giovedì, giugno 18, 2009

L'insostenibile leggerezza del data processing



Distrutto il giardino, profanati i calici e gli altari, gli Unni entrarono a cavallo nella biblioteca del monastero, sfasciarono i libri incomprensibili, li offesero e li bruciarono, forse temendo che le lettere nascondessero bestemmie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro. (Jeorge Luis Borges, Los Teologos, 1949)

Arrivato a Granada, in Spagna, la prima cosa che faccio una volta in camera, all'hotel, è aprire il mio notebook. Quello che leggo sullo schermo mi fa sbiancare: "Cannot find operating system". In italiano: "riposi in pace".

E' sabato pomeriggio; lunedi mattina comincia il convegno e tutti i dati e le slide della mia presentazione sono nel disco rigido andato in fumo. Maledetto io, ma perché non mi sono portato un backup? Ma è troppo tardi per recriminare. Mi fiondo in un negozio di computer; miracolosamente ancora aperto. Gli chiedo se possono ripararmi il notebook e ritrovarmi i dati. Parlano un inglese molto stentato, ma capisco che mi stanno dicendo qualcosa tipo, "ce lo porti lunedì e in una o due settimane glie lo sistemiamo". Mi vedo perduto. Però, c'è un'offerta speciale sugli scaffali: un notebook bello nuovo che costa veramente poco. Dopotutto, ho un backup dei dati in Italia. Se posso connettermi a internet, li posso recuperare. Perché no?

Noto che il computer in vendita usa Vista; sistema che avevo sempre fatto attenzione a evitare. Domando al commesso se in Vista si può scegliere la lingua del sistema operativo. Mi dice, "certamente si; quando lei fa partire il computer per la prima volta, il sistema le chiederà la lingua da utilizzare." Mi faccio ripetere. L'inglese del commesso è veramente pessimo ma insiste sul fatto che in fase di inizio si può scegliere il linguaggio da usare. Beh, perchè no, dopotutto? Piuttosto che rischiare una figuraccia al convegno, meglio spendere qualche centinaio di euro e - in fondo - il mio vecchio notebook ha fatto il suo tempo.

Torno in albergo con il mio computer bello nuovo. Lo scarto, lo attacco alla presa e lui si accende e comincia a chiedermi delle cose in spagnolo. Lo spagnolo non è il mio forte, ma capisco bene quando mi chiede che lingua voglio. Per essere sicuro, ogni volta che me lo chiede, scelgo dal menu l'opzione "Italiano".

Sembra che funzioni tutto, lui si legge cose dal disco, installa questo e quello, e poi si avvia con la schermata di inizio. Ed ecco qui: Vista in spagnolo.

Se un decimillesimo delle maledizioni che ho mandato quella volta sono arrivate a Bill Gates, deve essergli venuto un bel mal di testa. A tutt'oggi, lo sgomento mi sovrasta quando mi viene da pensare che, con tutta la loro grande tecnologia, a Microsoft non è mai venuto in mente che uno che compra un computer in Spagna potrebbe non volere un sistema operativo in spagnolo. E non è solo un problema della Spagna. Se, in Italia, avete provato a cercare una versione di Windows, avrete visto che è più difficile che trovare Bin Laden nella sua caverna afgana. Come dicono Aldo, Giovanni e Giacomo, che cos'hanno nella testa questi di Microsoft? Criceti?

Bene, quel sabato notte e quella domenica mi è toccato un corso intensivo accellerato in contemporanea di spagnolo e di Microsoft Vista. Alla fine, dopo innumerevoli accidenti e tentativi, sono riuscito a far funzionare l'aggeggio, connettermi a internet, e a farmi mandare i dati che mi servivano dai miei collaboratori in Italia. Così ho potuto fare la mia presentazione al convegno.

Però, l'esperienza del computer di Granada è stata, come si suol dire, la goccia di petrolio che fa traboccare il barile. Da allora, ho deciso di passare a Linux, cosa che avevo provato a fare altre volte, senza però veramente decidermi.

