lunedì, dicembre 17, 2007

Sciopero dei trasportatori: il futuro non è mai come il passato



A qualche giorno dalla fine dello sciopero dei trasportatori, tutto è tornato alla normalità, almeno per ora. Sulle ragioni profonde dell'evento, si è ragionato molto poco sulla stampa nazionale. Si è parlato di costi, impedimenti legali, concorrenza sleale, tutte cose che i camionisti hanno dichiarato essere alla base della loro azione. Ma dietro, c'è qualcosa di più che ha generato il disagio.

Il sistema dei trasporti italiano è sotto stress. L'aumento dei prezzi del petrolio negli ultimi anni non poteva rimanere senza conseguenze. Fino ad ora, non erano state conseguenze spettacolari, ma si potevano vedere se si andava a esaminare la situazione.

Un articolo recente di Repubblica riporta che:

Le cifre degli ultimi anni mostrano una costante diminuzione delle vendite di benzina: -5,5% nel 2004, -7,3% nel 2005, -6,2% nel 2006. I consumi del gasolio, pure in aumento, hanno visto tale crescita ridursi e passare dal +10% del 2001, al +7,1% del 2004, al +2,1% nel 2005 con una ripresa (+3,8%) nel 2006. I dati provvisori 2007 indicano un aumento delle vendite del 3,3% per il gasolio e calo del 6% per la verde.

In sostanza, il sistema sta reagendo ai prezzi del petrolio in modo differenziato con il consumo di benzina che cala in modo impressionante. Dai dati riportati, possiamo calcolare una riduzione deldel 23% in 4 anni. In parte, i cambiamenti sono certamente dovuti anche alla sostituzione del parco veicolare ma è evidente che in un tempo di soli pochi anni le riduzioni del consumo di benzina devono essere anche il risultato di una riduzione del numero dei chilometri percorsi. Questa riduzione non si nota nelle ore di punta nelle grandi città; è probabilmente sulle spalle delle fasce economicamente più deboli che hanno ridotto l'uso dell'automobile per scopi non indispensabili.

Viceversa, il consumo di diesel aumenta. Questo è sia perché costa meno, sia perché chi lo usa è meno in condizione di tagliare sui consumi. L'investimento su un veicolo privato a gasolio è maggiore di quello si un veicolo a benzina e si giustifica solo per una percorrenza più elevata, chi usa motori diesel è più spesso un professionista o un pendolare che deve per forza utilizzare l'auto. Poi, ovviamente, tutti i veicoli da trasporto merci su strada vanno a gasolio.

D'altra parte, sia benzina che gasolio si fanno dal petrolio e la differenza dei prezzi non è dovuta al fatto che il gasolio costa necessariamente meno della benzina. Dipende piuttosto in gran parte dalle leggi della domanda e dell'offerta. Se aumenta la domanda di gasolio e diminuisce quella di benzina, a lungo andare i prezzi devono adeguarsi alla situazione. Infatti, il prezzo del gasolio si sta gradualmente avvicinando a quello della benzina e potrebbe superarlo.

Il trasferimento dei consumi fra gasolio e benzina è soltanto un elemento di un generale riassestamento nei consumi energetici nel campo del trasporto. L'aumento dei consumi di gasolio non compensa le riduzioni in altri campi. Infatti, i dati indicano una riduzione complessiva dei consumi di petrolio di circa il 15% negli ultimi tre anni. Può darsi che in parte questa riduzione sia compensata dall'uso di altri tipi di carburanti, ma il gas naturale per autotrazione è bloccato da molti anni a causa di un'infrastruttura insufficiente e degli enormi investimenti che sarebbero necessari per espanderla. I biocombustibili rimangono al palo in mezzo a gravi dubbi sull'opportunità di destinare grandi estensioni di terreno agricolo per scopi non alimentari. L'idrogeno rimane venti anni nel futuro ormai da una decina di anni. Rimane la speranza della trazione elettrica che però rimane infinitesimale, penalizzata dal disinteresse istituzionale e dall'inerzia generale di un sistema concepito sul concetto di carburanti liquidi.

