rotta basando le argomentazioni su leggi fisiche, dati realistici, logica ferrea e per la finalità del benessere comune.
Buon 2008 a tutti !!!

ing. Loris Gonella
loris.gonella@libero.it

Frank Galvagno ha detto...

Complimenti Loris, non è facile trovare imprenditori che scrivono così !!

Grazie anche a Stefano e a Weissbach, molto arricchenti.

Anonimo ha detto...

Ma serve davvero discutere e dibattere con il Popolo riguardo le tematiche ambientali ed energetiche? Popolo inteso nel senso alto del termine, di tutti noi.
Non credo. Non penso sia giusto allarmare la vita dei cittadini già stremati da anni e anni di crisi economiche e di difficoltà, impossibilitati alla costruzione delle famiglie, con problemi sui quali certamente non influiscono gli stili di vita medi. Non possiamo dire: fate rifiuti, consumate energia, ecc. ecc. a persone che stanno in appartamenti di 80 mq, quando i problemi veri sono nel sistema produttivo, nelle scelte energetiche delle nazioni, nello sviluppo globale.
Direte che in democrazia contano poi i voti e chi mandiamo a governare.....ma è una novella alla quale non crede più nessuno! Siamo ormai globalizzati, il potere nazionale noi l'abbiamo delegato a Francoforte, quello mondiale è dei vertici finanziari, bancari, che designano i politici.
E vogliamo continuare a stressare il comune mortale con l'apporssimarsi delle catastrofi?

Non credo neanche che il potere della rete riesca a superare questi enormi movimenti d'interesse; se fosse potenzialmente possibile sarebbe spenta, visto che è stata accesa proprio per permettere una meno problematica globalizzazione.

Pe vivere meglio ha ragione il vecchio saggio: essere in equilibrio con la natura e se stessi, ma soprattutto sapersi impermeabilizzare, disinteressandocene, dalle onde negative che da ogni parte ci lanciano addosso.

Auguri
Francesco

Weissbach ha detto...

Per l'anonimo-Francesco:
o sei parte del problema
o sei parte della soluzione...

;-)
Dai, non ci scoraggiamo troppo!
E Auguri a tutti

Anonimo ha detto...

il comune mortale e' gia stressato , visto che pane e pasta aumentano per i biocarburanti , l'effetto serra e la crescita economica di india e cina . sarebbe giusto dirgli la verita , cosa che il sistema,per motivi economici/ corporativi, non fa .

Anonimo ha detto...

Ci siamo...dopo l'assassinio della Bhutto...''I soliti ignoti'' e lo zio Sam hanno tutte le carte in regole per arrivare ad attaccare più velocemnte l'Iran...

Ariafritta ha detto...

Mi piacerebbe saperne di più sulle tecniche sociali ed ingegneristiche dei Walser... magari tra non molto potrebbero servirci.

Soprattutto, sarei felice di leggere qualcosa sui rendimenti energetici delle stufe in terracotta, in confronto ai camini aperti.

Anonimo ha detto...

Peccato che ci sia stato solo un accenno alla centrale questione demografica, con il riferimento ai comportamenti dei Walser (almeno, questo è quanto appare dal testo del post).

Meglio poco che niente, ma quello è il nodo cruciale della questione, il primo motore reale delle crisi che ci stanno colpendo, e su quello occorrerebbe porre gli accenti più enfatici. Anche in considerazione del fatto che agire con rimedi efficaci su quel fronte è più semplice che agire sugli altri.

Anonimo ha detto...

i cinesi hanno provato il controllo demografico... peccato che poi, visto che di limitazione dei consumi non ne vogliono sentir parlare , la cina e' inquinata cmq da fare schifo . prima riduzione dei consumi e poi(forse) controllo demografico

Anonimo ha detto...

Anonimo: "Prima riduzione dei consumi e poi (forse) controllo demografico."

Non sarebbe più pratico ed efficace fare le due cose contemporaneamente? (domanda retorica con una sola risposta sensata: sì)

Anonimo ha detto...

sensato si, etico no . anche perche fare un controllo demografico *serio* richiede una dittatura .

Anonimo ha detto...

Anonimo: "[...] fare un controllo demografico *serio* richiede una dittatura"

Non in Italia, con il tasso di fecondità attuale di 1.35 nati medi per donna. Qui da noi sarebbe sufficiente una politica seria e mirata in tema di migrazioni. Se poi i governi che si susseguono smettessero di applicare (come fanno) un "controllo demografico" finalizzato ad incentivare la crescita, la cosa sarebbe ancor più efficace e spontanea. Invece...

Anonimo ha detto...

Purtroppo rimane poco da fare contro questa cultura del cemento. Gli stessi agricoltori, che una volta difendevano e tutelavano i terreni per le coltivazioni, ora sono allettati da facili guadagni derivanti dall'urbanizzazione dei propri fondi e sono conniventi con le amministrazioni locali. Basta guardare la zona dove abito da anni: paesi come Castelnuovo Don Bosco, Buttigliera, Moriondo e adesso anche Arignano sono preda di questi appetiti e quindi si costruiscono orribili villette a schiera con architetture di dubbio gusto, magari inserite in un contesto agricolo che già è stato deturpato da capannoni (agricoli, per non pagare tasse), si spalmano nastri d'asfalto inutili, come la circonvallazione di Buttigliera e si richiamano famiglie dalla città che viene qui con il miraggio di possedere la "villetta nel verde della campagna", a 15 minuti da Torino, si cementificano colline che alla fine perdono ogni attrattiva.....