Molti di quelli che leggono questo blog sono probabilmente dei pinguini ben assestati. Per quelli che non lo sono, vi posso dire che, effettivamente, linux da delle grosse soddisfazioni. Il notebook comprato in Spagna per esempio, immonda ciofeca sotto Vista (c'era una ragione perchè costava così poco), ha acquistato nuova vita con linux. E' diventato - se non proprio un supercomputer - perlomeno una macchina di velocità accettabile. Adesso lo usa mia figlia e quando, tempo fa, le ho proposto di tornare a Vista non ne ha voluto sapere. Anche il mio vecchio notebook, una volta riparato e messo sotto linux, ha ripreso vita e sprint e funziona benissimo.

D'altra parte, ci sono anche delle ragioni per le quali linux non scalfisce il dominio Microsoft e si limita a una nicchia di meno dell'1% della popolazione dei computerizzati. Linux è bello, ma a volte è letale. Vi posso raccontare, per esempio, che per installare il wireless a casa mia ci sono voluti 30 minuti per il computer di mio figlio (XP) e due settimane di passione per il mio e quello di mia figlia (Linux). Questo ha a che fare con i misteri di una cosa chiamata "Ndiswrapper", ma non solo quello. Ultimamente, in Ubuntu ho avuto uno scontro quasi mortale con l'Antilopeconiglia Arzilla, cosa che mi ha costretto a ritornare all'Airone Arrapato (chi sa di Ubuntu, capisce questi termini). Insomma Linux non è proprio per tutti e ve ne accorgete se girellate anche solo per una mezzoretta in un qualsiasi negozio di computer e ascoltate le domande che fa la gente ai commessi. Non so se vi ricordate la leggenda di quello che aveva preso il cassetto del CD per un supporto per la tazza del caffè; beh, da quello che ho sentito in queste occasioni, potrebbe anche essere una storia vera.

Una cosa, comunque, che si guadagna in linux è di farsi una certa idea dell'immensa complessità che sta dietro all'apparenza delle finestre "user-friendly". In Vista/Windows ve ne accorgete poco, a meno che non si scatafasci tutto e arrivederci. In Linux, invece, vi capita di aprire la console e mandare stringhe misteriose tipo "sudo nano xorg.conf" che squarciano il velo degli intestini oscuri del sistema operativo. Certe volte, vedi in faccia l'abisso (cfr Genesi "e la tenebra copriva l'abisso").

Ci sono in giro delle preoccupazioni che Windows/Vista sia diventato talmente complesso da essere ingestibile e rischiare di collassare sotto il peso della sua propria complessità (vedi per esempio, qui). Non sono un esperto di sistemi operativi, quindi non vi so dire quanto sia ragionevole una preoccupazione del genere. Quello che so, tuttavia, è che la complessità si paga. Il fatto che quelli che producono windows e vista non siano in grado di fornire un sistema operativo multilingue - come fa qualsiasi telefonino cinese da 50 euro - la dice lunga sul livello di complessità che il sistema ha raggiunto. Metterci le mani per fare qualunque cosa - anche una relativamente semplice come gestire più di una lingua - deve essere diventato un incubo. Gestire le varie creature prodotte da Microsoft potrebbe diventare talmente costoso da essere insostenibile, esattamente come produrre 87 milioni di barili di petrolio al giorno.

Linux, nelle sue varie versioni, è probabilmente più semplice e quindi più gestibile di Vista/Windows. Anche per Linux, tuttavia, la complessità è tanta. E poi, il problema non sta soltanto con il sistema operativo. I computer oggi dipendono quasi completamente da internet. E anche internet è una bestia enormemente complessa e che consuma grandi quantità di energia. Per non parlare poi dei supporti dei dati; molto spesso estremamente fragili in forma di domini magnetici. Anche i CD e i DVD sono creaturine fragili: quanto può durare uno di quei dischi? Secondo OSTA (optical storage technology association) un CD potrebbe durare da 30 a 100 anni e anche di più. Si, ma solo se uno lo tratta bene; se lo graffi o lo pieghi, addio. E non parliamo di quello che potrebbe succedere se arrivano gli Unni, come nel racconto di Borges.

Insomma, se ci trovassimo di fronte a una grossa crisi di disponibilità di energia e di risorse economiche, è probabile che il sistema di data processing e data storage ne risentirebbe pesantemente. Potremmo perdere una gran quantità di dati; un po' come è successo con il crollo dell'Impero Romano. Allora, una parte dei testi prodotti dalla civiltà classica fu salvata in parte dai monaci irlandesi e in parte dagli intellettuali arabi. Ma soltanto una piccola parte. Nel nostro caso, chi copierà i CD abbandonati?