In questa situazione, lo stress si sta facendo sentire in modo sempre più forte su chi usa gasolio, e questi normalmente non sono in grado di ridurre i loro consumi facendo a meno di qualche gita domenicale. Chi usa il veicolo per lavoro, vede i prezzi del gasolio in crescita impattare direttamente sul bilancio della sua attività. Può reagire diminuendo i profitti o aumentando i prezzi del servizio che fa. Oppure, può chiedere a gran voce che il governo abbassi le tasse sui carburanti, scaricando in questo modo le perdite su tutta la comunità. In tutti i casi, qualcuno deve pagare di più e la cosa non è piacevole. Da qui, i conflitti sindacali, gli scioperi, eccetera.

Cosa ci possiamo aspettare adesso? Come sempre, la chiave del futuro sta nel passato. Negli ultimi decenni abbiamo creato un sistema di trasporto su strada che si basa sulla minimizzazione delle scorte e sul concetto del "just in time manufacturing". Questo sistema si è rivelato molto efficace nel ridurre i costi della produzione industriale ma è anche un sistema molto rigido che si rivela estremamente fragile. Bastano pochi giorni di interruzione dei trasporti per bloccare tutto il sistema produttivo del paese.

Non che il sistema non si possa adattare, si adatta cercando di ridurre i costi, con veicoli più efficienti, con l'ottimizzazione dei percorsi, con salari più bassi e altre cose. Non riesce, però, ad adattarsi con sufficiente rapidità al problema strutturale che è la riduzione della disponibilità petrolifere sul mercato globale. Intendiamoci, adattare si deve adattare per forza: nessuno lavora in perdita e se il gasolio costa troppo (o, peggio, se non ce n'è) i camion stanno fermi. Solo che l'adattamento non sarà graduale ma avverrà probabilmente a salti e con perturbazioni simili a quella che abbiamo visto in questi giorni.

Nei prossimi anni dovremo probabilmente abituarci a un deficit di trasporti che causerà aumenti di prezzi di tutte le merci; cosa che, del resto, stiamo già vedendo proprio adesso (la chiave del futuro sta nel passato). Per il consumatore finale l'adattamento prenderà la forma di minori consumi. Per il sistema dei trasporti, ci vorrà molto tempo prima che si riesca a rimpiazzare il petrolio con altre sorgenti di energia utilizzabili per veicoli a lungo raggio. Pertanto, l'adattamento a breve e medio termine consisterà in una riduzione sia delle quantità trasportate sia delle distanze percorse.

Se la chiave del futuro sta nel passato, è anche vero che il futuro non è mai come il passato. Per questo, spesso il futuro ci coglie di sorpresa. Ma lo sciopero dei trasportatori ci ha dato un'idea di come potrebbe essere questo futuro, per questo li dovremmo ringraziare. E, al futuro, dobbiamo adattarci per forza. Cominciamo a pensarci.



[I commentatori e i lettori che lo desiderano, possono inviare materiale che ritengono interessante per la discussione a franco.galvagno.3@alice.it. Esso potrà essere rielaborato oppure pubblicato tal quale (nel caso di post già pronti), sempre con il riferimento dell'autore/contributore]

7 commenti:

Frank Galvagno ha detto...

Questo aspetto che hai descritto è sulla stessa lunghezza d'onda degli scioperi che ci saranno in seguito ai tagli nell'industria ( - 10% è il riferimento medio delle multinazionali, AD OGGI, non credo più avanti si migliorerà).

Il problema è che ognuno vorrebbe continuare a fare quello che ha sempre fatto, mantenendo immutate le modalità.
Ma, come ci insegni in questo post, il futuro è una funzione NON IDENTICA del passato.

Marco Pagani ha detto...

Tra il 2000 e il 2006 le auto a benzina sono diminuite del 12%, mentre quelle a gasolio sono aumentate del 29% (Dati ACI). I consumi di benzina si sono però ridotti del 28% e quelli di gasolio sono cresciuti del 41% (Dati Min. Trasporti).
Questo conferma quanto dici nel post. Chi usa l'auto a benzina va in giro di meno, mentre chi ha il gasolio si agita di più. Le percorrenze autostradali delle auto sono aumentate da 53,6 milioi di veicoli - km nel 2000 a 60 milioni nel 2005.
In ogni caso, l'unica soluzione per chi lavora è imparare a ridurre il suo raggio di azione e passare alla filiera corta.