A proposito..... questo blog, dove mai sarà immagazzinato....?

17 commenti:

Mammifero Bipede ha detto...

In Linux, invece, vi capita di aprire la console e mandare stringhe misteriose tipo "sudo nano xorg.conf"

Eh, sì, con Linux c'è da "sudare" parecchio... :-)

carlo ha detto...

Da vecchio pinguino, ho letto negli anni molti post simili ma questo - forse per la freschezza del racconto - è uno dei migliori. :)
Per quanto riguarda la domanda finale, il blog di aspo è su blogger (google) quindi presumo giri su di una versione molto "personalizzata" di un *nix: si veda
http://en.wikipedia.org/wiki/Google_OS#Software

ps: condoglianze per ndiswrapper :)

Mark ha detto...

Si vede proprio che avete voglia di sudare…
passate a Mac che vi passano le crisi, io lo uso da sempre dal 91' per l'esattezza e senza essere uno smanettone non ho mai avuto un problema insolubile su apple! Dal system 10 in poi è una goduria. Ma se volete farvi del male continuate pure ;)

Anonimo ha detto...

Spiacente, Mark, ma da utente Mac di vecchia data qual sono (dal 1996), devo rilevare che anche il Mac OS è diventato un sistema ipertrofico e "fuori controllo".

Nel 1996, la mia Cartella Sistema contava poche decine di file, il sistema "girava" in un MB di RAM ed era relativamente semplice avere sempre la piena consapevolezza di cosa finiva dove, e perché.

Oggi il mio Mac OSX 10.4 ha una cartella Sistema di 1,85 GB, ai quali occorre aggiungere diverse cartelle di supporto (ad esempio "Libreria"); il numero dei file contenuti in quelle cartelle è talmente enorme che non oserei quantificarlo, e ogni volta che controllo lo trovo cresciuto senza che mi sia stato segnalato alcunché.

Trovo particolarmente irritante questo modo di procedere: System 7 non si sarebbe mai sognato di "infestare" l'hard disk con migliaia di file non esplicitamente richiesti! Quella ERA la filosofia Macintosh -- un sistema semplice al servizio dell'operatore.

Sottolineo che un sistema nel quale non sia immediatamente possibile risalire a "chi ha creato cosa, dove e perché" è un sistema che può riservare parecchie sorprese, ad esempio in termini di sicurezza.

Fatico a credere che oggigiorno non sia possibile ritornare a meccanismi meno "autonomi", che permettano all'operatore di tenere al guinzaglio il software che gira sul proprio computer. Se non lo si fa, è perché non lo si vuole fare, ovvero perché si vuole che l'utente medio sia totalmente in balìa di chi sa e può. Ovviamente con la scusa, immotivata, di offrire un servizio migliore.

Anonimo ha detto...

Mi spiace, ma non è vero che i sistemi di Billy sono 'diventati' complessi: lo sono sempre stati, in modo accuratamente scientifico, da quando hanno preso il monopolio.
Sono sempre stati inutilmente complessi, filosoficamente instabili (leggi: chiunque eccetto tu puo' modificare quello che gli pare), scientemente pensati per costringerti a cambiare hardware (anche se non installi nulla, mai, rallentano, degradano).
Ed è veramente vergognoso che mentre si considera un'autostrada, una ferrovia, una linea elettrica 'bene pubblico', si continui a lasciare a un monopolista l'infrastruttura piu' importante del futuro.

piegiu77 ha detto...

Gia il bello e' che presumo impossibile copiare su "carta" l'ammontare di informazione che si trova in rete... mmmh forse bisognerebbe introdurre il concetto di "picco" della conoscenza... magari qualcuno l'ha gia fatto! in effetti l'esplosione esponenziale di idee dell'ultimo secolo si accompagna abbastanza bene alla "crescita economica" ed e' anche evidente che venendo a mancare l'energia per scambiare e conservare l'informazione anche questa dovrebbe cominciare a precipitare. Ma non mi riferisco solo all'ammontare totale di informazione... la rete ha fatto aumentare rapidamente la velocita' di trasmissione dei dati e la loro ricerca (basta pensare alle ore che si perdono in biblioteca a sfogliare sui libri e compararlo ad una rapida ricerca su google scholar o arxiv). Il picco economico (del capitale come introdotto da ugo bardi qualche post fa) potrebbe ben essere accompagnato dal picco della conoscenza... idea sballata?

Pietro G.

Pippolillo ha detto...

Restando al solo termine economico, si potrebbe fare una cosa, smetterla di pagare centinaia di euro in licenze per Microsoft Office e passare a Open Office.
La Provincia autonoma di Bolzano lo ha fatto in tutte le postazioni pubbliche comprese le scuole. Se andate in qualche sito locale, troverete i fogli di calcolo per ad esempio il consumo energetico di un'abitazione in formato .ods e non .xls!
Passare a Open Office è un primo modo per far capire cosa sia il software Open Source senza stravolgergli la vita con un nuovo sistema operativo che come ha scritto lei Bardi, qualche problema lo dà.

Per quanto riguarda la persistenza e conservabilità dei dati, cito a memoria, avevo letto che in Francia le specifiche di sicurezza dei siti nucleari sono conservati in 5 posti e rigorosamente su carta. La carta è l'unica a garantire se ben conservata la durata di secoli o addirittura millenni, vedi codici medievali o papiri egiziani.
Io le foto più belle le faccio stampare, non mi fido di CD-ROM e altro.

Funz ha detto...

Ottima scelta, uso Linux felicemente dal 2001.
E' chiaro che cambiare le proprie abitudini comporta sempre un po' di fatica ed è necessario imparare procedure nuove.

Certo, se in commercio ci fossero notebook con Linux preinstallato si sarebbe potuto risparmiare tutta la fatica di installarlo da sé, con tutti i prevedibili problemi di incompatibilità hardware (che peraltro sono ormai una piccola frazione di quelli che c'erano solo qualche anno fa).

Il mac funziona bene, è bello, è a prova di utente inesperto, ma è caro e vogliamo mettere la soddisfazione di imparare Linux e sentirci un po' "hacker"? :D

Pippolillo ha detto...

Intervengo di nuovo per sottolineare come molti software professionali (penso ai CAD ad esempio) girino solo in ambiente Windows.
Anche software gratuiti costruiti da enti che dovrebbero favorire la conoscenza sono solo per Windows, un altro esempio, BestClass del Politecnico di Milano oppure DOCET de ITC-CNR e l’ENEA.
Concludo dicendo che sono un fan dell'Open Source ma bisogna fare i conti con la realtà e non sempre si può utilizzare Linux o Mac.

Leonardo ha detto...

Curiosamente, con attrezzature e materiali simili a quelli che servono per produrre i pannelli solari fotovoltaici si possono produrre memorie flash o "one time programmable ROM" con tempi di retention e affidabilità migliori di quella di cd/dvd. Scrivendo con algoritmi simili a quelli utilizzati per TLC si possono recuperare i dati anche in caso di perdita limitata di informazione.
Non ci sarà evoluzione in questo campo fino a quando non ci libereremo dell'obsolescenza programmata dei prodotti dell'odierna tecnologia.

Leonardo ha detto...

Linux è affetto dal problema dell'uovo e della gallina: i produttori di hardware non lo supportano (e non forniscono i driver autoinstallanti come su windows) e gli applicativi non si trovano perché il numero di utenti non è abbastanza grande, gli utenti non aumentano perché i produttori non lo supportano e i programmi non si trovano.
IMHO ci penseranno le difficoltà economiche ad allargarne la popolarità.

Mark ha detto...

Anonimo ha detto...
Spiacente, Mark, ma da utente Mac di vecchia data qual sono (dal 1996), devo rilevare che anche il Mac OS è diventato un sistema ipertrofico e "fuori controllo".

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Beh la complessità è aumentata certamente, è quasi inevitabile, ma è una complessità interna. In realtà la stabilità è quasi totale, il system 7,8,9 avevano parecchie rogne… non come i pc, ma cmq c'erano.
Io uso professionalmnte lo stesso G5 da 5 anni e solo ora comincio a sentirne l'obsolescenza… problemi non me ne ha mai dati, ed ho ancora la moglie che naviga saltuariamente con un vecchio portatile del 98 con OSX.3 ditemi se ste' cose con i PC sono possibili!?