Nick Van Deer Peers ha detto...

Tutte cose pertinenti quelle dette da FRANK e M.Pagani, io ci metterei anche un parco auto METANO e GPL sicuramente aumentato negli ultimi 7 anni che in punti percentuali farebbe chiudere il cerchio.

Anni fa non ricordo dove lessi che in giappone forse TOKYO il numero delle auto circolanti era bloccato per legge, tipo 1 milione di automobili e che per poterne acquistare una si doveva avere una sorta di LICENZA di acquisto che costava più o meno quanto l'auto stessa.
Con i giusti aggiustamenti la cosa potrebbe essere interessante se si bloccasse il numero di veicoli circolanti nel paese con un trend di decrescita negli anni, (figuriamoci montezemolo che ne penserebbe).
Qui in italia non si svrebbe mai il coreaggio di una scelta del genere.

raimondo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
raimondo ha detto...

Francia e Germainia ci hanno pensato per tempo e hanno attivi impianti di produzione di bioetanolo dalle barbabietole.
Hanno riconvertito degli zuccherifici, invece in Italia si è operato un taglio netto delle produzioni e chiusura degli zuccheifici.
Il tutto deciso dalla riorganizzazione delle politiche agricole comunitarie che hanno spostato risorse verso i paesi dell'est che da pochi anni hanno aderito.
Risultato: l'Italia da paese esportatore di zucchero diventa importatore perchè il fabbisogno interno non viene più coperto al 100%.
2 anni fa ho calcolato che il taglio del prezzo dello zucchero del 50% poteva essere compensato dalla produzione integrata negli stessi impianti di zucchero e etanolo (50 e 50) senza perdite di fatturato per le aziende produttrici SE l'etanolo fosse stato venduto al posto della benzina al prezzo di 1,4 euro.
Evidentemente in Francia e in Germania i conti di politica economica li sanno fare.
In Italia semplicemente non si fanno.
Non appena i prezzi dei carburanti supereranno la soglia di 1,5 euro al litro apparirà evidente a tutti al convenienza di utilizzare nell'immediato i biocombustibili.
Si andrà in campagna dal contadino di fiducia a fare la spesa e ... il pieno.
Fin d'ora sappiamo che non ce ne sarà per tutti.
Riguardo ai trasporti c'è poco da fare, poichè importiamo sempre di più ed esportiamo sempre di meno.
L'unico risultato positivo di questa crisi sarebbe stato quello di studiare alcune procedure per gestire le emergenze.
Ad esempio: durante una crisi si devono rifornire prima le ambulanze o la polizia?
Purtroppo nessuno si PREoccupa di problemi simili.
L'effetto annuncio delle previsioni del tipo "la prossima settimana saremo senza benzina" fa si autoavverano. Tutti vano a fare benzina per paura di rimanere senza.
Non c'è la sensazione di pericolo imminente se si parla dei prossimi 10 anni.
La Casta non si PREoccupa perchè sa che per se il problema non ci sarà: le auto blu verranno rifornite SEMPRE prima delle ambulanze e della polizia.

Gianni Comoretto ha detto...

Su futuro e passato, mi e' appena arrivata la notizia che le richieste degli autotrasportatori verranno finanziate con 91 milioni di euro tagliati alla Ricerca.

In altre parole, stiamo pagando la benda con cui ci copriamo gli occhi, che ci permette di ignorare l'aumento del costo del gasolio e continuare ad acquistare merci provenienti da migliaia di Km, ipotecando il nostro futuro.

Non sto a ripetere i soliti commenti, ricerca italiana finanziata ad 1/3 che all'estero, ricercatori che scappano, che vanno in pensione senza aver potuto trasmettere la loro esperienza a nuove leve (che non esistono). Nella mia home page ho messo un grafico del prezzo del petrolio, con il commento che quelle cifre indicano quanto siamo distanti dalla fine del mio mestiere. Questa ne è l'ennesima riprova.

Anonimo ha detto...

da notare che gli autotrasportatori hanno il gasolio defiscalizzato al 100% (recupero tot dell'IVA e scarico tot a bilancio del costo)

in soldoni: sono vulnerabili ad ogni aumento del petrolio, che si traduce in aumento del gasolio

Stefano