Poi, il SW Open S. è assolutamente da usare.

PS su APPLE si installa OSX, VISTA e LINUX contemporaneamente…

PPS su Mac la mancanza di SW negli ultimi anni è quasi sempre una scusa, i CAD a parte AutoCAD, che è una ciofeca, ci sono tutti.

Ribadisco se volete sudare o smanettare fate pure.

Leggetevi questa intervista, è del 96 ma dice tutto:

http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/n/norman.htm

Buno ha detto...

Tutto il post ha senso se non si considera l'esistenza di mac os che è più usabile di windows ed ha le stesse possibilità, se proprio ci vuole sporcare le mani, di linux.
Perde qualcosa in velocità rispetto a linux, ma se il nuovo snow leopard mantiene quello che promette anche da quel punto di vista ci sarà una bella sfida... .. ed è ovviamente multilingua :)

Windows non è "troppo complesso", è "scritto male".. è diversa la cosa :D .. ci sarebbe da dire molto sul perché si è arrivati a questo, ma non cambia la sostanza del fatto che rispetto alle risorse investite nello sviluppo il risultato è pessimo... Osx è la prova che si puo' avere un sistema operativo piu' complesso di windows mantenendo la qualità e l'ottimizzazione,

Dario Cavedon ha detto...

Prof, "Antilopeconiglia Arzilla" e "Airone Arrapato" sono traduzioni quantomeno originali e abbastanza indisponenti rispetto all'originale in inglese.

"Jaunty Jackalope" è meglio tradotto in "Lepre cornuta disinvolta" e "Hardy Heron" in "Airone Audace".

Per il discorso della lingua, Ubuntu di solito è installato con un minimo supporto nella propria lingua (anche in italiano), quel che basta per capire quando si installa. Poi con un collegamento veloce a Internet, si scarica il suo "pacchetto lingua" ed è tutto fatto. Se poi si installa Ubuntu dal DVD (invece che dal CD), i pacchetti lingua son già tutti lì e non c'è bisogno di scaricarli da Internet.

Facile vero? :-)

Linux (e Ubuntu in particolare) è per tutti, nel senso che anche un bambino lo può usare.
Linux invece non è per tutti i computer, nel senso che ci sono ancora aziende che producono hardware volutamente non supportato da Linux. Ma le cose cambiano rapidamente. Linux di oggi è migliore di quello di 5 anni fa, che a sua volta è migliore di quello di 10 anni fa. Non tutti i sistemi operativi possono dire la stessa cosa.


Per quanto riguarda questo blog, basta interrogare Netcraft:
http://toolbar.netcraft.com/site_report?url=http://www.blogspot.com

Come era facile prevedere, gira su Linux.

ciao, D

Anonimo ha detto...

Attenti con i "sudo nano" perché di questi tempi potrebbe uscire di tutto dal computer, anche qualche foto compromettente del nostro presidente del consiglio...

Anonimo ha detto...

"Potremmo perdere una gran quantità di dati; un po' come è successo con il crollo dell'Impero Romano. Allora, una parte dei testi prodotti dalla civiltà classica fu salvata in parte dai monaci irlandesi e in parte dagli intellettuali arabi. Ma soltanto una piccola parte."
Confessa, tu ce l'hai con i bizantini.
Inutile nasconderlo, e questa è un'ulteriore prova, i testi classici che ci sono arrivati derivano quasi tutti da copie dei bizantini, gli arabi prima hano distrutto e poi hanno conservato, ma sono arrivati comunque dopo la caduta dell'impero romano d'occidente.
I monaci irlandesi... loro hanno creato la Guinness, basta questo.
Il post nel complesso è notevole, congratulazioni.
Anacho

Ugo Bardi ha detto...

Anacho, per quanto ne so, i monaci bizantini hanno, si, salvato qualcosa della letteratura latina, ma il contributo principale è arrivato dagli irlandesi e dagli Arabi. Questo è perché i Bizantini scrivevano in Greco e sapevano poco di Latino. Hanno salvato parecchia roba in greco, ma poco in Latino. Non credo che ci sarebbe rimasto, per esempio, il diario di Marco aurelio se non lo avessero salvato gli irlandesi